Sogni d’acqua

L’altra notte ho sognato di essere in Friuli a Budoia, nel ristorante dove avevo mangiato risotto di funghi tempo fa.
Dopo il pranzo andavo in terrazza. C’erano le colonne di legno, un fondo a tappeti di vimini. E davanti a noi si apriva il fiume Mekong. Verde, ampio, fino all’orizzonte; separato con una riga netta dal cielo grigio, incombente, pieno di affascinante brutto tempo.
E il Mekong lambiva il pavimento e il tappeto, e i miei sandali, con due dita d’acqua che risalivano la terrazza in una lieve onda.
Guardavo i sandali inumiditi, ridevo.
Bagnarmi i piedi mi piaceva.

bianco grigio e blu

La notte dopo ho sognato di essere in bici lungo l’argine del fiume Vipacco, quello che la settimana prima era straripato per le forti piogge. E pedalavo lungo l’erba e le alghe, su un argine leggermente sommerso, ricoperto da un dito d’acqua.
Con la ruota appena bagnata andavo avanti verso il centro del fiume, attraversavo l’argine larghissimo, puntavo proprio al fiume aperto. La ruota davanti a me, il fondo verde di limo davanti a me, arrivavo a venti centimetri dall’orlo dell’argine, arrivavo fino a… stop.
Una frenata all’improvviso.
Il fondale sotto la mia ruota spariva giù poco più avanti, blu, come un profondo tuffo. Che io non facevo. Mi ero fermata in tempo, prima di quella enorme piscina corrente.
Tornavo indietro, ripercorrevo l’argine in senso inverso, mi allontanavo dal corso d’acqua, come un funambolo su binari, su frammenti d’alghe, un po’ scivolose e un po’ emergenti.
Finchè ero del tutto fuori.
Presso una diga.
C’era un guardiano del faro, cioè un guardiano della diga.
Che mi diceva: “Ti è andata bene“. Aveva visto tutto.
Già“, rispondevo, e adocchiavo un timone.
Da capitano della nave, poteva far aprire la diga e controllare le grandi cadute d’acqua.
Io ormai ero a posto.
Giocavo addirittura a parlare tra tecnici.
E mi facevo spiegare come funzionava tutto quanto.

Il fondo blu dell'acqua

Pelo di farfalla e mignolo bagnato

Domenica scorsa, faccio tappa al lago di Cornino.
Era tempo che volevo vederlo, da quando ne avevo letto l’articolo su Bora.la.

Prendo il treno per Gemona la mattina presto, pedalo tra Trasaghis e Peonis sulle tracce del ciclista Bottecchia, e vedo il colore blu del laghetto accendersi a lato della strada, sotto il monte.
La discesa a lago dal lato nord è percorribile con la bici.
Mi apposto a bordo costa, appollaiata su una roccia emersa dove c’è posto a malapena per me. Ho tutto il giorno davanti. Faccio compagnia al lago per un po’.

Sulla superficie verde-blu girano lente alcune foglie, convergono gruppi di avannotti, scattano i gerridi e scorrono le nuvole specchiate.
Mi metto a salvare insetti alati caduti in acqua, offrendo foglie-zattere al loro quasi inutile sgambettamento.
L’ape, una volta raggiunta la pietra col mio aiuto, ci mette parecchio a lisciarsi via dal pelo le gocce, raccolte insieme a una mini pozza di polline.
Recupero anche la mosca smeraldina, che dopo il tipico gesto di sfregamento delle zampe, testa le ali una alla volta, fa vibrar via l’umido, e se ne va.
Vedo pure una farfalla in acqua, che sbatte le ali come un rullo di tamburo, generando onde concentriche a tratti. Viene salvata dal mio piedone che, raggiungendola da sotto l’acqua in sù, la riporta nel mondo emerso. Riprende fiato per un bel po’ e, quando si sente pronta, vola via.

