Filosofia notturna

Stanotte Dado ha parlato nel sonno (come già visto altre volte).
Siccome ero sveglia, gli ho dato corda per vedere come andava a finire. Sentite un po’:
D: bzbrubln
P: cosa?
D: il massimo, non c’è il massimo.
P: e allora?
D: non va bene. Non c’è il massimo del massimo.
P: Aaah. E il massimo cos’è?
D: LA PUZZETTA!!!

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p.s.: come ci sono finite le impronte del maiale sul soffitto?

Stagioni

Il cambio di stagione c’è già stato? Mi dicono di sì.
Si alternano giornate di pioggia e freddo alla sera, con caldi pomeriggi adatti a togliersi gli strati di troppo e magari andare al mare.
L’aria frizzante e le luci forti che filtrano tra le nuvole ricordano l’energia della natura che si ha in primavera, col ritmo che si rinnova e i cicli che girano.
Allora, presa dalla smania di fare foto che gira tra amici sul web, torno a casa dopo lavoro, inforco la macchina fotografica, e vado a caccia di raggi bassi tra le foglie di rosa del giardinetto.
Eppure… il calore del tramonto è effimero, lo catturo un attimo, e già il giorno è finito.
Accidenti! ti acchiapperò la prossima volta, stai fresco caro sole sai, non passerò tutto l’inverno in apnea al buio, no no no!!!
foglierosse2

Luoghi che fermano il tempo

La libreria San Marco è un posto dove si sta bene.
Lo so, abbiamo fatto la lista di nozze là, no ve digo e no ve conto, che no la xe ancora finida.
Là vicino c’è la fermata del bus da cui scendere al pomeriggio, c’è Banca Etica, c’è la pastoteca ‘penna bianca’ (giusto ieri eravamo lì a ripararci dalla pioggia come al solito, prima del cinema: pasta peperoni cipolla e capperi).
Se c’è da aspettare tra un appuntamento e l’altro nei dintorni, la libreria San Marco è il posto ideale. Ha il divanetto coi quotidiani. Ci ho consultato tanti libri che ho preso e tanti altri che non ho preso (a sbafo!).
Ieri pomeriggio dunque bighellonavamo là tra i nuovi titoli (c’è sempre qualcosa di nuovo tra i volumi strabordanti da ogni ripiano utile).
Ad un certo punto Asterios mi guarda, mi dice col solo labiale “vado in bagno”, io gli faccio cenno che ho capito, e si eclissa per un attimo. Poi torna: altro cenno con la testa, gli rispondo sempre in labiale “tutto ok”.
C’è solo un precedente di questa scena, ma la richiesta di tenere d’occhio il posto era stata più esplicita. Questa volta non c’è stato bisogno di dirlo forte. Quando c’è intesa…

foglia miseria foglia piastrellata Aghi di pino oceanic network

Viaggiate in bici? anche noi

Sabato scorso c’era Ciclomundi a Portogruaro, e ci siamo andati col treno per sentire i contributi del pomeriggio e della sera.
Al caffè Roma c’è stato il racconto dei viaggi in bici di Sandra Segato e Cecilia Gentile: Alaska, Senegal. Cecilia l’abbiamo ritrovata al bar dopo cena: io e lei ci siamo confrontate sui contatti in comune nelle rispettive città (cicloturisti FIAB, associazioni dei senegalesi).
La sera abbiamo sentito le prodezze da traduttore di Emilio Rigatti, che ha condotto la serata ciclosofica con Didier Tronchet. E così abbiamo potuto finalmente incontrare Emilio dal vivo, dopo i tentativi virtuali: “ho letto le vostre ricette sul blog; fate i miei stessi giri!” ci ha detto. Che bel: siamo rimasti con un appuntamento volante per una prossima volta, per cui restate sintonizzati e vedrete il seguito della storia!
Chiusura della sera con concerto dei Tete de Bois. Hanno proposto una interessante tecnica coreografica: la proiezione su uno schermo di disegni, che venivano creati di volta in volta su una tavola luminosa ricoperta di sabbia; forme tracciate, cancellate e ricreate in una sequenza infinita!
Poichè la serata era fredda, prima di prendere il treno Dado ed io ci siamo imbucati nella Villa Comunale, a scaldarci sul divanetto con un bicchiere di cioccolata, come ai vecchi tempi dell’università…
Tornando in treno, Dado ha potuto cominciare l’ultimo (autografato) libro di Rigatti, dato che quello di Augias che si era portato nello zaino, in realtà lo aveva già finito una settimana fa!!!

