Un mondo vicino e lontano

La notte dei ricercatori dello scorso venerdì mi ha portato quello che aspettavo.
Ho trovato tutti gli amici che volevo vedere, e a uno ho addirittura detto: “per poco non finivo a lavorare nella ricerca anche io“.

Mi ha appassionato vedere Luca che ci metteva la faccia, sui temi che a lui erano cari, e Carla che ci metteva le parole, nella sua recensione.
Tante sono le luci che illuminano il mondo scientifico ma è meglio non dimenticarsi anche delle ombre. Ce lo ricorda il gioco dell’oca del ricercatore: ad ogni tiro di dado fioccano gli imprevisti legati alla disponibilità di fondi, alla precarietà dei contratti, ma anche ai dati sperimentali da buttare oppure ad un prezioso macchinario fuori uso. Fermo un turno o riparti dal via, e solo i più fortunati arrivano all’ultima casella: “Vinci un posto di ricercatore di ruolo””

Sapevo già che il gruppo dei “ricercatori erranti” aveva in programma un collegamento skype con i loro colleghi che hanno lasciato Trieste per mete come Plymouth, Boston o Ankara, con la consapevolezza che tornare in Italia sarebbe stato difficile.
Eppure, quando ho visto i loro volti materializzarsi davvero, proiettati in diretta su un lenzuolo che a sorpresa si è fatto schermo in piazza della Borsa, non ho potuto fare a meno di emozionarmi anch’io.

cervello in fuga

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