Questo fine settimana io e Paolina siamo andati alla Biennale di Venezia. Avevamo pensato di andarci già in giugno. Capitava quasi bene, con l’inaugurazione quasi contemporanea al nostro matrimonio. Poi non ci siamo andati, e tiraparaemola abbiamo trovato il momento di andarci quasi alla chiusura della mostra.
A me e a Paola piace molto l’arte contemporanea, soprattutto da quando io ho avuto occasione di seguire un corso di arte al Conservatorio e ho potuto condividere con Paola le scoperte che facevo.
Sabato siamo stati ai Giardini, a vedere i padiglioni nazionali. Mi sono piaciuti: l’Austria, qualcosa in Spagna, la Russia, Israele, Australia e poi diverse opere nel Padiglione Italia che propone un’insieme scelto da vari paesi.
Sopra le altre, secondo me, l’opera di Sol Lewitt, maestro del minimalismo e del concettuale, purtroppo morto in aprile. Due grandi pareti, una di fronte all’altra, colorate a mano a carboncino: una con una sfumatura dal grigio scuro al grigio chiaro andando verso il centro, dall’altra parte l’inverso, chiaro all’estremità e scuro al centro.
Ma tanto mi è piaciuta anche una pozzanghera nei giardinetti tra i padiglioni, opera della Natura, datata 3 Novembre 2007. Non occorre pagare il biglietto per ammirarla, perciò guardatela anche voi…
Autore: palla
Non solo BurkaTeo
Il giorno della castagnata il nostro ospite Matteo ci ha portato un’inattesa piantina: un ciclamino. Piccolo e timido, ha trovato posto sulla finestra della cucina: non c’è molto sole, ma tant’è.
E invece no! Il ciclamino nasce nella penombra del sottobosco, e si è ambientato benissimo. Fa un sacco di fioretti nuovi, che si allungano cucù-cucù a cercare la luce del sole più in alto (tutte le nostre piante alle finestre fanno così, si allungano tanto). E pure sotto il giro di foglie alla base si scoprono tutta una serie di nuovi bocciolini, che si stanno preparando a fare ciao.
Che piantina carina. Ciao Teo!
Colori e climi d’autunno

Domenica scorsa, giro trenobici Cormons – Dolegna del Collio, un po’ più avventuroso del solito: due interruzioni per pioggia e una ruota bucata. Dalla prima acqua mi sono riparata prendendo un tè caldo a Mernico. La seconda pioggia è arrivata in comcomitanza con l’ora di pranzo e la foratura, per cui ho fatto tappa al rinomato agriturismo “La Subida”, dove ho potuto individuare la spina ancora conficcata nel copertone, il foro nella camera d’aria (immergendola nell’acqua per veder le bollicine d’aria venir fuori) e ho pranzato con rustiche prelibatezze in compagnia di due coppie al cui tavolo mi sono infiltrata, in mancanza di tavoli liberi.
L’itinerario l’ho scelto andando. Ho costeggiato il confine tra filari di viti gialle, rosse e viola; ho notato l’uso di piantare un cespuglio di rose all’inizio di ogni fila di viti; e ho visto come si può proseguire fino a Cividale (la prossima volta). Non sapevo scegliere qual era il momento di tornare indietro, mi dicevo: vado avanti ancora un po’, vediamo com’è la strada dietro la curva, esploriamo ancora questi campi, proseguiamo sullo sterrato, attraversamento di pozzanghere – sciaf sciaf sotto le ruote -, lascio la bici e proseguo sotto le viti ancora un po’…
Ad un certo punto, in mezzo ai filari, vedo un tipo col fucile che mi trova là ferma impalata. Mi chiede: “L’hai combinata grossa?”, e restiamo ancora un attimo lì, dubbiosi nel riconoscimento reciproco. Poi vado avanti, riprendo la macchina fotografica da sopra la bici, e rispondo: “Mi sono fatta un autoscatto”; e aggiungo, buttando un occhio al suo cane da caccia: “preso niente, oggi?”. “No, per oggi basta”. Anche lui era solo di passaggio come me, e per entrambi era arrivato il momento di tornare indietro.
Ma il disegno dove lo metto…
I disegni sono bidimensionali: comodo, si possono sempre mettere via, imbucare. Dove? Soluzioni di ieri e di oggi, e qualche chicca, nello scambio di mail di seguito…
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Da: Paola
A: Fabrizio-indirizzo1
Ciao Fabrizio. (…) È divertente poter mostrare sul web il proprio lavoro anzichè tenerlo chiuso in un cassettino come ai vecchi tempi! Proprio oggi ho messo on-line un disegno nuovo.
