La sorpresa del numero 5

Per il quinto pantalone da realizzare con taglio e cucito, mi sono cimentata con un tessuto in pura lana vergine.
Già quando ho cominciato a tagliarlo mi sono accorta della differenza.
Più disteso, più rigido, poco disponibile alle pieghe.

Non credevo che la elasticità diversa avrebbe richiesto di cambiare persino il cartamodello! E me ne sono accorta dopo che avevo già tagliato la stoffa a filo!
Aggiungere un centimetro di là per compensare la mancanza di mezzo centimetro di qua? Cambiare la curvatura e riprovare più volte come mi sta, prima di confermare l’imbastitura?
Più cucivo e più notavo delle cose su cui farmi delle domande.
Ogni lavoro mi sembra più complesso del precedente, e ancora non ho trovato tutte le risposte.

Comunque, dopo molte prove e adattamenti, ieri ho finito l’opera: ora il pantalone di lana è pronto.
Giusto in tempo per le giornate più fredde!

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Il quarto pantalone

Da quando ho trovato un metodo per cucirmi i pantaloni da sola, sono entrata in una abitudine seriale, che potrei continuare per un bel po’, pur di risolvere il problema dei pantaloni per qualche anno o giù di lì.
Il giorno stesso che avevo finito il terzo, ho iniziato a cucire il quarto paio, scegliendo un cotone Shetland flannel di colore grigio, appena un po’ più chiaro di quello usato per il lavoro precedente.

Se negli ultimi lavori ho sperimentato un po’ di variazioni sul cartamodello base (più stretto, più dritto…), ora che sto cucendo il quarto pantalone, stanno già spuntando delle fantasticherie di un altro tipo.

L’altra notte ho sognato che volevo comprare stoffe nuove. Chiedevo della lana sobria a tinta unita: come tutta risposta, mi proponevano sgargianti tele rosse e blu, forse adatte per grandi tende a fiori…
Il giorno successivo, non ho resistito, e ho provato a dar seguito al sogno.
Mi sono avventurata in Emporio, dove ho comprato per la prima volta della stoffa in pura lana.
E così, ho introdotto la prossima variabile a sorpresa: come “cadrà” questo tessuto? Si comporterà in modo diverso rispetto al cotone flanellato che ho usato regolarmente finora?

Non ho ancora finito il quarto pantalone, e ho già tutto quello che mi serve per cucire il quinto.

tagliare la stoffa preparare le tasche confrontare i pantaloni
cucire i bottoni fissare il passante pantalone numero 4 finito!

Pantalone numero tre

Quando ho finito il mio secondo pantalone, quello azzurro, sono stata assalita da un dubbio.
E se la stoffa si restringesse?
Non ho lavato la stoffa prima di cucirla…
Avrei dovuto farlo, e ora?

Prima di iniziare il terzo pantalone, ho deciso di fare questo passo in più.
Ho misurato la stoffa appena acquistata, un cotone shetland flannel grigio classico spinato: duecentoundici centimetri.
L’ho tenuta ammollo tutta la notte.
L’ho stesa senza centrifugarla, fuori dalla finestra.
L’ho misurata, la sera dopo. (Si sarà ristretta? di quanto?)
Duecentotredici centimetri…
Si è allungata!
(Tutto il contrario di quello che doveva succedere…)
Eh, il peso dell’acqua non strizzata l’ha tirata in giù, mentre stava appesa ad asciugare…

Nel frattempo, il pantalone azzurro indossato dal lunedì al venerdì si allargava con l’uso… una taglia in più… due taglie in più… sempre più comodo… (meno male che il cinturino a laccio nascosto era regolabile, giorno dopo giorno).
Roba che il restringimento previsto al primo bucato, diventava necessario per tornare al punto di partenza…

Niente da dire.
La stoffa è viva.

un centimetro in meno sulla carta sul fondo vado comoda i fili del giorno caduta abbondante
siamo al fondo i test sul colore diverso i bottoni, come sempre Pantalone finito

Storia di un filo invisibile e altri misteri

Appena ho finito di confezionare il mio primo pantalone, mi sono subito buttata nella preparazione del secondo.
Credevo che la lezione imparata dalla cucitura del primo, e la introduzione di un paio di migliorie (come l’aggiunta dei rientri sulla gamba nel cartamodello del retro, e lo spostamento delle tasche) sarebbero bastate per arrivare dritta dritta alla meta.
E invece mi sono capitate delle strane avventure.

Come prima cosa, dopo aver scelto una bella stoffa di cotone spinato azzurra e nera Shetland flannel, sono andata a comprare il filo da cucire: un colore petrolio che si intonava bene con la somma di trama e ordito.

