Il delta d’Europa

Una delle puntate più avvincenti del viaggio in Olanda, secondo i miei gusti, è stata la visita alla diga sull’Oosterscehlde e al parco scientifico dei Delta Works (Deltawerk, in olandese), presso Middelburg.
L’Oosterschelde è l’estuario del fiume Schelde che, insieme al delta del Reno e della Mosa sempre in Olanda, è stato nei secoli sito di ripetute inondazioni.
E’ incredibile vederlo rappresentato nelle mappe per gli studenti olandesi, ma l’Olanda è un territorio completamente costituito da delta, nient’altro che delta. Un terriorio omogeneo e del tutto dedicato alla sua complessa gestione. L’Olanda si becca tutti gli “scarichi” dei fiumi navigabili provenienti dagli altri paesi, e che all’arrivo realizzano un complesso abbraccio col mare. L’Olanda è il delta dei più grossi fiumi d’Europa, ed una delle più grandi aree di delta del mondo.

A questo punto, già che c’erano, gli Olandesi si sono specializzati in gestione di delta di fiumi. La loro opera è stata costantemente concentrata sulla creazione delle difese dalle eccessive variazioni del livello dell’acqua. Variazioni che possono presentarsi in diverse direzioni. Troppa acqua dolce non va bene, rischio alluvione. Troppo poca acqua dolce non va bene, lascia i campi a secco. Ma la peggiore delle situazioni è l’acqua del mare che rientra nel delta: la salinizzazione dei campi è la più negativa delle condizioni, da evitare in tutti i modi, e le tempeste marine sono le più pericolose.

Ecco allora che le opere idriche (mulini che pompano via acqua, dighe e barriere, bonifiche e deformazioni dei canali) sono state presenti sempre nella storia del territorio olandese. Senza raggiungere mai uno stop. Per esempio, ben il 20% del territorio olandese è risultato di bonifica, strappato ai fondali, e abbiamo visitato siti che verranno bonificati in futuro.
Una delle cose che mi ha colpito di più, è che le più grandi dighe olandesi sono state erette molto di recente, in pratica negli ultimi decenni. E non solo. Il progetto contnua fino al 2015; anzi, dato che c’è la crisi economica, le prossime opere pubbliche di avanzamento delle dighe sono state accelerate, come misura orientata ad aumentare il livello di occupazione, dato che i progetti erano già stati definiti e valutati all’interno di un sistema integrato.

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Il territorio olandese è uno dei più modificati al mondo, la natura che c’è non ha niente di originale. Tanto per darvi un’idea, gli alberi dei viali e dei giardini hanno spesso i rami imbrigliati nelle forme più varie: triangoli, quadri o palette, come noi facciamo con i vigneti dalle viti intelaiate, o le colture intensive di alberi da frutta. Per loro la natura artificializzata è normale, la siepe del giardino ha la forma della merlatura di un castello.
L’azione della natura ora è talmente annodata con l’azione dell’uomo che queste due azioni non si possono più separare e non si fermano mai. Anche a fermarsi, ormai, si creano indesiderate conseguenze, quindi tanto vale continuare a studiare, e a cambiare insieme alla natura. Invertiamo il paradigma: non è la stabilità che si cerca, lì non è possibile; è il cambiamento “insieme”, uomo e natura, coordinato. Una lezione interessante: in fondo, ogni periodo stabile è tale solo in base al nostro punto di osservazione, e solo per un periodo finito. Quindi tanto vale assumere cambiamento e interazione come l’elemento presente costantemente…

La diga apribile più grande delmondo (dettaglio) L'eolico sull'Oosterschelde

Gli olandesi sono molto esperti di tematiche ambientali, anche di preservazione dell’ambiente. Sono i primi a preoccuparsi dell’innalzamento del livello del mare per colpa del riscaldamento globale, hanno già calcolato la modifica dei coefficienti di sicurezza sulle dighe a causa di questo, e i nuovi aggiustamenti che si dovranno sobbarcare…
In fondo, è stata la natura a trasformare gli olandesi, a farli diventare così. Diventare ingegneri civili era l’unico modo per sopravvivere, per loro. Ad ogni grande inondazione, come l’ultima, drammatica, del 1953, ripartiva lo slancio e la sfida per migliorare il grado di protezione delle vite umane e delle loro proprietà.

La diga dell’Osterschelde (Oosterscheldedam) è una diga apribile, anzi, una diga aperta. Sì,le sue valvole vengono tenute sempre aperte, bocche di quarantacinque metri ciascuna. E viene chiusa solo nelle condizioni limite, abbassando completamente le porte sulle bocche nel tempo di poche ore. Capita un paio di volte all’anno. Una delle più grandi opere civili al mondo, una delle sette meraviglie del mondo moderno secondo l’American Society of Civil Engineering.

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