Gita in bici

Ieri abbiamo fatto buon uso del regalo di Giordano e Luisa, la cicloguida della Parenzana.

La Parenzana nel suo complesso propone un viaggetto in bici su un panoramico lungomare, ma ha certi tratti un po’ trafficati, o su ghiaia, o con salite impegnative.
Allora abbiamo caricato le bici di tutti e tre sull’auto, e siamo andati in Slovenia fino ad un punto intermedo del percorso, quello che parte dall’ingresso del campeggio di Lucija, e da lì abbiamo iniziato a pedalare.
Otto chilometri in tutta sicurezza, daprima nel campeggio, poi lungo le saline, fino al confine con la Croazia.
Diego si è scatenato chiedendoci continuamente di fare gare di velocità in bici… Fino a che è diventato troppo stanco per continuare allo stesso ritmo anche sul ritorno.
Per fortuna papà Davide era attrezzato con il “cammellino”, e ha attaccato Diego alla sua bici, per portarlo al traino fino al punto di partenza.

Per trovare un bel tratto ciclabile facile e interamente sicuro per i bambini piccoli, bisogna spostarsi un po’ da casa. Però abbiamo visto che si possono trovare alcuni segmenti con queste caratteristiche, all’interno degli itinerari turistici rinomati come questo.

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Il cielo visto dal fiume è più largo

trasversale n. 1 trasversale n. 6 l'ultima trasversale Tagliamento con le luci basse
i colori dell'inverno Palla sul fiume piante pungenti nuvole e specchi
stadi di pianta pioniera sasso diverso due specchi di cielo risorgiva eutrofizzata

Sabato ho mappato la strada asfaltata a ridosso dell’argine del Tagliamento, quella con traffico limitati ai mezzi motorizzati autorizzati.
Ci vogliono venti minuti per arrivarci dalla stazione di Codroipo, e mezz’ora di pedale per percorrerla tutta.
Dal paese di Biauzzo a Varmo, dove la lungo argine finisce, le trasversali sono 15.
Qualche burlone si diverte a modificare le scritte sui cartelli, quindi sono tutti diversi.
Tra la settima e l’ottava trasversale appare vicino il campanile di Pieve di Rosa.
Presso la dodicesima c’è un piccolo impianto industriale, non so cosa faccia, ma l’acqua del fiume, solo lì, è eutrofizzata.

il cielo sopra il fiume e si ritorna indietro
Il Tagliamento nella luce sassi e monti sul fiume

Il Tagliamento in autunno

fiori blu sul fiume pianta pioniera? rami sul greto luce sui sassi
L'isola a metà fiume altri verdi sotto l'isola il triangolo d'oro l'oro del pioppo

Mi era stato detto che il Tagliamento sotto il paesino di Belgrado è molto bello.
Vero.

Il quel punto, ha un’isola che divide in due il corso del fiume.
L’isola deve essere piuttosto stabile, perchè ospita degli alberi almeno decennali.
Lì non sono solo due i colori del fiume, ma tre: il bianco, l’azzurro e l’oro specchiato del pioppo.

la traccia tipica della risorgiva zampine d'uccello, notare! segni d'acqua sulla sabbia il triangolo d'oro sul greto
la meraviglia del fiume i colori dell'oro

Bicitinerario: Treno fino a Codroipo, direzione parallela alla ferrovia fino a Biauzzo, argine lungo fiume fin oltre Pieve di Rosa, due campanili dopo c’è Belgrado, l’ingresso al greto è abbastanza tortuoso.

Un pranzo sul Tagliamento vale ben trenta chilometri di bici e tre ore di treno

finalmente vedo il fiume pallatagliamento blu del cielo e blu dell'acqua foglie sul Tagliamento

Oggi sono tornata al mio vecchio amore.
Dopo il treno fino a Casarsa, prendo via Valvasone per Valvasone, via Spilimbergo verso Spilimbergo, e una volta giunta a Pozzo (oltre la chiesa, dopo via Molino) trovo via Tagliamento per il Tagliamento.

