Da Opicina a Nova Gorica in bici

Questa domenica ho fatto un giro in bici bello lungo, dalla mattina alla sera.
Ho preso il tram, e ho fatto il percorso da Opicina a Nova Goriza tutto oltre confine.

Ecco le tappe: Opicina, strada per Monrupino, valico di Monrupino, Creplje, Dutovlje, vecchia strada sterrata per Skopo (partendo dal parrucchiere prima della chiesa), Kosovelje, Gabrovizza, Tomacevica, Komen, Sveto, Lipa, Temnica, Novelo, Kostanjevica, strada sterrata per Lokvica, Miren, Sempeter, Nova Gorica, valico Casa Rossa, Gorizia stazione.

Una bella impresa di orienteering (dato che i cartelli indicatori sono relativamente pochi) in mezzo ai campi e alla natura ben curata. Con pranzetto di orzotto al fagiano da Spacapan a Komen.
Peccato che la giornata era grigia e un po’ fosca, ma la bella stagione in avvicinamento si è fatta vedere, con le distese di bucaneve e di crochi viola screziati del sottobosco.

Palla sconfina bucaneve strada rossa dolina dimezzata
vigneti a riposo macchia boschiva crochi nel sottobosco tratto nel bosco
terra rossa rossa orzotto al fagiano foschia verso i boschi crochi tra le foglie

Sagrado-Cormons in bici

Domenica scorsa ci siamo goduti entrambi una bella immersione nel sole.
Dado, sul campo da hockey. Io in bici.
Ecco il mio itinerario, tra due stazioni del treno: Sagrado-ponte sull’Isonzo-via Lungh’Isonzo-Gradisca-Farra-Villanova-S.Lorenzo-Capriva-Moraro-Corona-Mariano-Monticello-Boatina-Cormons.

I vigneti stavano a riposo sui primi colli bassi.
I fiumi e i canali erano come specchi che andavano dal bianco al blu, passando per tutti gli azzurri vetrosi che la gran luce della domenica poteva inventare.
Ho anche fatto un incontro ravvicinato con un cagnetto da guardia. Quando l’ho visto correre dentro il recinto, dritto puntato verso di me, non mi sono preoccupata: tutti i cani del pomeriggio si erano fermati sulla rete del bordo. Ma questo botolino bianco abbaiava come un ossesso, e a sorpresa è uscito dalla parte bassa dello steccato, arrivando in un istante a quota caviglia, per cui ho fatto un salto e uno scatto a tutta birra! Che roba! Mi sono ritrovata a ridere come una scema, mentre continuavo ad allontanarmi a mezzo ritmo, col cane bianco ormai lontano che mi teneva sempre d’occhio…

dal ponte sull'Isonzo vigneti a striscie dal ponte sull'Isonzo l'affresco del panettiere
specchi d'acqua nel sole il viale alberato tra Monticello e Boatina strada aperta nel verde canali di vetro

L’ultima pedalata prima del freddo

Ieri siamo andati a fare un giro in bici su per le alte, Davide ed io.
Volevamo prendere il tram, ma ce lo siamo fatto sfuggire sotto il naso, e c’era anche un gruppo di ciclisti già in attesa del successivo: restava posto libero appena quaranta minuti dopo.
Decidiamo allora di partire per la scalata dell’altopiano direttamente da casa: su per strada del Friuli, quasi un’ora di pedalata per una lenta ma inesorabile salita. Il tempo totale comprende le pause per le foto: arrivati quasi in cima, si è dispiegato davanti ai nostri occhi il mare coperto da un tappeto di nuvole basse: sembrava di essere su un aereo, uno spettacolo mai visto.
Il percorso in bici successivo si è snodato attraverso il bosco Fornace e il bosco S. Primo: un breve tratto del Percorso Natura che collega Prosecco a Santa Croce; con premio finale: pranzetto in osteria.

