La confluenza Tagliamento – Fella

il rivoletto di fiume ghiacciato

Questa domenica arriva finalmente una giornata di sole. Alèe, posso fare un giro in bici! Guardo la cartina, e mi metto una meta in testa: l’esplorazione del triangolo di confluenza tra il fiume Tagliamento e il fiume Fella.

Mi sveglio presto, prendo il treno fino a Carnia, sopra Gemona.
Arrivo alle nove, la mia sponda del fiume è ancora in ombra. Allora attraverso. Prendo il ponte piccolo che sta parallelo al Ponte della Carnia, su una strada minore. E vedo il Fella in tutta la sua larghezza.
Il fiume sotto di me romba e mi dà la vertigine; sapevo che la pioggia dei giorni passati avrebbe fatto venire giù l’acqua in piena! Lo vedo scendere in una cascata celeste e bianco-latte.

Raggiungo il letto del Fella appena posso, passando per la cava di sassi da fiume. E lì, trovo la prima sorpresa. Un effetto meraviglia, i rami d’acqua laterali sono ghiacciati. E l’acqua sotto lo strato di ghiaccio se n’è andata giù tra i ciottoli. E’ rimasto solo lo specchio superficiale, fatto di cristalli allungati a forma di raggi di sole che incoronano i sassi uno per uno. Una primizia che si può vedere solo al mattino!

Passo alcune ore tra i sentieri della zona “In Prat”, fino a raggiungere la metà della confluenza, dove si allunga il rivo Sgenaulie, un ruscello verde circondato da canneti e pozzanghere ad anelli.
L’angolo di unione con le acque del Tagliamento mi scappa davanti agli occhi, come un punto di fuga della prospettiva possibile. Da questo punto di vista, il Tagliamento appare in ombra, un’ombra che arriva proprio dopo il ponticello sullo Sgenaulie, cambiando all’aria la temperatura e l’odore come in una eclisse di mezzogiorno. E’ l’improvvisa scomparsa del sole dietro il monte S. Simeone, che col suo fianco si mangia la luce di questo tratto di valle.

l'acqua piena del Fella Ponte della Carnia Paola sul Fella cristalli di ghiaccio da ex pozzangehre
un granchio di ghiaccio il rivo Sgenaulie il rivo Sgenaulie tra le canne il sole che si nasconde dietro al S. Simeone

Lascio momentaneamente la zona, pranzo alla riserva di pesca Cison. Antipasto marinato con radicchio di Treviso, fagottino di starne con cavolfiori e castagne, dolcetto di cioccolata brownie con l’arancia. Yumm!
Proprio quando finisco di mangiare, vedo un raggio di sole che fa cucù: ha appena fatto il giro intorno al S. Simeone ed è sbucato dall’altro lato della cima del monte. E allora riparto.

Incoraggiata dalla momentanea luce, passo all’esplorazione dell’altra metà del triangolo di confluenza, quello del Tagliamento sotto Amaro, nella zona “Dint”. Eppure è proprio vero: basta scendere un poco, e si ha la conferma che qui il fondo valle è senza sole per due mesi all’anno, e la luce del dopopranzo arriva solo indiretta e azzurrina. Ma vado, voglio vederlo, il fiume nel freddo tra i monti. E ci arrivo, passando per il sentiero dalla brina permanente.
Eccoti qua, Tagliamento, ti riconosco.
Il tuo rumore d’acqua è lieve e quieto, come nelle parti del tuo corso più a sud che ho già esplorato. Sarà perchè serpeggi in un letto ampio, e non hai fretta di scendere. Chissà se parli davvero sempre così.

Alcuni rami del fiume sono così calmi che sembrano specchi. E le cime baciate dal sole ci si riflettono: ai lati del triangolo del S. Simeone adombrato, si accendono gli ori del tramonto su monti più aperti alla vista. E’ un posto appena poco meno che ospitale, perchè bisogna dirlo che è dicembre e le rocce incombono attorno, ma la magia del fiume mi incanta.

giaccio e alghe nelle pozzanghere il cigno del Cison il sentiero dalla brina permanente luce sui monti all'orizzonte
ciottolo peloso brina sulla sabbia pizzo di ghiaccio la confluenza tra Tagliamento e Fella

Qui trovo delle altre sorprese.
La brina sui ciottoli di fiume.
E la brina anche sulla sabbia, a forma di onde, come pennellate bizzarre.
Solo qui si possono sentire i sassi che sfrigolano sotto i passi, come se fossero stati coperti di zucchero.

So che devo tornare indietro, che non posso stare fuori oltre le quattro. Se non fosse per la giornata corta che mi stringe, camminerei sul fiume largo per ore ed ore. E invece pedalo, ritorno al sentiero coperto di foglie dure e scricchiolanti. Le pozzanghere mostrano ogni cerchio del ghiaccio come se fosse un pizzo finemente ricamato.

Risalgo veloce il bosco fino al Ponte della Carnia. E capisco che ho fatto bene a non dilungarmi, perchè sento il vento che sale dai monti e mi rallenta la bici, mettendomi in difficoltà proprio nell’ultimo chilometro che manca alla stazione!

Arrivo in sala d’aspetto che c’è il riscaldamento acceso. Proprio quello che ci voleva. Ho una mela da sgranocchiare. E il sole se ne va a dormire, lasciando spazio al cielo blu tutto attorno ai monti.

Il Tagliamento sotto Amaro

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