Tre pedalate in un giorno solo

Domenica scorsa sono tornata in treno-bici sul monte San Michele.
Questa volta, dopo esser scesa dalla stazione di Sagrado, ho preso la salita da Peteano. Andando su per i tornanti, incontravo quasi solo ciclisti. A parte un paio di volte, in cui sono stata sorpassata da un camioncino decorato dalla scritta “Down Hill”: andava in sù carico di bici, in giù scarico. “Comodo così”, pensavo io, che invece mi stavo guadagnando la salita sul pedale.

Una volta arrivata a San Michele del Carso, ho superato un campo di ciliegi in fiore, e ho imboccato prima il sentiero 73 per San Martino, e poi il 72 per Doberdò. Molti, fin troppi sono i percorsi sul San Michele, per cui, a volerne seguire uno scelto, c’è di che interrogarsi ai continui bivi.
Ad un certo punto, presa dal dubbio e con la cartina tabacco aperta, ho avvicinato una coppia di escursionisti che cercava di orientarsi a sua volta. Volevamo controllare se ci trovavamo all’incrocio tra la via per la cima da 251 metri e il proseguimento del sentiero 73. Al che, lui ha controllato sull’orologio dotato di altimetro. “Siamo a quota 233, proprio come indicato dalla mappa!”.
Conferma ottenuta.

Alla fine mi sono fatta l’idea che tutti i percorsi sono belli, ma forse quelli minori sono ancora meglio, perchè procedono in single track su erba e terra, anzichè su strada larga di pietroni che fanno ben che sobbalzare.

nubi a fiocchi la strada da Peteano campo con alneri da frutta l'imbocco del sentiero 73
il sinuoso sentiero 73 molteplici segnali per San Martino del Carso segnaia del sentiero 73 imbocco del sentiero 72
sentiero 72 pasticcio di asparagi La bici presso la solita trattoria Fiori rosa e campo di calcio

Dopo il pranzo a Doberdò, sono ripartita verso Fiumicello, e ci ho messo più di due ore per arrivare: ho fatto aspettare i miei amici Déja con cui avevo appuntamento! Comunque, mi son goduta uno splendido tratto soleggiato, con nuvole alte e cielo blu, lungo il canale che costeggia Marina Julia. A seguire: discesa verso l’ultimo ponte sull’Isonzo, risalita su per Isola Morosini, e meta a Fiumicello.
Devo ringraziare Serena, che mi ha immortalata sulla bici: da sola, le foto in pedalata non riesco a farmele!

vista sul canale grande cielo e nuvole ponte sul canale, verso Sagrado chiome all'orizzonte
erbe aromatiche il primo limone dell'anno luci nella mansarda Serena riflessa

Dopo aver fatto le sei e mezza con gli amici, era già venuta l’ora di tornare indietro.
Andrea ha suggerito: “Perchè non cambi la stazione del treno?”
Ottima idea: il percorso da Fiumicello a Cervignano si è rivelato immediato. Strada placida, luci tiepide del tramonto, e conclusione giro in quaranta minuti.
Devo ammettere che questi minuti hanno compreso anche un mini smarrimento!
Quando ero quasi alla stazione di Cervignano, un tipo mi ha detto: “sei sulla direzione giusta, poi gira a destra e ancora a destra“. Senonchè, dopo un po’ mi sono ritrovata al punto di prima: avevo girato in tondo!
A quel punto (temendo di rivedere lo stesso tipo a cui avevo chiesto informazioni prima…) ho chiesto ad un’altra persona, che mi ha detto di nuovo “vai a destra e poi a destra“. Solo che stavolta ho imboccato la trasversale successiva, che finalmente era quella giusta.
Bon, fatta!
Stazione avvistata, giornata guadagnata.

Paola e Andrea con la cartina Paola sul pedale ciao amici!!

