Fragole e scrittori

Allora.
In quesi giorni sono successe un sacco di cose, per ciascuna di esse varrebbe la pena di fare una sezione dedicata.
Facciamo un riassunto così vi raccontiamo tutto!

Lunedì scorso siamo andati a Radio Fragola, per parlare del nostro viaggio di nozze durante la trasmissione dedicata ai viaggi “Uscita d’emergenza“. Accoglienti, preparati e simpaticissimi i nostri ospiti ed amici: Gyannet, Max e il Menegoz (che mi pare uno blog-dipendente tipo me). Per chi si è perso la serale chiacchierata radiofonica (ovviamente non papi e mammy, che quando sono arrivate le domande piccanti erano tutt’orecchie), c’è il commento alla puntata sul blog della trasmissione (per i super fanatici, le trasmissioni perse si possono anche scaricare).

Saba

Poi, ecco la storiella di mercoledì pomeriggio. Eravamo in giro per la città, quando mi squilla il telefono. “Ciao Paola, sono Emilio Rigatti!”. Eh eh, questo non era poi così imprevisto, insomma vi avevamo lasciato all’ultima puntata sul nostro scrittore-ciclista preferito con un potenziale appuntamento volante a venire. Eccolo qua. Ma la parte divertente è questa: “Paola, sono a Trieste in stazione, puoi comprarmi un libro prima che prendo il treno? Guida galattica per autostoppisti“. Fate conto che io ero in bici, potevo arrivare rapidamente dappertutto, e Dado conosceva bene il libro (un cult per gli informatici) per cui mi poteva aiutare ad identificarlo rapidamente durante la ricerca nelle (più di una) librerie.
Sì si, dopo un paio di tentativi il libro l’abbiamo trovato, glielo abbiamo portato, Dado ha potuto offrire ad Emilio un po’ della sua torta di pan di spagna di cui vi deve ancora parlare (perchè nella torta c’è il seguito della storia della crema alle castagne attesa da Palka – ciao Palka!!), ed Emilio ha poco dopo preso il treno per tornare a casa. C’è del mistero in tutti questi incontri con Rigatti? Eh, sì, non vi ho detto tutto. Ma questa storia si farà sempre più interessante nelle prossime puntate, vedrete, vedrete, restate sintonizzati!!!

(continua…)

Serata di classe

Giovedì scorso c’è stato un classico ritrovo di classe pre-barcolana.
Erica, promotrice della serata, era già ammanigliata con i pizzaioli Stanlio&Ollio del nuovo locale ‘Frontemare’.
Manuel, prima del ritrovo, aveva già sognato di notte una rissa con Giolo (tipo lancio dell’anguria). In effetti, alla cena, Giolo saltava da un argomento all’altro in vero stile regionale-folle (eh, purtroppo è in crisi perché gli chiudono la telenovela…). Dopo una pizza-combo con Renzo (mezza frontemare e mezza sottobosco con me) e un bel po’ di ridariola (o ridarella che dir si voglia), siamo andati in piazza Unità: musica!
Sulle note prima di Pow Lean, e poi di Giuliano Palma, abbiamo visto svolazzare le ali dell’impermeabile da coach di Manuel, e ripetere le performance ‘cucù dal bus’ della sottoscritta Paola. L’atmosfera era bellissima: una serata calda, in tutti i sensi, sono stata proprio bene. Ambra ha fatto prodezze con la sua macchina fotografica senza batteria: giusto giusto la foto di gruppo che ci voleva!

Classe11-10-07 Lety e Diego Pherpho Doctorate

Si sono fatti vivi virtualmente: in rappresentanza di Fabio, che ha appena conseguito il PhD, la mucca Pherpho Doctorate con la corona d’alloro in testa; in compagnia di Lety, il mini nipotino Diego (Ocio, Lety, che noi gavemo proposto la gita di classe a Barcellona in pulmino, accompagnati dalla prof Fasolato – ora in veste politica – che ci intrattiene sulle novità di gabinetto!!!); e grazie ai contatti intrattenuti da Davide, la mail della prof Urbancich da lui incontrata: “Ciao Paola, che bello ricevere, notizie dei miei ex studenti dopo tanti anni. Ti devo chiedere di salutarmeli tutti, da parte della vecchia prof d’inglese.”

