Una lunga attesa

Un mese fa.
Dado mi mostra: finalmente è uscito, il primo singolo di Serena Finatti, nel suo album solista.
Un piccolo schermo sul tablet fa scorrere le immagini del video.
Cerchiamo l’intero album da acquistare online ma non lo troviamo.
Ci scambiamo uno sguardo interrogativo.

Due settimane fa.
Notte fonda, sto sognando.
Voglio organizzare un concerto a Trieste in cui si possa sentire Serena dal vivo.
Spesso i sogni nascono da vecchi ricordi.

Venerdì scorso, fine pomeriggio.
Fabbrica quasi vuota, sto per spegnere il computer ma ho qualche minuto ancora e mi metto le cuffie.
Riascolto “Incantata dal cielo”.
E l’emozione mi travolge…

Ora “Serena più che mai”, il nuovo disco, è arrivato!
Le anteprime si possono ascoltare su iTunes.

Di nuovo a contatto con l’arte

Per il secondo anno consecutivo, il compleanno di Serena è stato trasformato in un evento: un “home concert”, una esibizione dal vivo nel caldo ambiente della casa dei Deja, che quest’anno ha visto ospite la cantautrice friulana Giulia Daici.
L’anno scorso era stata la volta di Sandor Szabo, che avevo incontrato anche in Ungheria.
All’estero questa è un’abitudine più diffusa, eppure ci vorrebbe anche qui: così organizzata, la performance acustica ci rapisce, accoccolati sui cuscini del soggiorno, in un’atmosfera intima…

A Giulia, un augurio per il suo futuro come artista, che porta la musica agli altri come una testimonianza.

Giulia Daici live in casa Deja ottima la crostata! cd con autografo ottima la focaccia
peresentazione concerto Giulia Daici e i Deja budinetti by Serena la cura del menu

httpv://www.youtube.com/watch?v=3aoST90qmiw&feature=related

Chi dorme non piglia pesci

Domenica mattina, dopo la sveglia delle sette per dare la pappa al piQLo, Dado ed io ci siamo guardati e ci siamo detti: ancora un po’ di nanna!
Ed eccoci allora tutti e tre a ronfare di nuovo fino alle 11.

Pù tardi arriva un messaggino del papi: “Oggi Rampigada Santa, anche mamma è arrivata su fino in cima!

Eccolo là. Guarda un po’ cosa ci siamo persi. Avrei proprio voluto esserci.

httpv://youtu.be/pSfk2zd0I0Q

Quando ero piccola, anche io salivo su per Scala Santa in bici con il compagno di scuola Enrico, come tappa d’inizio prima dei giri sul Carso, dato che abitavo là all’inizio della riva. Mi ricordo, tra le altre, di una pedalata fatta subito dopo una bella mangiata di pesce, che poi una volta arrivati in cima alla salita era già ben che digerito. Ci mettevamo almeno 20 minuti e con un tal tempo ieri mi sa che avrei vinto il premio lumaca. Invece Enrico ho visto che alla rampigada santa ci è andato con tutto il suo team di Mathitech, e ha pure fatto un tempo di 17 minuti ben piazzato nella classifica, gli avremmo sicuramente fatto il tifo come si fa ai veri scalatori.

Meno male che c’è un’ottima recensione dell’evento su bora.la, da parte del mitico Diego Manna (che compare sia nella classifica dei ciclisti che in quella dei podisti… cossa la ga fatta due volte?).
L’anno prossimo non potremo mancare!!!!

p.s. sì lo so che il video trailer dell’evento si usa prima, e non dopo, come ora. Ma el mato co le borse de la spesa che va quasi veloce quanto la bici iera tropo bel (e chi, come mi, ga abitado là, pol identificarse in tuti e do…)

Diego ha il giroscopio incorporato: preferisce il movimento

Quanto è grande il nostro appartamento?
Quante volte in questi giorni lo abbiamo misurato, passo dopo passo, portando in giro avanti e indietro il piccolo Diego, trastullandolo in braccio in tutte le stanze a rotazione?
Una cosa è certa: se quando lo si porta in braccio si balla un po’, lui è ancora più contento.
E’ riuscito ad addormentarsi sulle note degli Steppenwolf e di Sam & Dave

httpv://www.youtube.com/watch?v=5UWRypqz5-o

Il nuovo video dei Deja finalmente on-line!

ingresso alla rassegna di opere cinematografiche, Gorizia Chiara Cardinali, la regista Serena Finatti e Andrea Varnier (presenta Enrico Cavallero) il nuovo video dei Deja