(continua…)

ciclomundi cecilia gentile rigatti dal vivo tete de bois

Ancora sogni popolati da strane creature

Il libro in lettura di questi giorni è “Blackberry wine“, della brillante Joanne Harris. Storia di uno scrittore che rivisita in una vacanza i luoghi delle sue esplorazioni di ragazzo, i ricordi delle sue prime avventure.

Per me questo tipo di luoghi, salite all’altopiano dietro la casa dei miei, torna a farsi vivo nei sogni, con un po’ di variazioni sull’argomento…

Stanotte ho sognato di avere un appuntamento con delle amiche presso Campo Cologna, e di andarci partendo dalla sommità di via Moreri sull’altopiano. Cominciavo quindi una discesa lunga e tortuosa (come realmente è), infarcita di passaggi per strani luoghi.
La prima tappa si svolgeva in un campetto di terra rossa. Sul campetto, c’erano delle foglie cadute, gli orli avevano un bel colore brunito, e mentre mi avvicinavo per fotografarle, vedevo che le foglie si alzavano sopra le proprie zampe: in realtà erano degli insetti-foglia (forse un tributo agli insetti stecco visti l’altra settimana a casa di Bibi e Dodo).
A lato c’era una scuola di volo per uccellini: si buttavano in planata da un ciglio, e poi lo risalivano arrampicandocisi come scalatori.
Presa dalla mania delle foto macro, trovo coleotteri scintillanti e farfalle dalle ali trasparenti, che camminano agili lungo tele di ragno, e provo anche a catturare con dei video la seguente scenetta.
A lato del campetto c’erano dei buchi nella terra tipo nidi di talpa. Dai buchi spuntavano testoline rosse di galletto urlante, con occhio vigile ed allarmato, e poi galletti interi a frotte che correvano fuori sculettando. Dietro di loro, sbucavano dal terreno dei bambini dispettosi e paffuti, che li inseguivano secondo un gioco di caccia al galletto, che facevano percorrendo già da sotto il terreno le gallerie delle talpe…
Giungo ad una villa con terrazze con vista: sembra che sono arrivata alla festa! All’ingresso sulle terrazze, stavano due splendidi gatti, vestiti con una scintillante corazza di rame, per un gatto liscia e per l’altro corredata di sbuffi di pelo, a mo’ di decorazioni piumate da capo indiano: i veri protettori del luogo. E nelle sale, persone vestite a festa, forse quelle conosciute in Francia lo scorso weekend…
Che psichedelia!!!

thecat figlia di vite 2farfalle bug

Frammenti di Lille allo specchio

Nel fine settimana scorso, tra una scena del matrimonio e l’altra, abbiamo girato Lille in modo abbastanza casuale.
Quali sono i modi tipici per fruire una città come turisti?
Uno di questi è fare foto alle forme architettoniche tipiche del luogo. Sulle vie pedonali del centro storico di Lille, si allineano casette da città del nord: tetti a punta, geometrie di mattoni, stretti edifici aggiunti in mezzo agli altri preesistenti.
Altra classica esplorazione è quella culinaria. Dove ci portava il naso? Dove c’erano le gauffres: cialde alle fragole, alla crema di marroni, al cioccolato fondente… (Dado goloso!)
Come terza ovvietà, abbiamo approfittato dei negozi per lo shopping. Roba per nulla tipica da parte nostra, a dire il vero: succede solo tre volte all’anno!

Eppure…
Qualcosa di più personale ci doveva essere.

La luce in una camera al piano alto: il pomeriggio al morbido tra i grattacieli.
Il cambio di lingua al ritorno dalla Francia a Treviso: improvviso senso di confidenza con il conducente e la banconiera italiani.
E i riflessi sulle superfici dei palazzi di vetro o di rame. Nubi che corrono, squarci di sole. Finestre quadrate che fanno le pance e le onde. Noi specchiati vicini e lontani: un’ora di gioco a foto alterne (brrr… rubami la macchina fotografica!!).


Il saggio come affresco di un’epoca

Recensione dell’ultimo libro letto.
Titolo: Women, art and society.
Autrice: Whitney Chadwick.
Trovato alla libreria del MACBA di Barcellona, centro per la cultura contemporanea.
Portato in treno, in bus, in aereo, con tutto il suo chiletto abbondante di peso.
Tomo di 500 pagine che ti accompagna per tutto il percorso della storia dell’arte, affrontando le trasformazioni sociali e culturali affiancate alle questioni di genere. Donne produttrici di cambiamento nell’arte, che esplorano tecniche artigianali, che contribuiscono all’editoria degli albori ed all’immaginario visuale scientifico. Donne rappresentate nell’arte, in modi che mostrano gli streotipi dellle varie epoche.
Quando arrivo all’arte contemporanea, la sento, è mia, è quella che parla dei miei tempi.

