Ritorno a Ciclomundi

Ieri, nonostante la pioggia, abbiamo passato la giornata a Portogruaro a Ciclomundi, festival del viaggio in bicicletta. E’ la seconda volta che ci andiamo, e la spinta a tornare è stata la voglia di ritrovare degli amici.
E così è stato.
Se penso che l’anno scorso ci ho incontrato Emilio Rigatti quando ancora non lo conoscevo bene, e gli ho buttato lì un’idea: “facciamo una mostra fotografica insieme?”, mi rendo conto che un sacco di tempo è passato da quel giorno, perchè poi la mostra l’abbiamo realizzata eccome, e ancora molta strada è passata sotto le ruote…

Durante gli incontri con gli autori di libri e storie di viaggio in bici, ho (ovviamente) potuto movimentare il dibattito con domande e aneddoti (Ambra lo sa: mi butto sempre!). E’ stata un’occasione per fare bella scorta di idee per viaggi in bici lunghi e corti, e qua sotto mi segno link e spunti a promemoria.

collezione di biglie Emilio e Max Portogruaro le biglie di una volta

  • Eurovelo 6: dall’Atlantico presso la Loira, al Mar Nero
  • La voies vertes in Borgogna, strada dei vini, una pista ciclabile di 20 km ricavata sul sedime di un’antica ferrovia tra boschi di querce, aceri e noci
  • Da Bordeaux a Toulouse in bici (il comune di Bordeaux si è proposto di destinare 50% del suo spazio a ciclisti e pedoni!).
  • La ciclopista del sole, un progetto FIAB per attraversare l’Italia: attualmente è ben percorribile il tratto Brennero – Lago di Garda – Firenze (Adige, ex ferrovia Rovereto-Mori-Riva; percorso Mincio-Po, ciclabile Modena-Vignola; solo che Bologna-Firenze si fa in treno).
  • La ciclopista del Sile
  • La ex ferrovia Treviso-Ostiglia ancora in corso di recupero (ci sono iniziative in corso al proposito…)
  • Le piste ciclabili in Italia non hanno una segnaletica stradale unificata a livello nazionale come in altri paesi, perchè dipendono dalle (scollegate) iniziative locali di comuni e provincie…
  • L’Istria si sta organizzando per ospitare il cicloturismo: si possono anche scaricare i dati gps dei percorsi…

La sera lasciamo il festival sotto la pioggia battente, per andare a prendere il treno del ritorno. Ho la sensazione di avere qualcosa di prezioso con me, un bagaglio nascosto. Le cartine del trentino in bici? Il nuovo libro di viaggi sugli oceani? E’ qualcos’altro, qualcosa di più caldo… Sta tra le mie carte, sta tra alcune delle piccole note a penna…
E’ l’insieme degli indirizzi. Contatti e link con autori, o persone nuove con cui ho parlato. La possibilità di scambi futuri, da aggiungere a questa giornata già ricca.

L’Ippovia del Cormor e le Colline Moreniche

Oggi vi parlerò di un argomento diverso, e cioè… di un giro in bici!! (ah ah… speravate, eh?).
Ho scoperto di avere troppe giornate di ferie arretrate da consumare, come i veci…
E così, stamattina ho inforcato la bici e sono partita col treno per Udine.
Giornata splendida: ho visto pozzanghere d’acqua dai colori del cielo, prati ad erba alta che sembrava il pelo soffice di un maglione, vigneti a filari curvi, e un serpentello-orbettino che ha fatto tante “esse” tra le mie ruote…
E poi? I daini della riserva! Quando ci sono passata vicino, la decina di daini accovacciati all’ombra ha alzato la testa in gruppo, puntando gli occhi tutti insieme su di me, in uno schema elegante. Che si è scomposto subito dopo, quando mi sono avvicinata troppo.
E ancora meglio: le balle di fieno nei campi. Immaginate di passarci attraverso, facendo slalom con la bici sul prato corto croccante, come in una gara contro giganti buoni…

il parco del Cormor la mappa del'ippovia inizio ippovia pozzanghera di cielo
sull'erba medica il cielo dal bosco vigneti a filari curvi maculato
Villa Perabò della avia a Moruzzo Paola in azione maglione d'erba Fortezza Medio Tagliamento

