Viva l’A: partenza!

Siamo partiti dall’unico porto di un grande impero (ex) per raggiungere la nostra nonnapatria. Dopo i saluti di Franco all’imperial regia stazione di Trieste siamo saliti sui treni della Repubblica.
Diciamo che il servizio stavolta non è stato amico delle bici… A quasi ogni stazione da mestre in poi, tre cambi di treno compresi, c’erano sempre accese discussioni sul fatto che volevano salire più bici di quante ce ne stavano nella carrozza dedicata. Anche noi a Verona abbiamo dovuto fare il pianto greco del “non potere separare marito e moglie” quando si erano esauriti i posti e Paola era su e io giù dal treno
Abbiamo incontrato i soliti strani compagni di viaggio: un somalo leghista vangelomunito ci ha attaccato bottone dicendo che gli piace dare consigli ai giovani. Una giapponesa col trucco rosa e le calze di lana (con 30 gradi e afa!), interessata alle differenze tra vocali italiane e giapponesi e alla difficoltà della grammatica italiana. In confronto alla sua che per noi è giapponese. Appunto.
Una nigeriana verde speranza vestita, con vistoso ciondolo dorato a forma di $, che voleva dimostrarmi:
1) la necessità di credere in dio
2) la superiorità dell’uomo sulla donna. – Che, devo darti lezioni di femminismo io? –
3) il fatto che all’inferno è brutto come quando metti la mano sulle fiamme del fornello.
E pensare che invece con ’sto caldo mi ci stavo già abituando…

Innsbruck è molto bellina e ci ha accolto per benino. Già nel primo negozio di paccottiglia tirolese volevo comprarmi un loden… E viva l’A e po’ bon!!!

Devo scegliere il libro da viaggio

Domani si parte.
Sono già alcuni giorni che mi sento in vacanza, che il caldo mi immerge nel culmine dell’estate, ma in realtà la vacanza vera e propria comincia domani.
Domani mattina alle otto, otto e diciotto per essere precisi, saliamo sul treno, con le bici.
Del viaggio non è fissato quasi niente. Abbiamo un foglietto stropicciato con gli orari di tutti i treni. Una tappa sicura, Monaco, e una probabile, Innsbruck. Un compagno di viaggio, il fiume (l’Inn, il Danubio, altri ancora…).
E basta.
Il resto, è tutto da scoprire. Sul posto.

orari trenobici

Pelo di farfalla e mignolo bagnato

Domenica scorsa, faccio tappa al lago di Cornino.
Era tempo che volevo vederlo, da quando ne avevo letto l’articolo su Bora.la.

Prendo il treno per Gemona la mattina presto, pedalo tra Trasaghis e Peonis sulle tracce del ciclista Bottecchia, e vedo il colore blu del laghetto accendersi a lato della strada, sotto il monte.
La discesa a lago dal lato nord è percorribile con la bici.
Mi apposto a bordo costa, appollaiata su una roccia emersa dove c’è posto a malapena per me. Ho tutto il giorno davanti. Faccio compagnia al lago per un po’.

Sulla superficie verde-blu girano lente alcune foglie, convergono gruppi di avannotti, scattano i gerridi e scorrono le nuvole specchiate.
Mi metto a salvare insetti alati caduti in acqua, offrendo foglie-zattere al loro quasi inutile sgambettamento.
L’ape, una volta raggiunta la pietra col mio aiuto, ci mette parecchio a lisciarsi via dal pelo le gocce, raccolte insieme a una mini pozza di polline.
Recupero anche la mosca smeraldina, che dopo il tipico gesto di sfregamento delle zampe, testa le ali una alla volta, fa vibrar via l’umido, e se ne va.
Vedo pure una farfalla in acqua, che sbatte le ali come un rullo di tamburo, generando onde concentriche a tratti. Viene salvata dal mio piedone che, raggiungendola da sotto l’acqua in sù, la riporta nel mondo emerso. Riprende fiato per un bel po’ e, quando si sente pronta, vola via.

lo specchio di Cornino sasso da appostamnto ancora il lago salviamo le farfalle bagnate
pelo di farfalla umido il Tagliamento dall'Osservatorio bici e scarpe sul Tagliamento occhio al livello delle onde

La mia sessione minimalista sul lago viene interrotta dall’uscita di una grossa biscia che, da sotto l’acqua e tra i sassi immersi, sbuca a periscopio per ben due volte, troppo vicina per i miei gusti.
La signora alla guida del centro visite ascolta attenta la mia descrizione. “Hai avvistato una biscia del tipo <<natrice tessellata>>, ne sono certa. Terrore dei pescatori, si divora tutti i pesci piccoli quando sono ancora avannotti”. Entusiasta della notizia, mi sommerge di depliant su tutte le riserve naturali della Regione. Che ovviamente mapperò palmo a palmo con la bici.