Acqua blu inconfondibile: il colore del cielo venuto a terra che contrasta col bianco dei sassi.
Dal mio posto, accoccolata sul greto, si sente il brontolio costante delle piccole onde.
E a un certo punto, quando si alza una brezza leggera, si aggiunge un nuovo rumore. Cric- crac, cric crac… Cos’è, dov’è, scruto oltre la striscia azzurra del fiume. E lo vedo. E’ il suono delle foglie che rotolano: saltano, girano, corrono. Come folletti sulle ruote del vento.

ciuffi di nuvole

DBB-7: bicitinerario

Il giro Dolomiti di Brenta bike è spettacolare dal punto di vista del panorama sulle montagne: il massiccio del Brenta viene circumnavigato ad anello, diventa familiare da qualunque punto di vista.

Noi abbiamo provato a percorrerlo con i bagagli al seguito, un po’ dubbiosi nei confronti di questa scelta, e devo dire in effetti che non la rifarei. Lo so che farsi portare il bagagli a parte dai servizi per i bikers (che su quel territorio in effetti sono presenti) significa dover stare ad una scaletta di tappe concordata, che non permette di deviare o di andare avanti quanto ci pare come abbiamo fatto noi. Però con quelle pendenze, in combinazione con quel fondo delle strade (sterrato, ghiaioso, ripido sia in salita che in discesa) la maneggevolezza della bici col bagaglio non è delle migliori. Un percorso così va vissuto non in maniera turistica bensì sportiva.

Le nostre tappe:
Primo giorno – Villa Banale, Premione, Stenico, Ragoli, Tione, Villa rendena, Vigo rendena, Pinzolo, bicibus per Campo Carlo Magno.
Secondo giorno – Madonna di Campiglio, discesa impegnativa nel bosco fino a Dimaro lungo il fiume Meledrio, ciclabile facile nella val di Sole lungo il fiume Noce passando per Malè e Mostizzolo, in teoria c’è il trenobus fino a Cles ma noi ci siamo andati in bici; pernotto a Tuenno.
Terzo giorno – strada per il lago di Tovel, galleria di Terres, sterrato fino a Flavon (e poi pausa causa forza maggiore).
Quarto giorno – ferrovia Trento-Malè, ripartenza dal lago di Molveno, passaggio presso il lago di Nembia e ritorno a San Lorenzo in Banale e Villa Banale.

la luna e il lupo cartina storica della terra Anaunia meleti della val di Non vista sulla val di Non
erbari trentini Dado sul ponte davidaola e la galleria la galleria di terres
muschio sulla via per il lago di Tovel arcobaleno a Cles cento anni della ferrovia Malè Trento davidaola in treno
sopra il lago di Molveno l'ovatta sulle cime il lago di Molveno ritorno al punto d'inizio

Dolomiti di Brenta Bike

Oggi comincia la vacanza!
Prima settimana in bici sulle dolomiti di Brenta, e seconda settimana a Lagolo con gli amici.

Stasera pernotto a Villa Banale a 530 metri s.l.m., domani tappa fino a Tione o Pinzolo (vediamo che ritmo riusciamo a tenere in salita), dopodomani passaggio a Madonna di Campiglio a 1500 metri, a seguire discesa fino a Mostizzolo, nei giorni successivi leggera risalita per Cles-Tuenno, itinerario abbastanza tranquillo fino a Sporminore che è a 550 metri, e poi ultima risalita verso i 1100 metri di Andalo-Molveno, fino a chiudere l’anello nel weekend.
Non è il viaggio di tre settimane degli anni scorsi ma un condensato di pochi giorni sulle montagne, vediamo un po’ come ci troviamo su questi percorsi con il bagaglio al seguito.

A rivederci su queste pagine per il resoconto che cercheremo di mettere on-line quanto più possibile in tempo reale!

L’Isonzo da Sagrado a Savogna

Ieri sono tornata in bici. Era ora!
Ho cominciato a mappare alcune discese sull’isonzo.

Prima esplorazione: Sagrado, le chiuse presso il ponte.
Avevo sognato una zona come quella proprio in questi giorni…
Nel sogno guidavo un auto, la “carretta” di una volta, su sentieri ricoperti di neve, curve, boschi. E poi arrivavo a una cascata, immergevo per un po’ le ruote in acqua… finchè dovevo fermarmi, tornare indietro, mentre controllavo l’altezza che il pelo dell’acqua aveva raggiunto…

Nella realtà, sono entrata nella zona cantiere sotto il ponte, dove dei tecnici stavano riparando i grossi sassi del gradone che di solito viene levigato dall’acqua.
In quel momento il gradone era esposto e secco, perchè il livello del canale era abbastanza basso. Così ci ho pedalato e camminato sopra pure io, mentre il direttore dei lavori mi guardava male.
Già nel pomeriggio, al ritorno, quello stesso punto era di nuovo coperto dal fiume: l’acqua scivolava sul piccolo salto, curvando tranquilla.

