Ritorno a Cormons

Domenica scorsa sono tornata a fare un giro in bici nella zona che amo di più: Cormons, l’anello del Monte Quarin.
Solo che stavolta ho allargato il giro, ci ho fatto un paio di orecchie, sconfinando anche nel collio sloveno (bellissimi i vigneti disegnati sulle colline, da quella parte sono ancora più ossessivi).
A pranzo ho preso una minestra di zucca. Era così buona che ho fatto il bis. “Me ne porti un’altra uguale!”, ho chiesto.
Mi son fatta dare la ricetta. Zucca e porro. Nient’altro. “E del porro, si mette solo la parte bianca. Sennò si rovina il colore”.

Tappe del giro:
Cormons – Brazzano – Vencò – Dolegna del Collio – ponte sul fiume Judrio – Craoretto – bosco Romagno – di nuovo Vencò – confine con la Slovenia – Castel Dobrovo – Medana – Plessiva – e ritorno.

minestra di zucca fiume judrio l'albero e la rete le colline del collio sloveno

Trentino in bicicletta – parte 2

Il secondo giorno in bici in Trentino è stato dedicato alla scalata del tratto dopo Riva del Garda, da Torbole al lago di Loppio, superando il passo san Giovanni. Il percorso della pista ciclable era stato sede, nel lontano 1891, della ferrovia denominata Mar, che collegava il lago di Garda al centro e nord Europa.

Il lago di Loppio è un posto particolare, che ha un suo fascino. Lo abbiamo sempre notato come strano, quando ci passavamo davanti nell’andare a Lagolo. Chiome d’alberi a pelo d’acqua, alghe cadenti dai tronchi… un non-lago. Finchè stavolta, parlando coi ciclisti che lo costeggiavano come me, ho capito. Quella sensazione di “anomalo” che l’ex-lago lasciava dietro di se era il frutto di un disastro ambientale: non è del tutto normale che un lago si comporti così.

garda visto da Riva Garda visto da Torbole verso Passo san Giovanni Loppio

Nella prima metà del secolo scorso, sotto il lago di Loppio era stata costruita la galleria Adige-Garda, allo scopo di convogliare nel Garda in modo controllato acque dell’Adige che altrimenti avrebbero continuato a causare esondazioni nella zona di Rovereto. Senonchè, l’opera idraulica ha danneggiato il lago di Loppio per sempre, toccandone il fondo che si supponeva di lasciare intatto, fino a provocare lo sprofondamento delle falde freatiche e la distruzione delle sorgenti. Il lago dunque si è trasformato in palude. Spesso è vuoto, però viene periodicamente invaso di nuovo dall’acqua, la vegetazione viene sommersa, e le sommità degli alberi sbucano malamente dalla superficie. Ora è diventato un sito protetto, per le numerose specie animali e vegetali ospitate e per i ritrovati archeologici. Però gli abitanti dei paesi circostanti si ricordano ancora dell’arrabbiatura col Duce dopo l’esito dei lavori…

Lago di Loppio da passo s. Giovanni

Trentino in bicicletta – parte 1

Questa settimana mi sono organizzata un giro in bici in Trentino, da domenica a mercoledì. Era tempo che volevo usare la guida Ediciclo Trentino in bicicletta. Ho scelto il percorso: il giro della valle dei laghi. Trento, Sopramonte, Cavedine, Dro, Arco, Riva, Mori, Rovereto, Trento. Cento chilometri per cinquecento metri di dislivello.

La domenica sera, dopo il viaggio in treno, ho fatto un giro per il centro di Trento. Ho provato una centrifuga di frutta con mele gionata, fragola, kiwi; buona, una ricetta che mi ricorderò.
Lunedì sono partita per la pedalata lunga un giorno. Funivia fino a Sardagna, e poi via, si comincia a guadagnare la salita. Dopo i famosi “sette tornanti”, sono a 800 metri di altitudine, e come premio si apre davanti a me un prato pieno di piccoli e vari fiori di campo.
A metà mattina sono tentata di saltare il passaggio su per la località di Lon, ma alla fine la strada mi chiama. E fa bene. Dopo Lon c’è una splendida discesa nel bosco, con vista sul lago di Santa Massenza, che comincia a far sentire la soddisfazione del ciclista.
Quando arrivo al lago di Cavedine, sono già disposta a non far smettere più le ferie.
Quando attraverso il paesaggio lunare delle marocche di Dro, ormai sono  diventata libera e indifferenziata come un masso dell’antica glaciazione. Potrei trasformarmi in qualunque cosa.
Intanto alcuni trattori puzzoni, guidati da uomini con le cuffie protettive, portano avanti la loro scorta di enormi cassette d’uva. I vigneti e i meleti della regione si stanno esprimendo al meglio.