Il monte San Michele in bici

Lo scorso sabato sono andata in bici sul monte San Michele.
Treno fino a Sagrado, pedalata oltre il centro fino al ponte sull’Isonzo. Senza imboccare il ponte, si rimane sul lato destro del fiume, per risalirlo fino a Poggio Terza Armata. Lì si può prendere una salita che va su per il monte, su una strada poco o niente trafficata. Si incontrano più ciclisti che auto, mi pare un buon segno.
Il San Michele è il monte più alto del Carso Isontino, una delle cime raggiunge quota 250 metri. Sulla sommità del monte, oltre al Percorso dei Cippi e delle quattro cime, si dipartono numerose strade sterrate che sicuramente sono note agli amanti della bici di quelle zone.

Attraverso San Martino del Carso, e vado sulla cima, a visitare il museo all’aperto della Grande Guerra.
Mi soffermo nella zona delle gallerie che venivano utilizzate dalle cannoniere italiane, per la difesa della zona di Gorizia, dopo la presa del campo trincerato che in precedenza era austro-ungarico.

Cerco di intrufolarmi nei tunnel scavati nella roccia. L’ingresso ufficiale è chiuso da un cancello, non è giorno di visita, ma i finestroni da cui emergevano le bocche dei cannoni sono accessibili. Quindi lego la bici, ed entro. Mi calo in profondità con una scaletta in ferro conficcata nella pietra. L’acqua gocciola dai soffitti, ma io ho l’impermeabile col cappuccio e la luce della bici per l’esplorazione. Leggo le descrizioni. I cannoni utilizzati avevano una gittata di 16.500 metri. “Per distruggere cento metri di una comune trincea nemica, occorrevano circa 150 colpi di tiro, perfettamente centrato e preciso”.
Mi basta così.

salita per il San Michele sentiero dei cippi Paola nei tunnel luce in fondo al tunnel
mappa degli scavi Sentieri sul San Michele San Martino del Carso Lago Muzila

Le diverse facce del Tagliamento

Domenica scorsa sono tornata, con treno e bici, nel punto dell’itinerario presso Codroipo che avevo lasciato una settimana prima.
Il programma della giornata era ben preciso: pedalare per qualche ora fino a Rivis, e poi cercare una discesa a fiume, per pranzare sul Tagliamento.
Mi ero attrezzata a dovere. Panino con melanzane ripiene in saccoccia. Cartina, sole e tutto il tempo davanti a me.

Senonchè, a mezzogiorno lo stomaco aveva già cominciato a brontolare.
Ah sì, è il primo giorno di ora legale, mi dico. Aspetta, aspetta, che prima di mangiare dobbiamo trovare il fiume. Però, di strada, ne manca ancora un po’.
Arrivo a Rivis che l’una è passata.
Quando supero la chiesa di Rivis, e vedo una “via Tagliamento” da imboccare, mi sento vicina alla meta.

Raggiungo la chiesa di San Girolamo, supero una zona di addestramento cani, equipaggiata con una piazzola ed un chiosco vuoto per gli eventi (ci sono persino dei piloni coi fari per l’illuminazione), ed ecco che la strada bianca si dirige verso l’argine.
Mi inoltro nel folto, tra pozzanghere e ciottoli, e il sentiero a saliscendi mi ricorda le tipiche zone che si formano presso i fiumi. A lato si intravede un rivolo d’acqua, e con un frullo d’ali si leva un uccello a zampe lunghe, tipo trampoliere. Gli alberi si diradano, e si intravede che oltre c’è un orizzonte che sta per aprirsi. Un senso di aspettativa mi prende, ed ecco che il letto del Tagliamento si affaccia davanti a me, lo spazio si apre e…
…niente acqua.
Uno strano silenzio.
Controllo la cartina.
La cartina mi dà una conferma: questa zona del letto è in gran parte secca. Tutta a secco, per oggi! Un deserto bianco, punteggiato di cumuli di sassi, e cespugli secchi o spelacchiati.

Accidenti.
Risalgo il letto del fiume su una grande strada di sassi.
Dopo un bel po’, la prima apparizione nel nulla è una piccola auto, da cui scende un uomo con occhiali neri, baffoni e un sacchetto di plastica: lo vedo che si fa una scorta personale di ciottoli.

