Lo stagno come luogo magico

Domenica pomeriggio c’era uno splendido sole.
Ambra mi ha mandato un messaggio tipico dei suoi, con un invito per una passeggiata di lì a pochi minuti. Ovviamente, era una proposta perfetta!

Il sole inonda le rocce e gli alberi cascatelle dopo la pioggia colonnine d'acqua per farsi baciare luci e ombre e rami riflessi
forme d'acqua e dei rami cielo blu della domenica Università vuota di domenica Tonalità di verde profondo

Abbiamo preso il tram. L’ho portata allo stagno di Villa Giulia, che lei non conosceva ancora.
La notte prima aveva piovuto molto, e così gli specchi d’acqua si erano riempiti al colmo. I quattro rivi che scorrevano dalla parete di roccia soprastante scendevano con un rilassante rumore di fondo. Ci siamo arrampicate fin sotto le colonnine d’acqua, a farci baciare dalle piccole gocce piene di luce.
Raggi di sole e ombre verdi attraversavano le pozze rendendole misteriose. Ogni tanto qualche tritone si tuffava in profondità. Non potevo fare a meno di immergere le dita tra acqua e fango, avvitando vortici di terra acquosa che poi girava autonoma, a forma di medusa.

La passeggiata è continuata fino alla casetta osservatorio di Biologia; l’Università domenicale pressochè vuota era per me un posto lontano nel tempo. Mi ha sorpeso vedere che il sentiero sterrato sopra Clivo Artemisio era così vicino alle aule studio, eppure per tanti anni non lo abbiamo mai attraversato. Basta alzare lo sguardo e cercare, gli angoli nuovi non si esauriscono mai.

Raggi magici sull'acqua Ambra che punta verso l'alto

Le affinità tra noi e le specie animali

Giovedì sera mi sono buttata sul cinema di settore, al teatro Miela.
Rassegna di documentari sulla speleologia.

Non ho un particolare interesse per le grotte, ma mi affascina il senso dell’esplorazione e della ricerca.
Dunque sono andata a vedere com’è fatto il labirinto della più grande grotta di gesso al mondo (Ucraina, duecento chilometri di estensione). Gli speleologi che la mappano restano all’interno anche per diversi giorni, appoggiandosi ad un campo base che comunica con l’esterno attraverso un lunghissimo filo del telefono.
Ho apprezzato il documentario “Il fiume delle rondini”, girato lungo un tratto d’acqua sommerso, nelle Filippine. Le immagini degli uccelli vorticanti nelle grandi cattedrali sotterranee erano emozionanti, per il loro canto continuo ed echeggiante tra le rocce. Diceva lo zoologo: “Vorremmo restare qui per ore, ad ascoltare le rondini che esprimono la loro felicità di colonizzare il mondo”.

rassegna film di speleologia le sedie del Miela alpi giulie cinema Teatro Miela - foyer

Da Latisana a Codroipo presso le risorgive

Ieri sono andata in bici tutto il giorno, e meno male che ho acchiappato l’occasione, perchè era l’unico giorno di tempo abbastanza bello rimasto entro l’anno. Avevo in programma un’esplorazione della zona sopra Cormons, l’unico lato della regione con un po’ di sole, anche se lo conosco già come le mie tasche.
E invece è stata trenitalia a decidere per me: il mio treno per Udine-Cormons era stato sospeso, per cui mi sono dovuta inventare un’alternativa lì per lì. Il treno per Venezia partiva pochi minuti dopo. Fatta. Preso il biglietto fino a Latisana, e via. Soddisfatto anche il bisogno di strade nuove, il bisogno di “perdermi” e poi ritrovare la rotta.

La zona sopra Latisana, e in particolare quella lungo il percorso del fiume Stella, è piena di risorgive: un’area protetta come “biotopo” che avevo già in mente di visitare, solo che volevo aspettare la fine di gennaio, data di chiusura della stagione di caccia.