Concludo la pedalata a fine pomeriggio, sole in faccia e grande scorta di azzurro d’acqua e cielo negli occhi, con un gelatone in piazza ad Arco. Finalmente mi sono fatta il segno dell’abbronzatura a forma di maniche del ciclista.

La centrifuga di Trento Trento in piazza Battisti di notte Covelo? Sulla discesa da Lon a Vezzano
Le marocche di Dro il lago di Toblino Ciclabile sul Sarche Ponte sul Sarca
sette tornanti fiori di campo Arco ad Arco lo stampo della catena

Occhio al meteo!

Sabato pomeriggio, come da programma, arriviamo col nostro treno-bici a Valbruna.
La sera c’è in programma una cena con AleBibiDodo. Grande mangiata: Dado chiude dopo il dessert con un bicchierone di “latte e VOV” su cui deve impegnarsi al massimo!

Domenica mattina dovremmo metterci in cammino sulle bici, ma facciamo colazione pigramente, Dado compra dolcetti freschi e sciroppo al sambuco, e torniamo a giocare a palla con Ale nel prato; lui però sembra più attratto dalle margherite gialle da strappare, le coglierebbe tutte!!!
E così iniziamo la pedalata che è già mezzogiorno. Sappiamo di avere poche ore di autonomia, perchè la previsione dice pioggia per la seconda metà della giornata.

il verde di Valbruna Ale Dado e Dodo Dado creativo Dado e il mega latte
Ciclovia Alpe Adria la sagra di Coccau Pioggia forte alla sagra Paola con le nuvole basse

Da Valbruna si imbocca la pista ciclabile Alpe Adria presso la stazione dei treni (più comodo di così…). Scegliamo il tratto verso il confine austriaco, attratti dall’idea della sagra di Coccau.
Il percorso ciclabile è perfetto, asfaltato e nel verde, con lieve pendenza, in quanto tratto dalla ex ferrovia di cui sono rimaste anche le antiche stazioni a vista.

L’ultimo pezzo si fa più vario, salite e discese e ponti sui torrenti “tipo Pis’cianzi”, tra cui una erta che gira su a sinistra col cartello “sagra”, ma che scartiamo, perchè non ci sembra la nostra (o perchè era troppo pendente in salita, sai com’è, il retro-pensiero…). E invece qualche chilometro dopo, arrivati al confine di stato, scopriamo che era proprio lì che dovevamo girare.
Poco male. Un po’ di strada in più, un’arrampicata puntando al campanile della chiesa, un intrufolamento errato ad un festino privato (“scusi, scusi, le bandierine facevano tanto sagra…”), e finalmente scorgiamo il capannone della sagra di Coccau.
Ben fatta! Musica folk carnico-carinziano, salsicce frico e polenta, e ovviamente un buon appetito post arrampicata.

Ci mettiamo comodi sui tavoloni, quando sentiamo un gran brontolio e subito dopo… BRAMMM! Arriva lo scroscio a mega-doccia sulle falde del tendone. Piove proprio bene! La sensazione è strana, con tutto questo rumore d’acqua. Un misto di fascino e di reverenza, perchè son belle le colonne d’acqua che scendono a margine tenda, ma possiamo sempre immaginarci ancora in bici e senza un tetto per la testa nei dintorni.
Bon che avevamo messo già bici e bagagli al coperto, e che l’attesa in un posto al riparo permette una migliore digestione…

Quando ripartiamo nel pomeriggio, il sole è di nuovo caldo e fa alzare il vapore dalla strada. Facciamo tutta la tratta a ritroso fino a Valbruna dove attendiamo il treno, e possiamo dire che anche per questa volta la pioggia l’abbiamo scampata.

