Come sta la rete nel 2013

Il convegno “State of the Net“, letteralmente “qual è la situazione della rete”, che si svolge a Trieste già da qualche anno, prima con cadenza biennale, ora annuale, secondo me è un gioiellino.
Ospiti stranieri e italiani, interventi di qualità, possibilità di vedere le attività anche da casa seguendone la trasmissione in streaming (come ho fatto io ieri, anche se il tutto si svolgeva piuttosto vicino, al molo quarto) e soprattutto una atmosfera tutta sua che caratterizza l’iniziativa: è facile diventare degli affezionati.
Agli organizzatori stanno a cuore i temi della democrazia partecipata, degli strumenti che rendono accessibili dati e conoscenza su internet, della diffusione di equità e di comportamenti innovativi e rispettosi delle risorse.
Trovo elegante la formula, con il salottino accompagnato da un grande schermo video, con il podio su cui si alternano i vari oratori che poi vengono raggruppati a confrontarsi tra loro su temi vicini anche se hanno idee differenti.
E nel frattempo, il pubblico si connette ai riferimenti citati nei discorsi. Anche i nostri amici Carluca erano venuti a sentire (oggi pomeriggio li ho beccati nel buio della sala, sedendomi casualmente proprio vicino a loro), e controllavano sull’i-pad i libri menzionati dallo speaker, o trasmettevano su twitter le frasi più significative dell’evento, confermando con atteggiamento “connesso” che erano perfettamente intonati all’ambiente.

key note a SOTN SOTN blu molo 4°, arredi Palla a SOTN
carluca a cSOTN il mio badge di ingresso a SOTN SOTN viola Petrini a SOTN

Anche Diego ha sentito un po’ del convegno stamattina, mentre da casa lo ascoltavo in streaming; però secondo me era invidioso del monitor rumoroso, cercava di parlarci sopra, più forte, riportando l’attenzione su di sè.
E ci credo che Diego ha da dire anche la sua. In questi giorni ha imparato a mettersi seduto da solo, a gattonare, a tirarsi su per mettersi nella posizione in piedi. Tutto insieme.
Ora riesco a scrivere due righe perchè Diego è appena andato a nanna; Dado è in viaggio, e probabilmente sta sorvolando l’oceano.

Da noi il posto presso il focolare è occupato dalla radio

Ha fatto bene, la nostra amica Carla, a regalarmi un libro sulla storia della radio in Italia e nel mondo, “Cari amici vicini e lontani” di Giorgio Simonelli.
Perchè ci ho ritrovato tanti significati a cui avevamo dato valore già da tempo.

La vita della radio come spazio culturale ha attraversato fasi diverse, partendo dal periodo in cui era un grosso mobile elegante al centro del luogo in cui si raccoglievano tutte le persone della casa, mobile da cui provenivano i “discorsi del caminetto” proposti da voci importanti che volevano mandare messaggi a tutta la nazione.
E’ poi stata calamita per le novità delle nuove generazioni e per la trasgressione giovanile, e più di recente si è intrufolata negli anfratti di tempo libero personale specializzandosi su gusti di gruppi di ascolto dedicati.

Il periodo iniziale che la vedeva mezzo di comunicazione di massa con un posto nel cuore caldo della casa è passato da un bel po’, e ha visto in molte case uno spodestamento da parte della televisione. Ma non per noi: sarà ormai un decennio che la radio è l’unica colonna sonora della nostra dimora, e lo stereo che acchiappa tutte le radio da internet o i vari podcast delle trasmissioni che preferiamo occupa effettivamente un elegante punto centrale del soggiorno.
Ci ho provato un certo gusto, poi, a leggere i riferimenti agli esempi più importanti di emittenti radio che propongono contenuti di qualità, e a ritrovare quelle stazioni che effettivamente noi preferiamo: la più volte citata Radio Popolare a cui siamo abbonati, ma anche Radio 24 e Radio Rai 3 con l’attenzione data alla “parola” nelle trasmissioni come Fahrenheit… insomma, chi le ascolta lo sa!

Finito un nuovo libro

Dalla quarta di copertina:
“Vista come un oggetto familiare e un po’ démodé, la radio è stata in realtà una delle più dirompenti invenzioni tecnologiche dell’epoca moderna: figlia dell’elettricità, è nata da uno straordinario concorso di talenti e fantasie e si è subito imposta per la novità rivoluzionaria del suo modello di comunicazione “immateriale”.
Questo libro ne racconta la storia e il movimentato percorso alla ricerca di una collocazione culturale: concepita all’inizio come anti-mass medium destinato non all’ampia divulgazione ma alla trasmissione di messaggi in codice, la radio diventa nei primi del Novecento lo status symbol del ceto medio desideroso di aprire una finestra sul mondo dall’intimità dei suoi salotti.(…)
Nuovo focolare di aggregazione domestica negli anni venti e oggetto-feticcio dei movimenti giovanili anni sessanta, veicolo istituzionale dei bollettini di guerra e irriverente strumento delle burle fantascientifiche di Orson Welles, la radio ha accompagnato i momenti decisivi dell’ultimo secolo e gode ancora di una insospettabile vitalità: Giorgio Simonelli, in uno studio ricco e coinvolgente, racconta le tappe di una storia avventurosa in pieno svolgimento”.