Seconda discesa: dopo Poggio Terza Armata, sotto Peteano, a Boschetta.
Il sentiero non si individua facilmente, è avvolto dalla vegetazione alta. Di quella che quasi richiude il single track e ti accarezza le braccia, mentre tu speri che non abbia le spine! E poi intasa il cambio, arrotolando rami verdi su tutta la ruota dentata…
Da quelle parti l’Isonzo si era ritirato. Segno del suo recente passaggio, la sabbia ancora scura sui ciottoli del greto.

forme del letto il gradone dietro le chiuse verso il salto dell'isonzo le fronde portate dal fiume
rondini e nuvole in alto a sinistra il fiume ciottoli di fiume il cielo sopra di me
attrezzi ancora in uso? strada da imboccare per l'ingresso a fiume colonie di aironi il canale presso Farra

Terzo incontro con l’Isonzo: a Savogna di sotto.
L’itinerario si imbocca da via Josip Vilfan, superando l’autostrada con un sottopassaggio.
Si entra nel folto della vegetazione dell’argine, finchè il sentiero di sassi e pozzanghere sfuma in dune di sabbia, e arriva il senso di anticipazione per l’orizzonte che sta per aprirsi…

Questa volta mi sono portata un pranzo vero e proprio: un po’ di pizza, frutta e dolce, proprio quello che ci voleva per restare abbastanza a lungo seduta accanto all’acqua, e immergermi nell’ambiente per ore.

La zona è quasi deserta, il suono delle onde attutisce i pensieri.
Solo su una lingua di sassi lontani si affolla una colonia di uccelli, sembrano aironi; ogni tanto si alzano in volo, si danno il cambio, aggiustano continuamente le proprie posizioni.

Più passa il tempo, più si notano i piccoli movimenti… come allo stagno, che si rivela solo se aspetti.
Le foglie degli alberi vibrano, verde-argento-verde-argento, rumore bianco.
Le nuvole si trafsormano indolenti: sì, camminano piano anche loro.

Il cielo si espande.
In basso, pecorelle. In alto una piazza azzurra, sgombra. Quanto sarà profonda? Sembra una vertigine. Come il mare quando ci si spinge al largo, e gli occhi verso il fondo vedono solo il blu, e si trema un attimo all’idea di guardarci ancora dentro… prima di decidersi: continuo a nuotare.

L'isonzo a savogna di sotto

Bicitinerario della scorsa settimana, in tre tappe

Prima tappa: dopo il treno Padova-Calalzo e il bus Calalzo-Cortina, comincia la ciclabile “Lunga via delle dolomiti”, sulla ex ferrovia a scartamento ridotto.
La via segue dall’alto il fiume Boite, e partendo da Cortina, passa per San Vito, Borca di Cadore, Vodo di Cadore, Valle di Cadore, Tai di Cadore, Pieve di Cadore, per un totale di 37 km, molto panoramici e tranquilli perchè quasi interamente su pista separata dal traffico.
Nello stesso giorno, al pomeriggio, ho proseguito la discesa fino a Longarone, scendendo lungo il Piave sulla strada asfaltata vecchia denominata “Allemagna”. La strada ormai è poco usata, i paesi semivuoti, la vertigine sulla valle a tratti è marcata, e l’itinerario è troppo solitario. Eppure ricordo con emozione questi tratti meno facili. Il percorso attraversa Perarolo di Cadore, Macchietto, Ospitale di Cadore e Castellavazzo. C’è un errore nella piantina Tabacco 21 che copre questo tratto: sulla mappa la parte finale della strada vecchia sembra mancare, e invece c’è. C’è quasi sempre, una strada vecchia.

palla a padova padova, scorci padova, scorci la casa natale del Tiziano
una tisana al caffè tiziano vista sul lago di pieve di cadore inizio pista ciclabile a Cortina i colori dei monti
i colori della montagna
scorci delle dolomiti i colori del bosco bosco sopra san vito di cadore
sottopasso della ex ferrovia delle Dolomiti
stazione storica restaurata com'era il treno delle dolonmiti la lunga via delle dolomiti