Gli aneddoti da stazione e da treno, però, non sono finiti: ci aggiorniamo alle prossime puntate…

Tutto iniziò con un SMS…

Venerdì scorso, appena era iniziato il weekend, ho mandato un messaggino ad AleBibi&Dodo:
“Come va? Cosa fate questo weekend? Ci vediamo?”

Mi risponde Barbara:
“Ciao, non vi ricordavate che eravamo partiti per la montagna? Siamo a Valbruna da mercoledì e ci rimaniamo fino a mercoledì prossimo. Volete venire a trovarci? Baci”

A quel punto, cogliamo la palla al balzo. Controlliamo i percorsi treno bici, e scopriamo che la zona è servita benissimo. Il treno regionale “Minuetto” arriva fino a Tarvisio Bosco Verde, è diretto, porta le bici, e ferma proprio vicino ai nostri amici. Inoltre la zona è piena di piste ciclabili, tra cui la rinomata ex ferrovia Alpe Adria messa a posto di recente.

Con l’aiuto di Dodo che ci ha trovato un posto dove pernottare, il nostro weekend monti-bici-e-amici è organizzato.

Pronti, attenti, via, arriviamooo!

verso Valbruna trenobici Stazione di Valbruna Ale ravvicinato

Mare Carso bike

Domenica scorsa ci siamo trovati, Dado ed io, come nella famosa canzone di Elio:
“Ogni estate c’è un dilemma estivo: Se andare al mare o andare ai monti. Dobbiamo decidere…”

Alla fine abbiamo deciso per una combinazione mare-Carso, in modo da accontentare entrambi. Il primo pomeriggio, per ripararci dal sole cocente, lo abbiamo passato sotto gli alberi. Abbiamo caricato le bici sul tram, e siamo arrivati ad Opicina. Da lì ci siamo inoltrati nel bosco Volpi, fino alla via Crucis per Monte Grisa. Dopo di che, ancora un po’ di prato aperto fino a Prosecco, e poi giù per strada del Friuli!
L’arrivo al mare, per la seconda metà del pomeriggio, era quello che ci voleva: cosa c’è di meglio per rinfrescarsi dopo un sudata sul pedale, di una bella nuotata nell’acqua fresca di mezza sera?
Era questo, per me, il primo bagno dell’anno. Roba da non crederci. Ma cosa ho fatto fino ad ora?

bosco Volpi nuvole bianche sul Carso vista sul castello di Miramare dado al mare

Pause rubate

Questa settimana è stata abbastanza movimentata. Dado ha passato cinque giorni sul lago di Garda per un corso allenatori, io altri tre in trasferta di lavoro. A metà settimana ci siamo dati il cambio: mentre lui tornava a casa, io andavo. I nostri percorsi si incrociavano a metà strada: viaggiando in treno, ad entrambi toccava una tappa a Mestre.
E allora ci siamo acchiappati al volo! Appuntamento in stazione tra un treno e l’altro, una foto, un bacio e un succo di frutta insieme!

davidaola a Mestre, incontro fugace

Durante le giornate che ho passato in trasferta, ho potuto rubacchiare una uscita serale. Ero sistemata in campagna, e in centro paese c’era una sagra, il “Carnevale dei fiori”, a tre chilometri di distanza. Appena rientro in agriturismo, chiedo informazioni.
L’albergatore vede il punto di domanda che si forma sul mio viso, e mi fa la migliore delle offerte: “Può prendere una delle nostre bici, vada pure a sceglierne una sotto la pergola”. Evviva! Il giretto serale per staccare un po’ era combinato! Gli chiedo se ha un lucchetto, ma mi dice che non c’è pericolo che le rubino.
Dunque mi avvio, e sotto la pergola vedo una dozzina di bici da passeggio colorate. Che meraviglia, provo a spostarne una rosa… però ha una ruota sgonfia. Allora mi metto a tastare le ruote delle altre bici… oh oh, la situazione è così così. Ne trovo un’altra che mi sembra meglio, metto mano al manubrio… ma il freno è cedevole fino a fine corsa. Arrivo alla penultima, e il parafanghi risulta mezzo staccato e gratta sulla ghiaia. Comincio a capire perchè non c’è rischio che vengano rubate.
Non fa niente, parto lo stesso, prendo la bici che risulta meno peggio delle altre, non è perfetta in niente, ma almeno mi permette di andare avanti, anche se un po’ ondeggiante.

