Il discorso dell’Olanda come discorso universale

Negli ultimi tempi, la mia coda di lettura si è fatta lunga.
Ho cominciato a comprarmi i libri sul web. Direttamente in lingua originale. A pacchi da dieci.

Il primo della serie l’ho appena finito.
Si tratta di un saggio sulle politiche di controllo dell’acqua adottate in Olanda. Una curiosità che mi era rimasta dal viaggio dell’estate scorsa.
Si intitola Water Policy in the Netherlands, gestione integrata delle acque di un delta densamente popolato.

le dighe dell'Olanda

Gli organi di amministrazione delle acque olandesi, i “Dutch water boards” risalgono al millecento. Fanno parte delle strutture democratiche più antiche al mondo, che sono rimaste in funzione ancora oggi.
La gestione delle acque in Olanda deve soddisfare una serie di necessità in competizione tra loro e provenienti da diversi tipi di utlizzatori.

Tra i fattori da valutare c’è innanzitutto il problema delle inondazioni, da tenere il più possibile sotto controllo, ma va vista anche la dimensione del danno che l’inondazione potrebbe provocare.
Per molti anni si è lavorato solo all’abbassamento del rischio di fallimento delle dighe: un rischio portato sempre più verso valori insignificanti. A quel punto, i Paesi Bassi hanno sperimentato un rapido sviluppo urbano a ridosso delle dighe, che venivano percepite come sempre più sicure. Questo però ha portato ad un paradosso. E’ cresciuto, infatti, il danno potenziale a cui quelle zone verrebbero esposte in caso di inondazione. In questo modo, in controtendenza al periodo precedente, il rischio a cui gli olandesi si sono esposti è aumentato.

Fino ad oggi, in Olanda, il servizio di prevenzione dal rischio d’inondazione è stato considerato un bene pubblico. Di recente, però, si sono visti segnali di cambiamento. In particolare, è stato messo in discussione il principio che nessuno debba essere escluso dalla fruizione pubblica di questo bene e servizio. Il fornitore del servizio, ad oggi lo Stato, ha dato l’impressione di voler introdurre gradualmente una politica di esclusione di alcune parti sociali dalla fruizione di questo servizio. Ad esempio applicando dei differenziali alle spese di protezione dedicate ad un lembo di territorio piuttosto che a un altro. Questo è andato in parallelo all’attribuzione di maggiore responsabilità ed influenza ad alcune delle parti sociali coinvolte. La transizione verso il principio di responsabilità condivisa tra le parti sociali (e non solo delegata allo Stato) ha portato alla nascita di un mercato delle assicurazioni private per questo settore, che fino ad oggi era quasi inesistente.

Un analogo discorso si sta facendo per il trattamento dell’acqua potabile.
L’accesso all’acqua potabile è sempre stato considerato un bene di prima necessità. La opinione condivisa di recente era che l’acqua potabile dovesse essere resa disponibile a tutti gratuitamente o comunque ad un prezzo trascurabile. Invece l’acqua potabile dovrebbe essere percepita come un bene scarso, un bene la cui disponibilità è limitata. Il problema è che questo ha delle ricadute non banali sul suo prezzo.

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