Consigli per i viaggiatori

Durante il viaggio in Olanda, ci siamo appoggiati quasi sempre ai bed&breakfast, e ne siamo stati contenti: li consigliamo. Il sito di riferimento è bedandbreakfast.nl. Le persone che li gestiscono sono sempre alla mano, e qualche volta anche un po’ strane. Colazioni grandiose, incontri con personaggi particolari tra gli altri ospiti, discussioni istruttive. Sicuramente le tappe nei b&b hanno dato un tocco in più al nostro viaggio.

Le signore in pensione che gestiscono i b&b tentano spesso l’ovebooking. Fanno il possibile per accettare tutte le richieste, che di solito vengono confermate solo nelle ultime ore. Per cui sono disposte a sistemare gli ospiti più giovani e informali (come noi che arriviamo in bici e non ci facciamo tanti problemi) in tutti i modi possibile: in soggiorno, nella terrazza verandata, nella “stanza piccola”.
Ma voi avete visto la stanza piccola?“, ci aveva detto Emma a Scheveningen, mentre ci rassicurava sulla possibilità di restare una notte in più anche se stretti. Emma, pur di mettere due letti aggiuntivi in uno spazio minimo, aveva portato gli armadi in corridoio davanti alla porta che quasi non si apriva più. Emma era stata anche disponibile a farci usare la sua lavatrice per il bucato, ed aveva una casa piena di bei mobili antichi e di quadri di allegre donne grasse. “Puoi essere felice anche se sei brutta”, era la sua interpretazione.

allegre donne grasse

Per scegliere il b&b migliore ci siamo appoggiati alle recensioni presenti sul sito, e sulla disponibilità di un parcheggio al sicuro per le bici (non le abbiamo mai lasciate fuori, dato l’alto numero di furti di biciclette). Spesso si trattava di deliziose casette tra le pecore in campagna, come per il b&b di Martin, il fotografo dei tulipani di Keukenhof. Anche a Zwolle avevamo una fantastica mansarda tra i polder e gli orti, con vasca da bagno e sali da bagno in camera sotto le travi di legno del tetto.
Presso il parco di Hoge Veluwe, la casetta accostata “der triangel” era tutta per noi, con, nascosta tra gli alberi del giardino, una piscina dai bordi di pietra che, se faceva un po’ più caldo, quasi quasi usavamo.

Frank, gestore del colorato b&b sopra Amsterdam “tulip gallery“, è dell’idea che con la crisi attuale aumenterà l’attività dei bed and breakfast, perchè molti olandesi saranno disposti ad arrotondare mettendo una camera delle loro case a disposizione.
Alla “casa del latte“, una vecchio caseificio presso Maastricht trasformato in bed and breakfast, abbiamo chiacchierato con gusto fino a sera tardi con Marian, un’altra ospite, giornalista olandese, che conduce un programma radio che si occupa di storia contemporanea. Quando le abbiamo detto che non avevamo ancora trovato un posto per il giorno dopo, lei ha chiamato suo marito e lo ha invitato a mettere a disposizione un letto da lui se trovavamo tutti i b&b occupati. Per fortuna alla fine non abbiamo avuto bisogno di piombare lì a sorpresa, ma questo dà una idea della ospitalità degli olandesi.

B&B presso Hoge Veluwe Dado in mansarda B&B a Zwolle sali da bagno e vasca in camera

In Olanda si mangia bene

Sui manuali per i viaggiatori che vanno in Olanda, si dice che l’Olanda non è un posto dove si mangia bene.
Secondo me, non è vero. Abbiamo trovato diverse cose che ci piacciono, nelle loro tradizioni, di cui ora che siamo tornati già sentiamo la mancanza.
Qualcosa abbiamo già provato a riproporlo: la minestra di asparagi. Non so perchè, ma loro degli asparagi vanno matti: nei menù dei ristoranti, la possibilità di avere asparagi fa parte dei titoli principali. Io una volta li ho provati in minestra anche con i gamberetti. Ora la minestra, dopo averla riprodotta a casa, l’abbiamo surgelata in mono-porzioni, nella versione base, da arricchire di volta in volta con qualcosa di diverso.