Ritorno ai laghetti rossi

Con i laghetti rossi di Capriva avevo un conto in sospeso da un mese. Domenica scorsa, li ho ritrovati al primo colpo senza perdermi. Ho verificato che il nome “laghetti rossi” deriva dal colore della terra argillosa della zona del Rio Toccai.
Percorrendo in bici il sentiero sterrato che va dai laghetti alla Crosera dai Giaz, ho visto la strada cosparsa da ricci di castagne. Ho pensato: meglio fermarsi prima di bucare. E poi ho pensato: meglio ancora fermarsi a raccogliere le castagne! Ho fatto una piccola scorta da portare ‘fresca fresca’ per la castagnata che mi attendeva nel pomeriggio. C’erano anche parecchi gusci vuoti, e alcune scorze di castagna pelata sparse nel sottobosco. Forse una parte della scorpacciata era già stata fatta da qualche animale. Ci sono animali che sanno pelare le castagne per mangiarle?

bosco castagne laghetti rossi Paola è arrivata ai laghetti rossi

Al ritorno ho visto il treno passare sopra la mia testa, mentre raggiungevo la stazione di Gorizia dal sottopasso. Arrivo al binario e il treno è ancora lì: è il mio? non è il mio? Mentre mi oriento il treno comincia a muoversi senza di me. Era il mio. Accidenti. Mi consolo con un pranzetto risotto zucchine e scampi all’aria aperta, non lontano dalla stazione, in attesa del treno successivo.
Sul treno ho chiacchierato con i macchinisti veneziani. Secondo loro, a Venezia, coi politici che ci sono, può succedere di tutto. Ti dicono “Piazza S. Marco non serve più, i piccioni fanno epidemia”, e ci tirano su un centro commerciale. Te lo vedi, un palazzone di centro commerciale al posto di piazza S. Marco?

Tra gli altri incontri del giro: un uomo a cavallo nel bosco di San Lorenzo. Una coppia coi cesti straripanti di funghi: “chiodini e porcinelli. Cammini tanto tanto, e poi, quando mai ti aspetti, riempi il cesto”. E un paio di ciclisti epilati che dopo una tappa di cento chilometri meditavano un pomeriggio di pesca, e che hanno sgamato la mia provenienza triestina dagli adesivi ‘de palma’ sul telaio.

laghetti rossi

castagnata in val Filzetta – 2

Nella seconda giornata di castagnata, siamo arrivati a quota 7 kg di castagne arrostite (in totale). La gente venuta non sembrava più normale. Strane apparizioni si son cominciate a formare. Forse erano i cantuccini pucciati nell’armandolo. Forse le omelettes castagne e fichi. Non so voi, ma a me ‘sta esperienza è sembrata abbastanza psichedelica…




Recensione: la culla dell’Occidente

La culla della cultura occidentale è la Grecia, di cui Omero è il primo cantore. Nella sua opera, è possibile vedere tracce delle altre culture.
Margaret Atwood ha ricordato i chiari elmenti provenienti dalle altre voci, e le ha fatte parlare. Penelope ha delle cose da dire sull’uccisione delle sue ancelle, avvenuta al ritorno di Ulisse.
Un libro che dovrebbe essere presentato a scuola. The Penelopeiad. Il canto di Penelope.

girl self portrait

Mezz’ora a Milano

Martedì scorso ero a Milano, presso l’Associazione Italiana di Metallurgia. A fine giornata, avevo ancora un’ora prima di prendere il treno del ritorno, e mi sono messa a girellare a caccia di mostre, come ai vecchi tempi.
L’associazione italo-svizzera, chiusa. Il Padiglione d’Arte contemporanea, PAC, fermo per allestimento. In piazza della Scala, due coccodrilli viola attaccati al palazzo. Dietro le guglie del Duomo, un aereo che solca il cielo blu. In via Dante, finalmente: una serie di grandi stampe fotografiche da ammirare all’aperto, come già visto in precedenti iniziative. Le guardo tutte? ma sì, facciamo tutto il viale, ci sarà sicuramente una fermata della metro alla fine, senza bisogno di tornare indietro.
E infatti la metro c’era. Solo che non andava diretta alla stazione: questo non l’avevo calcolato. Cambio di metro a Duomo: manca un quarto d’ora. Altri sette minuti consumati in metro. Sette minuti residui per arrivare al treno. Timbrare il biglietto. Cinque minuti. Arrivo al treno: porte chiuse. Aaaaargh! Un ragazzo arriva come me, e batte sulle porte. Un passeggero da dietro la porta fa cenno: niente da fare. Proviamo ancora: il pulsante non apre le porte. Aaaaaargh! Da un altro binario mi sento chiamare: “Paola!” (?!?) “Dall’altra parte!”. Dall’altra parte? Corro dall’altra parte: la pensilina giusta era l’altra, dall’altro lato del treno le porte erano aperte… corro su, giusto in tempo, arrivo al mio posto che il treno si muove. Resta un mistero: il tipo che mi ha chiamata non lo conoscevo, me lo sarò sognato che ha fatto il mio nome?!!!

