La perfetta guida turistica (conosce le esigenze dei ciclisti)

Domenica scorsa, gironzolando sul molo, ho incontrato un gruppo di sette giovani ciclisti in rosso, pieni di bagagli, che venivano dalla Polonia. Mi sono offerta di aiutarli.

Per voi futuri ciceroni, ecco le tipiche domande del ciclista itinerante polacco, con relativa traduzione.
Domanda: “Sono così tutte le città d’Italia?”
Traduzione: Il loro primo arrivo in Italia, col tramonto sulle rive di Trieste, li aveva entusiasmati.
Domanda: “Il mare qui è molto salato?”
Trad: il Baltico non ha molto sale; qui, dopo una nuotata, è necessaria la doccia per levarsi il sale di dosso prima di ricominciare a pedalare?
Domanda: “C’è una casa catodica?”
Trad: C’è un ostello dei preti dove dormire? (casa cattolica n.d.r.)
Erano frustrati perchè cercavano un pernotto a meno di venti euro, e gli alberghi presso le rive non andavano a meno di 70. Allora ho controllato per loro, c’era posto all’ostello della gioventù di Miramare, di cui Dado da casa mi aveva mandato il numero di telefono.
Domanda: “non ci sono strade in salita per arrivarci, vero?”
Eh, anche noi durante il nosto viaggio di nozze in bici coi bagagli facevamo spesso questa domanda…

Spil-rave-party

Lo scorso sabato c’è stata la festa estiva a Spilimbergo. Le feste di IcoCla a Spilimbergo sono sempre speciali, sarà l’atmosfera bucolica, la gentilezza degli ospiti, insomma viene sempre ben.
Questa volta la festa era all’insegna della prodezza culinaria, e anche se in alcuni momenti c’erano scene da cuochi pasticcioni e ripieni straripanti, orari dei pasti tipo lungaggini da matrimoni, per non parlare della pioggia sulla tavola proprio quando ci stavamo finalmeeeeeente apprestando a mangiare, per noi era tutto ok lo stesso.

La gara dunque consisteva in questo. Portare un ripieno per ravioli di propria invenzione, ultimarlo sul posto se necessario, e comporre i ravioli con la pasta fatta a mano da Emilio e nonna papera. Sei ricette si sono presentate, quattro salate e due dolci. Ravioli alla carne (Emilio), Ravioli all’avocado, gamberetti, semi di papavero e come ingrediente segreto l’amore (Gianpaolo e Letizia da Milano), ravioli ripieni di peperoni ricotta e cous cous (Davidaola), ravioli alle zucchine mandorle e gorgonzola (Clara). Per dessert, ravioli dolci fritti ricoperti di zucchero a velo (yumm!!), quelli di Andrea (mandorle, scorza di limone, miele e acqua di fiori d’arancio – aroma pastiera napoletana per intenderci); e ravioli con ripieno di cacao, formaggio tipo filadelfia, noci e pere (Alessandra). Vi abbiamo fatto venire l’acquolina in bocca, eh? Figuratevi a noi, assaggiatori in serie di tutte le specie di ravioli!
Dopo accanita discussione per la votazione finale (con cannonate che comunque non hanno svegliato il cugino Sam che ronfava sull’amaca), sono stati premiati Andrea e Letizia da Milano (Gianpaolo che faceva coppia con Letizia le ha ceduto il podio!) con le pregiatissime magliette dal logo casa-di-spilimbergo-raviolata, e l’abbuffata si è conclusa con i dolci di Silvia.
Menzione speciale va alla piccola diva, la mascotte del weekend, l’inglesina di due anni Lily, che ha già imparato a parlare cantare e fare aggraziati inchini, superando i maestri genitori attori…
Arrivederci alla prossima festa!!!

Musica in città

Ieri pomeriggio, domenica pre-ferragosto, degli improvvisi botti han fatto tremare le finestre. Ho capito che era il momento di uscire. Ho preso la bici, e ho sentito gli ultimi fuochi d’artificio per la nave da crociera che lasciava piazza Unità.
In piazza della Borsa ho incontrato Pow Lean che suonava, grande! Mi sono messa a ballare insieme ai bambini che scuotevano le testoline vicino a lui. Ora sto ascoltando il suo cd: blues and rock, yeah!

