Viva l’A: partenza!

Siamo partiti dall’unico porto di un grande impero (ex) per raggiungere la nostra nonnapatria. Dopo i saluti di Franco all’imperial regia stazione di Trieste siamo saliti sui treni della Repubblica.
Diciamo che il servizio stavolta non è stato amico delle bici… A quasi ogni stazione da mestre in poi, tre cambi di treno compresi, c’erano sempre accese discussioni sul fatto che volevano salire più bici di quante ce ne stavano nella carrozza dedicata. Anche noi a Verona abbiamo dovuto fare il pianto greco del “non potere separare marito e moglie” quando si erano esauriti i posti e Paola era su e io giù dal treno
Abbiamo incontrato i soliti strani compagni di viaggio: un somalo leghista vangelomunito ci ha attaccato bottone dicendo che gli piace dare consigli ai giovani. Una giapponesa col trucco rosa e le calze di lana (con 30 gradi e afa!), interessata alle differenze tra vocali italiane e giapponesi e alla difficoltà della grammatica italiana. In confronto alla sua che per noi è giapponese. Appunto.
Una nigeriana verde speranza vestita, con vistoso ciondolo dorato a forma di $, che voleva dimostrarmi:
1) la necessità di credere in dio
2) la superiorità dell’uomo sulla donna. – Che, devo darti lezioni di femminismo io? –
3) il fatto che all’inferno è brutto come quando metti la mano sulle fiamme del fornello.
E pensare che invece con ’sto caldo mi ci stavo già abituando…

Innsbruck è molto bellina e ci ha accolto per benino. Già nel primo negozio di paccottiglia tirolese volevo comprarmi un loden… E viva l’A e po’ bon!!!

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