gramigna panna e salsiccia menu della sagra dei fiori Campagna presso Conselice bici scalcagnata

Risolvo presto la cena presso la sagra, con pasta-gramigna panna e salsiccia, e filo via prima che cominci l’orchestra del liscio: sono troppo attratta dai sentieri di campagna al crepuscolo.
Abbandono i viali stradali alberati, ed entro sui tratturi di terra spaccata. Attraverso campi di erba medica, adocchio un allocchetto su un ramo alto, infilo serie di balle di fieno, seguo i canali che fanno da specchio alle nuvole rosa. Che fortuna, si sente in piena l’estate, la luna è già in vista sopra la testa. Mi immergo nel tiepido canto dei grilli e degli uccelli acquatici. Zona a rischio, per loro: è territorio di caccia.

Il mondo è fatto di scale…

Le scale in Olanda, soprattutto dentro le case ma molte volte anche dentro gli edifici pubblici e i musei, sono ripidissime.
Secondo me hanno un angolo fisso di sessanta gradi.
Davide dice che con quelle scale non puoi tornare a casa ubriaco, ti ribalti di sicuro.
Mi ricordo che alle elementari la maestra mi diceva che in Olanda hanno poco spazio. Sarà per questo che hanno le scale così ripide?
Abbiamo scoperto che c’era in Olanda, fin dai tempi andati, una forte tassa sulla metratura delle case. C’era il detto del servo: “la base della mia casa è più piccola del portone della casa del mio pardone”.
In effetti, la densità di popolazione è molto elevata, da quelle parti. Risparmiamo sullo spazio per le rampe di scale, allora!

In Olanda le scale degli ambienti esterni, per esempio delle stazioni, hanno praticamente sempre la pista per la bici. E’ un solco che sta a lato, largo quanto una ruota. Serve a portare su e giù la bici a mano, lasciando che le ruote scorrano in questo solco, senza che ci sia bisogno di una rampa ingombrante. “Però quando accompagni la bici giù per il solco, devi usare i freni!”, ci tenevano ad insegnarci.

la guida portabici olanda bucolica il tetto si fonde col cielo la lista del pomodoro
in bici co le riodele le regine d'olanda occhio, pecore... don't walk - rent a bike
colori di harleem olanda e papaveri segni di bici in varie forme palla imbacuccata
mare a sinistra, zona di bonifica a destra casette di durgerdam polder e canali Davidaola appena scesi dal treno

Il giro dell’Olanda

Ecco l’intinerario da noi realizzato durante le tre settimane della vacanza in Olanda. In rosa sono gli spostamenti percorsi con la bici, saranno circa 300 chilometri. In viola gli spostamenti effettuati in treno. Le tappe del tour: Amsterdam – Lisse – Keukenhof – Scheveningen – Bloemendal – Den Haag – Delft – Rotterdam – Middelburg – Maastricht – Utrecht – Ede – Hoge Veluwe – Arnhem – Deventer – Zwolle – Naarden – Harleem – Durgerdammerdijk – Amsterdam. Quasi tutte corrispondenti a pernotti in bed and breakfast, oltre a due ostelli della gioventù; alcune località visitate in giornata.

Alcuni dei tratti viola erano ottimi anche per la bici, ma il maltempo o il raffreddore ci hanno fatto preferire il treno. E’ il caso della zona dello Zeeland, presso Middelburg, rinomata per le pedalate in mezzo alla natura, ma dove noi abbiamo trovato lo stratempo (ed è una puntata di cui dobbiamo ancora parlare: la visita alle grandi dighe del Progetto Delta sotto la pioggia!). O del tratto tra Deventer e Zwolle, tutto lungo fiume, ma la giornata che era dedicata a quella tappa noi l’abbiamo spesa a caccia del portafoglio smarrito di Dado, recuperando poi sulla tabella di marcia col treno.

mappa dell'Olanda in bici

Il detto che afferma “in qualunque direzione tu pedalerai, troverai sempre il vento contro” è verissimo!! L’Olanda sarà anche piatta, al massimo con qualche “montagnola” a sud, però il vento richede spesso l’uso di marce corte: sembra incredibile, ma pure in discesa si viene frenati. Guanti e sciarpa, quindi, sono sempre necessari. Il primo giorno in cui abbiamo trovato pace dal vento è arrivato dopo tre settimane, al ritorno a Trieste…