Ieri sera siamo stati alla presentazione dell’ultimo video dei Déja, “Somebody that I used to know – Gotye (Cover)”.
L’evento è stato inserito in una splendida cornice, il 31° premio internazionale Sergio Amidei dedicato alla miglior sceneggiatura cinematografica. Inoltre ieri era l’ultimo giorno della rassegna, e il videoclip è stato proiettato proprio nel momento clou della serata, cioè dopo la premiazione del vincitore del concorso della rassegna durata dieci giorni presso il Parco Coronini di Gorizia, una iniziativa che ha visto anche una grossa affluenza di pubblico (ieri c’era persino la fila rimasta fuori!).
Quando i nostri amici Déja (che hanno riarrangiato il brano con uno stile che preferisco all’originale!) sono saliti sul palco, insieme alla regista Chiara Cardinali, ho avuto l’onore di essere ringraziata da Serena, che ha ricordato come l’ho “vestita” per il video. Infatti le riprese risalgono allo scorso aprile, e ricordo ancora quella lunga giornata in cui mi sono occpuata dei trucchi (prossimamente sarà pubblicato il dietro le quinte…): posso dire che ricoprire e trasformare la nostra cantante (con effetto “materico” come chiesto dalla regista) è stata veramente una sfida unica!

httpv://www.youtube.com/watch?v=BhxvMRArxNY&feature=youtube_gdata_player

Il materiale di stamattina

Grande presenza sul palco per l’attore, Alberto Pagliarino, che durante la rappresentazione di Pop Economy oggi al Miela ha coinvolto il pubblico, interagito, improvvisato.
E anche se lo conoscevo già, il meccanismo della crisi dei mutui subprime, messo in scena così e spiegato in modo divulgativo, mi è apparso ancora una volta più chiaro.

httpv://youtu.be/Cx7XahH33-w

Spunti dell’inizio d’anno

I due giorni a cavallo del veglione li abbiamo passati sul divano (e nel mio caso, col mal di gola).
Abbiamo visto sei film.
Divertenti.
Per dirne uno: Die hard 4.
Non dovrei farne la recensione, perchè probabilmente è l’ennesimo film-pubblicità alle armi di difesa personale diffuse nella società americana.
Però, in quanto film molto maschile, rivela diverse cose.

Ad esempio.
Il protagonista John McClane, un classico “tipo Bruce Willis”, è un duro con delle fragilità: l’essere un semplice battitore libero che mette in gioco il proprio corpo, e l’avere degli affetti famigliari. Nella serie “Die Hard”, i suoi affetti, che lui protegge e rispetta con fedeltà, diventano generalmente uno dei suoi massimi alibi, in quanto vengono costantemente messi in pericolo o presi in ostaggio. Infatti il detective John McClane ha la stessa sfiga che aveva Jessica Fletcher: dove passava lei c’era sempre un delitto; dove passa lui, c’è sempre il rapimento di una fanciulla della sua famiglia.
Vediamo come John McClane, che in apertura di film viene criticato dalle donne di casa (e certe volte non si sa neanche perchè), poi in chiusura viene di nuovo apprezzato (in qusto caso dalla figlia liberata) soprattutto quando si comporta come un vero duro: il riconoscimento di ruolo mostra provenienze bipartisan.

A volte sbaglia, quando “risponde male” e non sa usare la diplomazia nei confronti di interlocutori con cui dovrebbe far squadra, eppure questa forma di rudezza fa parte del personaggio, e viene tollerata dalla trama, perchè di fatto non fa danni, e alla fine diventa un vanto. Certe sue uscite sono così “oltre” che, secondo me, riescono contemporaneamente ad essere un prendersi troppo sul serio e una autoironia.
La funzione di John McClane è quella di vincere eroicamente contro il duro assoluto (il cattivo di turno) che, oltre ad essere rude almeno quanto lui (gare di reciproci sfottò comprese), è anche un “cinico”, quello che dà le “lezioni” punitive (da modello autoritario fuori moda), che sfuma nel terrorismo quando mette in pericolo grandi fette della società civile per i suoi scopi, e che poi si rivela banalmente intento alla appropriazione indebita di grande portata (la vile fuga col malloppo).

Insomma il modello maschile rappresentato è estremo (oltre ad attraversare mille esplosioni in modo simpaticamente irrealistico, secondo me John McClane non si può definire un buon modello, dato che fa fuori un sacco di gente pure lui, per quanto malviventi affrontati in momenti sempre vestiti da “legittima difesa”), e comunque affronta e gestisce un chiaro problema: quello del neutralizzare il maschio ancora più estremo di lui.

Gli altri film del cambio d’anno:
Die Hard 1
Die Hard 2
Le idi di marzo (al cine la sera prima)
Marta sui Tubi in concerto
Il 7 e l’8
The art of flight (e di questo, godiamoci anche il trailer)

httpv://www.youtube.com/watch?v=kh29_SERH0Y