Risalgo ancora lungo il letto a secco.
Si intravede una torre in lontananza: devo essere all’altezza di Turrida.
Arrivo ad una antenna della luce, un gruppo di addetti si avvia a farne manutenzione.
Risalgo risalgo e non riesco a rientrare. La strada lungo il fiume è sempre dritta, senza un cenno di diramazione. Quanto devo ancora andare avanti prima di poter mollare questo letto secco e semideserto?
La risalita continua imperterrita a fianco del fiume… si, il fiume…
che ora torna!
vedo l’acqua!
Eccolo!!!

Finalmente posso fermarmi per il pranzo. Attraverso le dune di una sabbia che nessuno ha calpestato prima di me. Porto la bici su un piccolo guado che supero a piedi: le scarpe sono impermeabili. Mi inoltro quanto possibile, e mi assesto in un’ansa tra due rami del fiume.
L’acqua mi circonda.
Méta.

Lavarsi le mani appiccicate d’arancio, direttamente nell’acqua del Tagliamento, non ha eguali.

la vista sull'acqua secca la strada nel letto
bici a fiume La sabbia intonsa pranzo sul fiume Acqua luccicante
Il fiume, finalmente Il Tagliamento all'ora di pranzo
pranzo sull'acqua Centro vacanze Chiesa di Sant'Odorico Vista su Turrida

Molti dei percorsi ciclabili della zona di Codroipo si diramano dallo Stradone Manin.
Ecco di seguito un itinerario tranquillo e sicuro per arrivarci.

Codroipo Stazione – piazza con caffè centrale – pista ciclabile che va nel verso opposto al traffico veicolare – indicazioni per Villa Manin (sempre su percorsi ciclabili) – arrivo nel piazzale di Villa Manin – ingresso Villa, lato trattoria – seguire l’indicazione per Rivolto – poco dopo, svoltare a sinistra lungo il perimetro delle mura del parco – alla prima interruzione della strada sterrata, continuare dritti lasciando Rivolto sulla destra – alla seconda interruzione, girare a sinistra sullo sterrato per Zompicchia – centro di Zompicchia, campanile – indicazioni per Beano, itinerario B5 – attraversamento della statale presso il ponte sul Corno – imbocco del vialetto sterrato che indica la B5 per Beano – continaure sulla B5 fino allo Stradone Manin.

le mura presso villa Manin primavera in fiore i fiori sul campanello verso lo Stradone Manin
fiori e bici ai lati della strada fiori ai lati della strada Uscita da S. Lorenzo alberi in fiore

In bici da Codroipo al fiume Corno

Domenica scorsa, per la prima volta sembra proprio primavera.
Prendo il treno fino a Codroipo, e pedalo su mezzo anello dell’itinerario ciclabile numero cinque, quello verso il fiume Corno.
Anche altri sportivi, più o meno invadenti, hanno la stessa idea. Ci credo, con quel sole!

Mi avvio verso lo Stradone Manin, un bel vialone alberato in terra battuta che attraversa la mezzeria tra Corno e Tagliamento.
Poco prima del sottopasso ferroviario, vedo un gruppo di ragazzi vestiti alla militare, con il capo coperto, e segnalati da un cartello appeso all’inizio del bosco: “Attenzione! Simulazione tattico-sportiva in corso. Giochi di guerra con armi ad aria compressa. Le autorità sono state avvisate“.
La squadra seminascosta si appresta a tagliarmi la strada.
Rimango un attimo fuori dal bosco a controllare la mia cartina del giro-bici: l’unico modo per andare avanti è proprio di là. Uno di loro si distacca e viene a “parlamentare” con me. Si toglie il passamontagna. Ha un viso da ragazzino, le ciglia lunghe. Posso procedere, non c’è problema, è tutto sicuro, mi dice.
Mi inoltro con la bici, alcuni di loro mi salutano, mentre altri continuano il gioco, e appena vengono “scoperti” dal mio passaggio, si tuffano nel folto, pancia a terra…