Ma veniamo alle informazioni sul percorso.
Ho testato l’itinerario n. 3 della già menzionata serie “Bicicletta in FVG” uscita con Il Piccolo: La Pagnacco – Fagagna sulle Colline Moreniche. Ovviamente la guida non prevedeva di far partire il giro da una stazione dei treni, mentre io sono andata sul treno fino a Udine. Il tratto che ho aggiunto si è poi rivelato il più bello, lungo l’Ippovia del Cormor. Così facendo, il giro totale conta 50 km.
Ecco di seguito la mia aggiunta: Udine stazione – Udine centro storico – piazza Primo Maggio – ufficio informazione turistica (e prelievo mappa ippovia, disponibile anche sul sito) – uscire dal centro verso Udine Fiere – su via Pasolini c’è un pezzo di pista ciclabile – in direzione Fiera ci sono i cartelli per il Parco del Cormor – dal parco parte l’ippovia: seguirla fino a Zampis.
Poi è facile arrivare al punto di inizio del giro proposto dalla guida, Pagnacco. E al ritorno si può riprendere l’ippovia in un punto diverso, sempre presso Pagnacco, ad esempio a Fontanabona.

Il percorso del libro, devo dire, mi ha spazientito. Ogni trecento metri, bisognava cambiare direzione, per provare qualche sterrato simpatico suggerito dall’autore, o qualche deviazione panoramica. Non si potevano mai staccare gli occhi dal libro-guida, se si voleva rispettare il percorso-labirinto…
Solo il ritorno sulla strada dei quattro venti è stato lineare.
Belle zone, quelle proposte, ma la prossima volta ci torno in libertà!

cerchi di ruggine la mia bici girasolini svettanti nomi fantastici
cielo e campi ciondoliamoci in rosa tuffo nelle balle di fieno Tramonto sul mare

Sentieri del CAI a Monfalcone

Domenica pomeriggio, volevo tornare in bici a Prosecco, sul percorso iniziato e non finito del giorno prima. Però arrivo al tram e lo trovo fermo che non funziona… accidenti!
Cambio piano. Prendo il treno, e vado a Monfalcone.

Esploro un nuovo giro: provo una scorciatoia per arrivare al laghetto di Pietrarossa, partendo da un sottopasso tra le casette poco dopo la stazione di Monfalcone. Da lì scopro che comincia un bel sentiero lungo ferrovia: lo chiamano sentiero del Carso, in realtà si tratta del sentiero del CAI numero 83; prosego poi il giro sull’81 e sull’82 in un anello chiuso. Ora comincio a ricordarrne alcuni dai giri precedenti, e mi oriento bene.

Si tratta di una zona che contiene un percorso storico: si possono osservare alcune trincee della Prima Guerra, quelle del fronte austriaco e quelle del fronte italiano, affiancate tra loro e quasi parallele. Guardarle oggi, dal mondo globalizzato che conosciamo, le fa apparire una soluzione lontana secoli…

tuffo nel bosco sentiero lungo ferrovia Monfalcone sentieri del CAI

Durante questo giro, ho fatto il vero tuffo nella natura in mountain bike. I rovi allungavano le loro dita su certi tratti del sentiero, e oltre a graffiarmi un poco gambe e braccia, mi lasciavano addosso alcune spine per ricordo, conficcate a fine graffio (piccole armi della Natura colpiscono ancora!). Attraversavo pozzanghere, facendo splash con ruota e sandalo sportivo, e poi dovevo passare sull’erba a pulire la zeppa di poltiglia dalla ruota. E su altre pozze davanti a me, nugoli di ranette saltavano via divergendo ai lati, poco prima del mio passaggio.