lo specchio di Cornino sasso da appostamnto ancora il lago salviamo le farfalle bagnate
pelo di farfalla umido il Tagliamento dall'Osservatorio bici e scarpe sul Tagliamento occhio al livello delle onde

La mia sessione minimalista sul lago viene interrotta dall’uscita di una grossa biscia che, da sotto l’acqua e tra i sassi immersi, sbuca a periscopio per ben due volte, troppo vicina per i miei gusti.
La signora alla guida del centro visite ascolta attenta la mia descrizione. “Hai avvistato una biscia del tipo <<natrice tessellata>>, ne sono certa. Terrore dei pescatori, si divora tutti i pesci piccoli quando sono ancora avannotti”. Entusiasta della notizia, mi sommerge di depliant su tutte le riserve naturali della Regione. Che ovviamente mapperò palmo a palmo con la bici.

Il pezzo forte del giro è la mia consueta visita al letto del Tagliamento. C’è una buona discesa a fiume proprio dal lato opposto del lago di Cornino.
Il suono d’acqua che scorre, continuo, forte, vicino all’orecchio posato sui sassi, cancella tutto il resto.
Prendo sole fino a scottarmi.
Il re dei fiumi “, dice il pannello sul Tagliamento. “L’unico che è rimasto ancora nel suo alveo naturale“.
Gli altri fiumi europei lo invidiano. Quasi tutti, ormai, scorrono in un letto artificiale.

il Tagliamento dal ponte per Trasaghis il letto tra i monti

Dado al guado

il percorso del nostro giro in bici

Sabato scorso porto Dado in bici in uno dei miei posti preferiti.
Prendiamo il treno fino a Codroipo, per poi pedalare lungo lo Stradone Manin fino a Sedegliano. E poi Rivis, Turrida, e pausa pranzo.
A Sant’Odorico ci inoltriamo sul Tagliamento, e guadiamo qualche ramo d’acqua con la bici.
Piedi bagnati.
Ci accoccoliamo su un triangolo di ciottoli, nel cuore del fiume.
Attorno a noi, solo acqua che scorre.

Dado ha registrato la traccia gps del nostro giro. Nell’immagine satellitare, un po’ datata, l’acqua scorre in un’ansa diversa da quella attraversata da noi. Ma il fiume, all’interno del suo alveo sassoso, può cambiare posizione nel tempo come gli pare e piace, no?

La sera successiva, prima di addormentarmi, chiudo gli occhi e vedo ancora grandi spazi d’acqua. Un Tagliamento che ci circonda fino all’orizzonte.

le more del gelso davidaola in bici cartine fvg tra Turrida e Sant'Odorico
guadare il fiume a piedi L'acqua più fonda Dado e l'acqua Dado sul fiume
Tagliamento fino all'orizzonte

zoomtagliamento

Tuffo nella natura, fatta d’acqua e di prati fioriti

Domenica scorsa si sapeva che ci sarebbe stato brutto tempo, pioggia assicurata e tutto il resto.

Però.

La mattina, mi sono svegliata alle 6.30 con Dado che andava alla partita di hockey.
In quello stesso momento, è arrivato un messaggio di Luisa che diceva: “Bella giornata, buona pedalata”.
E in effetti il cielo era completamente limpido.
Quindi Dado ha suggerito: “vai in bici prima che piova!”

E così ho fatto.
Alle 7.30 ho preso il tram.
Poco dopo, ero su ad Opicina che pedalavo.
Sulla Napoleonica, c’era già qualcuno, ma io ho preso il sentiero un po’ più in alto, dentro il bosco Bidischini.
E poi sono andata a Monte Grisa, sulla via Crucis, e nel percorso sul campo aperto verso Borgo San Nazario.
Che prati fioriti, che api ronzanti tra i petali.
Tra pini e cespugli occhieggiava l’arrampicata della rosa canina.
Una meraviglia.

sentiero sotto monte grisa fiori o ex fiori? fluffy rosa canina
striature tuffo nel prato margherite verso il cielo prato violetto
zona con molte api in bici tra i fiori abbraccio a due colori il bottino dell'ape

Dopo i giri nel bosco, ho continuato su strada.
Volevo andare verso Colludrozza, ma ad un certo punto (ed ero da più di due ore sul pedale) ho sentito un brontolio preoccupante.
Ho guardato il cielo.
Troppo grigio, troppo incombente.
Era il momento di fare dietro front.