Voi siete qui giochi di guerra simulazione tattico sportiva imbocco stradone Manin
Stradone Manin Tra Tagliamento e Corno In bici sullo stradone al margine dello stradone
Il Corno tra i rovi rossi Il Corno in primavera A caccia del ponte sul Corno ecco il ponte sul Corno

Nel pomeriggio, tra Blessano e Mereto di Tomba, porto la bici sulle zolle rosse, tra i campi appena arati. Si sprofonda un po’ nel fango e nell’acqua, ma pian piano si va.
Alcuni tratturi sono marcati da cartelli: sono segnali di orientamento per i motociclisti di cross. Cerchio rosso col la “X” nera per il contromano; bandiera obliqua bianco-rossa per il senso unico.
Ed ecco che arrivano le moto.
Le sento rombare dietro e a fianco.
Appena passano davanti alla mia visuale, impennano o si alzano sulla sella per evidenziare i salti.
Anche stavolta, uno di loro si rivolge a me in modo più cauto. Mi vede, rallenta, e mi fa un cenno: è tutto ok?

Direzione vietata Direzione consigliata Motocross tra i campi Il fiume Corno
Bassa friulana Stradone Manin campi al tramonto Zona contaminata da fitofarmaci

A Pantianicco, mi fermo per pranzo.
Visito un edificio agricolo d’epoca: mulino, granaio, deposito attrezzi e macchine da lavoro. Costruito a fine Ottocento, è stato ampliato all’inizio del secolo scorso.
Le pareti esterne riportano gli slogan tipici del Ventennio: “Bisogna dare la massima fecondità ad ogni zolla di terra“, “IMPERO“.
Le macchine agricole vantano i risultati raggiunti: “Gran premio medaglia d’oro“, “Prima fabbrica italiana svecciatori silenziosi speciali brevettati“. Luce e polvere sfiorano grossi ingranaggi, azionamenti a pedale e trasmissioni a cinghia borchiata.
Viste oggi, le soluzioni tecniche appaiono pesanti, antiquate, ingegneria di base. Stridono con la retorica di potenza ed espansione che le accompagna ancora.

Mulino Romano Mulino Romano Attrezzi agricoli Attrezzi agricoli
i piedi e la ruota la ruota del mulino Ingranaggi di una volta Trasmissione a cinghia
Svecciatoi silenziosi brevettati Bici di una volta Antipasto offerto Minestra di porro

Pozzanghere e guadi

vecchi segnali per le bici canalizzazione le grandi pozzanghere Scendere giù nel letto
sentiero interrotto autoscatto sul fiume con la bici La bici fin sull'acqua sotto l'acqua
da Pieve al fiume attraversare l'acqua passeggiata giù sul letto Chiesa di Pieve di Rosa

Sabato scorso, dopo il giro al Parco delle Risorgive, ho passato il pomeriggio in esplorazione, nella zona di Codroipo.
Pedalo tra Biauzzo, Iutizzo, Gorizzo e Camino al Tagliamento.
Arrivo alla chiesetta di Pieve di Rosa, e vedo l’argine in lontananza. Il fiume chiama. Mi inoltro nella direzione dell’acqua.