In Olanda tra i dolci abbiamo apprezzato sicuramente le frittelline al burro e zucchero, dette poffertjes, dall’impasto uguale a quello delle palacinke. E poi le loro palacinke, che lì si chiamano “pannenkoeken”, dolci, salate, e con la farcitura immersa direttamente nell’impasto alto. A Zwolle una via del centro si chiamava “via pannenkoeken”, quindi per loro sono una istituzione! E ancora cialde spesse (cioè le gauffres), cialde sottili, torte brownie con le noci, infusi alla liquirizia o al rooibos presenti in ogni ristorante, e così via…

Si dice che il miglior ristorante di Amsterdam sia a Parigi. Forse il problema della capitale è che è molto turistica, piena di Mac Donalds. Ma sapendo dove andare (come il giorno che Max ci ha suggerito un posticino nascosto) è tutta un’altra cosa.
Ad esempio, nelle città e nei paesini, c’è spesso il ristorante rustico della “gilda dei pescatori”. Dado lo chiama “Gildo pesce”. In pratica è una pescheria con il banco dei freschi già pronti e puliti a filetti, e si può ordinare qualcosa al banco per poi sedersi lì, in attesa del fritto cucinato sul momento, oppure farsi preparare della pasta al salmone, o portarsi via un panino di pesce, o degli spiedini di gamberetti ed erbe…
Mitico, dovremmo imitarlo. E’ comodo anche per un pasto veloce, per chi, come noi, dopo mangiato deve continuare ad andare in bici.

Gildo pesce Dado e la cialda la casa delle pannenkoeken pannenkoeken farcita
pannenkoeken dado cioccolata e roojbos lemon verbena patatine fritte forever

Infine c’è la storia delle patatine fritte.
Ora, agli olandesi piacciono le patatine fritte, e in effetti hanno molte buone patate tra le loro risorse.
Sul manuale dell’Olanda c’era scritto che bisognava portarsi il colesterolometro, eravamo stati avvisati. Eppure, anche da avvisati, è diffcile sfuggire all’aumento della pancetta (“cosa ti sei portato a casa dall’Olanda? La pancetta!”), e la colpa è soprattutto delle patatine fritte. Io, che non ne sono affatto golosa, ho comunque mangiato più volte patatine fritte durante il viaggio in Olanda, che nel resto della mia vita.
L’ultimo giorno, all’ultimo pranzo sulla diga, ho lasciato le patatine (che vengono presentate come contorno ad ogni pasto) quasi intoccate, e il proprietario del ristorante mi ha detto: “Come mai? C’è qualcosa che non va nelle patatine?”. Allora gli ho chiesto: “Ma voi olandesi come fate, mangiate sempre patatine?”. Lui mi ha risposto: “Beh, a noi olandesi piace trovare insieme al pasto anche le patatine, quelle DUE VOLTE AL MESE che andiamo a mangiare fuori”.
Lì ho capito. E gli ho risposto: “Certo, per voi vale due volte al mese. Ma noi che viaggiamo, andiamo a mangiare fuori sempre, e così ci ritroviamo le patatine fritte come contorno DUE VOLTE AL GIORNO!!!”