Ho deciso di scendere lungo strada del Friuli, mi mancava poco al rientro in città.
Alla curva della tenda rossa, mi sono fermata per mettermi il k-way, e per coprire la borsa da bici con il suo telo impermeabile.
Ero pronta ad ogni evenienza, e il mare aperto davanti a me aveva colori a forte contrasto: luci da un lato, annerimenti dall’altro.
Un fulmine cielo-acqua ha saettato facendo “zot”!
Delle piccole imbarcazioni sportive stavano improvvisamente sparendo, sommerse da una colonna grigio fosco.
La mia tentazione di fermarmi a fare foto è sfumata: bisognava filar via.

Ho iniziato la discesa sotto timide gocce d’acqua.
Poco dopo, sono arrivati gran rumore e scrosci d’acqua in abbondanza.
Ero impermeabilizzata a sufficienza per affrontare il temporale fino a casa, però l’acqua mi pungeva forte sulla faccia, e i goccioloni mi entravano negli occhi, orizzontali come dispetti! Con una mano mi facevo visiera, mentre l’umido raggiungeva i piedi. Infatti le scarpe erano impermeabili, ma l’acqua entrava dalla caviglia o presso il collo del piede! Sciaf sciaf sciaf, sembrava di pedalare sul fondo del mare!
Con un po’ di attenzione, sono arrivata a casa, e ho portato su una bici sgocciolante.
Ho tolto i piedi dalle scarpe pesantissime, e ho visto acqua alta due centimetri dentro ciascuna delle scarpe!
Le altre protezioni hanno tenuto, e anche nello zaino era tutto asciutto.
La degna conclusione del giro è stata un bel bagno caldo.

Comunque, la prossima volta che esco in bici nonostante il rischio pioggia, mi porto anche un cappellino con visiera.

Il mare in salotto

L’altra notte ho sognato di scendere giù da Scala Santa, e di vedere il mare da due lati. C’era una serie di case grigie, come quella in cui avevo abitato da piccola, che scendevano fino alla costa, e al posto del cortile si vedeva il mare che entrava in una piccola baia tra i sassi. Scendevo fino all’acqua. Le scarpe non le avevo, ma mi toglievo i calzini e mettevo i piedi in acqua, e se bagnavo i pantaloni non m’importava. Tra i sassi c’erano stelle marine: avevano tutti i colori, giallo rosso e blu, disposti a striature frattali. Ne prendevo una, la giravo da sotto in sù. Muoveva delle zampette tipo granchio; la lasciavo scappare via nell’acqua.

piazza salotto non ho le scarpe luci bianche e rosse Dado e il cielo
città adagiata sull'acqua

Le diverse facce del Tagliamento

Domenica scorsa sono tornata, con treno e bici, nel punto dell’itinerario presso Codroipo che avevo lasciato una settimana prima.
Il programma della giornata era ben preciso: pedalare per qualche ora fino a Rivis, e poi cercare una discesa a fiume, per pranzare sul Tagliamento.
Mi ero attrezzata a dovere. Panino con melanzane ripiene in saccoccia. Cartina, sole e tutto il tempo davanti a me.

Senonchè, a mezzogiorno lo stomaco aveva già cominciato a brontolare.
Ah sì, è il primo giorno di ora legale, mi dico. Aspetta, aspetta, che prima di mangiare dobbiamo trovare il fiume. Però, di strada, ne manca ancora un po’.
Arrivo a Rivis che l’una è passata.
Quando supero la chiesa di Rivis, e vedo una “via Tagliamento” da imboccare, mi sento vicina alla meta.

