Ogni tela colorata ha un nome diverso

Stanotte ho sognato di avere un pomeriggio libero e di passarlo tutto nel negozio di tessuti per il patchwork.
Passavo ore a parlare dei colori delle stoffe e dei lavori di filo.
Senonchè ad un certo punto mi ricordavo che dovevo andare a prendere Diego dai nonni… tempo libero finito e risveglio improvviso!

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Quota 20 quilt

Appena ho completato il ventesimo pannello patchwork, mi sono accorta che era pieno di errori. Una serie di errori preziosissimi, che mi hanno fatto capire un sacco di cose.
All’improvviso, dopo molto cucito spontaneo, ho cominciato a “vedere” cose che prima non notavo.
E mi sono passata in rassegna tutti i lavori fatti in precedenza, alla luce delle nuove idee.

Ho notato che il passaggio da un campo con un tipo di trapuntatura ad un altro campo trapuntato in modo diverso, è come il passaggio da un colore all’altro.
Mi sono accorta che componevo a partire dai moduli di taglia intermedia (i “blocchi”, ad esempio quadrati concentrici), e non sempre questo bastava ad ottenere il risultato cercato.
Ho scoperto che l’effetto finale è dettato molto anche dal tipo di iter compositivo: unire i blocchi a striscie? a spirale? provando a posarli vicini paralleli e tutti pronti, o solo uno dopo l’altro?
Tra i tipi di iter compositivi sono passata dal progetto tutto pianificato in partenza, al puro caso di frammenti sparsi sul tavolo da cui appare una forma a sorpresa…
Sì, finalmente ho cominciato a vedere a che livello la “composizione” diventa “forma”. La forma della macchia di colore che si condensa all’improvviso in un insieme sulla tela, coi suoi pesi e i suoi sbilanciamenti. E’ una sagoma che ha praticamente la scala dell’intero quilt, a volte largo quasi un metro… In fondo non è strano che ci siano volute venti prove prima di pensare veramente sulla scala giusta: prima d’ora non avevo mai disegnato su fogli grandi un metro!

U volanti