Il pezzo forte del giro è la mia consueta visita al letto del Tagliamento. C’è una buona discesa a fiume proprio dal lato opposto del lago di Cornino.
Il suono d’acqua che scorre, continuo, forte, vicino all’orecchio posato sui sassi, cancella tutto il resto.
Prendo sole fino a scottarmi.
“Il re dei fiumi “, dice il pannello sul Tagliamento. “L’unico che è rimasto ancora nel suo alveo naturale“.
Gli altri fiumi europei lo invidiano. Quasi tutti, ormai, scorrono in un letto artificiale.

il Tagliamento dal ponte per Trasaghis il letto tra i monti

Un pomeriggio volante a Turku

Oggi mi sono svegliata alle quattro, ho preso tre aerei, ho fatto scalo a Monaco e a Stoccolma, e a meta’ pomeriggio sono arrivata a Turku.
Mentre mi avviavo all’albergo, vedevo i finlandesi di citta’ che mi pedalavano vicino.
E no, mi sono detta, anche io lo posso fare!
Ho liquidato i colleghi dicendo che non li raggiungevo per cena, e ho chiesto alla reception se potevo avere una bici.
Dopo tre tentativi, hanno trovato un servizio di noleggio bici ancora aperto.
Mi hanno fatto arrivare all’albergo una piccola bici senza cambi e con freno a contropedale, e mi hanno suggerito di visitare la riserva naturale dell’isola di Ruissalo.
Ben fatta! Giro acchiappato! Due orette di pedalata tra pecore, oche e canneti. E segnali che dicono: pericolo attraversamento renne…

aereo sas aeroporto di stoccolma pranzo in aeroporto spremuta e giornali
vista dalla camera d'albergo Palla in albergo occhio alci Palla in bici in Finlandia
isoletta verde di Russalo pedalare tra le anatre spiaggia a Russalo sabbia scura
dov´e´ Russalo angolino nascosto a Ruissalo chiesa di Turku bici con freno a contropedale

Pisolino allo stagno

Domenica vado in bici, come sempre. Prendo il treno fino ad Aurisina. Il mio piano è visitare lo stagno di Ceroglie.

Mi inoltro nel sentiero 31, un single-track che va nel folto: sommaco che si chiude sulla strada, acacie che graffiano le gambe. Quando il sole è troppo caldo, mi fermo sul muretto di una villa, e pranzo col panino portato da casa.

All’incrocio di Slivia del sentiero 33, sbaglio direzione, e me ne accorgo solo quando sono a San Pelagio.
Pazienza.
Cambio meta.
Vado allo stagno di Colludrozza.

Avevo già visitato lo stagno di Colludrozza in inverno.
Ora è caldo e estivo, rigoglioso di verde acquatico.

Mi siedo sul bordo dello specchio tondo.
Il rumore bianco della natura ha un effetto ipnotico.
Grilli che cantano. Vento negli alberi. Sbattere d’ali di libellule che si incrociano. Qualche bolla d’aria che esce dall’acqua.
Quando mi risveglio, mi accorgo che non era un sogno. Lo stagno è ancora lì davanti a me.

stazione di Aurisina austroungarico dolina del giacimento di selce inoltro nel folto
Bajta E allora? stagno di Colludrozza strada per lo stagno di Colludrozza
verde lievemente oscillante piante acquatiche due bue fuochi d'artificio!

Dado al guado

il percorso del nostro giro in bici

Sabato scorso porto Dado in bici in uno dei miei posti preferiti.
Prendiamo il treno fino a Codroipo, per poi pedalare lungo lo Stradone Manin fino a Sedegliano. E poi Rivis, Turrida, e pausa pranzo.
A Sant’Odorico ci inoltriamo sul Tagliamento, e guadiamo qualche ramo d’acqua con la bici.
Piedi bagnati.
Ci accoccoliamo su un triangolo di ciottoli, nel cuore del fiume.
Attorno a noi, solo acqua che scorre.

Dado ha registrato la traccia gps del nostro giro. Nell’immagine satellitare, un po’ datata, l’acqua scorre in un’ansa diversa da quella attraversata da noi. Ma il fiume, all’interno del suo alveo sassoso, può cambiare posizione nel tempo come gli pare e piace, no?

La sera successiva, prima di addormentarmi, chiudo gli occhi e vedo ancora grandi spazi d’acqua. Un Tagliamento che ci circonda fino all’orizzonte.

le more del gelso davidaola in bici cartine fvg tra Turrida e Sant'Odorico
guadare il fiume a piedi L'acqua più fonda Dado e l'acqua Dado sul fiume
Tagliamento fino all'orizzonte

zoomtagliamento

Tuffo nella natura, fatta d’acqua e di prati fioriti

Domenica scorsa si sapeva che ci sarebbe stato brutto tempo, pioggia assicurata e tutto il resto.