Prove tecniche di trasmissione vocale

Stamattina Diego, dopo la pappa, ha parlocchiato per ben tre quarti d’ora.
Noi per stimolarlo a continuare gli rispondiamo, provando per gioco a indovinare cosa potrebbe aver detto.
Nei sui rumorismi ci sono molte vocali, soprattutto la “A”, e non mancano le consonanti inventate, come i gorgoglii arrotati “grr grru”, le sputacchine con fuoriuscita di bollicine, e ogni vocalizzo spesso è composto da tre-quattro sillabe.
Una espressione che oggi si è sentita distintamente è stata questa: “E la zia?

calzino pasticcino

Non solo Bugo

E’ uscito un nuovo disco di Bugo.
Ne ho sentito qualche pezzo in un mini live che ho recuperato via streaming sul sito di radio Patchanka.
Ma non è quello il punto. Ascoltando l’intervista ho scoperto che Bugo si è trasferito a Nuova Delhi.

E non è in giro solo lui.

Ambra è appena andata a Milwaukee, negli Stati Uniti.
Barbara, la mia compagna delle medie, da settembre è a Losanna.
La coppia Carluca tra pochi giorni parte per la Scozia, effetto ricercatore errante.

Quattro anni fa era successa la stessa cosa: cinque nostri amici sono andati a lavorare all’estero in un colpo solo, di botto.

Ok, Bugo non è un nostro amico. Ma noi, oltre ad essere dei fan affezionati, ne avevamo visto un concerto al teatro Miela: a due passi da qua.
Devo dire agli altri di mettere la loro voce in streaming come fa lui.

3gemelli

Un mondo vicino e lontano

La notte dei ricercatori dello scorso venerdì mi ha portato quello che aspettavo.
Ho trovato tutti gli amici che volevo vedere, e a uno ho addirittura detto: “per poco non finivo a lavorare nella ricerca anche io“.

Mi ha appassionato vedere Luca che ci metteva la faccia, sui temi che a lui erano cari, e Carla che ci metteva le parole, nella sua recensione.
Tante sono le luci che illuminano il mondo scientifico ma è meglio non dimenticarsi anche delle ombre. Ce lo ricorda il gioco dell’oca del ricercatore: ad ogni tiro di dado fioccano gli imprevisti legati alla disponibilità di fondi, alla precarietà dei contratti, ma anche ai dati sperimentali da buttare oppure ad un prezioso macchinario fuori uso. Fermo un turno o riparti dal via, e solo i più fortunati arrivano all’ultima casella: “Vinci un posto di ricercatore di ruolo””

Sapevo già che il gruppo dei “ricercatori erranti” aveva in programma un collegamento skype con i loro colleghi che hanno lasciato Trieste per mete come Plymouth, Boston o Ankara, con la consapevolezza che tornare in Italia sarebbe stato difficile.
Eppure, quando ho visto i loro volti materializzarsi davvero, proiettati in diretta su un lenzuolo che a sorpresa si è fatto schermo in piazza della Borsa, non ho potuto fare a meno di emozionarmi anch’io.

cervello in fuga

Largo vuoto

Una settimana da sola, anzi, nove giorni, mentre Dado è a Cernusco.
E ci sentiamo tre-quattro volte al giorno, almeno. Messaggi, telefonate, foto, storie della nazionale.
E io ho preso ferie, e quindi accentuo l’effetto straniante.

Il weekend in dacia. Scrocco un pernotto in più.
Il lunedì a Rovigno. La comunità delle italiane intona “un mazzolin di fiori”.
Il martedì e il mercoledì al mare. Ricomincio a mappare i fondali a nuoto.
I pomeriggi alla casa vecchia. Ordine, scatole, mobili, bidone aspiratutto.
Giovedì al lavoro. Giusto per non perdere il vizio.
Venerdì da Esatto, alle Poste, alla Coop.
Insalata pranzo e cena, tè, tisana, tè.
Sposto il detersivo. Il suo nuovo posto è in cucina: ovvio, la lavatrice è lì!
E la sera la radio, la mattina la radio.
Dormo sola, sveglia sola, tutto in ordine quanto mi pare.
Gelato da Toni. Gelato da Crema e Cioccolato.
Luce, un po’ di pioggia, luce.
Dormo sola, sveglia sola, sogno.
Sembra un’ascesi.

Sogno persone di 42 anni che non conosco, un brivido.
Sogno di avere l’incarico di leggere le parole di saluto a Matteo.
Sogno un concerto dei Deja, due pezzi, due classici. Di te dei no non so e Laila. E io nel sogno ballo al loro concerto. Sono quasi brava come Giulia, la ballerina ufficiale. Faccio delle figure con tuffi, e mimo l’acqua col ghiaccio che sfrigola, e volo. Sogno lucido, nei salti resto su più del delfino.
E mi ricordo che l’arte è istinto.

httpv://www.youtube.com/watch?v=jOD2oacOhwg

Una giornata in più a Badoere (causa sciopero dei treni per il rientro)

Questa è la mia scuola elementare“, ci ha detto Carla al tramonto, durante la passeggiata tra i campi, “e questa è la strada dove mi accompagnava in auto mio papà, alla scuola elementare.
Quella volta non c’era, come oggi, il marciapiede, e la pista ciclabile per poter andare a scuola in bici.
Adesso potrei… però non sono più piccola!

luce tra i campi ponte sul canale ex mulino sullo zero canale zero
la torre di badoere carluca e la torre le rose e la sera colori dei prati
fiori e foglie fiori sul'acqua colori lungocanale foglie bruciate dal sole