Raggiungo la chiesa di San Girolamo, supero una zona di addestramento cani, equipaggiata con una piazzola ed un chiosco vuoto per gli eventi (ci sono persino dei piloni coi fari per l’illuminazione), ed ecco che la strada bianca si dirige verso l’argine.
Mi inoltro nel folto, tra pozzanghere e ciottoli, e il sentiero a saliscendi mi ricorda le tipiche zone che si formano presso i fiumi. A lato si intravede un rivolo d’acqua, e con un frullo d’ali si leva un uccello a zampe lunghe, tipo trampoliere. Gli alberi si diradano, e si intravede che oltre c’è un orizzonte che sta per aprirsi. Un senso di aspettativa mi prende, ed ecco che il letto del Tagliamento si affaccia davanti a me, lo spazio si apre e…
…niente acqua.
Uno strano silenzio.
Controllo la cartina.
La cartina mi dà una conferma: questa zona del letto è in gran parte secca. Tutta a secco, per oggi! Un deserto bianco, punteggiato di cumuli di sassi, e cespugli secchi o spelacchiati.

Accidenti.
Risalgo il letto del fiume su una grande strada di sassi.
Dopo un bel po’, la prima apparizione nel nulla è una piccola auto, da cui scende un uomo con occhiali neri, baffoni e un sacchetto di plastica: lo vedo che si fa una scorta personale di ciottoli.

Risalgo ancora lungo il letto a secco.
Si intravede una torre in lontananza: devo essere all’altezza di Turrida.
Arrivo ad una antenna della luce, un gruppo di addetti si avvia a farne manutenzione.
Risalgo risalgo e non riesco a rientrare. La strada lungo il fiume è sempre dritta, senza un cenno di diramazione. Quanto devo ancora andare avanti prima di poter mollare questo letto secco e semideserto?
La risalita continua imperterrita a fianco del fiume… si, il fiume…
che ora torna!
vedo l’acqua!
Eccolo!!!

Finalmente posso fermarmi per il pranzo. Attraverso le dune di una sabbia che nessuno ha calpestato prima di me. Porto la bici su un piccolo guado che supero a piedi: le scarpe sono impermeabili. Mi inoltro quanto possibile, e mi assesto in un’ansa tra due rami del fiume.
L’acqua mi circonda.
Méta.

Lavarsi le mani appiccicate d’arancio, direttamente nell’acqua del Tagliamento, non ha eguali.

la vista sull'acqua secca la strada nel letto
bici a fiume La sabbia intonsa pranzo sul fiume Acqua luccicante
Il fiume, finalmente Il Tagliamento all'ora di pranzo
pranzo sull'acqua Centro vacanze Chiesa di Sant'Odorico Vista su Turrida

Molti dei percorsi ciclabili della zona di Codroipo si diramano dallo Stradone Manin.
Ecco di seguito un itinerario tranquillo e sicuro per arrivarci.

Codroipo Stazione – piazza con caffè centrale – pista ciclabile che va nel verso opposto al traffico veicolare – indicazioni per Villa Manin (sempre su percorsi ciclabili) – arrivo nel piazzale di Villa Manin – ingresso Villa, lato trattoria – seguire l’indicazione per Rivolto – poco dopo, svoltare a sinistra lungo il perimetro delle mura del parco – alla prima interruzione della strada sterrata, continuare dritti lasciando Rivolto sulla destra – alla seconda interruzione, girare a sinistra sullo sterrato per Zompicchia – centro di Zompicchia, campanile – indicazioni per Beano, itinerario B5 – attraversamento della statale presso il ponte sul Corno – imbocco del vialetto sterrato che indica la B5 per Beano – continaure sulla B5 fino allo Stradone Manin.

le mura presso villa Manin primavera in fiore i fiori sul campanello verso lo Stradone Manin
fiori e bici ai lati della strada fiori ai lati della strada Uscita da S. Lorenzo alberi in fiore

Il discorso dell’Olanda come discorso universale

Negli ultimi tempi, la mia coda di lettura si è fatta lunga.
Ho cominciato a comprarmi i libri sul web. Direttamente in lingua originale. A pacchi da dieci.