Dato che la giornata in piazza procedeva bene, non sono più tornata a casa, e ho chiamato Dado fuori per cena. La sera infatti offriva un concerto di tanghi argentini e milonghe. I triestini della scuola di ballo si dimenavano in un angolo della piazza, nell’irresistibile tentativo di ballare il tango anche loro. Noi abbiamo gustato la musica in compagnia di due veri argentini, Sergio e Isabel, che ci hanno spiegato quali pezzi sono più usati nel loro paese, e quanto il gruppo che suonava li modificava con arrangiamenti propri. Sul loro blog Sergio e Isa parlano anche di Trieste, che scambio, ciao!

Storie d’acqua e di amici

L’altro ieri ho invitato Andrea a prendere un gelato sulle rive. Non era possibile chiacchierare stando fermi: cammina cammina, i racconti si dipanavano, e gli specchi d’acqua li riflettevano come fili d’arianna.

Storie di viaggi itineranti, on the road! Una volta, Andrea ha attraversato la Francia con la Camargue allagata, salendo argini sterrati e schivando camionette dei pompieri, per arrivare fino a Barcellona in una sola giornata. Un’altra volta è quasi andato a fare yoga in Tibet, quasi però!

rossoverde verso il cielo sectors waterscript

Ora sono a casa, sgranocchio il torrone portato da Cilla dalla Grecia, e mi riguardo la rosa che ieri il nostro compagno di classe Davide ha regalato alle donne della serata (Ambra ed Erica). In barba alla pioggia, c’era Manuel che piazzava l’infradito nella pozzanghera, e Davide lo consolava con un: “nessuno è mai morto di pioggia”!

Ah sì, e poi tornando a casa, sono finita in mezzo ad un’orchestra femminile giapponese. Sembrava di essere in un cartone animato: divise alla marinaretta, calzini bianchi mezzo corti, chiacchiericcio uataaa-iuooo, e rigore nell’attraversamento pedonale. Devo averle scandalizzate assai attraversando la strada vuota col rosso, mentre il loro istruttore con le mani avanti dirigeva il traffico inesistente intimandole di aspettare!

L’enigma del bonsaibaba

L’altra settimana è venuto a trovarci un bonsai, anzi, una bonsai. Accavalla le gambe, come una pasciuta donna di Botero. Raffinata ed esigente. Non ama fare il bagno: meglio la doccia, con acqua limpida, che scivola via senza macchia.

Le piace scrivere. Sparge fogli, pergamene con misteriose iscrizioni, come un oracolo. È un’amante della calligrafia! Ieri ha scritto: alluvione; Camargue! Oggi ha scritto: torrone, Grecia! Frammenti di storie passate. E poi, con le foglie nuove verdi, prevede il futuro! Aspetta, aspetta… guarda là… c’è una fogliolina gialla… giallo come un raviolino… chissà cosa vorrà dire? vedremo, vedremo.

Il radicio e il concerto

C’era una volta un radicio picio picio. Poichè era il più picio di tutti, veniva chiamato ‘radicieto scoresa’: no iera niente de lui, solo due ciuffetti che sparivano nella calca. Nella cesta delle verdure faceva ‘cucù’! e a malapena si sentiva la sua vocina. Un giorno venne preso come da un soffio di vento, e il mondo sotto di lui cominciò a girare… uooouuu… tutto si muove… blubb che paura!

Il radicieto fu portato da barbiere, che gli tagliò corta la frangetta. Poi in piscina, poi in sauna. Poi gli fecero una maschera di bellezza, con una crema profumata. E poi lo vestirono di tutto punto, pizzi e volant millefoglie. Non sapeva che sarebbe stato portato ad un concerto. Col suo abito da sera nuovo, sentì le orecchie ronzare: un rumore di chitarra hawaiana proveniva dall’altra stanza (iera Dado che gratava le corde della slide…).

Nel coro: ricotta, parmigiano, speck, pasta sfoglia ed erbe di provenza.