Però.

La mattina, mi sono svegliata alle 6.30 con Dado che andava alla partita di hockey.
In quello stesso momento, è arrivato un messaggio di Luisa che diceva: “Bella giornata, buona pedalata”.
E in effetti il cielo era completamente limpido.
Quindi Dado ha suggerito: “vai in bici prima che piova!”

E così ho fatto.
Alle 7.30 ho preso il tram.
Poco dopo, ero su ad Opicina che pedalavo.
Sulla Napoleonica, c’era già qualcuno, ma io ho preso il sentiero un po’ più in alto, dentro il bosco Bidischini.
E poi sono andata a Monte Grisa, sulla via Crucis, e nel percorso sul campo aperto verso Borgo San Nazario.
Che prati fioriti, che api ronzanti tra i petali.
Tra pini e cespugli occhieggiava l’arrampicata della rosa canina.
Una meraviglia.

sentiero sotto monte grisa fiori o ex fiori? fluffy rosa canina
striature tuffo nel prato margherite verso il cielo prato violetto
zona con molte api in bici tra i fiori abbraccio a due colori il bottino dell'ape

Dopo i giri nel bosco, ho continuato su strada.
Volevo andare verso Colludrozza, ma ad un certo punto (ed ero da più di due ore sul pedale) ho sentito un brontolio preoccupante.
Ho guardato il cielo.
Troppo grigio, troppo incombente.
Era il momento di fare dietro front.

Ho deciso di scendere lungo strada del Friuli, mi mancava poco al rientro in città.
Alla curva della tenda rossa, mi sono fermata per mettermi il k-way, e per coprire la borsa da bici con il suo telo impermeabile.
Ero pronta ad ogni evenienza, e il mare aperto davanti a me aveva colori a forte contrasto: luci da un lato, annerimenti dall’altro.
Un fulmine cielo-acqua ha saettato facendo “zot”!
Delle piccole imbarcazioni sportive stavano improvvisamente sparendo, sommerse da una colonna grigio fosco.
La mia tentazione di fermarmi a fare foto è sfumata: bisognava filar via.

Ho iniziato la discesa sotto timide gocce d’acqua.
Poco dopo, sono arrivati gran rumore e scrosci d’acqua in abbondanza.
Ero impermeabilizzata a sufficienza per affrontare il temporale fino a casa, però l’acqua mi pungeva forte sulla faccia, e i goccioloni mi entravano negli occhi, orizzontali come dispetti! Con una mano mi facevo visiera, mentre l’umido raggiungeva i piedi. Infatti le scarpe erano impermeabili, ma l’acqua entrava dalla caviglia o presso il collo del piede! Sciaf sciaf sciaf, sembrava di pedalare sul fondo del mare!
Con un po’ di attenzione, sono arrivata a casa, e ho portato su una bici sgocciolante.
Ho tolto i piedi dalle scarpe pesantissime, e ho visto acqua alta due centimetri dentro ciascuna delle scarpe!
Le altre protezioni hanno tenuto, e anche nello zaino era tutto asciutto.
La degna conclusione del giro è stata un bel bagno caldo.

Comunque, la prossima volta che esco in bici nonostante il rischio pioggia, mi porto anche un cappellino con visiera.

Sintomi della bella stagione

Ogni tanto, le visite su davidaola aumentano.
Per esempio, a partire da marzo, cresce il numero delle persone che digitano su google le seguenti parole chiave: “pista+ciclabile+trieste“. E che, così facendo, arrivano sul nostro sito.
E sulla pagina dedicata alla ciclabile Trieste Erpelle.
Il manto stradale di quella ciclovia è stato completato di recente, quindi confermiamo che  è possibile percorrerla da via Orlandini al confine e oltre.
Buona pedalata!

parole chiave sulle piste ciclabili

parole chiave su google

Quanto è lunga la Provincia? Una giornata in bici

fiori di maggio (giusto?) frasca d'osmizza incontro con Mattullia e Luca come si chiamano questi fiori?
vista sul faro sentiero de rin pic nic e chitarra imbocco pista ciclabile, lato San Lorenzo
arrivo in bici al pic nic

Domenica 25 aprile ci siamo dedicati ad una pedalata, che inizialmente doveva essere breve (più che altro un tour delle osmizze), e che poi ci ha preso la mano (o il piede, a seconda dei punti di vista).
A parte i due tratti di estremità (Sistiana-Prosecco, e Basovizza-San Lorenzo, fatti su strada), il clou del giro è consistito nel percorrere la Provincia nella sua lunghezza, su itinerari riqualificati nel bosco, se possibile con vista mare dal costone a mezz’altezza.
vale la pena segnarselo: questo percorso è consigliato anche a piedi.
Solo che in quel caso un pomeriggio non basta.