Oltre che per i trasferimenti, usavamo la bici per girare nelle località, nei parchi, dalle stazioni ai bed and breakfast, e così via; tutto ovviamente lungo percorsi ciclabili separati dalle auto, all’interno della rete di 20.000 chilometri di piste ciclabili presenti nel paese. Ci eravamo abituati così bene che al ritorno a Trieste, nel tratto sul pedale dalla stazione a casa, cercavamo in automatico il pulsante del semaforo che prenotava l’attraversamento per i ciclisti…
L’Olanda è davvero amica delle bici, la sicurezza durante la pedalata è incomparabile.

Il paese delle bici

Rieccoci, qua, siamo tornati a casa a Trieste, dopo un lungo viaggio in treno direttamente da Amsterdam!
La prima collezione che abbiamo raccolto durante questo viaggio in Olanda, ovviamente, è quella delle osservazioni e foto legate al tema della bici…
Abbiamo visto:

  • Un tipo che pedalava con grossi zoccoli di legno ai piedi.
  • Diverse persone che pedalavano con strumenti musicali al seguito, dalla tromba al contrabbasso a tracolla.
  • Un uomo grandissimo su una bici piccolissima.
  • Bici da treno pieghevoli in tre giunture, che si infilano in una piccola borsa e non pagano il supplemento.
  • Un tipo dark che pedalava portandosi un ombrellone aperto per proteggersi dal sole.
  • Ragazze in bici con la gonna corta dall’effetto monella.
  • Un carretto-bici che portava via con sè decine di bici accatastate.
  • Un signore che pedalava portando in mano un’altra bici tenendola per il manubrio per farla avanzare in equilibrio sulle sue ruote.
  • Adulti in bici con rotelle posteriori per chi non sa pedalare.
  • Diversi papà con bimbo e passeggino legato al portapacchi della bici (c’è un apposito accessorio porta passeggino sul posteriore!).
  • Pubblicità che dice: apri il conto in banca da noi, e ti regaliamo una bici.
  • Taxi-bici.
  • Un ragazzino in bici con anche i roller ai piedi (che alla fine cade da fermo con tutta la bici…).
  • Diverse ragazze sedute sul portapacchi delle amiche, anche due alla volta (totale: tre persone su una bici sola).
  • Parcheggi per migliaia di bici (che ci dicono essere in espansione, perchè i posti non bastano mai).

priorità alle bici parcheggio per le bici bici pieghevole in tre bici col carretto
in bici col velo in due in bici carretto porta bimbi ricamo le bici
in bici in due parcheggio bici ad harleem in bici col cane in bici coi gemelli

  • Sellini giganti di tutte le foggie, coprisellini decorati in vendita, coprisellini di pelouche (una coppia ci ha detto che, dopo che li provi, non puoi più farne a meno).
  • Bici fiorite, con giardinetti colorati sul cestino davanti, o avvolgimenti di fiori su tutti il telaio.
  • Bici con parabrezza (infatti c’è il vento, sempre).
  • Piste ciclabili che vedono la precedenza della bici su tutto, ad ogni incorcio, rotatoria e cambio di corsia.
  • I motorini sono tutti TOMOS, e vanno a trenta all’ora anch’essi sulle piste ciclabili.
  • Barca col portabici.
  • La bici più strana di tutto il viaggio: con quattro sellini e due paia di pedali, un paio ad altezza adulto e uno ad altezza bambino.
  • Un tipo in bici con uno stendibiancheria nuovo in mano.
  • Diverse persone in bici col cane nello zainetto, o nel cestino, o al guinzaglio.
  • Un uomo in bici col bambino seduto dietro e una mini bici davanti, attaccata al manubrio…

Parcheggio bici al coperto Attraversamento bici bici fiorita pista ciclabile
mini bici parcheggio per le bici in bici coi pici bici colorate
carretto bici bici tigrata in bici a tutte le età bici con 4 sellini

Questo post è dedicato al nostro amico Max, che ha appena aperto un’officina per le bici vicino a casa nostra, in via Udine zona piazza Belvedere: si chiama Officine Dada (un nome che ci sta alquanto caro!). Buona fortuna a lui e a tutti ciclisti che passeranno dalle sue parti!