Seconda tappa sulle cartine Tabacco 12 e 24.
La ciclabile del Piave che fa perno su Ponte nelle Alpi è segnalata sul web al sito piste-ciclabili.com. Il commento al tratto descritto a questo link è corretto: seguire alla lettera le indicazioni ha funzionato. “Una volta arrivati a Soverzene, anzichè spostarsi sulla destra Piave, oltrepassando lo stretto ponte con semaforo (a senso unico alternato), proprio prima del ponte, si entra nella zona dell’opera di presa della centrale elettrica.
La zona d’ingresso è molto suggestiva, con un tratto di circa un chilometro che passa fra gradoni, ponti a sbalzo sul Piave ed una bella galleria (forse meglio percorrerla a piedi….non è molto alta…) terminato questo tratto si è sul greto del Piave, e si corre fra bassi cespugli e qualche alta conifera, si costeggia il canale denominato Cellina, che porta l’acqua del Piave dentro il lago di Santa Croce
“.
Quindi, ho potuto passare di nuovo una mattina su percorso adatto ai ciclisti, e un pomeriggio di compromesso su strada asfaltata. Questa volta non semideserta, bensì un po’ più trafficata: la strada del Fadalto. Ha una nomea negativa, perchè è amata dalle moto, mentre le auto si sono trasferite sulla autostrada che deturpa il paesaggio con immensi piloni. Eppure sarebbe una discesa così bella… Si passa dal lago di Santa Croce alla Sella del Fadalto, si vede molto dall’alto il lago morto e si può scendere più da vicino a visitare il piccolo lago del Restello. A quel punto non manca molto a Vittorio Veneto.

galleria della ex ferrovia delle Dolomiti vista sul Piave palla sul Piave vista sul mosaico della centrale di soverzene
la galleria dietro la centrale di Soverzene il Piave dietro la Centrale di Soverzene passaggio per bici dietro la Centrale di Soverzene cosa si dice della strada del fadalto

la terza tappa è stata più un esercizio di stile. La apparente pianura è stata in realtà resa lenta dalla presenza del vento fisso.
Per evitare le strade principali, si può fare uno slalom per i paesini che allunga non poco il giro. Eppure il segmento sul Livenza non è percorribile lungo argine: gli accessi a fiume in realtà non ci sono.
Ecco quindi che sono passata per Anzano, Cappella Maggiore, Cordignano, direzione Sacile, passaggio a Vistorta, e poi direzione Brugnera. Si prosegue per Francenigo, Calderaro, Albina, Campomolino, Portobuffolè, Rigole, Basalghelle, Mansuè, Fossabiuba, Navolè, Meduna di Livenza. E lì c’è il ponte sul Meduna, dove ho voluto evitare la strada nazionale 53, piena di camion. Ecco che è iniziato il zig-zag allungatoia, per Brische, Pozzo, Mure, Frattina, Pravisdomini. Il ritorno sulla strada nazionale 53 diventa fattibile ad Annone Veneto, perchè c’è una ciclabile separata a bordo strada. Perlomeno, fino a Pradipozzo. Dove si può deviare a destra e lasciare di nuovo la strada nazionale, per imbucarsi verso Summaga, ed entrare a Portogruaro di nascosto, non visti dalle grandi direttrici, quasi dietro la ferrovia.

percorso del giro

Padova-Calalzo-Pieve-Cortina-Piave-Longarone… e i pittori

Sabato è stato il giorno del cambio, dalla prima alla seconda parte del viaggio. I motori diesel del treno Padova-Calalzo hanno fatto la fatica di portarmi su per i monti, e le mie gambe del tardo pomeriggio hanno completato l’opera con una scalatina dalla stazione al centro di Pieve di Cadore.
Ad attendermi, in albergo, c’era una signora anziana e minuta, con la vocina sommessa, che però mi ha preso energicamente il bagaglio per portarlo fin su in camera, mentre io cercavo di oppormi.
Prima che facesse sera, ho visitato la casa natale di Tiziano Vecellio. Il custode era cadorino, e il suo amico (che si chiamava a sua volta Vecellio) vantava una probabile parentela col famoso pittore (“All’università ci hanno anche chiesto di fare l’esame del DNA per verificare la discendenza, ma poi non ne abbiamo saputo più nulla“).