Il primo momento chiave della gita è stato il passaggio presso Ariis. Lì ho trovato il Parco dello Stella, con Acquario. Sembrava deserto, ma ho provato ad entrare nel centro visite… vediamo, porta aperta. C’era solo il custode, Sandro, ed era giorno di manutenzione e non di visita. Però è stato così gentile da provare a chiamare per me il direttore della sezione di caccia locale. Non lo ha trovato, ma mi ha dato qualche dritta.
“La caccia è permessa di mercoledì e di domenica. Però, nelle riserve private, l’attività venatoria è possibile tutti i giorni. E queste aree non sono del tutto recintate. Se presso le casette di legno, tipiche postazioni di osservazione, vedi un’auto parcheggiata, allora vuol dire che c’è anche il cacciatore in zona”.
E in effetti, nel bel mezzo del bosco verso Virco che ho attraversato su una ampia strada bianca, è apparso un cartello con l’indicazione “zona di caccia Talmassons” (zona pubblica o privata? il segnale per le bici indicava di passare proprio per di lì…). Con casetta-osservatorio, camioncino e cacciatore più due cani liberi. Dall’altro lato del bivio. Meno male che la mia direzione era quella opposta.

Il custode dell’acquario mi ha consigliato di visitare, sempre ad Ariis, il parco di villa Otelio. Ottimo spunto.
Il parco ospita fenomeni naturali della zona delle risorgive, come ad esempio le “golene”: zone pianeggianti che vengono invase dall’acqua solo nei momenti delle piene, e che ospitano specie vegetali dette “pioniere”. Boscaglie ed alberi igrofili in grado di colonizzare per primi i territori alterati. Non è un bel nome, “pioniere”?

bici sulle risorgive ombre sull'acqua i pesci nella vasca orzotto al radicchio
mi oriento con i monti un tronco mi sbarra la strada in bici nella zona delle risorgive "la Golena"
foglie di quercia sott'acqua postazione da caccia? bosco Talmassons colori presso l'acqua del canale

Dopo un ottimo pranzo all’antica trattoria Principato di Ariis, ho proseguito il giro risalendo le risorgive. Anche se non avevo la mappa, mi orientavo con le montagne non troppo lontane all’orizzonte. Un profumo di incenso mi sorprendeva, seguito poco dopo dalla vista di una chiesetta. Mancava poco alla stazione di Codroipo, ragionevole tappa del ritorno, ma non volevo ancora tornare. Allora sono passata a Villa Manin. Almeno per vedere quale mostra era in corso. E lì ho avuto il secondo premio della giornata. Una esposizione di sculture all’aperto da guinness dei primati. E una proficua visita al centro turistico di Passariano. Lì, infatti, ho trovato un’ottima mappa della zona: la cartina girogirobici, che riporta diversi itinerari attorno a Codroipo. Le promozioni locali dei percorsi ciclabili non si trovano dappertutto: sono pubblicazioni distribuite sul posto!

Quello nel parco Villa Manin era il gregge più grande del mondo. Risultato di un lavoro svolto da 86 scuole, che hanno aderito al concorso indetto dall’Associazione fra le Pro loco del Fvg, era la realizzazione di sculture a forma di pecora in materiali vari (per un totale di circa 860 pecore), con cui popolare la Piazza Tonda di Villa Manin. L’esposizione è stata legata al progetto “adotta una pecora!”: una raccolta di offerte da devolvere ad un Ente la cui attività è rivolta ad aiutare bambini bisognosi. Ma la parte più significativa va vista nel progetto di sensibilizzazione: l’evento è stato considerato un mezzo per coinvolgere diverse generazioni (si stima che per la sola organizzazione sono state raggiunte a vario titolo oltre 35.000 persone) in un’iniziativa “legata ai valori di impegno sociale, aggregazione e cultura del bello”.