Il segreto del colore

Non si poteva andare in Olanda senza fermarsi a vedere i quadri di van Gogh. Pittore molto prolifico, a scorrere una sua biografia pare che completasse un quadro nuovo quasi ogni giorno, tant’è che i suoi lavori vengno presentati con la data non solo dell’anno, ma anche del mese.
Van Gogh piace a tutti, chi non conosce i suoi girasoli pieni di sole?
Io comunque ho riscoperto un tratto interessante in più.
L’uso del colore, ovviamente, è uno dei suoi segni distintivi: si dice che sia così noto da permettere ad un profano di riconoscere un’opera di van Gogh alla sola vista del suo stile.
Tutti i colori dappertutto, complementari riverberanti e segno portatore di energia.
Tutti i colori dappertutto…

Alberi al tramonto Il giardino del ricovero di Saint Rémy Ponte ad Arles Natura morta con coppa e frutta

Foto di foto

Dal viaggio in Olanda sono rimaste ancora parecchie storielle da raccontare.
Una è relativa al rapporto tra gli olandesi e la fotografia.
Si tratta sicuramente di un rapporto molto stretto, perchè le mostre fotografiche sono molto popolari da loro. Durante questo viaggio abbiamo trovato tante mostre di fotografia quante degli altri generi. Ampio spazio dunque all’arte della luce e della camera oscura!

Una delle esposizioni più significative è stata quella di Amsterdam, world_press_photo 2009, dedicata al fotogiornalismo. Rappresentazioni di eventi di cronaca talvolta duri, altre volte spettacolari.
I premi vengono dati alle immagini non solo per la loro qualità, ma anche per il significato che esse portano sulla base della storia espressa nella descrizione.
Tra le didascalie, mi ha colpito soprattutto questa: “Parte della missione della testimonianza di eventi drammatici è non solo aumentare la consapevolezza, ma anche risvegliare il senso di responsabilità, in modo che l’insegnamento dei fatti storici abbia un impatto sul pensiero e sul comportamento contemporaneo.”

Museo della fotografia di Rotterdam Oude Kerk Dado e le foto ciclisti sul ghiaccio

foto e visitatori

Il mondo è fatto di scale…

Le scale in Olanda, soprattutto dentro le case ma molte volte anche dentro gli edifici pubblici e i musei, sono ripidissime.
Secondo me hanno un angolo fisso di sessanta gradi.
Davide dice che con quelle scale non puoi tornare a casa ubriaco, ti ribalti di sicuro.
Mi ricordo che alle elementari la maestra mi diceva che in Olanda hanno poco spazio. Sarà per questo che hanno le scale così ripide?
Abbiamo scoperto che c’era in Olanda, fin dai tempi andati, una forte tassa sulla metratura delle case. C’era il detto del servo: “la base della mia casa è più piccola del portone della casa del mio pardone”.
In effetti, la densità di popolazione è molto elevata, da quelle parti. Risparmiamo sullo spazio per le rampe di scale, allora!

In Olanda le scale degli ambienti esterni, per esempio delle stazioni, hanno praticamente sempre la pista per la bici. E’ un solco che sta a lato, largo quanto una ruota. Serve a portare su e giù la bici a mano, lasciando che le ruote scorrano in questo solco, senza che ci sia bisogno di una rampa ingombrante. “Però quando accompagni la bici giù per il solco, devi usare i freni!”, ci tenevano ad insegnarci.

la guida portabici olanda bucolica il tetto si fonde col cielo la lista del pomodoro
in bici co le riodele le regine d'olanda occhio, pecore... don't walk - rent a bike
colori di harleem olanda e papaveri segni di bici in varie forme palla imbacuccata
mare a sinistra, zona di bonifica a destra casette di durgerdam polder e canali Davidaola appena scesi dal treno

Il delta d’Europa

Una delle puntate più avvincenti del viaggio in Olanda, secondo i miei gusti, è stata la visita alla diga sull’Oosterscehlde e al parco scientifico dei Delta Works (Deltawerk, in olandese), presso Middelburg.
L’Oosterschelde è l’estuario del fiume Schelde che, insieme al delta del Reno e della Mosa sempre in Olanda, è stato nei secoli sito di ripetute inondazioni.
E’ incredibile vederlo rappresentato nelle mappe per gli studenti olandesi, ma l’Olanda è un territorio completamente costituito da delta, nient’altro che delta. Un terriorio omogeneo e del tutto dedicato alla sua complessa gestione. L’Olanda si becca tutti gli “scarichi” dei fiumi navigabili provenienti dagli altri paesi, e che all’arrivo realizzano un complesso abbraccio col mare. L’Olanda è il delta dei più grossi fiumi d’Europa, ed una delle più grandi aree di delta del mondo.

