Il Tagliamento in autunno

fiori blu sul fiume pianta pioniera? rami sul greto luce sui sassi
L'isola a metà fiume altri verdi sotto l'isola il triangolo d'oro l'oro del pioppo

Mi era stato detto che il Tagliamento sotto il paesino di Belgrado è molto bello.
Vero.

Il quel punto, ha un’isola che divide in due il corso del fiume.
L’isola deve essere piuttosto stabile, perchè ospita degli alberi almeno decennali.
Lì non sono solo due i colori del fiume, ma tre: il bianco, l’azzurro e l’oro specchiato del pioppo.

la traccia tipica della risorgiva zampine d'uccello, notare! segni d'acqua sulla sabbia il triangolo d'oro sul greto
la meraviglia del fiume i colori dell'oro

Bicitinerario: Treno fino a Codroipo, direzione parallela alla ferrovia fino a Biauzzo, argine lungo fiume fin oltre Pieve di Rosa, due campanili dopo c’è Belgrado, l’ingresso al greto è abbastanza tortuoso.

La luna e la pozza

Domenica mattina faccio colazione tardi, prendo il treno appena alle undici.
Nel vagone tiepido quasi mi addormento.
Smonto un’ora e mezza dopo, è quasi l’una, e la bici mi ha portata sul primo argine più vicino.
Quello del Tagliamento oltre Biauzzo.

Eppure quando arrivo lì, non trovo il fiume. E’ scomparso.
Non ci posso credere, mi dico che il ramo d’acqua dev’esserci da qualche parte, magari da qua non lo vedo, ma forse sta dal lato dell’altro argine.
Per cui lascio la bici sotto l’albero, a mo’ di segnale per ritrovare il sentiero di uscita dal greto nascosto nel folto (me lo fotografo pure, per poterlo riconoscere al ritorno), e mi muovo a piedi, puntando dritta all’argine opposto, cercando di non deviare.
Il paesaggio di sassi bianchi è lunare, non c’è nessun riferimento per diversi minuti, l’acqua continua a mancare.
Il silenzio è fin troppo irreale, la sabbia che era stata bagnata non molto tempo fa si screpola, e le piante cominciano a sbucarci in mezzo.
Mi domando quanto tempo fa ha attecchito quel seme, da quanto tempo qui non passa nessuno.
Alle mie spalle la bici non si vede più, i cespugli sono tutti uguali, mi sforzo a tenere la direzione. Quando sono a metà strada, quasi mi domando se è meglio continuare ad andare avanti o tornare indietro, ma mi dico: perchè rinunciare, devo controllare coi miei passi, devo vedere.
Niente da fare: quando arrivo alla sponda opposta, mi rendo conto che ho camminato per oltre un chilometro. E il fiume non c’è.

Inutile attendere, torno indietro, qua non c’è niente da fare.
Quando punto di nuovo alla sponda di partenza, con il vuoto davanti e attorno a me, non riconosco il cespuglio da cui ero partita. E dire che avevo cercato di memorizzarne la forma. Chissà se quando mi avvicino lo ritrovo.
Sì forse è quello, però ce ne sono anche altri uguali.
Bon vabbè, se anche sono andata storta, alla fine in questo paesaggio tutto uguale posso sempre mettermi alla ricerca della bici, no?
Chissà se è là.
Quando passo sulla sabbia lascio la mia impronta.
Mh, su questa sabbia ci è già passato qualcuno. Controllo lo stampo della scarpa. E lo riconosco.
Sì, è il mio, sto ritornando proprio sui miei passi!
Cavolo, quando ci si muove nel nulla conta davvero anche l’indizio di un’orma…

Un greto deserto sabbia luminosa fango spaccato piante pioniere
impronta che va, impronta che viene

Ritrovo la bici. Riparto.
Ripenso al fatto che in qualche punto la sabbia mi era sembrata umida, che le ondulazioni polverose brillavano troppo uguali alla forma del solco d’acqua.
Mi ricordo dei fenomeni di risorgiva, e mi dico: possibile che un fiume intero possa sparire e tornare fuori poco dopo?
C’è un solo modo per esserne sicuri: vado a cercare se il corso riappare più a valle.