In programma, tappa alla Biennale di Venezia, e si continua.

frizzuli fiori-di-chini&jean daminaviola callalille

Il matrimonio di Chini & Jean

Questo fine settimana siamo andati a Lille: sabato 8 settembre Cecilia e Jean si sono sposati, e noi abbiamo partecipato a tutti gli eventi organizzati per l’occasione.
Alla vigilia c’era la partita di rugby Argentina-Francia da vedere a casa di Jean: che spettacolo sentire il tifo degli ospiti spostarsi come una hola da una fazione all’altra del pubblico di amici e parenti, all’alternarsi del fronte del gioco da una squadra all’altra (vamos Pumas!!!).
La mattina dopo, per il matrimonio con rito civile (quello religioso si terrà in Argentina) è spuntato il miglior sole della settimana (che per il resto è stata nuvolosa). Chini indossava una sciarpa bianca opera della sua mamma.
La sera c’è stata una grande festa: 150 invitati da tutto il mondo! Argentina, Stati Uniti, Giappone, Francia e Italia (con ben 9 rappresentanti da Trieste e Treviso); discorsi dedicati agli sposi in tutte le lingue (“Cecilia e Jean incarnano la nuova generazione di cittadini del mondo”, diceva Charles), oltre agli scherzi di amici, fratelli e sorelle.
E la domenica mattina c’è stato il (per noi, breve) brunch: dopo i saluti e ringraziamenti siamo dovuti scappare a prendere il bus navetta, proprio mentre avremmo avuto voglia di stare con i nostri amici un po’ più con calma.
Ma anche da qui mandiamo loro i nostri più affettuosi auguri: amore, felicità e patate in tecia!!!

vamos pumas!!! magliette francia e argentina appena sposati gli sposi
davidaola chini&jean buffet di nozze il mondo è mio... luna di miele

Musica per le mie orecchie

E’ uscito il nuovo album di Ben Harper. Noi ce l’abbiamo già. Dovevo regalarlo io al Dado, ma poi lui alla cassa se l’è pagato da sè… impaziente.
La sera parlo al telefono con Ambra, lei mi dice: “è Davide quello che sento cantare?”; e Dado le risponde: “no, è Ben Harper. E’ qui con noi: ora te lo saluto…”. Davide non aveva imbrogliato di molto. La notte, ha veramente incontrato Ben in sogno, chiedendogli dov’era il pick-up della sua chitarra weissenborn…

In passato lo abbiamo visto suonare dal vivo, e siamo andati a farci fare l’autografo. Tutti timorosi per l’effetto divo, ci siamo presentati. “We’re Davide and Paola”, dice Dado; “I’m Paola”, sento il bisogno di spiegare io, e Ben Harper risponde:”I know”…

I suoi vecchi dischi mi ricordano una delusione su un presunto amico, che ora non conta più.
Il suo stile è colpevole dei rumorismi di chitarra slide che si sentono la sera a casa… [UPDATE] e qui mi inserisco io… eccovi qua i veri rumorismi di cui parlava Paola, così potete ascoltarli anche voi
E le sue canzoni mi ricordano il corteggiamento del Dado da piccolo: Dado che mi registra una cassetta con “Gold to me”, che poi canticchieremo andando in bici. Dado che prende delle fogliette d’oro da regalarmi, e la sera prima del mio compleanno cambia il signififcato con cui poi me le darà.

cuore miseria surfinia bianca - centro ninfea-foglia girasole ibrido

Tappa al giardinetto

Che tramonto, oggi. Cielo pulito spazzato dal vento. Il giardinetto sotto casa brillava nella luce bassa, spazio aperto tra i palazzi, case arancio cielo blu.

Col libro sotto braccio, sbirciavo la banda di ragazzini sul muretto. I loro riti incentrati sui rapporti di forza si perpetuavano. Il più piccolo e paffuto continuava a mantenere il suo posto tra loro, ogni tanto schivava una sberla (ieri gli avevano tirato un pugno sul naso, per strada sotto i nostri occhi).

Nonne a crocchio si chiacchieravano i cani. Due ragazze facevano ginnastica. Un corridore paziente girava, girava e girava sul perimetro a otto.