Zurich – Basel: finale oltre i confini…

La giornata a Zurich è stata uggiosa. Un giorno è un tempo troppo breve per capire una città, infatti a noi non è bastato per metterci in comunicazione con Zurigo. Soprattutto al museo di arte contemporanea, dove i pannelli esplicativi erano solo in tedesco, e noi non capivamo niente. Strano, per una città che ospita il 30% di stranieri. Comunque la mostra, “Shifting identities”, diceva qualcosa che anche a me pare evidente del mondo di oggi: le categorie convenzionali si stanno dissolvendo (e gli artisti lo rappresentavano sotto forma di scomparsa delle bandiere, della definizione dei generi, ecc) e il nuovo mondo in arrivo è ancora da definire.

Molto diverso è stato l’impatto con Basilea, la città dei tre confini, lungo l’ansa del Reno.
Per arrivarci abbiamo preso il treno fino a Stein-Sackingen, e poi abbiamo pedalato per gli ultimi 40 km sotto la pioggia lungo il fiume Reno (“bel, questo itinerario del Reno, BEGL!!”, me diseva Dado), raggiungendo la quota totale di 500 km percorsi in bici!!
Verso l’arrivo, abbiamo incontrato molte persone che si sono offerte di darci indicazioni stradali, attaccandoci un bottone incredibile, anche parlando in italiano!, anche accostando l’auto per aiutarci mentre guardavamo la cartina, o guidandoci in bici verso la meta come ha fatto la basilese Bettina. Prima dell’arrivo, siamo passati, giusto per gradire, alla stazione ferroviaria tedesca sull’altra riva del Reno, stavamo per sconfinare senza accorgercene… Anche li’ abbiamo trovato persone volenterose di darci istruzioni per il rientro, e abbiamo preso il biglietto del treno di ritorno a casa per domani.

A Basilea, che si vede subito com’è accogliente, lo slogan è: “Culture unlimited”. A differenza delle altre città svizzere, in cui ci dicevano sempre “Mah, quella di oggi è una serata un po’ morta”, qua le attività sono molteplici. Ieri sera abbiamo apprezzato un concerto al Jazz Club “The bird’s eye”; questa mattina andremo a vedere la mostra di un artista contemporaneo sudcoreano, Hyungkoo Lee, che avevamo già apprezzato alla biennale di Venezia, e poi vedremo quali altre sorprese ci proporrà questa città cosmopolita.

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