A questo punto, già che c’erano, gli Olandesi si sono specializzati in gestione di delta di fiumi. La loro opera è stata costantemente concentrata sulla creazione delle difese dalle eccessive variazioni del livello dell’acqua. Variazioni che possono presentarsi in diverse direzioni. Troppa acqua dolce non va bene, rischio alluvione. Troppo poca acqua dolce non va bene, lascia i campi a secco. Ma la peggiore delle situazioni è l’acqua del mare che rientra nel delta: la salinizzazione dei campi è la più negativa delle condizioni, da evitare in tutti i modi, e le tempeste marine sono le più pericolose.

Ecco allora che le opere idriche (mulini che pompano via acqua, dighe e barriere, bonifiche e deformazioni dei canali) sono state presenti sempre nella storia del territorio olandese. Senza raggiungere mai uno stop. Per esempio, ben il 20% del territorio olandese è risultato di bonifica, strappato ai fondali, e abbiamo visitato siti che verranno bonificati in futuro.
Una delle cose che mi ha colpito di più, è che le più grandi dighe olandesi sono state erette molto di recente, in pratica negli ultimi decenni. E non solo. Il progetto contnua fino al 2015; anzi, dato che c’è la crisi economica, le prossime opere pubbliche di avanzamento delle dighe sono state accelerate, come misura orientata ad aumentare il livello di occupazione, dato che i progetti erano già stati definiti e valutati all’interno di un sistema integrato.

mare gelido Davidaola imbacuccati jazz house a Middelburg seratina jazz

Il territorio olandese è uno dei più modificati al mondo, la natura che c’è non ha niente di originale. Tanto per darvi un’idea, gli alberi dei viali e dei giardini hanno spesso i rami imbrigliati nelle forme più varie: triangoli, quadri o palette, come noi facciamo con i vigneti dalle viti intelaiate, o le colture intensive di alberi da frutta. Per loro la natura artificializzata è normale, la siepe del giardino ha la forma della merlatura di un castello.
L’azione della natura ora è talmente annodata con l’azione dell’uomo che queste due azioni non si possono più separare e non si fermano mai. Anche a fermarsi, ormai, si creano indesiderate conseguenze, quindi tanto vale continuare a studiare, e a cambiare insieme alla natura. Invertiamo il paradigma: non è la stabilità che si cerca, lì non è possibile; è il cambiamento “insieme”, uomo e natura, coordinato. Una lezione interessante: in fondo, ogni periodo stabile è tale solo in base al nostro punto di osservazione, e solo per un periodo finito. Quindi tanto vale assumere cambiamento e interazione come l’elemento presente costantemente…

La diga apribile più grande delmondo (dettaglio) L'eolico sull'Oosterschelde

Gli olandesi sono molto esperti di tematiche ambientali, anche di preservazione dell’ambiente. Sono i primi a preoccuparsi dell’innalzamento del livello del mare per colpa del riscaldamento globale, hanno già calcolato la modifica dei coefficienti di sicurezza sulle dighe a causa di questo, e i nuovi aggiustamenti che si dovranno sobbarcare…
In fondo, è stata la natura a trasformare gli olandesi, a farli diventare così. Diventare ingegneri civili era l’unico modo per sopravvivere, per loro. Ad ogni grande inondazione, come l’ultima, drammatica, del 1953, ripartiva lo slancio e la sfida per migliorare il grado di protezione delle vite umane e delle loro proprietà.