Pedalo di nuovo presso i paesi, scendo scendo fino a Pieve di Rosa.
Ok, riproviamo qui, non riesco ad attendere oltre. Ecco lo sterrato che porta fino al fiume, fino a un argine che qui è sopraelevato e spaccato di botto giù verso il greto…
E finalmente il silenzio si rompe. Ritorna il rumore d’acqua.
Lo sapevo! Il fenomeno di risorgiva c’era, e ora ne ho la certezza: può coinvolgere l’intera portata d’acqua!
Qua il Tagliamento è una meraviglia, il corso ha di nuovo l’ampiezza che conosco bene, i rami azzurri si incrociano. C’è un piccolo guado e lo attraverso (sì lo so mi bagno la scarpa, e con questo?), mi metto in mezzo a tre vie, tiro fuori il panino.
Aaaah, questo sì che è un posto buono per il pranzo.
Guarda un po’, c’è pure gente! Una moto dall’altro lato. Un cagnolino da questo.

Dietro il cagnolino c’è un tipo che si apposta un po’ più in là, e che poi viene a scambiare due chiacchiere con me.
Come hai trovato questo posto?“, mi chiede. Io questo ingresso a fiume l’ho trovato per caso, non ritorno quasi mai nello stesso punto.
Io invece vengo qui da trent’anni“, mi dice lui, “questo è il mio posto preferito. Lo conosco benissimo questo fiume, io sono il re del Tagliamento!”.

Mi conferma il fenomeno della risorgiva, a lui piace questa zona proprio perchè l’acqua torna fuori dalle polle perfettamente pulita.
E continua a raccontare.
Dovresti vedere il Tagliamento quando è in piena. Succede solo se ci son due settimane di pioggia continue. Ora c’è poca acqua, perchè il fiume viene sfruttato per irrigare i campi. Sì è vero che è l’unico fiume d’Europa senza dighe, e che è il fiume d’Italia col greto più largo di tutti. Ma prova a immaginare tutto questo greto inondato. Quando il fiume è in piena, l’acqua non ha il solito colore blu, ma è marrone e rumorosa che mugghia.
Dovresti vederlo. Una forza della natura.

Poco dopo vado via, il treno del ritorno mi attende. E rivedo il tipo di prima un po’ più in là, che si tuffa in una pozza d’acqua fonda.
Al solo pensiero, immagino quanto l’acqua dev’essere fredda.
Però devo ammetterlo.
Sopra il fiume c’è uno splendido sole.

l'argine sopra e il fiume sotto

bici sull'argine acqua davanti a me

Eppur si muove… (l’acqua)

Isonzo sotto Savogna Due bici, stavolta Isonzo a Sagrado Cogoli giganti

Domenica sono tornata in bici sullo’Isonzo… ma questa volta, in compagnia!
Ho portato Cristina nelle mie esplorazioni. Esplorazioni di quelle che, durante la ricerca di nuovi sentieri, mi vien da dire: “Eccolo là, mi sa che ora andremo a infrattarci tra le ortiche…” Con Cristina che risponde: “E tra le ortiche sia!

Quindi, pranzo al sacco d’obbligo. A un passo dal fiume lento. Immerse nelle chiacchiere. E nell’acqua che nel frattempo, placida e silenziosa, si muove, si allarga… e ci bagna le braghe e le borse!

L'argine esposto le curve in Stazione

Un pranzo sul Tagliamento vale ben trenta chilometri di bici e tre ore di treno

finalmente vedo il fiume pallatagliamento blu del cielo e blu dell'acqua foglie sul Tagliamento

Oggi sono tornata al mio vecchio amore.
Dopo il treno fino a Casarsa, prendo via Valvasone per Valvasone, via Spilimbergo verso Spilimbergo, e una volta giunta a Pozzo (oltre la chiesa, dopo via Molino) trovo via Tagliamento per il Tagliamento.

Acqua blu inconfondibile: il colore del cielo venuto a terra che contrasta col bianco dei sassi.
Dal mio posto, accoccolata sul greto, si sente il brontolio costante delle piccole onde.
E a un certo punto, quando si alza una brezza leggera, si aggiunge un nuovo rumore. Cric- crac, cric crac… Cos’è, dov’è, scruto oltre la striscia azzurra del fiume. E lo vedo. E’ il suono delle foglie che rotolano: saltano, girano, corrono. Come folletti sulle ruote del vento.

ciuffi di nuvole

L’Isonzo da Sagrado a Savogna

Ieri sono tornata in bici. Era ora!
Ho cominciato a mappare alcune discese sull’isonzo.

