A ciascuno il suo volume

Al concerto dei BSBE, sabato sera, il teatro Miela vibra tutto, i pavimenti oscillano, i bassi attraversano ogni massa rombando.
Io li adoro e li ascolto sempre sul mio iPod, ma questo casino oltre limite nella esibizione dal vivo non me l’aspettavo.
Non per niente si chiamano Bud Spencer BLUES EXPLOSION“, mi ribadisce Dado, “mica BLUES MICCETTA o BLUES DIAVOLINO

la cartolina d'invito al concerto prima del concerto, la batteria in luce

Il materiale di stamattina

Grande presenza sul palco per l’attore, Alberto Pagliarino, che durante la rappresentazione di Pop Economy oggi al Miela ha coinvolto il pubblico, interagito, improvvisato.
E anche se lo conoscevo già, il meccanismo della crisi dei mutui subprime, messo in scena così e spiegato in modo divulgativo, mi è apparso ancora una volta più chiaro.

httpv://youtu.be/Cx7XahH33-w

Le affinità tra noi e le specie animali

Giovedì sera mi sono buttata sul cinema di settore, al teatro Miela.
Rassegna di documentari sulla speleologia.

Non ho un particolare interesse per le grotte, ma mi affascina il senso dell’esplorazione e della ricerca.
Dunque sono andata a vedere com’è fatto il labirinto della più grande grotta di gesso al mondo (Ucraina, duecento chilometri di estensione). Gli speleologi che la mappano restano all’interno anche per diversi giorni, appoggiandosi ad un campo base che comunica con l’esterno attraverso un lunghissimo filo del telefono.
Ho apprezzato il documentario “Il fiume delle rondini”, girato lungo un tratto d’acqua sommerso, nelle Filippine. Le immagini degli uccelli vorticanti nelle grandi cattedrali sotterranee erano emozionanti, per il loro canto continuo ed echeggiante tra le rocce. Diceva lo zoologo: “Vorremmo restare qui per ore, ad ascoltare le rondini che esprimono la loro felicità di colonizzare il mondo”.

rassegna film di speleologia le sedie del Miela alpi giulie cinema Teatro Miela - foyer

Diverse novità al Pupkin Kabarett

Lunedì scorso, a fine pomeriggio, vado a prendermi una pausa in città. Mi fermo a leggere il giornale al bar.
“Le porto un tè come al solito?” mi chiedono. Mi fa piacere che si ricordino di me.
Controllo sul PICCOLO gli appuntamenti e gli spettacoli teatrali. Noto una colonnina in basso a destra: “Il ritorno di Max Sangermano al Pupkin Kabarett…”
Questo è mio.
Devo andare.
Passo subito alla prevendita biglietti.

Lo spettacolo al Teatro Miela comincia alle 21.21, come sempre.
Le musichine della Niente Band aprono le danze.
Entra in scena, immancabile, la giacca psichedelica di Sangermano. Con quelle righe a colori che, se non ridiamo abbastanza, lo faranno scomparire come un effetto speciale.

Si sente la mancanza della presenza femminile di Laura Bussani. Quando arriva il momento del duetto, e dei tipici litigi di coppia, sul palco arrivano Sandro e Max: per stavolta Laura non c’è. E a quel punto, in attesa del numero, il pubblico scoppia a ridere apertamente. Più volte. Alla sola vista di quei due.
E’ evidente che i “battibecchi coppieschi”, questa volta, saranno un po’ diversi…

Il numero migliore della serata, secondo me, è quello di Irene Pacor. E’ il suo primo ingresso al Pupkin, e da sola metterà in scena vari personaggi. Con un cappello in testa, o col cappello in grembo, ci farà sentire all’improvviso i brividi del parto. Monologo dolceamaro sulle sorti dei mariti e delle mogli, nei momenti cruciali della vita…

Niente Band Donge al Pupkin La giacca psichedelica

Trieste Film Festival: i vincitori e il pubblico

Questo articolo, come il precedente sullo stesso argomento, è stato pubblicato su Bora.la

l'accredito

Il Trieste Film Festival è finito, e sono stati annunciati i vincitori.
Innanzitutto, a bilancio della rassegna, ho visto che il pubblico si è sempre fatto vedere ampiamente nelle sezioni serali, pur in assenza della sede centrale del cinema Excelsior, oggi chiuso, e del quale si sente la mancanza. Nel pomeriggio ho notato un’affluenza minore, e questo non rendeva giusto merito alle pur ottime proiezioni presentate in quell’orario. La mia sensazione è che le poche “pigne” e i buoni lavori siano stati distribuiti abbastanza equamente nell’arco della giornata, ad esempio il premiato STURM è stato proiettato alle 18.
Non sono mancate le tipiche “facce da festival”, quelle da maratoneta che presenzia a tutta la rassegna, preferibilmente nelle prime file, e ancora meglio se sempre sulla stessa sedia.