Cari saluti,
Paola
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Da: Fabrizio-indirizzo1
A: Fabrizio-indirizzo2
Oggetto: Inoltro
Fabrizio,
rispondi a questa mail di Paola.
Ciao,
Fabrizio.
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Da: Fabrizio-indirizzo2
A: Paola
Cara Paola,
mi ha fatto piacere ricevere queste tue righe. Anch’io sono stato appassionato di disegno a mano libera ed avevo vari lavori esposti a suo tempo ai muri del Liceo Scientifico G. Oberdan. Alcuni ne ho anche a casa ma purtroppo un paio che erano là e che erano i migliori saranno ormai in qualche cantina…
Purtroppo, dopo il liceo, gli studi all’Università e il lavoro ma, in primis, la mia solita abnegazione nell’immergermi nell’occupazione corrente mi avevano rapidamente privato di questa abilità che coltivavo fin da bambino anche con successo in vari concorsi. Spero che tu possa avere un po’ di costanza nel continuare a dedicarti a quest’arte. Cercherò di sbirciare la nuova opera…
Orpo, proprio ora sto sentendo delle voci “Fabrizio, Fabrizio, smetti di disegnare, cerca di produrre…”… ma chi è ?, non c’è nessuno in stanza e nemmeno nelle stanze vicine… sarà meglio che ora torni a riprendere in mano le pratiche interrotte ieri !Ciao, ciao, Fabrizio.
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Sì, si, continuo. Ecco qua uno degli ultimi lavori. Ciao!! Paola

Anche E.T. aveva la bici
Tra le varie pedalate degne di nota, valgono anche quelle fatte in città vicino a casa, mi pare evidente.
Sabato scorso sono uscita che era già tramonto, ma faceva caldo, sembrava una serata estiva. Ho fatto tappa su tutti i moletti delle rive, come al solito. C’era ancora sul Molo Audace l’opera d’arte che avevo visto al mattino: un tratto del percorso impacchettato alla Christo, bitta fucsia-bitta rossa, tappeto blu e lampione giallo. “My favourite place” è il nome dell’opera (che si colloca nella serie “Public Art a Trieste e dintorni”), e mi pare un nome perfetto.
Alla fine del giro, passo alla Stazione Piloti di Trieste, che sta tra la Guardia di Finanza e L’Ausonia; quella da cui si può vedere il Pedocin, insomma. L’ingresso è vietato, ma il cancelletto è aperto, anche questa volta. E non c’è nessuno.
All’orizzonte ci sono il cielo e il mare che chiamano: rosa, grigio e giallo chiaro. Attraverso il cortile, raggiungo il molo: percorrerlo è attraversare un tratto dalla lunghezza infinita, verso l’aria e l’acqua. Sembra di stare in un sogno, di quei sogni in cui puoi andare avanti quanto vuoi, anche sull’acqua, e proiettarti a vedere dall’alto il paesaggio che spazia…
Ok, a fine molo ho fermato la bici. Sul muricciolo di fronte, tre sagome scure in silhouette, dapprima distanti, si avvicinavano tra loro; una sembrava portare la custodia di uno strumento musicale. Cosa c’entra uno strumento con le barche che stanno intorno?
A sinistra, l’unica luce forte della sera, il traghetto UN-Ro-Ro, che carica placidamente camion nella sua pancia.
Mi volto, ripercorro la strada all’indietro. Il molo si allunga anche stavolta, ai lati c’è l’acqua verde scuro, sembra sempre un sogno, si può scartare a lato e volare sopra il mare…
[Aggiunta di Davide]: beh, quel posto e quei moletti fanno parte dei nostri giri da quando eravamo morosetti. Sempre in bici, andavamo al tramonto nelle giornate calde a guardare la luce che cambia. E a darci qualche bacetto (innocente eh!). Un giorno, dal lato del molo della Finanza, siamo lì seduti a chiacchierare (!) e a un certo punto arriva da dietro una voce “Cosa fate qui?!” interrogativa e marziale… Un finanziere della garitta ci dice: “Questa è zona militare, è vietato l’accesso!” (e noi che ci siamo andati mille volte…) e “E poi lì sopra c’è una telecamera, non vi vorremmo vedere registrati…”! ohoho! Beccati! bon, figurino fatto, via da un’altra parte a sbaciucchiarsi ancora!! =*
La rivincita della geografia
Quanti sono i ponti del Tagliamento, e quali di questi sono percorribili in bici? (poichè vanno esclusi quelli dedicati solo ad autostrada o ferrovia).