La diga dell’Osterschelde (Oosterscheldedam) è una diga apribile, anzi, una diga aperta. Sì,le sue valvole vengono tenute sempre aperte, bocche di quarantacinque metri ciascuna. E viene chiusa solo nelle condizioni limite, abbassando completamente le porte sulle bocche nel tempo di poche ore. Capita un paio di volte all’anno. Una delle più grandi opere civili al mondo, una delle sette meraviglie del mondo moderno secondo l’American Society of Civil Engineering.

Il giro dell’Olanda

Ecco l’intinerario da noi realizzato durante le tre settimane della vacanza in Olanda. In rosa sono gli spostamenti percorsi con la bici, saranno circa 300 chilometri. In viola gli spostamenti effettuati in treno. Le tappe del tour: Amsterdam – Lisse – Keukenhof – Scheveningen – Bloemendal – Den Haag – Delft – Rotterdam – Middelburg – Maastricht – Utrecht – Ede – Hoge Veluwe – Arnhem – Deventer – Zwolle – Naarden – Harleem – Durgerdammerdijk – Amsterdam. Quasi tutte corrispondenti a pernotti in bed and breakfast, oltre a due ostelli della gioventù; alcune località visitate in giornata.

Alcuni dei tratti viola erano ottimi anche per la bici, ma il maltempo o il raffreddore ci hanno fatto preferire il treno. E’ il caso della zona dello Zeeland, presso Middelburg, rinomata per le pedalate in mezzo alla natura, ma dove noi abbiamo trovato lo stratempo (ed è una puntata di cui dobbiamo ancora parlare: la visita alle grandi dighe del Progetto Delta sotto la pioggia!). O del tratto tra Deventer e Zwolle, tutto lungo fiume, ma la giornata che era dedicata a quella tappa noi l’abbiamo spesa a caccia del portafoglio smarrito di Dado, recuperando poi sulla tabella di marcia col treno.

mappa dell'Olanda in bici

Il detto che afferma “in qualunque direzione tu pedalerai, troverai sempre il vento contro” è verissimo!! L’Olanda sarà anche piatta, al massimo con qualche “montagnola” a sud, però il vento richede spesso l’uso di marce corte: sembra incredibile, ma pure in discesa si viene frenati. Guanti e sciarpa, quindi, sono sempre necessari. Il primo giorno in cui abbiamo trovato pace dal vento è arrivato dopo tre settimane, al ritorno a Trieste…

Oltre che per i trasferimenti, usavamo la bici per girare nelle località, nei parchi, dalle stazioni ai bed and breakfast, e così via; tutto ovviamente lungo percorsi ciclabili separati dalle auto, all’interno della rete di 20.000 chilometri di piste ciclabili presenti nel paese. Ci eravamo abituati così bene che al ritorno a Trieste, nel tratto sul pedale dalla stazione a casa, cercavamo in automatico il pulsante del semaforo che prenotava l’attraversamento per i ciclisti…
L’Olanda è davvero amica delle bici, la sicurezza durante la pedalata è incomparabile.

Il paese delle bici

Rieccoci, qua, siamo tornati a casa a Trieste, dopo un lungo viaggio in treno direttamente da Amsterdam!
La prima collezione che abbiamo raccolto durante questo viaggio in Olanda, ovviamente, è quella delle osservazioni e foto legate al tema della bici…
Abbiamo visto:

  • Un tipo che pedalava con grossi zoccoli di legno ai piedi.
  • Diverse persone che pedalavano con strumenti musicali al seguito, dalla tromba al contrabbasso a tracolla.
  • Un uomo grandissimo su una bici piccolissima.
  • Bici da treno pieghevoli in tre giunture, che si infilano in una piccola borsa e non pagano il supplemento.
  • Un tipo dark che pedalava portandosi un ombrellone aperto per proteggersi dal sole.
  • Ragazze in bici con la gonna corta dall’effetto monella.
  • Un carretto-bici che portava via con sè decine di bici accatastate.
  • Un signore che pedalava portando in mano un’altra bici tenendola per il manubrio per farla avanzare in equilibrio sulle sue ruote.
  • Adulti in bici con rotelle posteriori per chi non sa pedalare.
  • Diversi papà con bimbo e passeggino legato al portapacchi della bici (c’è un apposito accessorio porta passeggino sul posteriore!).
  • Pubblicità che dice: apri il conto in banca da noi, e ti regaliamo una bici.
  • Taxi-bici.
  • Un ragazzino in bici con anche i roller ai piedi (che alla fine cade da fermo con tutta la bici…).
  • Diverse ragazze sedute sul portapacchi delle amiche, anche due alla volta (totale: tre persone su una bici sola).
  • Parcheggi per migliaia di bici (che ci dicono essere in espansione, perchè i posti non bastano mai).

priorità alle bici parcheggio per le bici bici pieghevole in tre bici col carretto
in bici col velo in due in bici carretto porta bimbi ricamo le bici
in bici in due parcheggio bici ad harleem in bici col cane in bici coi gemelli

  • Sellini giganti di tutte le foggie, coprisellini decorati in vendita, coprisellini di pelouche (una coppia ci ha detto che, dopo che li provi, non puoi più farne a meno).
  • Bici fiorite, con giardinetti colorati sul cestino davanti, o avvolgimenti di fiori su tutti il telaio.
  • Bici con parabrezza (infatti c’è il vento, sempre).
  • Piste ciclabili che vedono la precedenza della bici su tutto, ad ogni incorcio, rotatoria e cambio di corsia.
  • I motorini sono tutti TOMOS, e vanno a trenta all’ora anch’essi sulle piste ciclabili.
  • Barca col portabici.
  • La bici più strana di tutto il viaggio: con quattro sellini e due paia di pedali, un paio ad altezza adulto e uno ad altezza bambino.
  • Un tipo in bici con uno stendibiancheria nuovo in mano.
  • Diverse persone in bici col cane nello zainetto, o nel cestino, o al guinzaglio.
  • Un uomo in bici col bambino seduto dietro e una mini bici davanti, attaccata al manubrio…

Parcheggio bici al coperto Attraversamento bici bici fiorita pista ciclabile
mini bici parcheggio per le bici in bici coi pici bici colorate
carretto bici bici tigrata in bici a tutte le età bici con 4 sellini

Questo post è dedicato al nostro amico Max, che ha appena aperto un’officina per le bici vicino a casa nostra, in via Udine zona piazza Belvedere: si chiama Officine Dada (un nome che ci sta alquanto caro!). Buona fortuna a lui e a tutti ciclisti che passeranno dalle sue parti!

Ritorno ad Amsterdam

Dopo la permanenza a Zwolle, la cittá piú verde d’Olanda (secondo un concorso vinto nel 2005), ci siamo avviati verso Amsterdam. Ammetto che siamo andati prevalentemente col treno, perché freddo e vento erano tornati contro di noi.
A metá strada abbiamo fatto tappa a Naarden, cittadella medievale fortificata con la pianta a forma di stella come Palmanova, e col doppio fossato concentrico attorno alle mura! Probabilmente é l’unica in Europa ad avere questa struttura. Lí era in corso un festival di fotografia, per cui abbiamo fatto una capatina in alcune delle molte gallerie e locali, dove esponevano fotografi di diverse provenienze.

Ora siamo in un bed and breakfast poco lontano dal centro di Amsterdam, abbiamo in programma una visita alla vicina Harleem, e nel pomeriggio un appuntamento con gli amici Max e Checco, come all’inizio della vacanza. Il viaggio é quasi in chiusura, domani alle cinque del pomeriggio ci attende il treno del ritorno, una tratta unica da Amsterdam a Milano, e poi trenini vari fino a Trieste ancora da prenotare direttamente da lí.