Non sono riuscita a rivedere il laghetto di Pietrarossa dall’ossservatorio che pure avevo individuato tempo fa: è diventato di nuovo sfuggente. Ora il verde circostante il lago è una selva, si fa slalom tra le fronde pendule e i rami caduti. Tutt’un altro aspetto rispetto alla visita di mesi fa. Chissà se il personale della Riserva Naturale farà pulizia di stagione.

Mare Carso Bike

La scorsa settimana è uscito, con Il Piccolo, il primo volume della serie “Itinerari in bicicletta del Friuli Venezia Giulia”. L’ho preso sabato mattina, e il pomeriggio ho già provato uno dei percorsi.

Devo dire che, con le mie esplorazioni di quest’anno, ho già scoperto per conto mio una parte degli itinerari validi della regione, e ho ritrovato i più belli tra quelli menzionati nella serie. Ciononostante, si tratta di volumi che varrà la pena continuare a prendere, perchè sono ben impostati, con altimetrie, mappe, informazioni di dettaglio su come si svolge il tragitto, e l’unica pecca è che vengono scelti dei tragitti che partono da punti facilmenti raggiungibili in auto. Ma non potevano farli partire da punti ben raggiungibili col treno, dico io?

Dunque, prendo il tram, e arrivo a Opicina alle 18. Raggiungo Prosecco pedalando, e parto con l’itinerario che mi porterà, quasi tutto su sterrato, fino ad Aurisina, che è circa metà giro. Poichè a quel punto si starà già avvicinando il buio, dovrò lasciare il sentiero, e tornare su strada afaltata per far presto.

Palla in bici sentiero mtb il mare illuminato more molto alte
Tramonto dal sentiero La torre Liburnia dal basso vista dalla torre Liburnia Trieste di notte

Ma veniamo al percorso. Si tratta di un giro adatto alle mountain-bike con ruote dotate di battistrada alto. Io che avevo ancora i copertoni da strada dell’ultimo viaggio, ho fatto più difficoltà con le discese ripide a grandi sassi, che con la salitina asfaltata da 100 metri di dislivello. Si parte dal monumento ai caduti di Prosecco, e si entra giusto alla sua sinistra sul sentiero del CAI n.1, nel Bosco Fornace e poi nel Bosco San Primo. Si arriva a Santa Croce sempre seguendo il sentiero 1, tra profumi di fichi e rosmarino, e si prosegue fino ad Aurisina su strada a terra rossa e aghi di pino.

Le more ai lati della strada tentano il ciclista che cerca di raggiungere quelle più in alto, e la vista sul mare è stupenda. All’altezza di Aurisina, si devia a destra in salita verso la vedetta Liburnia. Quando ci sono arrivata, era già tramontato, e l’intrufolamento tra i rovi verso la torre si faceva un po’ sospetto… La Torre Liburnia è accessibile dall’interno, usando i quattro piani di scale metalliche. Trascino la bici dentro la torre, e salgo quasi nel buio, aiutandomi con la lampadina della bici.
Il premio per l’arrampicata su per gli scalini cigolanti è stata una splendida vista a 180°, dall’Adriatico alle Alpi, con il vento della sera che fischia nei capelli.

Dopo la visita alla torre, ho cercato la statale presso Aurisina. Mancava ancora abbastanza strada prima della cena, e le poche more arraffate mi confortavano. Non era il caso di portarsele via tutte, bensì di darsi una mossa! Non sapevo che avrei avuto ancora un incontro ravvicinato nel bosco, con qualcuno che avrebbe apprezzato le more rimaste intatte dopo il mio passaggio… A pochi metri da me, immobile ed eretto, un capriolo piuttosto grande mi ha sorpreso. Io guardo lui, lui guarda me, e mentre cerco di prendere la macchina fotografica, lui sparisce nel folto, per cui mi resta impressa solo una macchia marrone in movimento, che Dado ha poi detto essere come quelle di chi afferma d’aver avvistato lo yeti…

Durante il ritorno, da Aurisina a Prosecco cantavano i grilli. Nella discesa di strada del Friuli, le luci della città nella notte tiepida erano rasserenanti. A casa mi ha accolto la minestra di fagioli preparata dal Dado.