Alla fine, sono rimasta fuori fino a tardo pomeriggio. Non ho disdegnato le occasioni anche temporanee per scaldarmi, e il bilancio termico complessivo è stato buono: ritorno a Trieste verso cena col buio, muscoli ancora abbastanza caldi, salitina “in piedi sui pedali” per l’ultima rampetta della strada verso casa.

ruotagiro n.2 mi piace il disegno sulla parete quante pecore a villa Manin adotta una pecora
sottopassaggio alla stazione di Codroipo in treno dopo il giro non solo la bici la mappa!

Bicitinerario: Latisana, strada lungo ferrovia lato sud, Precenicco, sottopassaggio di attraversamento binari, Rivarotta, Chiarmacis, Teor, Ariis, Parco dello Stella e Nuovo Acquario Paolo Solimbergo, ristorante principato di Ariis, parco di villa Otelio, sentieri lungo l’itinerario girobici n.2, Flambruzzo, chiesa di Flambruzzo e segnali per l’itinerario girobici n.2, a sinistra verso Sivigliano e poco dopo a destra per il tratto del girobici n.2 verso il bosco e su strada bianca, riserva di caccia Talmassons nella zona delle risorgive, pianure di Virco, Virco, Passariano, Villa Manin, ciclabili sul marciapiede a fianco strada fino a Codroipo stazione.

La ciclovia del Versa

Giovedì scorso c’era un improvviso giorno di sole: l’ho colto al volo, e sono salita sul treno per Sagrado. Non avevo una meta precisa, e il caso mi ha fatto trovare una pista ciclabile che vale la pena ricordare.

Nel tratto di strada che va da Romans d’Isonzo alla località di Versa, si incontra il ponte sul torrente Versa. All’attacco del ponte, comincia la pista ciclabile, segnalata da un ampio cartello.
Sul cartello, una poesia di Celso Macor nomina i fiumi della zona, che anche io ho imparato ad apprezzare pedalando: Torre, Judrio e Versa. Le rime affiancano ricordi del poeta bambino, che immaginiamo nudo a giocare nell’acqua, ad immagini di oggi più dolenti, come quella dei letti di fiume trasfomati in pietraia silenziosa.

La poesia del fiume Versa Ritmi familiari inizio pista ciclabile la ciclovia del Versa
In bici sul Versa arnie baciate dal sole il letto del Versa sassi di fiume

Il percorso ciclabile si snoda lungo tutto l’argine destro in direzione di risalita del torrente. La posizione sopraelevata dell’argine raccoglie il sole e la vista sui monti, mentre l’acqua dal color del cielo si increspa in prospettiva virando sul viola e sul bruno.
A metà strada cedo alla tentazione, mi calo giù dall’argine, vado a toccare il torrente. Faccio pausa sul letto del fiume per un po’, mi immergo nel rumore dell’acqua e nelle forme dei sassi.

La pedalata sull’argine arriva fino a Capriva. Basta poco per arrivare a Cormons, e fare incetta di cartine della zona all’ufficio turistico, prima del pranzo con risotto zucchine e gamberetti.

rugiada sull'erba rompi flutti sul Versa le scarpe volanti I cachi senza foglie
Vista serale sullo Judrio sburtà (ovvio!) colori primari ombre e idrogeologia

La musica che mi fa stare bene

Ho sognato di cantare le canzoni dei nostri amici Déja; di passeggiare sulla spiaggia e di incontrare la conchiglia narrata da Serena, sì, proprio la conchiglia che risponde, e che mi parla della sua storia…

Mi tuffo nei riflessi, il cielo che si specchia, ascolto le maree, il loro naufragare…
Non ho àncora che fermi, nè timone che decida, la forza delle onde mi invita a mareggiare.
Vorrei vedere il mondo, vorrei vedere il sole; toccare un po’ quel cielo riflesso sul mio mare.
Come ogni conchiglia, sono occhio di mare
e viaggio,
viaggio…

Il fondo blu dell'acqua Le luci sul pelo dell'acqua

Déja – Conchiglia from solardevice on Vimeo.

La discesa del Torre (dall’altro lato)

Lo scorso weekend, il giro in bici l’ho fatto di lunedì.
Sì, lunedì c’era una giornata di sole migliore delle altre. Quindi, perchè no?

