Mare Carso Bike

La scorsa settimana è uscito, con Il Piccolo, il primo volume della serie “Itinerari in bicicletta del Friuli Venezia Giulia”. L’ho preso sabato mattina, e il pomeriggio ho già provato uno dei percorsi.

Devo dire che, con le mie esplorazioni di quest’anno, ho già scoperto per conto mio una parte degli itinerari validi della regione, e ho ritrovato i più belli tra quelli menzionati nella serie. Ciononostante, si tratta di volumi che varrà la pena continuare a prendere, perchè sono ben impostati, con altimetrie, mappe, informazioni di dettaglio su come si svolge il tragitto, e l’unica pecca è che vengono scelti dei tragitti che partono da punti facilmenti raggiungibili in auto. Ma non potevano farli partire da punti ben raggiungibili col treno, dico io?

Dunque, prendo il tram, e arrivo a Opicina alle 18. Raggiungo Prosecco pedalando, e parto con l’itinerario che mi porterà, quasi tutto su sterrato, fino ad Aurisina, che è circa metà giro. Poichè a quel punto si starà già avvicinando il buio, dovrò lasciare il sentiero, e tornare su strada afaltata per far presto.

Palla in bici sentiero mtb il mare illuminato more molto alte
Tramonto dal sentiero La torre Liburnia dal basso vista dalla torre Liburnia Trieste di notte

Ma veniamo al percorso. Si tratta di un giro adatto alle mountain-bike con ruote dotate di battistrada alto. Io che avevo ancora i copertoni da strada dell’ultimo viaggio, ho fatto più difficoltà con le discese ripide a grandi sassi, che con la salitina asfaltata da 100 metri di dislivello. Si parte dal monumento ai caduti di Prosecco, e si entra giusto alla sua sinistra sul sentiero del CAI n.1, nel Bosco Fornace e poi nel Bosco San Primo. Si arriva a Santa Croce sempre seguendo il sentiero 1, tra profumi di fichi e rosmarino, e si prosegue fino ad Aurisina su strada a terra rossa e aghi di pino.

Le more ai lati della strada tentano il ciclista che cerca di raggiungere quelle più in alto, e la vista sul mare è stupenda. All’altezza di Aurisina, si devia a destra in salita verso la vedetta Liburnia. Quando ci sono arrivata, era già tramontato, e l’intrufolamento tra i rovi verso la torre si faceva un po’ sospetto… La Torre Liburnia è accessibile dall’interno, usando i quattro piani di scale metalliche. Trascino la bici dentro la torre, e salgo quasi nel buio, aiutandomi con la lampadina della bici.
Il premio per l’arrampicata su per gli scalini cigolanti è stata una splendida vista a 180°, dall’Adriatico alle Alpi, con il vento della sera che fischia nei capelli.

Dopo la visita alla torre, ho cercato la statale presso Aurisina. Mancava ancora abbastanza strada prima della cena, e le poche more arraffate mi confortavano. Non era il caso di portarsele via tutte, bensì di darsi una mossa! Non sapevo che avrei avuto ancora un incontro ravvicinato nel bosco, con qualcuno che avrebbe apprezzato le more rimaste intatte dopo il mio passaggio… A pochi metri da me, immobile ed eretto, un capriolo piuttosto grande mi ha sorpreso. Io guardo lui, lui guarda me, e mentre cerco di prendere la macchina fotografica, lui sparisce nel folto, per cui mi resta impressa solo una macchia marrone in movimento, che Dado ha poi detto essere come quelle di chi afferma d’aver avvistato lo yeti…

Durante il ritorno, da Aurisina a Prosecco cantavano i grilli. Nella discesa di strada del Friuli, le luci della città nella notte tiepida erano rasserenanti. A casa mi ha accolto la minestra di fagioli preparata dal Dado.

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