Swiss Are Krishna

Sì, lo so che le vacanze sono finite: oggi, ritorno al solito tran-tran.
Ma sono tanti gli aneddoti del viaggio in bici che volevamo raccontare: le sedute negli internet cafè erano una specie di corsa contro il tempo sincopata per mandare avanti le foto essenziali del giorno, chissà quante ore di dvvvoga-web in più ci saremmo sparati se avessimo potuto… Ora si recupera! Perlomeno, io.
In fondo, pure Dado, appena tornati a casa a fine viaggio, non ha resistito: aspettava che accendessi il pc per prima io, ma ero stranamente occupata col bagaglio, e dopo venti minuti ha ceduto lui…

La Svizzera è piovosa: si sapeva. Durante il nostro viaggio delle due settimane scorse, la pioggia l’abbiamo presa: il primo giorno, e l’ultimo. E abbiamo continuato a pedalare. In fondo, io non ne ero turbata, e Dado era ben attrezzato: il suo k-way giallissimo aveva anche due striscie para-gambe, faceva parte del kit zainetto-bici. Ha potuto indossarlo comodamente in galleria, presso il ristorante tipico Kronenhof, dove avevamo provato un piatto originale: pasta, patate, formaggio, cipolline fritte e composta di mela! Sì, salato-dolce!
Non si può non dire che le patate hanno avuto degli effetti secondari… diciamo, propulsivi…

pedalare sotto la pioggia composta di mele Ari Krishna Sid & us

A Basilea, un po’ più che altrove, per trovare le iniziative del posto bastava girare per città (fino alle 18, poi tutto chiuso, eh!). Come quella volta che è passato il carro indiano: trainato a mano con le corde da decine di persone, si è diretto verso la piazza del mercato, e si è fermato lì tra le bancarelle che vendevano piatti tipici (abbiamo assaggiato le palline di polvere di noce: tutto-noce-allo-stato-puro!). Il bello è che c’era, sul palco del carro, un ragazzo col microfono che cantava il mantra (litania indiana) dell’Are Krishna: all’infinito, senza fermarsi mai, ipnotica soprattutto per lui che non so come faceva a continuare senza posa!

La sera, in ostello in camerata, abbiamo fatto la conoscenza con Sid, un ragazzo indiano. Dopo due settimane in cui parlavamo solo con svizzeri che tagliavano corto, un’improvvisa atmosfera amichevole ha fatto decollare una spettacolare conversazione durata senza pause per oltre un’ora…
Con lo spazzolino da denti in mano, abbiamo parlato di tutto: città visitate, architettura, disegni e foto da diario, studi svolti, sistemi educativi dei rispettivi paesi, molle sociali, professioni quotate, differenze culturali, età da matrimonio (combinato, in molti casi per loro a tutt’oggi), spezie troppo forti nelle ricette indiane presso il carro visto al pomeriggio, quantità dei rispettivi cugini (lui ne ha circa cento…).
Il suo nome, Sid, era l’abbreviazione di Siddhartha. Eh, c’è una acca in più, non si può usare il nome di Dio tal quale. Un argomento della discussione che mi è piaciuto molto, è stato il confronto tra Cina e India. Secondo lui, è impossibile competere con un cinese nel lavoro: è capace in modo incredibile di ripetere lo stesso compito, molte volte, identico a sè stesso, con zero errori. Ma il pricipio educativo per un indiano è diverso: “cracking the problem”, analisi analisi analisi!!