I sentieri verso il Tagliamento sono pieni di pozzanghere, slalom di qua, erba di là, fino ad un certo punto si riesce ad evitarle. Quando le pozze diventano piscine, però, arriva l’ora di bagnare un po’ le ruote. Evvia, dài, buttiamoci.
Sciaff, sciaff, il fango mi rallenta ma per un po’ le attraverso. Spingo sul pedale, plucc, plucc, finchè l’attraversamento non si fa troppo difficile. La melma mi rallenta, la bici non va più avanti, e allora…. PLOTTCCCH, metto un piede in acqua.
Cappero, la pozza è fonda! Guardo il collo del piede, solo l’orlo della scarpa emerge ancora asciutto.
Sono perplessa. Attorno a me un mini lago.
La scarpa è in gore-tex impermeabile, sta sprofondando, ma l’acqua non si sente. Non ancora.
Decido allora di fare un passo. Tiro fuori il piede con uno scatto, come un trampoliere. SPLOTT! Oh no!!! La scarpa è rimasta lì, incollata sul fango, e il nuovo passo l’ho fatto col solo calzino! Calzino nel fango!
Ah ah!
Mi vien quasi da crollare dal ridere!
Ah ah ah!
Bon bon, vediamo di minimizzare il danno.
Mi levo da là, recupero la scarpa, strizzo il calzino e lo metto ad asciugare.

Poco dopo sono sul letto del fiume.
Il Tagliamento si stende di qua e di là verso l’orizzonte.
Alle spalle bosco, davanti a me l’altra sponda.
Dei motociclisti fanno rumore, attraversano il fiume poco più in là.
Questo punto di passaggio del Tagliamento, abbastanza comodo da poter essere definito un guado, era in uso già nel settecento. In quegli anni, presso la chiesa di Pieve di Rosa, si trovava un ricovero per i pellegrini che proprio in questo punto decidevano di oltrepassare il Tagliamento per proseguire alla volta di Concordia e degli altri centri religiosi.

un perfetto porta bici il calzino ad asciugare

Da Latisana a Codroipo presso le risorgive

Ieri sono andata in bici tutto il giorno, e meno male che ho acchiappato l’occasione, perchè era l’unico giorno di tempo abbastanza bello rimasto entro l’anno. Avevo in programma un’esplorazione della zona sopra Cormons, l’unico lato della regione con un po’ di sole, anche se lo conosco già come le mie tasche.
E invece è stata trenitalia a decidere per me: il mio treno per Udine-Cormons era stato sospeso, per cui mi sono dovuta inventare un’alternativa lì per lì. Il treno per Venezia partiva pochi minuti dopo. Fatta. Preso il biglietto fino a Latisana, e via. Soddisfatto anche il bisogno di strade nuove, il bisogno di “perdermi” e poi ritrovare la rotta.

La zona sopra Latisana, e in particolare quella lungo il percorso del fiume Stella, è piena di risorgive: un’area protetta come “biotopo” che avevo già in mente di visitare, solo che volevo aspettare la fine di gennaio, data di chiusura della stagione di caccia.

Il primo momento chiave della gita è stato il passaggio presso Ariis. Lì ho trovato il Parco dello Stella, con Acquario. Sembrava deserto, ma ho provato ad entrare nel centro visite… vediamo, porta aperta. C’era solo il custode, Sandro, ed era giorno di manutenzione e non di visita. Però è stato così gentile da provare a chiamare per me il direttore della sezione di caccia locale. Non lo ha trovato, ma mi ha dato qualche dritta.
“La caccia è permessa di mercoledì e di domenica. Però, nelle riserve private, l’attività venatoria è possibile tutti i giorni. E queste aree non sono del tutto recintate. Se presso le casette di legno, tipiche postazioni di osservazione, vedi un’auto parcheggiata, allora vuol dire che c’è anche il cacciatore in zona”.
E in effetti, nel bel mezzo del bosco verso Virco che ho attraversato su una ampia strada bianca, è apparso un cartello con l’indicazione “zona di caccia Talmassons” (zona pubblica o privata? il segnale per le bici indicava di passare proprio per di lì…). Con casetta-osservatorio, camioncino e cacciatore più due cani liberi. Dall’altro lato del bivio. Meno male che la mia direzione era quella opposta.

