Voglio fare l’astronauta

Diego: “Papà, si può andare sulla luna?”

Davide: “Forse con una scala molto grande… No, non credo… Ci vuole un razzo, come il razzo Egidio, ma vero”

Diego: “E dove si trova un razzo?”

Davide: “All’Agenzia Spaziale Europea, lì hanno i razzi per andare sulla luna”

Diego: “E come si fa ad andare là?”

Davide: “Devi studiare molto e poi devi andare a fare domanda per entrare, e se sei bravo ti scelgono per andare sulla luna”

Diego: “Ma vieni anche tu, con me?”

Davide: “Se vuoi ti accompagno a fare domanda…”

Strategie

– “Mamma, papà è tanto tempo che non guardiamo Handy Manny… Guardiamo un po’ di Handy Manny?”
– “No, Diego, oggi non è il giorno giusto…”
– “Lo guardiamo quando ci laviamo i capelli?…”
– “…” 
– “… sai, oggi pomeriggio mi sono messo un po’ di terra in testa…”

Buongiorno, pupazzetti!

Tra poco sveglierò Diego con una nuova sorpresa: l’amico di Gattel, il micino Lalo. Ci sono tutti gli ingredienti per impersonare le storie inventate con Diego: anche la avventura di Zucca, quella che non se la sentiva di salire su su verso il castello di Bled. 

È facile coltivare la mania dei pupazzetti che spuntano dal gomitolo.  Un nuovo suggerimento? Il manuale di frutta e verdura all’uncinetto!

  

Pronti al ritorno

Questa mattina il risveglio finlandese ha portato uno splendido sole nel cielo azzurro.

Prima lezione dei paesi del nord: non è il colore della luce a fare la temperatura. Il freddo è aumentato: meno 22 gradi. 

Secondo insegnamento di questi giorni: quando devi passare pochi minuti all’aperto, non spenderli tutti a rovistare faticosamente in cerca dei guanti. Mettili prima di uscire. 

Terzo trucco imparato nel lungo tour in treno da una città all’altra: se hai un trolley, non appoggiare la valigia sulle rotelle, quando passi da un binario all’altro. La neve si appiccica alle ruote, e quando infili la valigia in alto sulle rastrelliere, poi ti gocciola sulla testa.

Adesso sono di nuovo in aeroporto, sulla via del rientro. Il fatto che anche il primo volo di oggi si annuncia con un ritardo sulla partenza non significa nulla. Sicuramente. 

  

Fredda accoglienza

Questa mattina ho iniziato uno di quei viaggi verso il nord che durano tutto il giorno. Tra un paio d’ore sarò arrivata alla mia meta in Finlandia, intanto per ora aspetto in una delle infinite tappe intermedie, all’aeroporto di Helsinki.

Il tragitto è subito cominciato in modo movimentato. Il primo volo che dovevo prendere era in ritardo, e l’ora di partenza veniva aggiornata a più riprese. Ci è voluta un’ora prima dell’imbarco, e a fine volo, all’atterraggio, è arrivato il primo brivido: il mio volo successivo sarebbe decollato da lì a dieci minuti. Inutile provare a correre al gate: la mia coincidenza era persa, e ho dovuto cambiare piano di viaggio.

Nel segmento di volo successivo, con un nuovo biglietto stampato di fresco, gli imprevisti sono continuati. Poco dopo aver preso posto sul sedile dell’aereo, un ragazzo si è avvicinato a me mostrandomi il numero del suo biglietto: 16C, lo stesso che avevo io. Per fortuna alla mia sinistra c’era un posto libero, per cui la mia prima esperienza di overbooking si è risolta senza problemi!

Il ragazzo del biglietto viaggiava con un amico, che si è seduto alla mia destra: mi sono ritrovata in mezzo ai loro fitti scambi di parole, tra le quali ne riconoscevo alcune: “da, da”, oppure “niet”, mentre loro si scambiavano panini, il primo dei due guardava sul portatile un concerto di George Michael, e sullo sfondo del computer una piccola icona riportava l’immagine dell’altro.

Verso la fine del volo, la gentile voce della hostess ha descritto la zona che sorvolavamo, e la temperatura al suolo. Il ragazzo alla mia destra è trasalito come me: “cetirie nais? minus forty degrees?” Anche a me sembrava di aver sentito meno quaranta, ma mi pareva strano: al mattino erano solo meno venticinque… Appena tocchiamo terra, lo vedo controllare il meteo sul telefono. Il numero è chiaro: meno quattordici. “Minus fourTEEN, not minus forty!”, ci diciamo con sollievo. Mi faccio ripetere come si dice quel numero nella loro lingua: cetirie nais, quattordici. Immagino di aver capito tutto, grazie a quei numeri in russo che mi aveva insegnato papà… in realtà mi sbagliavo: come mi hanno spiegato poi, quella lingua era bulgaro.

Il viaggio continua tra poco, e le variazioni non sono finite. Il prossimo volo, che doveva arrivare all’una di notte, ha annunciato un quarto d’ora di ritardo. Ci dormiremo su!

  

Un grande ritorno

Dopo più di otto anni dall’ultima volta, ho ripreso in mano l’uncinetto. Ci sono molte comunità sul web che condividono idee e modelli, e con qualche adattamento si può realizzare qualunque cosa: nel caso nostro, un personaggio inventato da Diego: Gattel! 

Questo schema si chiama amineko, il gatto amigurumi, ed è stato messo a disposizione da una ragazza giapponese di nome Nekoyama. Questo è il link al suo sito.