Ricordini di viaggio

Dei giorni della pedalata in Svizzera delle scorse due settimane, mi piace ripensare ad alcuni momenti particolari.

Per esempio a quello in cui, nel monolocale di Fabio, con le pantofole ballavo e scivolavo sul pavimento quasi a pattinare.
Oppure a quello in cui decidevamo che strada ciclabile prendere: (voce di Dado che imita Mike buongiorno all’apertura delle buste dei quiz): “la uno, la due o… la cinque?”
Ricordo il profumo dell’infuso a base di rooibos e fiori di malva: non ho resitito, ne ho comprato una scorta di diversi etti, mentre la rivenditrice cercava le parole in una lingua a scelta (risultando quasi incomprensibile) in cui spiegarmi che il suo “cuoco” o “capo” (chef) formulava le miscele a mano.

E poi che storie, coi sacchi per i piumini che ogni sera dovevamo re-infilare in un posto nuovo: solo alla fine abbiamo sviluppato una tecnica sicura; nella foto sotto si vede il Dado all’opera, arrampicato sulla scala del letto a castello di un ostello. Come quell’altra volta in bed&breakfast, che avevamo un piumino troppo piccolo, che non bastava per tutti e due: stavamo sempre o coi piedi o con un lato scoperto, era impossibile, non si dormiva! Finchè, a metà notte, non ci è venuta l’illuminazione: fuori dalla stanza ci era stato lasciato un altro piumino singolo. Chi avrebbe detto che la soluzione giusta sarebbe stata usare due piumini insieme, uno a testa? La proprietaria, a sentirci la mattina dopo, rideva di noi… mah.

Non poteva mancare, tra le nostre scenette preferite, quella degli artisti di strada alla festa del lombrico: belghi-francesi, che Dado mi traduceva nell’orecchio, e piuttosto litigiosi tra loro. Notare la vista sul lago, nello sfondo, dall’alto della collina. Era da giorni che volevo caricarne il video.

Ah sì: come si chiamano in tedesco gli stuzzicadenti (con la punta alla menta: guardate nella foto l’estremità verde)? Zahnstocher, bastoni per le zanne!

la uno, la due o... la 5? rooibos alla malva riempimento sacco per piumino stuzzicadenti alla menta

Ritorno a casa in allegria

Stamattina ci siamo svegliati in mezzo alle seguenti impressioni: io sognavo di avere il treno per partire di lì a mezz’ora, solo che sarei partita con un gruppo di amici; Dado si è svegliato dicendo: “Stavo sognando di cambiare la ruota bucata della bici”. In realtà durante in viaggio in Svizzera non abbiamo bucato mai, e siamo tornati a casa ieri sera.
Come prima piacevole sorpresa, il papi ci ha portato delle pizze per asporto dato che sapeva che avevamo il frigo vuoto. Come seconda piacevole sorpresa, poco dopo ci ha chiamato Marco dalla Finlandia, e siamo rimasti una buona mezz’ora a chiacchierare su Skype.
Questi erano proprio i segni che ci volevano per sentire che eravamo tornati. Quando abbiamo deciso il giorno del ritorno, che non era stato fissato a priori, ci siamo detti: torniamo a casa che abbiamo ancora qualche giorno di ferie per stare con gli amici. Che si sono puntualmente fatti vivi al nostro ritorno.

Marco su Skype

Gli svizzeri invece sono stati piuttosto riservati e non è stato facile fare amicizia con loro. Come ci aveva detto Fabio, una delle loro caratteristiche è l’amore per la privacy. Ad esempio, quando al ristorante ho chiesto ad una tavolata di ragazzoni con una sola donna se erano studenti, mi hanno detto: “Perchè lo chiedi?”; poi ho saputo comunque che erano effettivamente all’ultimo giorno di corso di ingegneria. Però in prima battuta la loro preferenza è stare tranquilli per i fatti loro. Lo dimostra una serie incredibile di cartelli molto variegati e comunicativi, relativi alle indicazioni per il mantenimento della quiete, la conservazione degli spazi pubblici, il comportamento a modo. Anche l’educazione stradale è spiccata: proprio nei giorni del nostro viaggio c’era il ritorno a scuola (così presto!) e tutti i cartelli del tipo “attenzione ai bambini che attraversano le strade, inizio della scuola” erano stati tirati fuori.

