Piccoli miti

L’altra sera, alle dieci, ho visto l’autobus n.26 che si fermava davanti alla piazzetta Belvedere. L’autista aveva deciso di scendere, lasciando tutte le persone dentro al bus, e di andare a prendersi un gelato da Toni Lamponi. Un poco trafelato, è risalito subito dopo nel bus con la coppetta in mano, ed è ripartito ridendo sotto i baffi.

L’altra mattina, tornando a casa, ho provato ad aprire il portone di casa usando la chiave che serve per il lucchetto della bici. Era un buon sintomo. Evidentemente la prima cosa che mi veniva in mano in automatico era collegata ad un pensiero di quelli giusti!

Questa notte, dopo una breve tappa al molo circondato dal mare nero come seta, sono tornata a casa senza aspettare la fine del concerto degli Arbe Garbe sulle rive. All’arrivo a casa però mi sono accesa la radio ancora per un po’. E ho sentito il concerto che continuava… era la diretta di Radio Fragola, che mi inseguiva, in modo da portare anche ai pigri pantofolai le ultime note della musica sul mare…

riflessi del tramonto acqua spazzata sul mare all'orizzonte vediamoci sul molo cielo sull'acqua

Libri, gelati, bici e tritoni

Venerdì pomeriggio, finalmente inizia il weekend. Finisco il libro di Todorov, che mi ha prestato papi, camminando verso casa. Mi fermo per un gelato da Toni Lamponi: beccata in atteggiamenti da lettrice accanita, Toni mi attacca bottone, pieno di storie. Mi offre in prestito un nuovo libro, scritto da una sua amica, giornalista triestina: Francesca Longo. Accetto.
Mentre Toni mi racconta dei suoi mille lavori, vedo Arjuna passare in bici, lo fermo, “Dove vai?” “Vado da Max”.
Anche Dado è da Max, in officine Dada, e lo vedo spuntare da là come una marmotta con la sua maglietta gialla. Ci guardiamo da tre punti della via (Arjuna in bici, Dado ed io) e facciamo una triangolazione su quello che è il nostro territorio…

Sabato mattina, il libro nuovo si fa leggere d’un fiato, sono già verso la fine.
Decido di finirlo in bosco. Vado verso il tram, e me lo vedo passare sotto il naso… Scatto, il conducente mi vede, dopo una corsetta in salita riesco a prenderlo alla prima fermata.
Appena salgo sul tram, noto una serie di teste bianche cotonate che si girano verso di me, e mi sorridono… in molti fanno cenni di soddisfazione per il fatto che alla fine il tram l’ho preso, anche dei turisti svizzeri, e una nonna che mi strizza l’occhio.
Arrivo al parco di villa Giulia, e finisco il libro davanti allo stagno, mentre le libellule si inseguono in rapidi otto volanti e i tritoni si mimetizzano.
Lo restituirò ad un incredulo Toni il giorno stesso, già attrezzata con due nuovi volumi presi da Asterios freschi freschi.

gelato susine e lamponi Dado coi gusti migliori i lamponi originali il libro di Toni
lo stagno di Villa Giulia Ilibellula girino e tritone rana sullo stagno

Carretti e clanfe

Dopo la storia del gelataio de Campanelle raccontata da Giordano, molti altri carretti sono seguiti. Ha cominciato a raccontare prima Luisa, poi Rita, e poi Franco… ed ecco fatta una collezione di scenette d’altri tempi.

“Nel ’63, Luisa iera ‘ndada a abitar in Borgo San Sergio.
Iera un signor col carretto de gelato, che andava a Muja, con l’ape, e faseva l’ultimo giro a Borgo. El se fermava per ultimo sempre là del piazal de Luisa, e tuta la mularia zigava… “El xè rivà Mòcolo!”
Venti anni dopo, iera picio Davide, e ancora girava Mòcolo, e tuti i lo ciamava cussì.
Perchè el suo gelato no vegniva sempre ben, certe volte iera i tochi de iazo che colava zo pel secio, e quei tochi de iazo ai muleti ghe sembrava come un mòcolo…”

“E in Cavana? Iera el castagnèr, el baracchetto de le castagne.
E quel dei mussoli? Quela volta iera la bancarella che vendeva i mussoli, sì perchè quela volta se podeva! E dopo te se netavi la man su una straza unta, che gaveva tuti i colori meno che neto…
E poi iera el baracheto de la menta: una ioza de menta, nel bicèr de acqua (che iera quel del quartìn, sempre quei iera i biceri), e via.”

“E a Roma? Bancarelle con i blocchi di ghiaccio grandi così, che venivano grattati: ce facevano la grattachecca, e ce facevano le granite con gli sciroppi Fabbri, che costavano un bianco e un nero, meno del gelato.”
“Perchè el gelato iera roba de ricchi!”