Una disavventura finita bene

Ieri mattina abbiamo pedalato da Arnhem a Deventer. Circa 40 km piatti ma tutti controvento. Robe da usare marce da gran premio della montagna. Per pranzo ci siamo fermati a mangiare “pannenkoeken”, cioè palacinke. Una al formaggio e pancetta, l’altra con mela, uvetta e pancetta immerse nell’impasto alto. Ripartiamo ma ci fermiamo poco dopo per prendere un gelato “digestivo”. Che poi invece era gigante e riempiva anche gli ultimi anfratti della pancia di Dado, tra le risate di Paola.
Poi, pedalando tra mucche rosa e uccelletti col ciuffo, arriviamo con velocità lumaca all’albergo di Deventer.

“Documenti, prego” dice il gestore. E in quel momento lo stupore. Non c’è più il portafoglio di Davide, con i documenti, i soldi e tutto il resto (anche gli scontrini di Gildo!!!!). Dove l’abbiamo perso? Qualcuno l’ha rubato?

L’ultimo ricordo risale al pagamento del gelato.
Andiamo alla stazione di polizia per la denuncia. Alle 18 l’ufficio è chiuso, come anche tutti i negozi. Forse che dopo le 18 è vietato commettere reati…
Ci tocca andare alla sede centrale, fuori cittá, col bus.
Lì scopriamo che non hanno una procedura standard per questi casi, ma tentano senza successo di rintracciare la gelateria dove eravamo passati.
Però, quale era il nome del paesino della gelateria? Buh! Ne abbiamo attraversati tanti… Andati “baùli” in polizia, torniamo “cassoni” in albergo con solo il numero di telefono dell’ambasciata.

In albergo scatta l’investigazione autónoma. Chiamiamo Fabiana che ci manda le procedure per la richiesta di un documento provvisorio all’ambasciata, necessario per il rientro. Poi Paola interroga Davide per ricostruire ogni singolo gesto nella gelateria. Infine Davide ripercorre con le mappe di google tutto l’itinerario percorso paese per paese fino ad essere quasi sicuro del nome del paese, Brummen, e dell’indirizzo della gelateria.

Questa mattina parte la missione: treno per Brummen e via alla gelateria! L’indirizzo trovato da Dado si rivela esatto, però il locale è chiuso. Chiediamo ai vicini. Apre dopo un’ora. La fioraia ci accompagna per suonare alla proprietaria della gelateria, che per fortuna compare sul retro poco dopo. Le sentiamo confabulare in olandese, mentre la fioraia le spiega il problema.

Quando sentiamo la gelataia dire “Ja!” facciamo un salto. Il portafoglio è stato ritrovato dalla sua dipendente Maaike che l’ha visto sul tavolino. Oggi Maaike è in ferie per vedere una competizione ippica in un paese a 10km da lì, che il giorno prima avevamo attraversato anche noi. Decidiamo di raggiungerla subito, non prima di averle preso un mazzo di fiori che la fioraia le recapiterà stasera.
In sella verso De Staag, questa volta con il vento in poppa e non di bolina, ci pare di andare a velocità doppia.

Incontriamo Maaike all’ingresso dell’evento ippico. Il suo cavallo aveva appena gareggiato e ne era felice. Aveva il portafoglio ancora con sè, perché la sera prima aveva provato ad andare alla polizia, ma anche lei l’aveva trovata chiusa. Le offriamo una bella mancia, che però non vuole accettare; alla fine ci accordiamo che la lasci in beneficienza, ad un istituto per bambini malati, in modo da celebrare comunque con un gesto la buona risoluzione del problema.

Alla fine non abbiamo avuto bisogno di utilizzare le fototessera che Dado aveva già preparato per l’ambasciata. Siamo anche arrivati in tempo a Zwolle, secondo i piani, nel primo pomeriggio.
Ora ci siamo scaldati con un infuso di Verbena-Limoncella raccolta nel giardino del b&b, in piena campagna.