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Tutto questo porta anche dei vantaggi: lo si vede dalla serie dei cartelli relativi alle indicazioni per le bici, che da loro sono molto strutturate. Il percorso per la bici da passeggio è indicato in modo diverso dal percorso per la mountain bike; la rete ciclabile è effettivamente molto fitta, anche nelle grandi città, e noi abbiamo potuto navigarci sopra con molta tranquillità. E’ bastato un minimo studio del percorso prima di partire, e poi lì abbiamo trovato tutto quello che serviva. Dunque, per fare viaggi in bici, la Svizzera ha sicuramente gli spazi giusti e in sicurezza.

tutti i cartelli per le bici cicloturismo e mountain bike pannello per viaggiatori in bici fitti segnali per le bici

Zurich – Basel: finale oltre i confini…

La giornata a Zurich è stata uggiosa. Un giorno è un tempo troppo breve per capire una città, infatti a noi non è bastato per metterci in comunicazione con Zurigo. Soprattutto al museo di arte contemporanea, dove i pannelli esplicativi erano solo in tedesco, e noi non capivamo niente. Strano, per una città che ospita il 30% di stranieri. Comunque la mostra, “Shifting identities”, diceva qualcosa che anche a me pare evidente del mondo di oggi: le categorie convenzionali si stanno dissolvendo (e gli artisti lo rappresentavano sotto forma di scomparsa delle bandiere, della definizione dei generi, ecc) e il nuovo mondo in arrivo è ancora da definire.

Molto diverso è stato l’impatto con Basilea, la città dei tre confini, lungo l’ansa del Reno.
Per arrivarci abbiamo preso il treno fino a Stein-Sackingen, e poi abbiamo pedalato per gli ultimi 40 km sotto la pioggia lungo il fiume Reno (“bel, questo itinerario del Reno, BEGL!!”, me diseva Dado), raggiungendo la quota totale di 500 km percorsi in bici!!
Verso l’arrivo, abbiamo incontrato molte persone che si sono offerte di darci indicazioni stradali, attaccandoci un bottone incredibile, anche parlando in italiano!, anche accostando l’auto per aiutarci mentre guardavamo la cartina, o guidandoci in bici verso la meta come ha fatto la basilese Bettina. Prima dell’arrivo, siamo passati, giusto per gradire, alla stazione ferroviaria tedesca sull’altra riva del Reno, stavamo per sconfinare senza accorgercene… Anche li’ abbiamo trovato persone volenterose di darci istruzioni per il rientro, e abbiamo preso il biglietto del treno di ritorno a casa per domani.

A Basilea, che si vede subito com’è accogliente, lo slogan è: “Culture unlimited”. A differenza delle altre città svizzere, in cui ci dicevano sempre “Mah, quella di oggi è una serata un po’ morta”, qua le attività sono molteplici. Ieri sera abbiamo apprezzato un concerto al Jazz Club “The bird’s eye”; questa mattina andremo a vedere la mostra di un artista contemporaneo sudcoreano, Hyungkoo Lee, che avevamo già apprezzato alla biennale di Venezia, e poi vedremo quali altre sorprese ci proporrà questa città cosmopolita.