Però, dopo aver iniziato le prime cuciture, mi sono accorta che il filo da cucire si combinava così bene alla stoffa da… sparire subito dopo la cucitura. Il che non è sempre un pregio: non avevo più i riferimenti per le cuciture successive!
Allora ho deciso di tenere quel magnifico filo invisibile per il lato davanti, abbinato ad un vecchio filo nero datato non so quando, per il lato dietro delle cuciture.
Quando ho cominciato ad avvolgere il nero sulla spoletta, mi è sembrato un po’ più ruvido dell’altro, ma non mi sono fatta altre domande.
Fino a quando ho provato a cucire col punto zig zag, e anche il filo nero ha cominciato a sparire nella stoffa, senza comporre più un vero zig zag, ma piuttosto sgusciando come un serpentello.
Un mistero dopo l’altro!

Per vederci chiaro, ho ripetuto le prove su uno scampolo di stoffa flanellata rossa, ho cambiato la tensione del filo alla macchina più volte (senza ottenere grandi risultati), ho provato altri fili da cucire di cui avevo qualche residuo, e mi sono rimessa al lavoro.

Se non che, anche la stoffa del pantalone ha cominciato a ritirarsi: l’unione del lato davanti con quella del lato dietro mostrava almeno un centimetro di differenza. Meno male che mi ero lasciata un ampio margine, altrimento il fondo della gamba sarebbe stato più corto da una parte e più lungo dall’altra. Eppure, quando li imbastivo, erano uguali…

Finchè, durante un risveglio notturno, pensa pensa pensa, e mi sono illuminata.
Il filo ruvido di qua.
Il filo liscio di là.
Non sono lo stesso filo.

Mai cucire con filo di cotone da un lato e filo di poliestere dall’altro!

Non mi aspettavo che due fili da cucire, che evidentemente avevano delle elasticità diverse, avrebbero tirato la stoffa da un lato così bene, da riuscire ad allungare l’altro lato…
Come Alice nel paese delle meraviglie: mangia un dolcetto! Diventi più alta. Mangia un salatino! Diventi più bassa, così piccola che puoi passare in una minuscola porticina.
O potrei dire, in un’asola di bottone.

Chiarito il mistero, cambiata la caricatura della macchina, finito il lavoro.
E ora posso finalmente gustarmi la morbidezza di questa stoffa messa addosso: averne carpito alcuni segreti, me la fa veder più bella.

tutti i pezzi di stoffa pronti punto marca a filo carta il passante strategico binario bicolore
qui il filo blu non si vede qui il filo blu si vede ho provato una nuova fascia sulla vita dei pantaloni il secondo pantalone è finito!

Per cucire un pantalone ci vuole pazienza

Tra i miei progetti di cucito più recenti, c’era il sogno di liberarmi finalmente di un problema che mi inseguiva da anni.
Il problema dei pantaloni.

Io, quando devo comprarmi un pantalone, non ho pazienza. Non sopporto di stare lì a provare due, tre o più paia di pantaloni, e poi doverli scartare, perchè non mi vanno bene. La maggior parte dei capi testati in camerino non ha la forma giusta: ogni persona è diversa, e ci vogliono sempre vari tentativi prima di trovare l’indumento che ha la foggia adatta. Lo shopping non fa per me.
Per non parlare dei pantaloni comprati sbagliati. Quelli che, quando li provi, ti sembra che ti donino a perfezione; ma dopo la prima giornata intera che li hai tenuti addosso, non li sopporti più. Troppo stretti, da dare ai nervi. E non li metterai una seconda volta. Mi capita almeno ogni due anni. Cimeli che restano in fondo all’armadio.

Quando ho preso mano con la macchina da cucire, ho cominciato a fantasticare su questa cosa: ah, se imparassi a cucirmi dei pantaloni, me li preparerei tutti in serie, giusti perfetti, non avrei più il problema di doverli provare a vuoto nei negozi, sarebbe una liberazione! Ce la farò mai? O ci vorrà un corso di sartoria?

Quindi mi sono armata di carta velina, righello, e descrizioni di cartamodello.
E lì è cascato l’asino.
Perchè il problema mi ha inseguito fino a casa, ripresentandosi pari pari.
Riuscirò a disegnare un pantalone che mi vada bene?
Senza un cartamodello su misura per me, ero punto a capo.

Ho provato a studiare il cartamodello più facile che ho trovato in rete.
L’ho ricostruito su carta.
Disegna, cancella, ritaglia.
L’ho confrontato col pantalone che mi stava meglio.
Risultato: tutto altro.

Dopo una settimana di studio e sei tentativi di cartamodello (ritagliati prima e stracciati poi, roba che quasi finivo il rotolo), mi sono detta: ecco, il disegno è fatto.
E mi sono buttata nel cucito.