Prima esplorazione: Sagrado, le chiuse presso il ponte.
Avevo sognato una zona come quella proprio in questi giorni…
Nel sogno guidavo un auto, la “carretta” di una volta, su sentieri ricoperti di neve, curve, boschi. E poi arrivavo a una cascata, immergevo per un po’ le ruote in acqua… finchè dovevo fermarmi, tornare indietro, mentre controllavo l’altezza che il pelo dell’acqua aveva raggiunto…

Nella realtà, sono entrata nella zona cantiere sotto il ponte, dove dei tecnici stavano riparando i grossi sassi del gradone che di solito viene levigato dall’acqua.
In quel momento il gradone era esposto e secco, perchè il livello del canale era abbastanza basso. Così ci ho pedalato e camminato sopra pure io, mentre il direttore dei lavori mi guardava male.
Già nel pomeriggio, al ritorno, quello stesso punto era di nuovo coperto dal fiume: l’acqua scivolava sul piccolo salto, curvando tranquilla.

Seconda discesa: dopo Poggio Terza Armata, sotto Peteano, a Boschetta.
Il sentiero non si individua facilmente, è avvolto dalla vegetazione alta. Di quella che quasi richiude il single track e ti accarezza le braccia, mentre tu speri che non abbia le spine! E poi intasa il cambio, arrotolando rami verdi su tutta la ruota dentata…
Da quelle parti l’Isonzo si era ritirato. Segno del suo recente passaggio, la sabbia ancora scura sui ciottoli del greto.

forme del letto il gradone dietro le chiuse verso il salto dell'isonzo le fronde portate dal fiume
rondini e nuvole in alto a sinistra il fiume ciottoli di fiume il cielo sopra di me
attrezzi ancora in uso? strada da imboccare per l'ingresso a fiume colonie di aironi il canale presso Farra

Terzo incontro con l’Isonzo: a Savogna di sotto.
L’itinerario si imbocca da via Josip Vilfan, superando l’autostrada con un sottopassaggio.
Si entra nel folto della vegetazione dell’argine, finchè il sentiero di sassi e pozzanghere sfuma in dune di sabbia, e arriva il senso di anticipazione per l’orizzonte che sta per aprirsi…

Questa volta mi sono portata un pranzo vero e proprio: un po’ di pizza, frutta e dolce, proprio quello che ci voleva per restare abbastanza a lungo seduta accanto all’acqua, e immergermi nell’ambiente per ore.

La zona è quasi deserta, il suono delle onde attutisce i pensieri.
Solo su una lingua di sassi lontani si affolla una colonia di uccelli, sembrano aironi; ogni tanto si alzano in volo, si danno il cambio, aggiustano continuamente le proprie posizioni.

Più passa il tempo, più si notano i piccoli movimenti… come allo stagno, che si rivela solo se aspetti.
Le foglie degli alberi vibrano, verde-argento-verde-argento, rumore bianco.
Le nuvole si trafsormano indolenti: sì, camminano piano anche loro.

Il cielo si espande.
In basso, pecorelle. In alto una piazza azzurra, sgombra. Quanto sarà profonda? Sembra una vertigine. Come il mare quando ci si spinge al largo, e gli occhi verso il fondo vedono solo il blu, e si trema un attimo all’idea di guardarci ancora dentro… prima di decidersi: continuo a nuotare.

L'isonzo a savogna di sotto

Collio sloveno, verso le sorgenti del Versa

Domenica. Vado in giro in bici con la scusa dell’esplorazione di angoli inediti sopra la zona di Cormons. Ora posso ricominciare a trovarne, grazie alla recentemente pubblicata nuova cartina Tabacco del Collio goriziano e sloveno.