Dado in bici bosco s. primo campetti del Carso nuvole basse sulla città
nuvole sul mare

Bici e osmizza

Lunedì scorso, giorno festivo, Dado ed io siamo andati a fare un giro in bici sul Carso.
Cartina alla mano, abbiamo esplorato il sentiero del Capriolo, da Opicina a Padriciano.
Durante il tragitto sterrato abbiamo intercettato il breve tratto di pista ciclabile asfaltata che porta da Trebiciano al confine di stato. Si può dire che questa è la terza ed ultima pista ciclabile triestina (dopo la pista su ex-ferrovia Trieste-Erpelle e la tratta segnata sul marciapiede dalle Rive a Miramare).

La nostra meta era lo stagno di Gropada: piccolissimo, ma preservato come sito di importante biodiversità! Dado ha potuto così cimentarsi nell’osservazione delle ranocchie, che dopo la fuga causata dal nostro arrivo hanno manifestato il tipico comportamento curioso, facendo emergere dall’acqua le loro coppie di occhietti puntati verso di noi. Abbiamo inoltre avvistato un tritone!

Raggiunta l’ora di pranzo, si era fatto avanti un dilemma: mangiare in osmizza o tornare a casa? Pochi dubbi… andiamo in osmizza! Vino, pancetta e sole battente ci hanno fatto compagnia, mentre dividevamo con gli altri astanti il tavolone di legno all’aperto.

Dopo pranzo eravamo tentati di proseguire il giro sul monte, ma dei nuvoloni neri sospetti si erano fatti incombenti. Filiamo dunque verso il tram di Opicina, carichiamo le bici (abbiamo scoperto poi che in discesa non era permesso, ma ci hanno lasciato rimanere) e ci siamo fatti portare a casa.
DLIN DLON, il tram ci culla sferragliando in discesa… RONF RONF il mondo dei sogni si avvicina…
Che ronfata, fino a casa! Non si può dire che bici osmizze ed aria aperta non siano adatti a conciliare un bel pisolino premio finale!!!

il segnale del sentiero la ciclabile di trebiciano la ciclabile di trebiciano davidaola in bici
ll'amico tritone Lo stagno di Gopada pranzo in osmizza nuvoloni neri incombenti

Tutto sulla principale pista ciclabile triestina

Qualche tempo fa, mi ha scritto un amico conosciuto sul web, Mauro.

Lui è di Pordenone, e mi chiede informazioni per raggiungere la pista ciclabile Trieste-Erpelle. Ci era andato con la sua moglie e la figlia, però dopo diversi giri senza trovarne l’imbocco, ha rinunciato. Cambio giro, si è accontentato delle Rive.

Poichè in effetti non è immediato trovarne un punto d’imbocco facile da riconoscere (dato che il primo tratto ha i lavori in corso che procedono a ritmi annuali), ecco di seguito tutte le indicazioni. C’è la segnalazione del punto di partenza consigliato ad oggi, sotto il campo di calcio di via Campanelle; e il proseguimento del percorso oltre confine fino a Kozina (dove si può andare a mangiare da Mahnic per esempio) nella vista dal satellite dell’itinerario svolto. A questo link si trovano le foto e la storia del percorso che avevamo già citato.

Buona pedalata!

come arrivare alla partenza in via campanelle zona inizio pista
traccia pedalata traccia della pedalata

Mini vacanza sul Sile – parte 3

Lunedì mattina, che pacchia, ho potuto poltrire fino a tardi.
Ero a casa di Carla, a Badoere, dopo lo spettacolo della sera prima.
Per colazione, tè e fette biscottate con la marmellata, oltre allo spettacolare succo di melograno. La mamma di Carla lo aveva preparato dai frutti del suo albero. Ecco la ricetta.

Come preparare il succo di melograno:
– macerare un giorno i semi con ghiaccio, zucchero e limone
– frullarli
– filtrare gli ossetti col passa patate

Che meraviglia! Tutto era pronto per uno splendido giro in bici sul Sile. Mattinata di sole, itinerario adatto, e mappe del territorio messe a disposizione da Carla. L’ho salutata sul cancello di casa sua, mettendo piede sul pedale, ma sarei rimasta ancora a chiacchierare con lei: tentazione bifronte.

succo di melograno carrareccia vista dalla bici il Sile in campagna
luci che trafilano la panocia panocia abstract un ponte sul Sle

La mattina ho fatto il percorso Badoere-Treviso, e il pomeriggio il tratto Treviso-Quarto d’Altino dove ho preso il treno. La mattina è stata all’insegna dei tratturi tra i campi; il pomeriggio, in buona parte sulla “strada alzaia” lungo il fiume.