A posteriori della premiazione, mi ritrovo a concordare con i risultati della sezione “premi del pubblico”.
Nella sezione documentari ha vinto DIE FRAU MIT DEN 5 ELEFANTEN – LA DONNA CON I CINQUE ELEFANTI, di Vadim Jendreyko, e il responso del pubblico ha coinciso con quello della giuria.
Nella sezione cortometraggi troviamo il video di animazione intitolato BOB, già descritto nell’articolo precedente; un corto che non si può negare abbia strappato diverse risate al pubblico oltre che un buon applauso in chiusura.
Il premio del pubblico nella sezione lungometraggi è andato a STURM (TEMPESTA), prodotto da Germania – Danimarca – Paesi Bassi, e proiettato al Miela mercoledì pomeriggio. Confermo infatti che questo è stato anche il mio preferito personale in assoluto.

STURM è la storia inventata di un processo all’Aia per crimini di guerra in Serbia, un’opera realizzata con un discreto livello di realismo. Infatti viene dato spazio ai retroscena professionali e personali dei personaggi mentre portano avanti le attività processuali. Si racconta di testimoni in bilico tra il rischio di ritorsione e gli ingranaggi della legge internazionale, di operatori giudiziari più o meno vicini alla politica e di complicati equilibri di compromesso negoziale. In particolare ho apprezzato il filo rosso che legava le sorti delle protagoniste femminili. Di queste, si sono messi in evidenza i pochi appigli presenti al di fuori della condizione di subalternità, le oscillazioni e i dubbi personali, ma anche la loro determinazione ad uscire a testa alta da un sistema che non è il loro.

Per quanto riguarda le altre sezioni del concorso, faccio un cenno a KYNODONTAS (CANINO), di Yorgos Lanthimos – cinema greco, menzione speciale della giuria per i lungometraggi.
Si tratta della tipica costruzione di un micromondo artificiale, che ovviamente ha molto da rivelare sul nostro mondo reale.
La storia è centrata sulle strane abitudini di una famiglia che vive segregata in una villa sin dalle sue origini: i tre figli, in particolare, non hanno mai superato la soglia del cancello, e perciò l’ambiente ha le inquietanti sfumature dell’idillio che nasconde un campo di concentramento. Infatti si tratta di un “concentramento” applicato sulla mente, mediante l’insegnamento e l’educazione. Il risultato che i figli non escano mai dal perimetro è stato ottenuto semplicemente perchè i genitori li hanno istruiti così fin dalla nascita. Emerge dunque l’apparentamento tra l’approccio educativo e le tecniche di addestramento adottate per i cani (da cui il titolo, che fa riferimento alla passione del padre per i cani da guardia addestrati).
Ne emerge una parodia del termine ‘capofamiglia’: il padre è l’unico che esce per andare al lavoro e tornare a casa liberamente. Inoltre è necessario un contributo collaborazionista: la madre non esce mai, ma avvisa il marito telefonandogli in fabbrica, se qualcosa di difficilmente spiegabile si è verificato, in modo che al suo rientro vengano create nuove fandonie che permettano di continuare a reggere il palco. Spettacolare è ad esempio la scena in cui il figlio maggiore non osa superare la soglia del cancello pur aperto, e posiziona accuratamente il piede in un punto adiacente al confine concesso, mentre il padre varca il limite e poi rientra, semplicemente per riprendergli un areoplanino giocattolo caduto fuori.
Il regista non si risparmia il gioco della riproposizione di alcune scene di sesso in chiave assurda, perchè condizionate anch’esse dalla logica imperante. Ne è un esempio il rapporto tra le due sorelle minori adolescenti, una continua alternanza punizione/premio, del tipo: “Se mi regali quel ferma capelli ti lecco. Dove vuoi tu. Per esempio sulla spalla”.
Per il resto, lascio all’immaginazione del lettore il crescendo delle dinamiche di gruppo portate sempre più al limite del sostenibile.

