Per cucire un pantalone ci vuole pazienza

Tra i miei progetti di cucito più recenti, c’era il sogno di liberarmi finalmente di un problema che mi inseguiva da anni.
Il problema dei pantaloni.

Io, quando devo comprarmi un pantalone, non ho pazienza. Non sopporto di stare lì a provare due, tre o più paia di pantaloni, e poi doverli scartare, perchè non mi vanno bene. La maggior parte dei capi testati in camerino non ha la forma giusta: ogni persona è diversa, e ci vogliono sempre vari tentativi prima di trovare l’indumento che ha la foggia adatta. Lo shopping non fa per me.
Per non parlare dei pantaloni comprati sbagliati. Quelli che, quando li provi, ti sembra che ti donino a perfezione; ma dopo la prima giornata intera che li hai tenuti addosso, non li sopporti più. Troppo stretti, da dare ai nervi. E non li metterai una seconda volta. Mi capita almeno ogni due anni. Cimeli che restano in fondo all’armadio.

Quando ho preso mano con la macchina da cucire, ho cominciato a fantasticare su questa cosa: ah, se imparassi a cucirmi dei pantaloni, me li preparerei tutti in serie, giusti perfetti, non avrei più il problema di doverli provare a vuoto nei negozi, sarebbe una liberazione! Ce la farò mai? O ci vorrà un corso di sartoria?

Quindi mi sono armata di carta velina, righello, e descrizioni di cartamodello.
E lì è cascato l’asino.
Perchè il problema mi ha inseguito fino a casa, ripresentandosi pari pari.
Riuscirò a disegnare un pantalone che mi vada bene?
Senza un cartamodello su misura per me, ero punto a capo.

Ho provato a studiare il cartamodello più facile che ho trovato in rete.
L’ho ricostruito su carta.
Disegna, cancella, ritaglia.
L’ho confrontato col pantalone che mi stava meglio.
Risultato: tutto altro.

Dopo una settimana di studio e sei tentativi di cartamodello (ritagliati prima e stracciati poi, roba che quasi finivo il rotolo), mi sono detta: ecco, il disegno è fatto.
E mi sono buttata nel cucito.

Tre giorni di filo e un po’ di trucchi del mestiere raccattati in giro, ed ho completato il mio primo pantalone.
Come cartamodello, uno schema un po’ più complesso trovato sul web, a cui ho applicato una media delle misure prese su di me e su un mio pantalone valido.
Forma a mix tra pantalone a carota e pantalone a trombetta, con rientro sopra il ginocchio (non vi dico gli altri nomi buffi che ho trovato nella lista “tutti i tipi di pantaloni che esistono”).
Disegno della stoffa dritto a piombo sulla piega della gamba (e se dritto non è, stirarlo: mantenere il “drittofilo”!).
Fondo adattato, come i “veri”: corto davanti, lungo dietro.
Infilare una gamba dentro l’altra prima di unirle (chi l’avrebbe mai detto?).
Cucitura del cavallo irrobustita da una ulteriore impuntura (come i jeans).
Niente lampo: solo bottoni (nascosti).
Quando l’ho provato, assomigliava veramente al pantalone precedente su cui mi ero basata: “cadeva” nello stesso modo, sono bastate minime correzioni. E, non pensavo, ma ogni piccola correzione si vede.

Quando il cartamodello c’è, va seguito al millimetro.

quante righe sul cartamodello ecco fatto, copiato il pantalone buono pronti a comiciare? come siamo messi col dritto filo?
giallo per punto marca, bianco per imbastitura una tasca su misura le tasche si cuciono prima delle gambe il trucco delle gambe una dentro l'altra!
impuntura sul cavallo il top della pazienza va alle asole scucirino per levare l'imbastitura la spighetta è nascosta
pantaloni coi bottoni un vero fondo di pantalone i trucchi di chiusura restano nascosti il pantalone è finito!

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