Ecco qua l’itinerario, tutto d’un fiato.
Treno fino a Sistiana, Visogliano, Malchina.
Pranzo in osmizza, incontro (a sorpresa) con Luca e Mattullia (che tornavano dalla cerimonia in Risiera), ripartenza coi salumi sullo stomaco (burp!).
Precenico-San Pelagio-Prepotto-Baita-Gabrovizza-Campo Sacro.
Arrivo a Prosecco con interrogativo: e ora che si fa? Decisione: si va avanti nel bosco. Quindi: tappa a Monte Grisa, via crucis, bosco Bidischini, percorso sul costone che scorre sopra alla Napoleonica, arrivo all’Obelisco.
Attraversamento strada e imbucamento presso il campeggio “Camping Obelisco”, pedalata nel Bosco Tommasini (sentiero parallelo alla Strada Nuova per Opicina), arrivo alla Sella di Banne.
Da lì: discesa veloce lungo tutto il Sentiero de Rin fin oltre la cava Faccanoni; arrivo alla sella di Monte Spaccato. Sottopassaggio e ripresa su sterrato verso l’Area di Ricerca di Basovizza.
Arrivo a Basovizza centro. Strada per San Lorenzo (solita via verso la Foiba e il suo Monumento), di nuovo sterrato fino al classico campetto da pic-nic.
E lì scatta la pausa pic-nic, appunto! festa di compleanno di Carol & Walter, imbracciare la chitarra, cantare Finanziere (mimando il finestrino cigolante del millecento nero), Marisa, e i pezzi forti dei Laidos. Strafogarsi di panini e patatine, e quando arriva il fresco, ripartire con addosso tutti gli strati disponibili.
Da lì, discesa discesa discesa, fino all’estremità asfaltata della pista ciclabile Trieste-Erpelle. Che bello: la pista è appena stata completata (dopo anni!), e ce la godiamo tutta all’ingiù, di filato nel vento e nel sole del tramonto.
Quando attraversiamo la galleria ferroviaria lunga, and un certo punto le illuminazioni mancano del tutto, e sembra di volare sulla bici in uno spazio nero indistinto, che punta alla coda della galleria, dove riappare fluttuante una pista di atterraggio: luci a pavimento ai due lati della corsia. E poi si sbuca di nuovo nel sole, profumi del bosco e campi laterali, edifici e ponti sopra la strada per Cattinara, giù giù verso via Orlandini, dove il piazzale d’inizio pista ciclabile è tappezzato di scritte e fregi spray.
Rientro in città.
Manca ancora la discesa su via Molino a Vento, improvviso ritorno del rumore del traffico, volata finale di Dado in via Carducci a tutta velocità.
Per concludere ci sta a fagiuolo una porzione maxi (quattro gusti) di gelato da Toni Lamponi; giardinetto, e poi casa, bagno caldo, doccia per un’ora, e via.
Che giornata-premio.

La prima serata in bici dell’anno

Che temperature, questa settimana. Ci sono stati venti gradi di massima.
Ieri sera, in centro, ci siamo andati in bici. Una cosa praticamente estiva.
Il programma era una cenetta con gli amici Carluca ad un nuovo ristorante greco.

“Taverna con cucina greca”, ad essere precisi, dice il biglietto da visita del locale “Da Petros”.
La caratteristica più evidente del posto, probabilmente, è la musica greca in sottofondo. A ciclo continuo e uniforme. Ipnotizzante. Come presi da un sirtaki che non accelera mai, siamo usciti dal locale che oramai dondolavamo a tempo anche noi, senza smettere più.
Devo dire qualcosa anche delle porzioni, che erano decisamente grandi. Un cubo che sembrava un mattoncino, era il moussaka preso da Carletta. Io invece, con il primo di pasta sfoglia e formaggio, ci ho cenato due volte: una ieri, e una stasera, dato che me ne sono portata a casa metà.

Il pezzo più originale della serata comunque è stato il cadeau, ovvero il regalo, che ci han portato i nostri amici dalla Svezia (oltre ad una splendida maglietta in tinta col fiocco e con la mia canottiera verde). Una marmellata dal nome impronunciabile (si scrive hiortron marmelad), fatta con della frutta che si trova solo lì: le cluodberries, le bacche delle nuvole del cielo svedese…

il primo di sfoglia e formaggi Dado e Luca dal greco Carla col cubo di moussaka Carla che mi allunga il regalo
Palla coi capelli sconvolti Palla con la maglietta nuova Dado in bici in centro Dado in bici la sera