Il custode dell’acquario mi ha consigliato di visitare, sempre ad Ariis, il parco di villa Otelio. Ottimo spunto.
Il parco ospita fenomeni naturali della zona delle risorgive, come ad esempio le “golene”: zone pianeggianti che vengono invase dall’acqua solo nei momenti delle piene, e che ospitano specie vegetali dette “pioniere”. Boscaglie ed alberi igrofili in grado di colonizzare per primi i territori alterati. Non è un bel nome, “pioniere”?

bici sulle risorgive ombre sull'acqua i pesci nella vasca orzotto al radicchio
mi oriento con i monti un tronco mi sbarra la strada in bici nella zona delle risorgive "la Golena"
foglie di quercia sott'acqua postazione da caccia? bosco Talmassons colori presso l'acqua del canale

Dopo un ottimo pranzo all’antica trattoria Principato di Ariis, ho proseguito il giro risalendo le risorgive. Anche se non avevo la mappa, mi orientavo con le montagne non troppo lontane all’orizzonte. Un profumo di incenso mi sorprendeva, seguito poco dopo dalla vista di una chiesetta. Mancava poco alla stazione di Codroipo, ragionevole tappa del ritorno, ma non volevo ancora tornare. Allora sono passata a Villa Manin. Almeno per vedere quale mostra era in corso. E lì ho avuto il secondo premio della giornata. Una esposizione di sculture all’aperto da guinness dei primati. E una proficua visita al centro turistico di Passariano. Lì, infatti, ho trovato un’ottima mappa della zona: la cartina girogirobici, che riporta diversi itinerari attorno a Codroipo. Le promozioni locali dei percorsi ciclabili non si trovano dappertutto: sono pubblicazioni distribuite sul posto!

Quello nel parco Villa Manin era il gregge più grande del mondo. Risultato di un lavoro svolto da 86 scuole, che hanno aderito al concorso indetto dall’Associazione fra le Pro loco del Fvg, era la realizzazione di sculture a forma di pecora in materiali vari (per un totale di circa 860 pecore), con cui popolare la Piazza Tonda di Villa Manin. L’esposizione è stata legata al progetto “adotta una pecora!”: una raccolta di offerte da devolvere ad un Ente la cui attività è rivolta ad aiutare bambini bisognosi. Ma la parte più significativa va vista nel progetto di sensibilizzazione: l’evento è stato considerato un mezzo per coinvolgere diverse generazioni (si stima che per la sola organizzazione sono state raggiunte a vario titolo oltre 35.000 persone) in un’iniziativa “legata ai valori di impegno sociale, aggregazione e cultura del bello”.

Alla fine, sono rimasta fuori fino a tardo pomeriggio. Non ho disdegnato le occasioni anche temporanee per scaldarmi, e il bilancio termico complessivo è stato buono: ritorno a Trieste verso cena col buio, muscoli ancora abbastanza caldi, salitina “in piedi sui pedali” per l’ultima rampetta della strada verso casa.

ruotagiro n.2 mi piace il disegno sulla parete quante pecore a villa Manin adotta una pecora
sottopassaggio alla stazione di Codroipo in treno dopo il giro non solo la bici la mappa!

Bicitinerario: Latisana, strada lungo ferrovia lato sud, Precenicco, sottopassaggio di attraversamento binari, Rivarotta, Chiarmacis, Teor, Ariis, Parco dello Stella e Nuovo Acquario Paolo Solimbergo, ristorante principato di Ariis, parco di villa Otelio, sentieri lungo l’itinerario girobici n.2, Flambruzzo, chiesa di Flambruzzo e segnali per l’itinerario girobici n.2, a sinistra verso Sivigliano e poco dopo a destra per il tratto del girobici n.2 verso il bosco e su strada bianca, riserva di caccia Talmassons nella zona delle risorgive, pianure di Virco, Virco, Passariano, Villa Manin, ciclabili sul marciapiede a fianco strada fino a Codroipo stazione.

La ciclovia del Versa

Giovedì scorso c’era un improvviso giorno di sole: l’ho colto al volo, e sono salita sul treno per Sagrado. Non avevo una meta precisa, e il caso mi ha fatto trovare una pista ciclabile che vale la pena ricordare.