Il cambio di tono del viaggio è arrivato il giorno dopo. Sono riucita a farmi caricare la bici sull’autobus per Cortina, e da lì mi sono buttata giù per la “Lunga via delle Dolomiti”, una splendida ciclabile costruita sulla ex Ferrovia delle Dolomiti, che era stata in funzione dal 1912 al 1964.
Scendere nella brezza tra i fiori di tarassaco che ornavano la via, è stato per me come entrare in un quadro. Quelle punte di abeti accostate, quelle ondulazioni di verde dei prati rasati, quelle gradazioni di colore delle rocce e della natura, persino quella cascata che ho adocchiato più tardi lungo il Piave, mi sono apparse fin troppo familiari… Le ho riconosciute, erano le stesse. Le stesse che vedevo ogni giorno da bambina, pitturate sull’intera parete della nostra camera da letto. Oggi mi è sembrato evidente che mamma, per dipingere quell’opera, si fosse ispirata a queste zone.

Dopo il pranzo tardivo a fine pista ciclabile, volevo continuare la discesa. Il cielo si era rannuvolato, la strada non mi era nota, ero già un po’ stanca e avevo sentito alcune gocce di pioggia. Non avevo nemmeno prenotato il pernotto… che fare? La curiosità ha vinto: andare avanti. Con il secondo tratto in bici da Pieve a Longarone, mi sono guadagnata credo almeno sessata chilometri. Alla fine il tempo ha tenuto, e i calcoli sull’ora di arrivo sono stati giusti. Non c’erano altri posti per dormire, prima: dovevo arrivare per forza a Longarone.
Longarone non ha atteso un attimo per darmi il benvenuto con la sua voce. Già il primo cartello di indicazione del centro si è fatto sentire: “Di qua il comune, di là la diga del Vajont“. Ho trovato posto in centro, all’hotel Posta, da cui ora sto scrivendo. La sua hall, al posto della parete lato valle, ha una grande vetrata. La diga, dalla sua posizione ad altezza imponente, sembra entrare nella stanza.

Collio sloveno, verso le sorgenti del Versa

Domenica. Vado in giro in bici con la scusa dell’esplorazione di angoli inediti sopra la zona di Cormons. Ora posso ricominciare a trovarne, grazie alla recentemente pubblicata nuova cartina Tabacco del Collio goriziano e sloveno.

Dopo il passaggio nelle zone del Preval, mi aggancio alla striscia azzurra del torrente Versa, e lo risalgo contro corrente.
Appena superato il confine, il nome del rivo cambia, diventa Birša, e il paesaggio pure: comincia la salitella, diventa più fitta la trama dei vigneti.
Salgo salgo fino a un guado, dove mi siedo a far pranzo al sacco. Il terriccio attorno a me mostra impronte di capretta, se non di un animale selvatico passato ad abbeverarsi.

Il Birša sparirà nelle pieghe del colle, e l’ultimo strappetto su strada bianca mi porterà ad un panorama aperto sulla valle, pettinata di verde in tutte le sue gobbe.
Per qualche strano motivo, la discesa (gustosa, ripida, frizzante di vento) sembra molto più lunga dell’andata: di solito è il contrario, di solito la velocità brucia in un attimo l’altitudine guadagnata.
E invece stavolta sono vigneti, filari e ancora vigneti.
Un’ubriacatura di scorci.

il versa nel Collio goriziano primavera sul Versa impronte di animali mini Guado sul Birsa
filari e curve chiesa di Kojsko docli ondulazioni domenica di sole
facciata del castello di Vipolze il castello di Vipolze zona concerti, sembra disegni di vigneti
verso le sorgenti del Versa Collio sloveno

Bicitinerario: Stazione di Cormons, la Subìda, perimetro del sentiero delle vigne alte, laghetti del Preval, torrente Versa, valico italo-sloveno di Castelletto-Versa, argine del Birša, strada bianca lungo il Birša, arrampicata fino a Kojsko, e poi di nuovo su strada asfaltata, Gonjace, Bale, Šmartino, Breg e da lì giù per la curva che scende verso Kozana. Tutta la discesa fino al castello di Vipolze, riattraversamento del confine sullo stesso valico dell’andata, rientro fino a Cormons.