Ho incontrato l’oca da guardia, che faceva da custode al suo cancello, pronta a scattare come un allarme al mio avvicinamento.
E poi tra un campo e l’altro, ho provato anche io per la prima volta l’inseguimento da cani arrabbiati. Ogni buon ciclista può vantarne: ora, anche io!
Quando ho visto che i botoli abbaianti erano senza catena e già orientati al mio pedale, ho dovuto resistere alla tentazione da scatto (che li avrebbe stimolati ancor di più all’inseguimento), e ho rallentato, quanto più potevo pur di mantenere l’equilibrio senza abbassare il piede. Ha funzionato. Hanno perso un po’ di grinta. Sono andata via pianin pianino. Uno dei due ha fatto anche un secondo scatto e mi ha raggiunta di nuovo…  Due volte ho dovuto rallentare per fargli capire l’antifona, e poi ciao.

(continua…)

Mini vacanza sul Sile – parte 1

Eccomi tornata, dopo due giorni sul Sile, un tuffo in mezzo alla natura. La zona si presta bene a fare giri in bicicletta: tutto merito di Carla, che mi ha invitata a scoprirla.

Domenica sono partita col treno per Treviso all’ora di pranzo. Vicino a piazza dei Signori c’è un piacevole caffè dove ho fatto tappa per due giorni consecutivi. Ho provato delle fantastiche centrifughe di frutta. Per esempio: arancia, mela e finocchio. La scorta giusta per pedalare.

Il tratto del Sile da Treviso a Badoere è pieno di piste ciclabili tra i campi… ce ne sono perfino troppe. Ci si può perdere tra i mulini storici, le anatre chiacchierone e i boschetti di pioppi. Luce magica, la sera, mentre mi avvicino alla meta. Scendo dalla bici, mi inoltro nel bosco, tronchi viola e raggi oro. Quando percorro il tratto ex-ferroviario de l’Ostiglia, il sole è come un faro davanti agli occhi.

Il percorso ciclabile si interrompe presso la ex-stazione di Badoere, la strada sarebbe interdetta ma vado a visitare l’edificio ugualmente. Sopra le finestre chiuse, sono rimaste le iscrizioni “bagagli” e “sala d’attesa di I e II classe”. Una rosa rossa tiene in vita il grigio dell’intonaco abbandonato.
Carla mi aspetta alla chiesetta di Badoere, dove sta facendo da custode alla mostra che chiude una rassegna che lei ha contribuito a organizzare.

(continua…)

treviso w la centrifuga troppi cigni lago dei mulini di Favero e Rachello
l'ostiglia sile riflesso pioppeti al tramonto una rosa sulla stazione

Lignano controvento

Domenica scorsa, avevo tutta la giornata davanti a me: Dado era a Padova con l’hockey. La temperatura era crollata di brutto, c’era Bora sul Golfo a 100 km all’ora, ma non ho resistito: sono partita per un giro in bici.

Treno fino a Latisana: appena arrivo ed esco dalla stazione, comincia a piovere… bell’inizio! Mi riparo al tendone della sagra paesana. Pranzo con frico e polenta, e dolci fatti in casa.
Quando ho finito, smette di piovere, e posso ripartire col sole. Mare o monti? Decidiamo la meta… cedo alla tentazione. Vado verso l’orizzonte aperto, verso la laguna. Inizio il percorso del Tagliamento citato nella guida “bici in FVG n. 2”, da Latisana a Lignano.

frico e polenta dolci alla fiera Torre di Latisanotta parrochet

Comincio così l’itinerario sul Tagliamento, un po’ tra i paesini, un po’ lungo l’argine.
Passo al Parco dei pappagalli: unico in Europa, ospita 300 specie. Scopro che “l’esecuzione di una prestazione canora non è affatto un comportamento istintivo, ma invece è il punto di arrivo di un impegnativo processo di apprendimento. Ogni singolo esemplare può avere un repertorio canoro leggermente diverso da quello di un altro individuo. Inoltre, meglio cantano, più fanno conquiste amorose”.