Nel tratto di strada che va da Romans d’Isonzo alla località di Versa, si incontra il ponte sul torrente Versa. All’attacco del ponte, comincia la pista ciclabile, segnalata da un ampio cartello.
Sul cartello, una poesia di Celso Macor nomina i fiumi della zona, che anche io ho imparato ad apprezzare pedalando: Torre, Judrio e Versa. Le rime affiancano ricordi del poeta bambino, che immaginiamo nudo a giocare nell’acqua, ad immagini di oggi più dolenti, come quella dei letti di fiume trasfomati in pietraia silenziosa.

La poesia del fiume Versa Ritmi familiari inizio pista ciclabile la ciclovia del Versa
In bici sul Versa arnie baciate dal sole il letto del Versa sassi di fiume

Il percorso ciclabile si snoda lungo tutto l’argine destro in direzione di risalita del torrente. La posizione sopraelevata dell’argine raccoglie il sole e la vista sui monti, mentre l’acqua dal color del cielo si increspa in prospettiva virando sul viola e sul bruno.
A metà strada cedo alla tentazione, mi calo giù dall’argine, vado a toccare il torrente. Faccio pausa sul letto del fiume per un po’, mi immergo nel rumore dell’acqua e nelle forme dei sassi.

La pedalata sull’argine arriva fino a Capriva. Basta poco per arrivare a Cormons, e fare incetta di cartine della zona all’ufficio turistico, prima del pranzo con risotto zucchine e gamberetti.

rugiada sull'erba rompi flutti sul Versa le scarpe volanti I cachi senza foglie
Vista serale sullo Judrio sburtà (ovvio!) colori primari ombre e idrogeologia

Recensioni libri

In questi giorni ho finito di leggere un libro che ho rubacchiato in prestito da Dodo: Fast food nation. Un buon esempio di giornalismo d’inchiesta a 360 gradi (che fa passare la voglia di mangiare carne).

Per chi ha già letto per esempio No logo, questo saggio del 2001 può riprendere alcuni temi già noti. Però ha sempre qualcosa di interessante da citare. Per esempio questo:
“La Mc Donald’s Corporation ha portato ai massimi livelli l’arte di scegliere la posizione di un ristorante. Nei primi tempi controllò con gli elicotteri gli schemi di crescita delle varie regioni, cercando terreni a poco prezzo lungo le autostrade che in futuro sarebbero divenute il cuore di un nuovo sobborgo. Negli anni ottanta la catena divenne uno dei maggiori compratori al mondo di fotografie satellitari e le usava per anticipare lo sviluppo urbanistico dallo spazio. Più tardi automatizzò il processo di selezione combinando immagini satellitari, mappe particolareggiate, dati demografici, disegni CAD e dati di vendita dei negozi già esistenti.”

Anch’io voglio giocare con le mappe satellitari integrate da tutti i dati!! (beh, ci siamo quasi, no?).
Tipo, per me andrebbe bene una selezione automatica di: percorsi ciclabili che comprendano tratti esposti all’acqua (lungo fiume, lungo lago, presso la palude o lo stagno…) con dislivello cumulativo massimo di 500 metri al giorno, combinato con selezione di tratti a basso o nullo traffico veicolare, vicinanza alle stazioni dei treni con calcolo degli orari di connessione intermodale in funzione del tempo di pedalata (ovvero: non perdere il treno quando quello successivo è appena due ore dopo), passaggio per oasi naturalistiche, agriturismi, eventi fieristici di paese (aggiornato col calendario delle pro-loco), combinazione con gli orari di apertura delle mostre di arte contemporanea ed eventi culturali underground, possibilità di pernotto in bed&breakfast che siano amici della bici, ovvero dotati di posto per le bici al coperto ed al sicuro, connessione ad internet, e così via…

fast food nation

La discesa del Torre (dall’altro lato)

Lo scorso weekend, il giro in bici l’ho fatto di lunedì.
Sì, lunedì c’era una giornata di sole migliore delle altre. Quindi, perchè no?