Tre giorni di filo e un po’ di trucchi del mestiere raccattati in giro, ed ho completato il mio primo pantalone.
Come cartamodello, uno schema un po’ più complesso trovato sul web, a cui ho applicato una media delle misure prese su di me e su un mio pantalone valido.
Forma a mix tra pantalone a carota e pantalone a trombetta, con rientro sopra il ginocchio (non vi dico gli altri nomi buffi che ho trovato nella lista “tutti i tipi di pantaloni che esistono”).
Disegno della stoffa dritto a piombo sulla piega della gamba (e se dritto non è, stirarlo: mantenere il “drittofilo”!).
Fondo adattato, come i “veri”: corto davanti, lungo dietro.
Infilare una gamba dentro l’altra prima di unirle (chi l’avrebbe mai detto?).
Cucitura del cavallo irrobustita da una ulteriore impuntura (come i jeans).
Niente lampo: solo bottoni (nascosti).
Quando l’ho provato, assomigliava veramente al pantalone precedente su cui mi ero basata: “cadeva” nello stesso modo, sono bastate minime correzioni. E, non pensavo, ma ogni piccola correzione si vede.

Quando il cartamodello c’è, va seguito al millimetro.

quante righe sul cartamodello ecco fatto, copiato il pantalone buono pronti a comiciare? come siamo messi col dritto filo?
giallo per punto marca, bianco per imbastitura una tasca su misura le tasche si cuciono prima delle gambe il trucco delle gambe una dentro l'altra!
impuntura sul cavallo il top della pazienza va alle asole scucirino per levare l'imbastitura la spighetta è nascosta
pantaloni coi bottoni un vero fondo di pantalone i trucchi di chiusura restano nascosti il pantalone è finito!

La terza gonna si fa patchwork

La macchina da cucire volante non esiste, ma il kit da cucito da valigia sì.
Ecco allora che, per non far andare fuori stagione i miei progetti di cucito nelle settimane dei miei viaggi di lavoro, me li sono portati dietro in UK.

Questa terza gonna è stata progettata in una giornata di vacanza a Pirano, mentre sui depliant del ristorante ne abbozzavo lo schema del patchowrk a spina di pesce, in attesa del branzino gigante al forno che ci siamo mangiati in tre, Dado Diego ed io.
E’ una gonna leggera, anche se lunga, per cui non potevo farla aspettare oltre.
Il modello è quello della “gonna a sei veli”, che Luisa mi ha insegnato nella giornata dedicata a riscoprire i cartamodelli che usava sua madre.
Ho ricavato i primi due veli dall’ultimo pantalone premaman che mi era rimasto, scoprendo che era fatto di un tessuto che non avevo mai sentito nominare: la ramia, una fibra vegetale estratta dalle cortecce, operazione che mi sembra incredibilmente laboriosa, meno male che ne avevo una versione mista a cotone.
Per i due veli successivi, il sabato mattina prima di partire, mi sono accaparrata da Servadei della bella stoffa fiorita in altre tinte di blu.
E per gli ultimi due veli, quelli destinati al mix della composizione, ho raccolto tutte le pezze rimaste dai lavori precedenti: frammenti minimi di camicia, striscioline tagliate via mentre componevo la coperta per Diego.
Il kit da viaggio è stato minimale: pezze di stoffa già tagliate, cartamodello, due aghi e due spilli, filo da imbastitura (che si spezza con le mani), gesso da sarto, e quell’accessorio che adoro: l’infila-ago.
Nella camera d’albergo ho trovato la tavola da stiro, proprio quello che ci voleva per fissare le pieghe. E per gli ultimi tagli da decidere mentre componevo i pezzi, mi sono fatta prestare le forbici dalla reception: in aereo, non le potevo portare.

Durante il viaggio, dunque, per due sere mi sono messa a cucire, ripassando orli col gesso e col punto marca, e unendo le pezze con imbastiture, per diverse ore consecutive… fino al momento in cui crollavo dal sonno.
E così tutta la composizione è stata messa insieme: ogni minima strisciolina di stoffa è stata utilizzata, anche quelle alte solo pochi centimetri, in una sequenza di sfumature azzurre di cotone Solid Kona.

La mattina dopo, nella telefonata del risveglio, Diego mi ha raccontato di aver visto la luna tutta intera, nel cielo della sera precedente. In una di queste chiamate quotidiane, Dado ha detto di essersi accorto che l’orlo della sua camicia era consumato. Subito Luisa che lo ha sentito, ha aggiunto: “Una camicia che non userai più? Diventerà un’altra gonnetta per Paola!

il punto di partenza del lavoro prova colori nuove stoffe blu dal cartamodello
ma come sono belle due veli per la gonna ma guarda che forbici strane minimo kit da viaggio
c'è ancora il punto marca ora sono quattro i veli prova di unione delle pezze ecco fatto il mosaico

la gonna patchwork finita dettaglio del ricamo

Stoffe nuove per la festa

Nelle mie ultime fantasie di cucito, vagavo verso progettoni da cento pezzi di stoffe diverse, da unire in grandi coperte patchwork. Ho rimesso i piedi per terra nella mia condizione di principiante, e questa immagine si è semplificata in una copertina da dodici riquadri colorati, più facile da realizzare in tempo per il compleanno di Diego.

