La danza dell’aristocrazia

Ho appena fnito di leggere “La ballerina dello zar“, di Adrienne Sharp, romanzo basato sulla vita del personaggio realmente esistito di Mathilde Kschessinska, prima ballerina dei teatri imperiali dela russia zarista, alla vigilia della rivoluzione russa.
Narrato in prima persona, con gli occhi di una donna che ha vissuto cent’anni, osserva il passaggio dal vecchio al nuovo mondo: dalla vicinanza anche intima alla monarchia assoluta, alla fuga da un mondo che va in rovina, verso un destino di emigrazione.

Per uno strano caso, negli stessi giorni ho letto il lungo articolo di Internazionale, intitolato: “I nuovi privilegiati“. Vi ho trovato numerose analogie.
Come nella storia del corpo di ballo e della corte di granduchi vicina all’imperatore russo, l’articolo tratteggia la presenza oggi, negli Stati Uniti, di una moderna aristocrazia. Si considera classe media, essendo cresciuta grazie a cultura, business e relazioni sociali, ma ora possiede ricchezze milionarie e tramanda ai figli soldi e potere.

In molte occasioni sono state esaminate le diseguaglianze odierne, osservando che si trovano ai livelli di quelle della “belle époque”.
Ci si potrebbe domandare, come fanno certi capitani d’impresa americani (che tengono sotto casa l’aereo per volare via in Nuova Zelanda): dobbiamo prendere in considerazione anche la seconda parte della analogia, includendo la rovinosa fine di quell’epoca di privilegi, col sospetto di essere entrati nell’età della rabbia?

Ultimo weekend prima delle vacanze

Ieri abbiamo avuto un sabato di festa.
Al pomeriggio, con gli amici dell’asilo, per l’ultima volta tutti assieme, a casa di Riccardo, con tuffi nella piscinetta.
Alla sera, in Atelier, con la mostra di mamma e del suo ex allievo, insieme ad una dimostrazione di cucina che scaldava l’atmosfera.
Quando ho cominciato a parlare di cucito con Marisa, lei mi ha portata al volo nella sua bottega, e ha realizzato lì per lì un ricamo per me con la sua macchina da cucire storica, sapientemente a mano libera.

Oggi ho passato le ore dopo l’alba a trapuntare, finendo l’ultimo quilt da appendere in casa (e ora sono finiti gli spazi alle pareti).
Dopo un pranzo di menu greco in città, abbiamo visto la gara di velocità dei ciclisti, che filavano via compatti e veloci come un fulmine.

Domani si va in montagna: e che i prati della Carinzia siano verdi!

fiori sul tavolo della cucina

A caccia di orme sul greto del Tagliamento

Domenica siamo andati alla Riserva Naturale del lago di Cornino, che organizzava una giornata naturalistica con laboratori ed escursioni.
Insieme alle guide CyberTracker, siamo andati sul greto del fiume Tagliamento a caccia di tracce e segni della fauna locale.

Quando abbiamo preso il sentiero per scendere sul fiume, appena la landa si è aperta in un prato, mi sono ricordata di essere già passata per di là in bici, diversi anni fa.
Però, una volta arrivati tra sassi e sabbia, abbiamo guardato al fiume in un modo diverso da quello che usavo di solito.
Non più un puntare al centro, allo spazio aperto, al corso d’acqua più grosso.
Ma uno scrutare ai lati, presso i cespugli, negli angoli tranquilli e nascosti.

zoccolid i capriolo sul fiume

Dopo le prime spiegazioni (“il miglior cybertracker ha le ginocchia sporche di terra! Si abbassa per guardare le orme da vicino, e si mette dal lato opposto al sole, per notare meglio le ombre”) improvvisamente le orme di animali sono diventate visibili una dopo l’altra.
I segni delle zampe di cane, o degli zoccoli di caprioli, un passo dopo l’altro, si avvicinavano alle pozze d’acqua. Non solo la singola impronta, ma tutta la traccia, si riusciva a seguire, con un po’ di pazienza.
Da tre orme, si deduceva la dimensione dell’animale.
Dal loro posizionamento reciproco, se camminava o correva.
Dalla dimensione, se era un cucciolo o una famigliola.
Dal fatto che ci sia cresciuta l’erba dentro… si capiva che un’orma non era fresca, ma più datata.

Anche se gli animali non si sono esposti agli spazi aperti, peraltro sorvolati dai grifoni che nidificano poco più in alto, ma si sono mossi forse di notte, o al crepuscolo, magari diversi giorni prima, per noi ricorstruire la storia delle loro tracce è stato un po’ come vederli, farli di nuovo materializzare nel loro ambiente naturale.

Diego esamina l'impronta di capriolo

il lago di Cornino