Giardinaggio (rudimenti di base)

La pervinca è una pianta infestante. La tengo in un vaso fuori dalla finestra, e in primavera mi regala molti fiori blu. L’anno scorso le avevo “pettinato” la chioma, separando e ricomponendo tutti i rami che avevano formato un intrico.
Oggi l’ho scoperta che ha raggiunto, con lunghissime dita, l’altro lato della finestra, seguendone tutta la cornice nell’angolo; e si sta “prendendo ” anche l’altro vaso, quello del geranio, facendoci il giro intorno alla base, come da brava pianta del sottobosco qual è, che forma tappeti di foglie.
Infestante, ma bellissima.

p.s. Ieri, per sbaglio, ho rotto un fiore in boccio del geranio, accidenti. L’ho ripiantato così come stava, e ora ha ricominciato ad aprirsi e fiorire… Col geranio, la talea funziona bene.

Balla, Barbarina, balla!

1987. Doposcuola. Barbara, fresca di pattinaggio artistico, mi insegna delle coreografie inventate sul momento, e in due ci esercitiamo a fare i “numeri” a casa sua.

2007. Dopocena. Barbara, come ci aveva detto domenica a Barcola, stasera balla in piazza Unità le coreografie della festa della radio, vestita “da donna”, come dice lei (sta benissimo, n.d.r.).
Con l’abbronzatura e i tacchi alti, gira sulle note di “Mas que nada”, la stessa musica che Dado ed io ascoltavamo nei giorni precedenti alle nozze (oba-o-ba-o-baaa…).

Incontri ravvicinati dell’altro tipo (ovvero: cogli l’attimo)

Oggi, lunedì semiferiale (nel senso che metà ufficio era in ferie), il vento fuori dalle finestre ha spazzato le fronde per tutto il giorno: la forza della natura era uno spettacolo. Si dice ‘uno spettacolo’ soprattutto quando lo si guarda restando dentro al calduccio: ovviamente, proprio al momento di uscire, è scattato il nubifragio sopra le nostre teste.

Esco dunque sotto la pioggia, e con un paio di salti nelle pozzanghere (fortunatamente dotata di sandali impermeabili da fiume) arrivo quasi decente al bus fermo al capolinea, mi siedo e da lì ricomincio a guardare le figure dell’acqua spazzata dal vento fuori dal finestrino.

In quel momento sale sul bus un altro tipo mezzo bagnato, mantellina nera svolazzante da volatile, caschetto da bici, sandali e braghette corte. Chiede al conducente: “Si può portare la bici sul bus?” Ovviamente la risposta è no, come mi son sentita dire altre volte anch’io. Scende dal bus, lo squadro, occhi azzurri pizzetto ed orecchino, “Sembra Rigatti”, dico mentre esce, ma non mi sente.

Allora apro il finestrino, gli grido “Emilio!”, e lui si gira… E’ proprio lui, il mio mito, lo faccio tornare! Intercedo con l’autista usando la mia solita tecnica: “Sono una habituèe del bus, ho la tessera dell’autobus annuale da anni, faccia un’eccezione, se è così gentile da farlo salire scriverà di lei in uno dei suoi libri, è uno scrittore affermato!”. Incredibile, ma funziona: Emilio sale, assicura la bici nell’ampio spazio centrale, e fino alla stazione mi racconta del giro che stava facendo in Val Rosandra, prima di riprendere il treno per Ruda, e del suo nuovo libro; e io gli cito il nostro viaggio di nozze in bici, fatto con questi sandali uso-bici che ho scelto pensando ai suoi suggerimenti, e le piste ciclabili francesi e spagnole…

Bello, eh? Quell’attimo catturato. Peccato che da “Emilio” in poi ho immaginato tutto. L’avessi catturato davvero. Ma ora scrivo alla sua casa editrice e glielo dico. Anche se era un sosia, ormai vale lo stesso. Come una citazione tra scrittori, se così si può dire…

(continua…)

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Mare

Ieri sono andata al mare con Anna. Mare tiepido, anche alle sette-otto di sera. Dapprima c’era un cielo blu intenso e pulito, dietro Anna scaldata dal sole. Poi c’era il tramonto rosa e viola, con la luna bassa da un lato dell’orizzonte e il sole altrettanto basso dall’altro lato.
Ogni mattina, alzando lo sguardo dal librobus, vedo un fotogramma di mare diverso. Qualche giorno fa il mare portava le Alpi a vista, calde, senza neve.

aspettando la barcolana 2 200km alpi carniche sagome sul molo notte