Aarau – Zurich

Rieccoci qua, dopo la seconda tappa piu’ lunga della settimana: oltre 70 km, per arrivare ad un totale che batte il record dell’anno scorso. Siamo a quota 440 km percorsi finora!!
Quasi tutto il tragitto dall’inizio del viaggio è stato effettuato lungo la rotta ciclabile nazionale n. 5 che attraversa l’intera Svizzera da ovest a est sull’altopiano. Solo oggi l’abbiamo lasciata per giungere a Zurigo seguendo una pista ciclabile regionale, la n. 66, da Baden in poi.
Propio a Baden abbiamo avuto la sorpresa della giornata: grazie ad un contatto di Paola, siamo andati a visitare lo stabilimento produttivo della fabbrica di turbine ABB, che abbiamo trovato lungo la strada. Abbiamo cosi’ sentito anche un po’ di storia della città, che si è accresciuta con lo stabilimento a partire dalla fine dell’Ottocento. Il nostro cicerone, Kobi, ci ha fatto vedere orgoglioso tutte le lavorazioni dei diversi materiali e componenti per oltre un’ora, ed effettivamente la visita meritava.

Alla fine del pomeriggio, dopo un ultimo tratto di pedalata lungo il fiume, sul lago di Zurigo, e con salitina spezza gambe finale, siamo arrivati all’ostello da dove vi stiamo scrivendo (anche oggi senza la possibilità di caricare le foto, uffi!).
Il passaggio per la movimentata stazione centrale di Zurigo, arricchita di mercatino e gente di tutti i tipi, ci ha fatto apprezzare il ritorno alle grandi città. Nei giorni scorsi, i paesini con gradevole centro medievale e casette rurali di legno, ci hanno fatto sentire la mancanza degli eventi affollati: a dire il vero, gli eventi culturali da quelle parti c’erano in calendario, ma erano sempre un giorno dopo, o un giorno prima, o addirittura alcune ore prima del nostro passaggio, e non li abbiamo intercettati mai. Ma qua a Zurigo ci aspettiamo di trovare una quantità di iniziative sufficientemente fitta da poter scegliere a volontà quello che ci piace di piu’, nel corso della nostra permanenza, che sarà di due giorni.
Giusto per fare un esempio di scelta mondana, questa sera ci piazzeremo al Teatro Bianchini, tra coperte e cuscini, per riposar le gambe; e per tutto domani non vorremo piu’ vedere il sellino della bici…

Solothurn – Aarau

Questa mattina ci siamo svegliati con uno splendido sole, e abbiamo pedalato per 55 km tra i campi e lungo il fiume Aare che si faceva sempre piu’ ampio, fino ad arrivare alla meta di oggi, Aarau, giusto in tempo prima che si alzasse il vento con minaccia di bufera. A quel punto, ci siamo rintanati presso l’appartamento di una signora che ci ha affittato una camera (l’unica sistemazione a prezzo umano del posto): una tipa stranissima, che sembra un personaggio di guerre stellari. Parla in tre lingue contemporaneamente facendo le faccione piu’ incredibili sotto la chioma cotonata bianca.

Durante la mattina abbiamo attraversato campi di girasoli, viali alberati e le solite serie di casette di legno tipiche svizzere. Sotto le larghe falde dei tetti delle case c’erano molti nidi di rondine: le abbiamo viste fischiare mentre rientravano al nido imbeccando i piccoli rondinini, dai becchi gialli spalancati. I nidi erano sia naturali e costruiti dagli uccelli, che artificiali, in cemento, a forma di coppetta, attaccati in mezzo agli altri dal proprietario della casa, tutti ben utilizzati.
Abbiamo visto anche dei complicati mulini ad acqua, pieni di meccanismi rotanti come quelli degli orologi, con riempimento di bicchieri o trasporto di palloni su guide in rotazione, giroscopi e altre stramberie. Roba proprio schfizzera !!!

p.s. abbiamo aggiunto le foto al post di ieri: guardate Dado che si tuffa!! e al post della festa del lombrico di qualche giorno fa.

campagna svizzera passeggiando in bicicletta mulini ad orologeria temporale in arrivo