Il primo della serie l’ho appena finito.
Si tratta di un saggio sulle politiche di controllo dell’acqua adottate in Olanda. Una curiosità che mi era rimasta dal viaggio dell’estate scorsa.
Si intitola Water Policy in the Netherlands, gestione integrata delle acque di un delta densamente popolato.

le dighe dell'Olanda

Gli organi di amministrazione delle acque olandesi, i “Dutch water boards” risalgono al millecento. Fanno parte delle strutture democratiche più antiche al mondo, che sono rimaste in funzione ancora oggi.
La gestione delle acque in Olanda deve soddisfare una serie di necessità in competizione tra loro e provenienti da diversi tipi di utlizzatori.

Tra i fattori da valutare c’è innanzitutto il problema delle inondazioni, da tenere il più possibile sotto controllo, ma va vista anche la dimensione del danno che l’inondazione potrebbe provocare.
Per molti anni si è lavorato solo all’abbassamento del rischio di fallimento delle dighe: un rischio portato sempre più verso valori insignificanti. A quel punto, i Paesi Bassi hanno sperimentato un rapido sviluppo urbano a ridosso delle dighe, che venivano percepite come sempre più sicure. Questo però ha portato ad un paradosso. E’ cresciuto, infatti, il danno potenziale a cui quelle zone verrebbero esposte in caso di inondazione. In questo modo, in controtendenza al periodo precedente, il rischio a cui gli olandesi si sono esposti è aumentato.

Fino ad oggi, in Olanda, il servizio di prevenzione dal rischio d’inondazione è stato considerato un bene pubblico. Di recente, però, si sono visti segnali di cambiamento. In particolare, è stato messo in discussione il principio che nessuno debba essere escluso dalla fruizione pubblica di questo bene e servizio. Il fornitore del servizio, ad oggi lo Stato, ha dato l’impressione di voler introdurre gradualmente una politica di esclusione di alcune parti sociali dalla fruizione di questo servizio. Ad esempio applicando dei differenziali alle spese di protezione dedicate ad un lembo di territorio piuttosto che a un altro. Questo è andato in parallelo all’attribuzione di maggiore responsabilità ed influenza ad alcune delle parti sociali coinvolte. La transizione verso il principio di responsabilità condivisa tra le parti sociali (e non solo delegata allo Stato) ha portato alla nascita di un mercato delle assicurazioni private per questo settore, che fino ad oggi era quasi inesistente.

Un analogo discorso si sta facendo per il trattamento dell’acqua potabile.
L’accesso all’acqua potabile è sempre stato considerato un bene di prima necessità. La opinione condivisa di recente era che l’acqua potabile dovesse essere resa disponibile a tutti gratuitamente o comunque ad un prezzo trascurabile. Invece l’acqua potabile dovrebbe essere percepita come un bene scarso, un bene la cui disponibilità è limitata. Il problema è che questo ha delle ricadute non banali sul suo prezzo.

Pozzanghere e guadi

vecchi segnali per le bici canalizzazione le grandi pozzanghere Scendere giù nel letto
sentiero interrotto autoscatto sul fiume con la bici La bici fin sull'acqua sotto l'acqua
da Pieve al fiume attraversare l'acqua passeggiata giù sul letto Chiesa di Pieve di Rosa

Sabato scorso, dopo il giro al Parco delle Risorgive, ho passato il pomeriggio in esplorazione, nella zona di Codroipo.
Pedalo tra Biauzzo, Iutizzo, Gorizzo e Camino al Tagliamento.
Arrivo alla chiesetta di Pieve di Rosa, e vedo l’argine in lontananza. Il fiume chiama. Mi inoltro nella direzione dell’acqua.