Dopo il passaggio nelle zone del Preval, mi aggancio alla striscia azzurra del torrente Versa, e lo risalgo contro corrente.
Appena superato il confine, il nome del rivo cambia, diventa Birša, e il paesaggio pure: comincia la salitella, diventa più fitta la trama dei vigneti.
Salgo salgo fino a un guado, dove mi siedo a far pranzo al sacco. Il terriccio attorno a me mostra impronte di capretta, se non di un animale selvatico passato ad abbeverarsi.

Il Birša sparirà nelle pieghe del colle, e l’ultimo strappetto su strada bianca mi porterà ad un panorama aperto sulla valle, pettinata di verde in tutte le sue gobbe.
Per qualche strano motivo, la discesa (gustosa, ripida, frizzante di vento) sembra molto più lunga dell’andata: di solito è il contrario, di solito la velocità brucia in un attimo l’altitudine guadagnata.
E invece stavolta sono vigneti, filari e ancora vigneti.
Un’ubriacatura di scorci.

il versa nel Collio goriziano primavera sul Versa impronte di animali mini Guado sul Birsa
filari e curve chiesa di Kojsko docli ondulazioni domenica di sole
facciata del castello di Vipolze il castello di Vipolze zona concerti, sembra disegni di vigneti
verso le sorgenti del Versa Collio sloveno

Bicitinerario: Stazione di Cormons, la Subìda, perimetro del sentiero delle vigne alte, laghetti del Preval, torrente Versa, valico italo-sloveno di Castelletto-Versa, argine del Birša, strada bianca lungo il Birša, arrampicata fino a Kojsko, e poi di nuovo su strada asfaltata, Gonjace, Bale, Šmartino, Breg e da lì giù per la curva che scende verso Kozana. Tutta la discesa fino al castello di Vipolze, riattraversamento del confine sullo stesso valico dell’andata, rientro fino a Cormons.

Il Tagliamento sotto Gemona – le luci del fiume

Palla sul Tagliamento acqua fredda e piante erranti radice riccia rossa sassi neri e luci scintillanti
un sentiero che sbuca sull'acqua Il Tagliamento dall'Osservatorio Tagliamento intenso pranzo a buon prezzo

Lo scopo del giro in bici dell’altra domenica presso Gemona è la visita del medio Tagliamento lungo entrambe le sponde del fiume.
La prima parte del percorso, sul lato ovest, segue la strada dei grandi ciclisti passando per il monumento storico dedicato a Bottecchia. Quella via deve essere rimasta cara al mondo del ciclismo, perchè per tutta la mattina vedo molte squadre di pedalatori venirmi incontro (chissà perchè, solo nella direzione opposta alla mia). E più mi avvicino al luogo del monumento, più alta è la percentuale di saluti (e persino di incoraggiamenti!) che ricevo da loro.

Dopo l’omaggio al lago di Cornino e all’osservatorio della riserva (con vista su tutta la valle bagnata dal fiume), mi dirigo subito all’ingiù. All’alveo del Tagliamento. Deve esserci una calamita, non so. Fatto sta, che di ingressi a fiume ne esploro almeno quattro-cinque in tutta la giornata.

la esse col ricciolo presso le Sorgive di Bars l'oro dei canneti verde acqua, chiaro
luce bianca sul fiume Rami d'acqua azzurra vista sui campi Ritorno a Gemona

Dedico il pomeriggio al lato est del corso del fiume. Lì la piana alluvionale si espande più del solito, ospitando le sorgive perenni di Bars e Cucco, sorprendendo il visitatore del bosco con sentieri tagliati da rivi permanenti, che forse si possono guadare solo in alcuni momenti dell’anno.
La luce sul fiume è splendida, se esplorata da tutti i lati e aperture tra i monti. Diventa bianca, come un lavaggio d’aria, quando il sole si abbassa un po’ sulle acque padrone della zona, tra i canneti dall’aura dorata, i ciottoli che a momenti si fan rossi e gialli, i fondali d’acque verdi e le sabbie punteggiate dal ricordo di pioggia.
In certi punti si vede il Tagliamento che risale contromano, incoraggiato dai fenomeni di sorgiva locale; piccole onde marcano il passo dei rami di fiume indipendenti e opposti tra loro, ognuno dotato della propria tinta di blu.