Durante le ricerche sul web, ho scoperto il sito patchworkvictim, che espone in anteprima le foto di tutte le stoffe disponibili, così ho scelto virtualmente gli accostamenti delle tinte e dei motivi, acchiappando bici tra le nuovole e procioni su dischi volanti, prima dell’acquisto nel corrispondente negozio che, colpo di fortuna, si trova a Trieste!
Lunedì sono arrivata a casa con le pezze colorate, e Diego mi ha aiutata ad affiancare i riquadri scegliendo come disporli nel mosaico.
Ho cucito di buona lena la sera e la mattina, unendo il retro dei lembi con la doppia impuntura (cioè fissando la stoffa ripiegata ai due lati della unione). Meno male che mi sono limitata ad una idea semplice, perchè il lavoro di filo lievita facilmente: dodici pezze -> quaranta cuciture -> centosessanta chiusure dei fili terminali!
Non so se questo esercizio mi ha aiutata a imparare a cucire dritto, ma ho scoperto che se i teli sono molto grandi, persino il peso della massa di stoffa che scorre può farti deviare dalla retta via.

Intanto, a fianco delle sessioni spese col vero filo in mano, continuano le fantasticherie sul cucito del giorno dopo, e le idee in coda si scavalcano per conquistare il prossimo turno. Dovrò portare pazienza nei prossimi giorni che passerò in viaggio all’estero, perchè la macchina da cucire volante non è ancora stata inventata!

il materiale e il progetto della copertina Digo mi aiuta ad affiancare i colori piega sul retro della doppia impuntura lato davanti della doppia impuntura
ecco la copertina finita Buon compleanno Diego!

Chi è rimasto in maniche di camicia

Domenica pomeriggio non avevo lavori di cucito in programma, quindi era l’occasione buona per riposarsi, vero?
E invece no!
Con i frammenti di stoffa più improbabili (una attaccatura di bottoni, un ritaglio del ritaglio usato in precedenza ma che ero contenta comunque di rivedere, una manica di una camicia dismessa di Davide…) mi sono buttata al volo nella creazione di una sacca porta libro.
Chè quella che avevo prima era persa.
Non potevo restare senza, no?

da una manica di camicia misura delle pezze prova del lembo diagonale ecco fatto il porta libro!

Con la macchina da cucire sempre in testa

Per il mio secondo lavoro di cucito, Davide mi ha accompagnata alla merceria Servadei, e ha insistito perchè mi dotassi dei giusti accessori di base. E così ho fatto scorta di spolette, aghi di ricambio, fili da imbastitura di colori diversi per le fasi distinte del lavoro, e altri attrezzi vari.

Se la prima volta mi sono buttata senza neanche saper cucire dritto, questa volta ho introdotto un po’ più di metodo, con l’uso del cartamodello (comunque inventato), del gesso da sarta e del punto marca per segnare i contorni, e ho persino abbozzato un piccolo ricamo con la macchina da cucire.
Anche per questo vestito il materiale è tutto recuperato: ho usato un altro pantalone dei tempi pre-maman, e una camicia che non mi stava più ma a cui ero molto affezionata!
Il risultato è una gonna fiorita e leggera, e con questo ritmo di lavoro quasi quotidiano, sto sfornando una nuova creazione ogni due settimane.

Ma la cosa incredibile è che, mentre procedo con un progetto, ne visualizzo molti altri di nuovi, in tutti i passaggi e dettagli. Se volessi dar seguito a tutte le idee taglia e cuci che mi frullano in testa, ne avrei per un anno intero!

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CIMG2733 CIMG2734 CIMG2735 ecco fatta la nuova gonna

Ago e filo

Ho l’impressione che le attività di taglio e cucito diventino facilmente sociali.
Mamma mi ha prestato la sua macchina da cucire.
Davide mi ha mostrato come far passare il filo.
Serena mi ha detto come si apre e chiude una cucitura.
Luisa, dopo aver lubrificato il pistone, mi ha spiegato come si ottiene la sagoma di una gonna dalle proprie misure.
Ed ecco fatto: ho trasformato un pantalone premaman che usavo ai tempi del pancione, e una camicia che non mi sta più, in una gonna con le pieghe!
Ho già in mente le prossime idee…

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