Riprendo il giro. Il vento soffia e stanca, e più procedo verso la costa, più il vento aumenta… Sto calda negli abiti pesanti e ho il para-orecchie, ma il rumore delle raffiche mi confonde; il soffio d’aria sugli occhi mi fa girar la testa.
Dovevo saperlo che andava a finire così, ma non mi ero saputa trattenere, attratta dalla luce del mare. Mentre pedalo tra i refoli, mi dico: “ancora un pezzo e poi decido cosa fare; ancora un pezzo”… e più passa il tempo, più è lunga tornare indietro.
(Dado che mi ascolta mentre scrivo, commenta: “che bella la mia Palla, con lo spirito avVENTOriero…”).

filari nel verde filari nel sole corteccia tuffo negli alberi

Arrivo a Lignano a fine pomeriggio, e sono cotta. Medito già di tornare col traghetto, e mi informo rintanandomi all’ufficio del turismo, che col suo silenzio senza vento, riesce un po’ a rinfrancarmi.
Però quando sono lì mi dicono: “Traghetti? L’ultimo è di sabato” (era domenica). Riprovo chiedendo delle soluzioni via terra. “I pulmini dell’APT? sono stagionali, e la stagione chiude al 13 settembre” (era il 14). Mentre la faccenda si fa critica, mi comunicano in extremis: “Forse ci sono gli autobus della SAF… l’ultimo parte tra venti minuti, dalla piazza all’altro lato del paese. In bici ce la puoi fare”.
Scatto inoltrandomi più definitivamente che mai verso il mare, e becco l’autista del bus pronto a partire, giusto in tempo. Riesco a negoziare un trasporto della bici, faccio un’ultima corsa per altri due isolati a prendere il biglietto, ritorno che li trovo già per strada, ma mi aspettano. E così salgo, carico il tutto, e finalmente mi piazzo comoda e pigra in direzione rientro. Dopo la scorpacciata di aria aperta, guardare dal finestrino è più tranquillo, con vista sul tramonto e sul mare metallico nero.

pioggia che si avvicina Tagliamento dall'argine Tagliamento tramonto dal treno

Ritorno a Ciclomundi

Ieri, nonostante la pioggia, abbiamo passato la giornata a Portogruaro a Ciclomundi, festival del viaggio in bicicletta. E’ la seconda volta che ci andiamo, e la spinta a tornare è stata la voglia di ritrovare degli amici.
E così è stato.
Se penso che l’anno scorso ci ho incontrato Emilio Rigatti quando ancora non lo conoscevo bene, e gli ho buttato lì un’idea: “facciamo una mostra fotografica insieme?”, mi rendo conto che un sacco di tempo è passato da quel giorno, perchè poi la mostra l’abbiamo realizzata eccome, e ancora molta strada è passata sotto le ruote…

Durante gli incontri con gli autori di libri e storie di viaggio in bici, ho (ovviamente) potuto movimentare il dibattito con domande e aneddoti (Ambra lo sa: mi butto sempre!). E’ stata un’occasione per fare bella scorta di idee per viaggi in bici lunghi e corti, e qua sotto mi segno link e spunti a promemoria.

collezione di biglie Emilio e Max Portogruaro le biglie di una volta

  • Eurovelo 6: dall’Atlantico presso la Loira, al Mar Nero
  • La voies vertes in Borgogna, strada dei vini, una pista ciclabile di 20 km ricavata sul sedime di un’antica ferrovia tra boschi di querce, aceri e noci
  • Da Bordeaux a Toulouse in bici (il comune di Bordeaux si è proposto di destinare 50% del suo spazio a ciclisti e pedoni!).
  • La ciclopista del sole, un progetto FIAB per attraversare l’Italia: attualmente è ben percorribile il tratto Brennero – Lago di Garda – Firenze (Adige, ex ferrovia Rovereto-Mori-Riva; percorso Mincio-Po, ciclabile Modena-Vignola; solo che Bologna-Firenze si fa in treno).
  • La ciclopista del Sile
  • La ex ferrovia Treviso-Ostiglia ancora in corso di recupero (ci sono iniziative in corso al proposito…)
  • Le piste ciclabili in Italia non hanno una segnaletica stradale unificata a livello nazionale come in altri paesi, perchè dipendono dalle (scollegate) iniziative locali di comuni e provincie…
  • L’Istria si sta organizzando per ospitare il cicloturismo: si possono anche scaricare i dati gps dei percorsi…