“E a Trieste? di fronte alla pescheria, iera una rivendita de stanghe de iazo, i le becàva co la clanfa, un ganzo fatto a “U”, perchè no te rivavi a ciorlo co le mani. E cussì se inganzava el toco co la clanfa, e se lo faseva sbrissar zo pel mucio. Cussì chi lo comperava lo meteva in iazèra. Le iazère funzionava cussì, iera un contenitor dove che te metevi el iazo, e po’ bon.”

“E oggi a Barcola ghe xè i campionati de tuffo a clanfa (la seconda edizione è questo sabato, n.d.r.), che i vien spiegadi anche in lingua facile a questo link!”
From our observations, the clanfa is performed by jumping from a rock or from whatever you want and viva là e pò bon and exposing your panz to the sea with arms and legs wide open and body arcuated back. A moment before the contact with the sea, you have to close yourself with the shape of horse’s zoccolo (the clanfa) and then, just after you are inside the water, you have to reopen yourself to produce a pression wave and to not go down like a pampel against the bottom. A famous triestin baskettar explain the technique on his website (Pecile, 2008). A clanfa not well performed is called panzada and the performer will abbronz his front side immediately (Fig. de merd).

Dieci lire

Domenica scorsa, al pranzo di famiglia, abbiamo fatto una scorpacciata di funghi raccolti in bosco da Luisa e Giordano, accompagnati con la polenta.
Quando siamo arrivati al dessert, sono cominciati gli aneddoti sulla Trieste di una volta.
Nel ’57-’58, Giordano aveva dieci anni.
Ecco un suo racconto di quel periodo.

“I gelati, una volta, i costava dieci lire.
El gelatier vegniva de San Giacomo col carretto, sburtandolo a man fino a sotto la riva de via Campanelle, quela che ora xè dopo la fermata del bus, e che quela volta iera de strada bianca.
El gelatier el gaveva anca la corda. Quando i muleti i vegniva per cior el gelato, i li ciamava: cussì, in cinque-sei, i ghe dava una man per tirar el carretto su per la riva con la corda. Per ogni salita, el gaveva chi che lo iutava co la corda.
El gaveva almeno trenta chili de gelato, in seci de cinque-sei chili l’uno, e una cassettina che tegniva i coni.
Prima de la riva de via Campanelle, ghe iera un spaccetto, dove che el se fermava a bever l’ottavo, e el spetava che vegni i clienti. Ai fioi ghe prometteva un cono de gelato, se i ghe tirava el carretto su per la riva. Per ciò che no i se approfitti, alla fine el contava sempre i coni che i ghe gaveva consumado. Lui restava in spaccetto, e qualchedun ghe offriva un altro ottavo.
Co i muli iera rivadi su per la riva, e el gelatier iera ancora in spaccetto, lori i podeva ciorse soli el meritato gelato, solo che de sconto i ciamava le sorelle e le amiche (tutta la corte, cinque sei mule, fa conto che Giordano el gaveva tre sorelle…), che le vegni a ciorse el gelato anca lore, ma no col cono che poi se capissi: lore le se portava de casa el bicier. E cussì, la mularia iera orgogliosa de gaver ciolto più gelato de quel che i podeva!
El gelatier el saveva o nol saveva, o iera più importante che i ghe zuchi su el carretto?

Alla fine, anni dopo, el gelatier se ga comprà la moto Guzzi, col sidecar, e i vegniva su in due, non più a pie: lui co la moto, e el fio in sidecar. E cussì per la mularia xè finida la pacchia.”

porcini Giordano e Luisa la clanfa Giordano e Franco Rita e Luisa sotto il pesco

p.s. domani continua, con la storia della “clanfa”.

Le delizie attorno a casa

Stanotte ho sognato che andavo a provare la nuova gelateria che si trova in piazzetta Belvedere, consigliata da Francesca.
Facile realizzare questo sogno: oggi a fine pomeriggio ci sono andata! E’ effettivamente un posto particolare, che fa il gelato artigianale veramente preparato a mano. Gusti insoliti: fico e liquirizia, per esempio, e devo dire: meritavano! Quindi ci tornerò: Toni Lamponi, a presto!

Poco dopo sono passata in Officine Dada, da Max, e l’ho trovata piena di bici. Max mi ha detto: “Sto facendo uscire l’uomo di Neanderthal che è in me”. Stava raddrizzando un cerchione a colpi di mazzetta (garbati, devo dire).

A seguire son passata in giardinetto, e poco dopo ho sentito un fischio di Dado che mi raggiungeva: ovviamente stava passando proprio di là!