La zona delle sorgive dista una manciata di chilometri dalla strada principale, ed è segnata da un reticolo di sentieri anche carrabili. Quelli che corrono paralleli al fiume sono quasi stabili, ma l’acqua, con la sua forza, fa di essi quello che vuole. All’improvviso, un sentiero maggiore può risultare interrotto di netto, da uno dei soliti crolli del suolo che scende al livello più basso del letto.
Non è piacevole, però, finire colti di sorpresa da un sentiero morto proprio quando manca poca luce alla fine del giorno, e non tornano i conti con la mappa che prevederebbe una via di uscita a destra nel bosco. Forse non è il caso di inoltrarsi nel folto, anche se leggermente tagliato da un single track, quando l’ipotesi tramonto si fa vicina.
Seguo il principio secondo il quale l’ora tarda non è buona per le esplorazioni, e torno indietro. Per fortuna incontro una persona che mi descrive la via d’uscita senza farmi ripercorrere tutta la strada a ritroso, e poco dopo son più vicina al centro di Osoppo, che punto tenendo d’occhio il campanile.
Però sono contenta, so che ne vale sempre la pena.
Avvicinarsi alle zone in cui il potere della natura è più forte di quello della traccia umana, rimane un privilegio raro.

contrasti rossi sul fiume

Bicitinerario: Gemona stazione, sottopasso nord di via Trasaghis, ponte sul Tagliamento, a Braulins tenere la sinistra, attraversamento Trasaghis, passaggio sotto l’autostrada, svolta a sinistra con superamento del canale d’acqua, discesa lungo canale sulle orme di Bottecchia, monumento a Bottecchia, Peonis, Cornino lago, Cornino stazione e ponte di riattraversamento del Tagliamento parallelo alla ferrovia. Superamento di Cimano e pranzo da Gardo poco prima del cartello per Majano. Ingresso tra i campi sullo sterrato che inizia subito dopo il passaggio sul fiume Ledra, dirigendosi verso l’allevamento di trote di Mulino del Cucco. Attraversamento della Sorgiva di Bars per costeggiare l’argine del Tagliamento. Risalita del fiume fino al primo rientro utile per Osoppo. Strade minori che costeggiano Osoppo dal lato più vicino al fiume, sottopassaggio dell’autostrada, svolta a destra per attraversare il canale Ledra-Tagliamento. Il ritorno si conlcude sulla stessa via Trasaghis che porta al sottopasso ferroviario nord della stazione di Gemona da cui si è partiti.

La confluenza Tagliamento – Fella

il rivoletto di fiume ghiacciato

Questa domenica arriva finalmente una giornata di sole. Alèe, posso fare un giro in bici! Guardo la cartina, e mi metto una meta in testa: l’esplorazione del triangolo di confluenza tra il fiume Tagliamento e il fiume Fella.

Mi sveglio presto, prendo il treno fino a Carnia, sopra Gemona.
Arrivo alle nove, la mia sponda del fiume è ancora in ombra. Allora attraverso. Prendo il ponte piccolo che sta parallelo al Ponte della Carnia, su una strada minore. E vedo il Fella in tutta la sua larghezza.
Il fiume sotto di me romba e mi dà la vertigine; sapevo che la pioggia dei giorni passati avrebbe fatto venire giù l’acqua in piena! Lo vedo scendere in una cascata celeste e bianco-latte.

Raggiungo il letto del Fella appena posso, passando per la cava di sassi da fiume. E lì, trovo la prima sorpresa. Un effetto meraviglia, i rami d’acqua laterali sono ghiacciati. E l’acqua sotto lo strato di ghiaccio se n’è andata giù tra i ciottoli. E’ rimasto solo lo specchio superficiale, fatto di cristalli allungati a forma di raggi di sole che incoronano i sassi uno per uno. Una primizia che si può vedere solo al mattino!