I sentieri verso il Tagliamento sono pieni di pozzanghere, slalom di qua, erba di là, fino ad un certo punto si riesce ad evitarle. Quando le pozze diventano piscine, però, arriva l’ora di bagnare un po’ le ruote. Evvia, dài, buttiamoci.
Sciaff, sciaff, il fango mi rallenta ma per un po’ le attraverso. Spingo sul pedale, plucc, plucc, finchè l’attraversamento non si fa troppo difficile. La melma mi rallenta, la bici non va più avanti, e allora…. PLOTTCCCH, metto un piede in acqua.
Cappero, la pozza è fonda! Guardo il collo del piede, solo l’orlo della scarpa emerge ancora asciutto.
Sono perplessa. Attorno a me un mini lago.
La scarpa è in gore-tex impermeabile, sta sprofondando, ma l’acqua non si sente. Non ancora.
Decido allora di fare un passo. Tiro fuori il piede con uno scatto, come un trampoliere. SPLOTT! Oh no!!! La scarpa è rimasta lì, incollata sul fango, e il nuovo passo l’ho fatto col solo calzino! Calzino nel fango!
Ah ah!
Mi vien quasi da crollare dal ridere!
Ah ah ah!
Bon bon, vediamo di minimizzare il danno.
Mi levo da là, recupero la scarpa, strizzo il calzino e lo metto ad asciugare.

Poco dopo sono sul letto del fiume.
Il Tagliamento si stende di qua e di là verso l’orizzonte.
Alle spalle bosco, davanti a me l’altra sponda.
Dei motociclisti fanno rumore, attraversano il fiume poco più in là.
Questo punto di passaggio del Tagliamento, abbastanza comodo da poter essere definito un guado, era in uso già nel settecento. In quegli anni, presso la chiesa di Pieve di Rosa, si trovava un ricovero per i pellegrini che proprio in questo punto decidevano di oltrepassare il Tagliamento per proseguire alla volta di Concordia e degli altri centri religiosi.

un perfetto porta bici il calzino ad asciugare

Giro al Parco delle Risorgive

Lo scorso sabato sono andata in treno-bici a Codroipo.
Era da tempo che avevo questo giro in programma.
Ho passato la mattina al Parco delle Risorgive che si trova poco distante da Codroipo stazione, e penso che ci ritornerò.

Il fenomeno delle risorgive si incontra nella bassa pianura friulana che va da Codroipo a Monfalcone. Lì si osservano le acque metoriche che fuoriuscono dal suolo sotto forma di olle, rogge, rivi, molti dei quali convergono poi nel fiume Stella. Questo fenomeno naturale è stato modificato a partire dagli anni ’20 del secolo scorso, quando il corso delle rogge è stato irregimentato, e le paludi e praterie periodicamente inondate sono state bonificate.

Le acque piovane, dopo essersi infiltrate tra i materiali grossolani dell’alta pianura friulana, emergono spontaneamente in queste zone di risorgiva, dove incontrano gli stati impermeabili della bassa pianura.
Le acque di risorgiva che risalgono sono purissime, e risalgono la superficie in pressione. Prima di emergere, attraversano depositi di sostanza organica in fermentazione. Questo determina il fenomeno caratteristico delle bolle d’aria. Mi ero sempre chiesta se le bollicine in risalita erano occasionali, magari colpa di pesci borbottanti, e invece ora ho capito: sono proprio le puzzette della terra!!!

passerella e rivo di risorgiva acqua di risorgiva al centro di un tronco ingresso al parco
riflessi di risorgiva in giro a piedi radici intricate autoscatto con nontiscordaridme
dea del vento non ti scordar di me sentiero nella nebbiolina acqua di risorgiva
colori d'inverno Intrico d'alberi olla canneto di risorgiva