Swiss Are Krishna

Sì, lo so che le vacanze sono finite: oggi, ritorno al solito tran-tran.
Ma sono tanti gli aneddoti del viaggio in bici che volevamo raccontare: le sedute negli internet cafè erano una specie di corsa contro il tempo sincopata per mandare avanti le foto essenziali del giorno, chissà quante ore di dvvvoga-web in più ci saremmo sparati se avessimo potuto… Ora si recupera! Perlomeno, io.
In fondo, pure Dado, appena tornati a casa a fine viaggio, non ha resistito: aspettava che accendessi il pc per prima io, ma ero stranamente occupata col bagaglio, e dopo venti minuti ha ceduto lui…

La Svizzera è piovosa: si sapeva. Durante il nostro viaggio delle due settimane scorse, la pioggia l’abbiamo presa: il primo giorno, e l’ultimo. E abbiamo continuato a pedalare. In fondo, io non ne ero turbata, e Dado era ben attrezzato: il suo k-way giallissimo aveva anche due striscie para-gambe, faceva parte del kit zainetto-bici. Ha potuto indossarlo comodamente in galleria, presso il ristorante tipico Kronenhof, dove avevamo provato un piatto originale: pasta, patate, formaggio, cipolline fritte e composta di mela! Sì, salato-dolce!
Non si può non dire che le patate hanno avuto degli effetti secondari… diciamo, propulsivi…

pedalare sotto la pioggia composta di mele Ari Krishna Sid & us

A Basilea, un po’ più che altrove, per trovare le iniziative del posto bastava girare per città (fino alle 18, poi tutto chiuso, eh!). Come quella volta che è passato il carro indiano: trainato a mano con le corde da decine di persone, si è diretto verso la piazza del mercato, e si è fermato lì tra le bancarelle che vendevano piatti tipici (abbiamo assaggiato le palline di polvere di noce: tutto-noce-allo-stato-puro!). Il bello è che c’era, sul palco del carro, un ragazzo col microfono che cantava il mantra (litania indiana) dell’Are Krishna: all’infinito, senza fermarsi mai, ipnotica soprattutto per lui che non so come faceva a continuare senza posa!

La sera, in ostello in camerata, abbiamo fatto la conoscenza con Sid, un ragazzo indiano. Dopo due settimane in cui parlavamo solo con svizzeri che tagliavano corto, un’improvvisa atmosfera amichevole ha fatto decollare una spettacolare conversazione durata senza pause per oltre un’ora…
Con lo spazzolino da denti in mano, abbiamo parlato di tutto: città visitate, architettura, disegni e foto da diario, studi svolti, sistemi educativi dei rispettivi paesi, molle sociali, professioni quotate, differenze culturali, età da matrimonio (combinato, in molti casi per loro a tutt’oggi), spezie troppo forti nelle ricette indiane presso il carro visto al pomeriggio, quantità dei rispettivi cugini (lui ne ha circa cento…).
Il suo nome, Sid, era l’abbreviazione di Siddhartha. Eh, c’è una acca in più, non si può usare il nome di Dio tal quale. Un argomento della discussione che mi è piaciuto molto, è stato il confronto tra Cina e India. Secondo lui, è impossibile competere con un cinese nel lavoro: è capace in modo incredibile di ripetere lo stesso compito, molte volte, identico a sè stesso, con zero errori. Ma il pricipio educativo per un indiano è diverso: “cracking the problem”, analisi analisi analisi!!

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