duomo via dante lucertolone milanotrends

Mini giro sull’altopiano

Sabato scorso, alla mattina, il cielo era misto: piove o non piove? Mah, andiamo in bici lo stesso.
Prendo il tram, parte subito, però a metà strada si ferma: anche stavolta non porta fino a su. Quando verrà riparato definitivamente?
Poco male: le due curve di via Commerciale alta si fanno subito, tra il rumore d’acqua dei rivi un po’ più pieni, e i cespugli di rovi dove si può rubare ancora qualche mora.
Faccio dunque il mini giro triangolare Opicina-Monrupino-Fernetti-Opicina. Capitare dopo una settimana di pioggia ha i suoi vantaggi: il sottobosco umido profuma, e i raggi di sole illuminano come gioielli le gocce d’acqua sul sommacco rossoverde.
Ai lati della strada adocchio mucchietti di crochi sotto gli alberi (tutti i crochi avevano al loro interno un insetto-forbice nascosto, tranne uno che aveva la lumachina). E poi erica rosata tra i sassi, e un fantastico bruco arlecchino.
Come tocco finale, buco la ruota poco prima del rientro: finalmente! L’ultima volta mi era successo dieci anni fa! Dopo aver trovato, a casa, il minuscolo forellino, sono andata con Dado a far scorta di toppe per riparare mille volte la gomma… così ho diecimila anni di pedalata garantiti!!!

crochigialli roccecarsiche sommacco brucoarlecchino

La motivazione della foto o del disegno

Fin da quando ero piccola, fin dai miei primi ricordi, c’è sempre stato un rapporto con la creatività.
Una attività essenziale per me è stata disegnare, sempre. Ho disegnato almeno per vent’anni di seguito, completando anche più di un lavoro in una sola giornata, e ho conservato quasi tutto: il pre-scolare ritratto del gatto bianco su sfondo rosso ha il suo posto nell’armadio di là.
Qualche anno fa, la macchina fotografica ha rubato di botto il posto alla matita, con una chiara motivazione pratica. Scattare una foto è più rapido che finire un disegno. In mancanza di tempo, una forma di sopravvivenza molto vitale.

Dopo parecchi anni di matite ferme (almeno sei?), l’altro ieri, ero in autobus, avevo un’idea, e pensavo: so che la posso disegnare, anche se è da tanto tempo che non lo faccio, so che la vedo e la metto su carta senza difficoltà.
Beh, è facile dirlo, ora. Il trasporto che si ha durante l’operazione del disegno è più intenso, e viscerale.
i'm back drawing

Le gite trenobici

Domenica scorsa c’era Pordenonelegge. “Nel programma non c’è niente di interessante”, ci eravamo detti dopo un’occhiata veloce sul sito. E invece non era così. Bastava leggere un po’ più a fondo le note sugli autori. Rosi Braidotti. Docente di Women’s Studies all’Università di Utrecht. Nata a Latisana. Quando le chiedo l’autografo dopo il suo intervento, si mette subito in relazione con me: una nomade in bici, è la sua dedica. Anna Maria Crispino. Presidente della Società Italiana delle Letterate. Dovrò controllarne il sito.

E così, siamo andati al Pordenonelegge in una splendida giornata di sole. Non col treno: con la bici, da Codroipo, perchè la tentazione di farne un giro libro+treno+bici era troppo forte. La distanza in teoria era breve, in pratica abbiamo fatto 50 km di pedalata, grazie agli smarrimenti sull’argine lungo-fiume a caccia del secondo ponte sul Tagliamento che non c’era (stava più a sud, non più a nord…); eppure, il tratto migliore è stato proprio la divagazione tra i campi. Cespugli di falsi girasoli sotto le pannocchie rosso bruciate. Una femmina di fagiano dalla coda lunga che si alza in volo spaventata da noi. Le Alpi come un pezzo di bussola e come meta di via delle Alpi. Il sole sempre davanti, lungo la statale percorsa al ritmo di 70 pedalate al minuto (ha fatto i conti Dado).

campi e cielo davidaola tra i fiori falsi girasoli pordenonelegge

Repetitions / serialità



Qualche settimana fa ho comprato dei vestitini di seta.
Due. Sono praticamente uguali tra loro. Ed uguali al terzo che avevo preso nello stesso posto un anno fa, alla bancarella delle cose indiane del mercatino di settembre.
Ora fa freddo, non è il momento di metterli. Ma sapere di averne in abbondanza mi fa pensare che posso tornare nei posti in cui li ho portati in precedenza. La torrida Mantova del festivaletteratura. La fresca San Daniele dell’hobbiton.
Rosa, azzurro e viola.