Avevo in programma la discesa del Torre dal lato sinistro (quella dal lato destro l’avevo già provata). Non avevo però un buon treno per Gemona a disposizione: dovevo fare in bici il pezzo che mi mancava. Sono salita da Udine, dunque, usando l’ippovia.

L’ippovia mantiene sempre la sua promessa di essere uno splendido percorso. Questa volta ci ho trovato una chicca, il campo da calcio alla rovescia: due porte vuote, e un campo pieno di ortica ed erba alta al ginocchio. Come una fantasia assurda.

il mare dal treno pedalando sull'ippovia il campo da calcio impossibile arnie sull'ipppovia
verso Tarcento verso il Torre l'ombra di Palla in bici Il Torre senza acqua

Esco dall’ippovia all’altezza di Tricesimo. Vorrei proseguire più un sù, ma le ore corrono, ed è il momento di trovare la strada verso il Torre.
E non la trovo.
Il percorso mi sembra andare all’incontrario.
C’è un’area in cui le mie due mappe non si sovrappongono, e proprio lì rimango incastrata. Collalto o Cassacco? Mi resterà in mente come un chiodo fisso. Un posto in cui voler tornare mille volte, a far ordine nelle idee.

Alla fine riesco ad attraversare il Torre all’altezza di Zompitta, a Savorgnano, ben più a sud di quello che avevo programmato.
E mi inoltro nelle strade bianche del lato sinistro: solo pietre, niente fiume, niente acqua per questa volta.
Una cosa, in chiusura, mi diventa chiara per le volte successive: non farò più perno sulla stazione di Udine. Troppo traffico sulle sue strade presso la stazione.

Mare caldo

Questa settimana la temperatura dell’aria si è abbassata di oltre dieci gradi; quella del mare, ancora no: si sa che il mare ha un’azione temperante.
La mattina, col cielo terso, è possibile vedere l’effetto di questa condizione: il mare sfrigola, come se fosse una brace, o una distesa di asfalto sotto il sole cocente, e fa levare vapori salati ben visibili all’orizzonte. Questo effetto si apprezza poche volte all’anno, quando la differenza di temperatura è forte, quando il vento ha spazzato la foschia.

Venerdì mattina mi sono svegliata presto e, prima di prendere il mio solito bus, sono passata sul molo con la macchina fotografica del Dado.
Avevo scommesso con me stessa che sarei riuscita a fotografare l’effetto miraggio all’orizzonte, la pelle d’oca del mare.
Erano già due mattine che si vedeva, quindi potevo sperare di ritrovarlo anche alla terza.
E così è stato. “Visibilità buona, temperatura in diminuzione”. Il meteo aveva ragione.

mare vibrante3 mare vibrante5 mare vibrante2 mare vibrante4

Sulle valli del Natisone

Questa domenica sono tornata a fare il mio consueto giro in bici di tutta una giornata. Avevo visto che c’era una fiera della castagna a San Pietro al Natisone, per cui ho preso il treno (al volo come al solito) fino a Cormons (ma guarda un po’), ho pedalato per un’oretta fino a Cividale, e mi sono fermata lì per il pranzo.
Quattro euro per un frico con polenta. Uno e mezzo per un tè con lettura dei giornali.
Pranzo in stile relax, ed ero pronta per ricominciare.

Nel pomeriggio dovevo percorrere il tratto da Cividale a San Pietro.
A fine mattina mi era stato detto che era un tratto interdetto, c’erano le moto e le auto in gara proprio su quel pezzo di strada.
Per il dopo pranzo mi aspettavo che le gare fossero finite, e invece mi hanno bloccata di nuovo: “non si può passare, continuano per tutto il giorno”.

