Da noi il posto presso il focolare è occupato dalla radio

Ha fatto bene, la nostra amica Carla, a regalarmi un libro sulla storia della radio in Italia e nel mondo, “Cari amici vicini e lontani” di Giorgio Simonelli.
Perchè ci ho ritrovato tanti significati a cui avevamo dato valore già da tempo.

La vita della radio come spazio culturale ha attraversato fasi diverse, partendo dal periodo in cui era un grosso mobile elegante al centro del luogo in cui si raccoglievano tutte le persone della casa, mobile da cui provenivano i “discorsi del caminetto” proposti da voci importanti che volevano mandare messaggi a tutta la nazione.
E’ poi stata calamita per le novità delle nuove generazioni e per la trasgressione giovanile, e più di recente si è intrufolata negli anfratti di tempo libero personale specializzandosi su gusti di gruppi di ascolto dedicati.

Il periodo iniziale che la vedeva mezzo di comunicazione di massa con un posto nel cuore caldo della casa è passato da un bel po’, e ha visto in molte case uno spodestamento da parte della televisione. Ma non per noi: sarà ormai un decennio che la radio è l’unica colonna sonora della nostra dimora, e lo stereo che acchiappa tutte le radio da internet o i vari podcast delle trasmissioni che preferiamo occupa effettivamente un elegante punto centrale del soggiorno.
Ci ho provato un certo gusto, poi, a leggere i riferimenti agli esempi più importanti di emittenti radio che propongono contenuti di qualità, e a ritrovare quelle stazioni che effettivamente noi preferiamo: la più volte citata Radio Popolare a cui siamo abbonati, ma anche Radio 24 e Radio Rai 3 con l’attenzione data alla “parola” nelle trasmissioni come Fahrenheit… insomma, chi le ascolta lo sa!

Finito un nuovo libro

Dalla quarta di copertina:
“Vista come un oggetto familiare e un po’ démodé, la radio è stata in realtà una delle più dirompenti invenzioni tecnologiche dell’epoca moderna: figlia dell’elettricità, è nata da uno straordinario concorso di talenti e fantasie e si è subito imposta per la novità rivoluzionaria del suo modello di comunicazione “immateriale”.
Questo libro ne racconta la storia e il movimentato percorso alla ricerca di una collocazione culturale: concepita all’inizio come anti-mass medium destinato non all’ampia divulgazione ma alla trasmissione di messaggi in codice, la radio diventa nei primi del Novecento lo status symbol del ceto medio desideroso di aprire una finestra sul mondo dall’intimità dei suoi salotti.(…)
Nuovo focolare di aggregazione domestica negli anni venti e oggetto-feticcio dei movimenti giovanili anni sessanta, veicolo istituzionale dei bollettini di guerra e irriverente strumento delle burle fantascientifiche di Orson Welles, la radio ha accompagnato i momenti decisivi dell’ultimo secolo e gode ancora di una insospettabile vitalità: Giorgio Simonelli, in uno studio ricco e coinvolgente, racconta le tappe di una storia avventurosa in pieno svolgimento”.

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