Avevo in programma la discesa del Torre dal lato sinistro (quella dal lato destro l’avevo già provata). Non avevo però un buon treno per Gemona a disposizione: dovevo fare in bici il pezzo che mi mancava. Sono salita da Udine, dunque, usando l’ippovia.

L’ippovia mantiene sempre la sua promessa di essere uno splendido percorso. Questa volta ci ho trovato una chicca, il campo da calcio alla rovescia: due porte vuote, e un campo pieno di ortica ed erba alta al ginocchio. Come una fantasia assurda.

il mare dal treno pedalando sull'ippovia il campo da calcio impossibile arnie sull'ipppovia
verso Tarcento verso il Torre l'ombra di Palla in bici Il Torre senza acqua

Esco dall’ippovia all’altezza di Tricesimo. Vorrei proseguire più un sù, ma le ore corrono, ed è il momento di trovare la strada verso il Torre.
E non la trovo.
Il percorso mi sembra andare all’incontrario.
C’è un’area in cui le mie due mappe non si sovrappongono, e proprio lì rimango incastrata. Collalto o Cassacco? Mi resterà in mente come un chiodo fisso. Un posto in cui voler tornare mille volte, a far ordine nelle idee.

Alla fine riesco ad attraversare il Torre all’altezza di Zompitta, a Savorgnano, ben più a sud di quello che avevo programmato.
E mi inoltro nelle strade bianche del lato sinistro: solo pietre, niente fiume, niente acqua per questa volta.
Una cosa, in chiusura, mi diventa chiara per le volte successive: non farò più perno sulla stazione di Udine. Troppo traffico sulle sue strade presso la stazione.

Sulle valli del Natisone

Questa domenica sono tornata a fare il mio consueto giro in bici di tutta una giornata. Avevo visto che c’era una fiera della castagna a San Pietro al Natisone, per cui ho preso il treno (al volo come al solito) fino a Cormons (ma guarda un po’), ho pedalato per un’oretta fino a Cividale, e mi sono fermata lì per il pranzo.
Quattro euro per un frico con polenta. Uno e mezzo per un tè con lettura dei giornali.
Pranzo in stile relax, ed ero pronta per ricominciare.

Nel pomeriggio dovevo percorrere il tratto da Cividale a San Pietro.
A fine mattina mi era stato detto che era un tratto interdetto, c’erano le moto e le auto in gara proprio su quel pezzo di strada.
Per il dopo pranzo mi aspettavo che le gare fossero finite, e invece mi hanno bloccata di nuovo: “non si può passare, continuano per tutto il giorno”.

Ora io, che avevo pianificato la gita proprio per arrivare lì dove non si poteva andare, cosa potevo fare, arrabbiarmi con il vigile che non si muoveva, e fare l’insofferente ai divieti come al mio solito?
Resisti, resisti in silenzio.
Forse un’altra soluzione si può trovare.
E mi metto ad esplorare i dintorni.
Una stradina dietro le case, che sembra portare solo ai giardini privati.
Emerge qualcosa…
Vedo una manina di legno che indica: “1 km per Purgesimo”.
Ci siamo: quella è la mia direzione.
Care auto, se per voi le strade sono interdette, questo non significa che per noi bici non ci siano sentieri di riserva!

Ed ecco dunque che percorro il tratto più bello della giornata.
Una carrareccia in terra rossa sopra il fiume. In mezzo ai campi. Baciata dal sole e sormontata da fregi a base di nuvole.
Ho visto un letto di ghiande sul solco per la ruota, dei fiori viola della specie aster dumosus, una biscia dal dorso quadrettato, due cavalli bianchi giù per le pendici del bosco, e il rumore dell’acqua tutto per me.

Le castagne, poi, le ho portate al Dado. Quattro tipi diversi. Tutti da provare…

cividale signore? una strada tutta campagna discesa verso il natisone
le luci nell'acqua paola sul fiume natisone sul letto i colori dei sassi di fiume
quanti tipi di castagne? pedalare al tramonto la strada verso i colori del cielo tutto d'argento