Ora è arrivato il momento clou della serata: il concerto di Santana in piazza Unità, è il momento di uscire, andiamo!

fico e liquirizia toni lamponi officine Dada le rose del giardinetto

Cappotto e gelato

Oggi era il primo lunedì con la nuova luce dell’ora legale.
Dopo una grande piogga scrosciante al mattino, al pomeriggio è uscito uno splendido sole. Dopo mesi che cercavamo di beccarci, mi ha chiamata Ambra che ero sul bus, e senza esitazioni ci siamo viste poco dopo in città.

Nonostante il vento, ci comportiamo come da bella stagione. Andiamo a prendere un gelato. Ce lo portiamo fuori camminando, e siamo entrambe a rischio goccia di cioccolata sui pantaloni, come tipicamente accade in queste occasioni. Le dico: “Io in passato ho fatto fuori due vestiti in questo modo, macchiati col gelato mentre camminavo, e tu?”; lei mi risponde: “Io sono addirittura riuscita a pensare di scegliere un gusto del gelato in tinta coi colori dell’abito…”

La luce del molo ci attrae, è il primo lunedì col tramonto tardivo alle sette e mezza, giornata lunga. All’improvviso, Ambra nota: “Il tuo cappotto! Lo riconosco! L’hai forse preso da Coin?” “Sì, in svendita – le dico – era l’ultimo, ce n’era solo uno di lana fatto così”. “Lo so – aggiunge lei – ce n’era solo uno anche quando l’avevo provato io… Sì, stavo per prenderlo, dentro questo cappotto ci sono entrata pure io! E’ un po’ come se fosse anche il mio!!!”

E così mi fa la foto con vista su tutto il cappotto, mentre il freddo del molo ci fa rintanare di nuovo verso il bus. Tanto per gradire, saliamo sullo stesso autobus insieme, anche se lei poi dovrà andare dall’altra parte. Le basterà restarci sopra, e aspettare di farsi portare indietro nell’altra direzione. Intando si scalda.

Mi racconta il seguito della puntata sul salvataggio della signora che era in mare. C’erano solo donne, in quella occasione. Lei, un’amica, un’infermiera e una signora. Inutile sbagliarsi, niente uomo misterioso che avesse operato il salvataggio fuggendo nell’ignoto, come era stato scritto a grandi titoli sul giornale. Persino il poliziotto se n’era ricordato. Pochi giorni dopo l’evento, infatti, Ambra aveva riincontrato a sorpresa il poliziotto che aveva scritto il verbale. E pure lui era incredulo: “Hai visto cosa hanno scritto sul giornale?” Le diceva. Un incontro a tutta coincidenza. A distanza di anni, Ambra, quel poliziotto non lo ha rivisto mai più.

Ambra e Paola Tramomto di Marzo

Il gelato e la bici

La storia seguente, a forza di rimandi per fare spazio ad altri post, è ormai fuori stagione. Bon, immaginatevi il caldo estivo attorno alla scena, ok?
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Dopo una lunga pedalata tra i campi nel sole, e prima di salire sul treno che porta a casa, ci sta bene un bel gelato.
Questa gelateria è quella giusta? Non ancora, vado avanti verso la stazione, e poi se c’è tempo prima del treno lo prendo. Arrivata – dieci minuti al treno. Ok, vada per il gelato. Cominciamolo subito, altrimenti si squaglia.
Arriva il treno. Raggiungere di corsa il vagone per le bici col gelato in mano è un’impresa. Caricare sul treno la bici senza strizzare nella mano il cono del gelato è ancora più arduo, ma è fatta.
Eccomi su. Fisso la bici al porta bici. Ora ci si può rilassare. Anzi no… aaaah la bici fissata male cadeee… per riprenderla, il gelato sguscia dalla mano… finisce sotto la ruota… tutto schiacciato e distrutto in poltiglia!!! Bon che prima di salire avevo preso un tovagliolo di carta…
Il gelato e la bici non vanno d’accordo.

vignetta pupettiverdi

Comincia la sezione dedicata ai sogni…

Questa notte ho sognato di incontrare mia sorella Francesca dopo lavoro.
Lei mi aspettava con una sorpresa. Un gelato! Ma una torta gelato, creata da lei! Stava su un tavolo lungo 10 metri, ed era una torta lunga come il tavolo, composta da 150 palline di gelato messe in fila, come su un lunghissimo vassoio. E sopra ogni pallina di gelato, una montagnetta di panna. E sopra la montagnetta di panna, 5 o 6 pezzetti di fragola, o delle mandorle… yummm!!!
Uè, Cilla, che pazienza con tutte quelle palline!!!

fragola

p.s.: e questo non è ancora niente. Guardate qua che sogni spaziali che tira il dado!!!