La sera lasciamo il festival sotto la pioggia battente, per andare a prendere il treno del ritorno. Ho la sensazione di avere qualcosa di prezioso con me, un bagaglio nascosto. Le cartine del trentino in bici? Il nuovo libro di viaggi sugli oceani? E’ qualcos’altro, qualcosa di più caldo… Sta tra le mie carte, sta tra alcune delle piccole note a penna…
E’ l’insieme degli indirizzi. Contatti e link con autori, o persone nuove con cui ho parlato. La possibilità di scambi futuri, da aggiungere a questa giornata già ricca.

L’Ippovia del Cormor e le Colline Moreniche

Oggi vi parlerò di un argomento diverso, e cioè… di un giro in bici!! (ah ah… speravate, eh?).
Ho scoperto di avere troppe giornate di ferie arretrate da consumare, come i veci…
E così, stamattina ho inforcato la bici e sono partita col treno per Udine.
Giornata splendida: ho visto pozzanghere d’acqua dai colori del cielo, prati ad erba alta che sembrava il pelo soffice di un maglione, vigneti a filari curvi, e un serpentello-orbettino che ha fatto tante “esse” tra le mie ruote…
E poi? I daini della riserva! Quando ci sono passata vicino, la decina di daini accovacciati all’ombra ha alzato la testa in gruppo, puntando gli occhi tutti insieme su di me, in uno schema elegante. Che si è scomposto subito dopo, quando mi sono avvicinata troppo.
E ancora meglio: le balle di fieno nei campi. Immaginate di passarci attraverso, facendo slalom con la bici sul prato corto croccante, come in una gara contro giganti buoni…

il parco del Cormor la mappa del'ippovia inizio ippovia pozzanghera di cielo
sull'erba medica il cielo dal bosco vigneti a filari curvi maculato
Villa Perabò della avia a Moruzzo Paola in azione maglione d'erba Fortezza Medio Tagliamento

Ma veniamo alle informazioni sul percorso.
Ho testato l’itinerario n. 3 della già menzionata serie “Bicicletta in FVG” uscita con Il Piccolo: La Pagnacco – Fagagna sulle Colline Moreniche. Ovviamente la guida non prevedeva di far partire il giro da una stazione dei treni, mentre io sono andata sul treno fino a Udine. Il tratto che ho aggiunto si è poi rivelato il più bello, lungo l’Ippovia del Cormor. Così facendo, il giro totale conta 50 km.
Ecco di seguito la mia aggiunta: Udine stazione – Udine centro storico – piazza Primo Maggio – ufficio informazione turistica (e prelievo mappa ippovia, disponibile anche sul sito) – uscire dal centro verso Udine Fiere – su via Pasolini c’è un pezzo di pista ciclabile – in direzione Fiera ci sono i cartelli per il Parco del Cormor – dal parco parte l’ippovia: seguirla fino a Zampis.
Poi è facile arrivare al punto di inizio del giro proposto dalla guida, Pagnacco. E al ritorno si può riprendere l’ippovia in un punto diverso, sempre presso Pagnacco, ad esempio a Fontanabona.

Il percorso del libro, devo dire, mi ha spazientito. Ogni trecento metri, bisognava cambiare direzione, per provare qualche sterrato simpatico suggerito dall’autore, o qualche deviazione panoramica. Non si potevano mai staccare gli occhi dal libro-guida, se si voleva rispettare il percorso-labirinto…
Solo il ritorno sulla strada dei quattro venti è stato lineare.
Belle zone, quelle proposte, ma la prossima volta ci torno in libertà!

cerchi di ruggine la mia bici girasolini svettanti nomi fantastici
cielo e campi ciondoliamoci in rosa tuffo nelle balle di fieno Tramonto sul mare