Passo alcune ore tra i sentieri della zona “In Prat”, fino a raggiungere la metà della confluenza, dove si allunga il rivo Sgenaulie, un ruscello verde circondato da canneti e pozzanghere ad anelli.
L’angolo di unione con le acque del Tagliamento mi scappa davanti agli occhi, come un punto di fuga della prospettiva possibile. Da questo punto di vista, il Tagliamento appare in ombra, un’ombra che arriva proprio dopo il ponticello sullo Sgenaulie, cambiando all’aria la temperatura e l’odore come in una eclisse di mezzogiorno. E’ l’improvvisa scomparsa del sole dietro il monte S. Simeone, che col suo fianco si mangia la luce di questo tratto di valle.

l'acqua piena del Fella Ponte della Carnia Paola sul Fella cristalli di ghiaccio da ex pozzangehre
un granchio di ghiaccio il rivo Sgenaulie il rivo Sgenaulie tra le canne il sole che si nasconde dietro al S. Simeone

Lascio momentaneamente la zona, pranzo alla riserva di pesca Cison. Antipasto marinato con radicchio di Treviso, fagottino di starne con cavolfiori e castagne, dolcetto di cioccolata brownie con l’arancia. Yumm!
Proprio quando finisco di mangiare, vedo un raggio di sole che fa cucù: ha appena fatto il giro intorno al S. Simeone ed è sbucato dall’altro lato della cima del monte. E allora riparto.

Incoraggiata dalla momentanea luce, passo all’esplorazione dell’altra metà del triangolo di confluenza, quello del Tagliamento sotto Amaro, nella zona “Dint”. Eppure è proprio vero: basta scendere un poco, e si ha la conferma che qui il fondo valle è senza sole per due mesi all’anno, e la luce del dopopranzo arriva solo indiretta e azzurrina. Ma vado, voglio vederlo, il fiume nel freddo tra i monti. E ci arrivo, passando per il sentiero dalla brina permanente.
Eccoti qua, Tagliamento, ti riconosco.
Il tuo rumore d’acqua è lieve e quieto, come nelle parti del tuo corso più a sud che ho già esplorato. Sarà perchè serpeggi in un letto ampio, e non hai fretta di scendere. Chissà se parli davvero sempre così.

Alcuni rami del fiume sono così calmi che sembrano specchi. E le cime baciate dal sole ci si riflettono: ai lati del triangolo del S. Simeone adombrato, si accendono gli ori del tramonto su monti più aperti alla vista. E’ un posto appena poco meno che ospitale, perchè bisogna dirlo che è dicembre e le rocce incombono attorno, ma la magia del fiume mi incanta.

giaccio e alghe nelle pozzanghere il cigno del Cison il sentiero dalla brina permanente luce sui monti all'orizzonte
ciottolo peloso brina sulla sabbia pizzo di ghiaccio la confluenza tra Tagliamento e Fella

Qui trovo delle altre sorprese.
La brina sui ciottoli di fiume.
E la brina anche sulla sabbia, a forma di onde, come pennellate bizzarre.
Solo qui si possono sentire i sassi che sfrigolano sotto i passi, come se fossero stati coperti di zucchero.

So che devo tornare indietro, che non posso stare fuori oltre le quattro. Se non fosse per la giornata corta che mi stringe, camminerei sul fiume largo per ore ed ore. E invece pedalo, ritorno al sentiero coperto di foglie dure e scricchiolanti. Le pozzanghere mostrano ogni cerchio del ghiaccio come se fosse un pizzo finemente ricamato.

Risalgo veloce il bosco fino al Ponte della Carnia. E capisco che ho fatto bene a non dilungarmi, perchè sento il vento che sale dai monti e mi rallenta la bici, mettendomi in difficoltà proprio nell’ultimo chilometro che manca alla stazione!

Arrivo in sala d’aspetto che c’è il riscaldamento acceso. Proprio quello che ci voleva. Ho una mela da sgranocchiare. E il sole se ne va a dormire, lasciando spazio al cielo blu tutto attorno ai monti.

Il Tagliamento sotto Amaro

Sul Tagliamento

E’ domenica, mi sveglio tardi, Dado è già andato via per la partita di hockey.
Manca poco alla partenza del treno, non ho deciso bene dove andare in bici questa volta, ma mi preparo una colazione al sacco, e vado in stazione.
Scendo a Codroipo, apro la cartina, e decido la meta: senza fronzoli o diversivi, punto subito dritta al Tagliamento.
Dopo la fine della strada che passa per Biauzzo, trovo l’argine, lo supero, e mi butto nel folto delle acacie attraverso un sentiero che sembra appena aperto, praticamente un single track. Mantengo l’equilibro sul pedale mentre le fronde mi toccano la faccia, e la terra sotto la ruota si trasforma in sabbia e ciottoli.
Ci siamo.
Eccolo là, che si apre davanti agli occhi: il letto bianco, e più distante, l’acqua.