Ora io, che avevo pianificato la gita proprio per arrivare lì dove non si poteva andare, cosa potevo fare, arrabbiarmi con il vigile che non si muoveva, e fare l’insofferente ai divieti come al mio solito?
Resisti, resisti in silenzio.
Forse un’altra soluzione si può trovare.
E mi metto ad esplorare i dintorni.
Una stradina dietro le case, che sembra portare solo ai giardini privati.
Emerge qualcosa…
Vedo una manina di legno che indica: “1 km per Purgesimo”.
Ci siamo: quella è la mia direzione.
Care auto, se per voi le strade sono interdette, questo non significa che per noi bici non ci siano sentieri di riserva!

Ed ecco dunque che percorro il tratto più bello della giornata.
Una carrareccia in terra rossa sopra il fiume. In mezzo ai campi. Baciata dal sole e sormontata da fregi a base di nuvole.
Ho visto un letto di ghiande sul solco per la ruota, dei fiori viola della specie aster dumosus, una biscia dal dorso quadrettato, due cavalli bianchi giù per le pendici del bosco, e il rumore dell’acqua tutto per me.

Le castagne, poi, le ho portate al Dado. Quattro tipi diversi. Tutti da provare…

cividale signore? una strada tutta campagna discesa verso il natisone
le luci nell'acqua paola sul fiume natisone sul letto i colori dei sassi di fiume
quanti tipi di castagne? pedalare al tramonto la strada verso i colori del cielo tutto d'argento

Fiumi, fichi, biscie e vele

L’altra domenica sono tornata su per le colline di Roiano, per continuare l’esplorazione dei rivi semi nascosti. Ho preso il tram per salire, e poi mi sono calata giù per via Moreri e per via Sottomonte.
Villette nascoste, profumo di more, fichi, susine in fermentazione.

Papi dice che la via Sottomonte è più buia delle altre della zona.
Poco più sotto di Piscianzi, il rio Montorsino è percettibile appena come rumore, è basso e inoltrato nel bosco. Ho provato a sporgermi per vederlo, ma una biscia gli faceva la guardia. Si muoveva lentamente, era rimasta appisolata al freddo per troppo tempo. Quindi papi aveva ragione.

Solo più in basso, ormai alla base di via Moreri, ho rivisto l’acqua, ma dell’altro fiume, quello che accompagnava i sonni della mamma appena arrivata a Trieste; era di nuovo il rio Rosani, il rio che avevo visto in vicolo delle Rose alto.

via sottomonte la biscia del fiume uva o bacche? ciao cavalletta!
complementari al lato della strada foto di Franco Pace Le vele

Poi ho continuato la passegiata in città, e sono andata a vedere la mostra fotografica al Salone degli Incanti: Le vele di Franco Pace.
Grandi stampe di oltre un metro e mezzo ciascuna, forme d’acqua, cielo e tela. Un forte impatto. E’ bravo, ovviamente. E si stupisce anche lui.
Chi fa fotografia non può non conoscere il senso della meraviglia.

Cose che di solito non si vedono – grigio

Ecco fatta la settimana delle foto strane.
Non poteva mancare, in questa serie, l’omaggio all’acqua. Quale fonte d’immagini poteva essere più mutevole, per variazione di stato e creazione di forme?

L’arcobaleno dopo la pioggia dalla stazione: ok è un classico, ma è sempre un’immagine che fugge.
La scia di un moto d’aria nelle nuvole, come una cucitura vista dall’aereo.
Gli aghi di pino che formano una tessitura a tutte “V”, nello strato ghiacciato sul suolo.
Le bolle d’aria rotonde sotto il pelo delle pozzanghere gelate.
I menischi arrotondati nel ghiaccio, in cui lentamente si può sprofondare.
I festoni che il ghiaccio forma, ad ogni strato di gelata successiva.
La foto macro di un soffione in trasparenza, è uno di quelli giganti.
Le deformazioni del riflesso d’erba che sbuca dallo stagno di Colludrozza, ancora una volta, li volevo rivedere.

arcobaleno in stazione nuvole cucite ice texture bolle d'aria
menischi di ghiaccio mantovana di ghiaccio soffionegigante menischi magici4