Non solo una foto viola

Questo autoscatto risale a qualche sabato fa, in cui la sera dopo il cinema siamo andati a prenderci sei-succhi-di-frutta-sei con gli amici. Eravamo andati a vedere il documentario Food Inc, un lavoro sul sistema della produzione alimentare (che fa bene il paio col già citato libro Fast food nation).

In questo periodo abbiamo visto dei film o dei documentari interessanti ai festival del cinema (sì, quei festival del cinema che adesso sono in difficoltà nel reperire finanziamenti, e che penso siano una fonte di approfondimento e scambio da preservare).

Come non citare Nollywood, la selezione dei migliori film pop africani proiettata di recente al teatro Miela. Chi l’avrebbe detto che Nollywood, partendo dalla Nigeria, sta diventando la terza industria cinematografica al mondo (dopo Hollywood e Bollywood, l’industria del cinema indiano)?

Segnalo ad esempio i colori delle videodanze di Nora Chipamuire, che studia le performance collaborative. E va vista la storia dell’immigrazione all’incontrario, rappresentata in Africa Paradis, vincitore del festival del cinema africano di Verona. E non dimentico Muniru che prende la parola per tutti noi, prima della cena di raccolta fondi.

con gli amici al bar

La voce Stratos

Locandina film master VHS paola e la regista

Lo scorso venerdì siamo andati a vedere un documentario su Demetrio Stratos e la sua voce, introdotto dai registi che erano presenti in sala.
La cosa che mi ha colpito di più, e che penso possa rimanere valida come un messaggio universale, è stata la volontà di sperimentazione espressa da questo artista. Era per lui ovvio collocarsi in una posizione indipendente dalle convenzioni (quelle del “bel canto” per intenderci), fare ricerca, provare nuove soluzioni; e poi insegnarle ai bambini, quei bambini in cui aveva osservato le capacità più varie, non ancora fissate in regole comuni.

httpv://www.youtube.com/watch?v=6Mi_U1NMS_Y

Pupkin Kabarett

Lunedì scorso sono andata al “teatro sotto casa”, il Teatro Miela, a vedere il cabaret del Pupkin.
Alla biglietteria c’era un questionario su preferenze e gradimento. L’ho compilato subito, ancora in piedi nella fila; alla domanda: “Come hai conosciuto il Pupkin: amici/pubblicità/altro…” ho dovuto rispondere: “non me lo ricordo più: sono talmente tanti anni che ci vengo…”.
In questa serata c’era il grande rientro di Massimo Sangermano, un classico che ha fatto impazzire il pubblico come sempre. E’ arrivato sul palco con un carretto pieno di vecchie edizioni de IL PICCOLO, buone per le sue citazioni di comiche assurdità. Il carretto era in effetti straripante, e gliel’avevano anche detto che il palcoscenico era in discesa, ma lui andava avanti con le citazioni folli dal quotidiano… finchè ad un certo punto il carretto non si è allontanato… fino a imbarcarsi giù per le scale sotto il palco…! Gli altri cabarettisti si trattenevano dalle risate… sono anche andati a fare le foto al mini pasticcio!
Che serata.

Niente Band Pupkin Kabarett i giornali di Sangermano

Casalingo

Giovedì scorso siamo andati al Miela a vedere il concerto di Bugo.
Le scenografie facevano effetto Tyndall e proiettavano raggi di luce riflessi.
Bugo, sul palco, ha esordito: “la serata dobbiamo farla insieme!”.
Un concerto con uno stile un po’ diverso dal solito Bugo. La band suonava con un tiro molto “dance”, quasi da Subsonica. Cassa dritta 4/4, basso bello gonfio, arrangiamenti portanti di tastiere. Bravi!
Le prime canzoni suonate, quelle dell’ultimo e penultimo album: La nave, Amore mio infinito, Ggell, La mia mano. Soliti testi tra il demenziale e l’assurdo, tuttavia interessanti. Non sono mancate Io mi rompo i co$oni e la mitica Casalingo, la mia preferita (e sta parlando Davide).

“Se sei casalingo ami il fuoco del fornello come me… stare in casa è qualcosa di spettacolaaaaare”

Tra l’altro l’ha suonata facendo un fantastico medley con un’altra della mie canzoni preferite, anche se non di Bugo ma di Adriano Celentano: Prisencolinensinainciusol. Troppo avanti =)

effetto tindall concerto di Bugo al Teatro Miela 3gemelli