erbe e prati quasi magredi segni di ruote presso l'argine erbe pioniere Pulire il Tagliamento
sassi che sbucano dallo specchio Tagliamento che corre lontano motociclisti sul greto del fiume un segno per ritrovare il sentiero

Porto la bici fino al primo guado, e una splendida luce dorata fa riflettere lo specchio orizzontale punteggiato di sassi. Questo è uno dei rami del fiume, e sembra che un po’ più in là si riesca ad attraversarlo.
Faccio una cosa insolita per i miei giri: lascio la bici a riposo sui sassi. Se voglio ampliare il mio raggio d’azione, questa volta è meglio se procedo a piedi, leggera.
Dunque aggiro l’acqua nel punto in cui è più bassa, e comincio la mia passeggiata nel verso della corrente.

Le piccole onde procedono, apparentemente, alla mia stessa velocità. Calpesto i primi sassi che riemergono dal fiume, mi sembra quasi di misurarne il confine. Ogni tanto butto un occhio verso la bici, ma la tentazione di proseguire è più forte. Anche quando la bici diventa un puntino lontano, e poi sparisce, continuo ad allontanarmi. Le piantine pioniere stanno dritte e equidistanti, fiori gialli profumano l’aria sulla sabbia.

Lungo il fiume non c’è nessuno, ogni tanto il sole sbuca dalle nuvole e, quando si riflette sull’acqua, sembra una pallida luna.
Nel silenzio, si riesce a percepire uno sbattere d’ali sopra la testa; alzo lo sguardo, gli uccelli sono più alti di quanto credevo.
Dallo sfondo, emerge il rumore di alcune moto da cross. Dopo un po’ riesco a vederli: tre centauri risalgono i sassi nel verso opposto al mio. Alzo un braccio per salutarli da lontano, loro staccano una mano dal manubrio e ricambiano il saluto.

Sotto i piedi, le curve azzurre si fanno strada nell’alveo, talvolta interrotte e poi riemerse.
La scomparsa e riapparizione delle acque segue un meccanismo di infiltrazione, come nel caso delle risorgive. Polle d’acqua segnano la sabbia, che forma infiorescenze a riccio, arrotolata dal getto in uscita. I banchi di sabbia secchi restano bucherellati a fiore. Non vorrei alterare queste forme, ma cedo: attraverso la sabbia con le dita anche io, mi confondo coi segni della natura.

Dopo un’ora di passeggiata faccio dietro front, la luce cambia, il fiume è opaco.
Mi avvicino alla corrente con le ginocchia, immergo la faccia.
Completamente.
Acqua dolce! Mi rinfresca come un buongiorno del mattino.
Col rumore di qualche granello di sabbia tra i denti, torno indietro rinnovata, e ritrovo la bici che mi aspetta fedele.

Per uscire da questa area aperta fino all’orizzonte, mi oriento coi segni che avevo piazzato sul percorso. Un ramo che avevo incastrato a forma di T sopra gli sterpi; uno stecco tipo fionda gigante, e un grosso sasso infilato nel nodo della V. Il paesaggio di fiume è indistinto come un deserto, e non è facile uscire dal letto se non si ricordano i pochi attraversamenti possibili.

sassi colorati come pesci fantasia sassetti sotto l'acqua infiorescenze di risorgiva sabbia bucata da gorgoglii di risorgiva
le mie dita si comfondono coi segni d'acqua il fiume azzurro che corre lontano gorgoglio di polle d'acqua attenzione! area pulita dai volontari

Quando abbandono il folto dell’argine, noto un cartello lasciato da dei volontari. “Attenzione! Quest’area è stata pulita dai volontari di Legambiente. Aiutaci a mantenerla così“.
Ritorno a Codroipo, e faccio uno spuntino al bar. Sul banco c’è il volantino di Legambiente e WWF. L’iniziativa di pulizia del fiume è del giorno prima, centrata presso Biauzzo.
Proprio dove son passata io.
Ora ho capito chi aveva aperto quel single track.