Nel momento in cui mi pongo, per la prima volta, questa domanda, conosco bene già due coppie di ponti, attraversate in altrettanti giri in bici; ponti vissuti come posizione di perno del giro, e luoghi dal panorama liberatorio.
Già parecchie sono state le pedalate esplorative di quest’anno, che stavano in relazione col Tagliamento, come luogo di ricerca della pianura, della Natura e dell’acqua rasserenante. Allora mi dico: potrei fare una collezione completa di ponti e di strade lungo-argine del Tagliamento, perchè no?
Eh, sì, magari la faccio. Ma non è tutta qui la faccenda. Questo è solo un esempio di elemento primigenio, che ne chiama con sè anche altri!
Tra i prossimi giri treno-bici (pianificati come sempre su Google Earth, che mi pare tutt’ora più convincente delle carte 1:25.000 per escursionisti) ci sono: la discesa del Torre, il costeggiamento delle Prealpi Giulie, e ci sono ampie a piacere esplorazioni lungoferrovia e fondovalle. Con un occhio ai punti cardinali nella scelta del fronte da percorrere al mattino o al pomeriggio, affinchè sia quello battuto dal sole.

Una storiella d’acqua dalla Cilla
Ricevo e, autorizzata, pubblico: troppo bello questo raccontino!!!
—–Original Message—–
From: sorellina Cilla
Sent: 12 October 2007 9:21
To: sorellona Palla
Subject: blub splut splat
stamattina ero sveglia alle 6 per andare in piscina col papi. esco alle 6 e 30 col cappotto perché a quell’ora fa frrreddissimo. piscina di san giovanni aperta dalle 7 e papi mi fa anche una tesserina da 10 ingressi. era tanto che non andavo, quasi non mi ricordavo cosa dovevo fare. bon, mi faccio la doccia gelida per abituarmi all’acqua della piscina. papi mi dà una scuffia vecchia di stoffa, ma appena entro in acqua ovviamente la perdo e faccio svolazzare il mio codino di cavallo. ecco subito il bel bagnino che mi richiama… “paaapi, mi dai la tua cuuuffiaaa?” e cambio con la sua che per fortuna mi sta. tra parentesi l’acqua è calduccia (e allora occorreva gelarsi i sentimenti col doccino???). incomincio a nuotare con gli occhialini (di papi, cilla-astronauta-spaziale), ma dopo 4 vasche a stile sono già morta. che pappetta, penso! ma no, è solo perché sono andata troooppo veloce. allora rallento, ma è meglio non sforzare troppo il braccino, che comunque è andato giù di muscolatura. un po’ di stile e ogni tanto dorso per riposare. con un dorso tutto mio, mi schizzo, mi annego, acqua negli alveoli polmonari, cilla splat, splut, triplo BLUB! l’acqua poi è strana, perché non sudi, non sai esattamente quando sei caldo…ma sai quando sei stanco! braccia pesanti, gambe che non stanno bene a galla; l’unica cosa che sta bene a galla è rotonda e ha 2 chiappette… esco dall’acqua insieme a papi e vado nella piscinetta idromassaggio così sciolgo anche un po’ i muscoli, faccio un po’ di stretching per le braccia a penzoloni. vado a farmi la doccia (stavolta bollente) e mi asciugo la chioma. memore dei miei anni di piscina mi asciugo col phon portato da casa per evitare che mi si creino ciuffi ribelli (dalla piscina vedi spesso uscire capelli a parabola). yuppee, capelli normali! mi vesto, esco e… ma guarda, papi è ancora dentro, ho finito prima di lui, ah ah! paaapiiii!!! usciamo dalla piscina e sono appena le 8. bella sensazione di avere i muscoli rilassati e di avere ancore tutta la mattinata davanti impagabile.
rosolin-cill

So cosa sto disegnando
Bargaggina è un’artista genovese. In questi giorni comincia un corso di pittura: insegna. Con la forza delle sue creazioni, sbarca in giro per il mondo… una energia che sparge come spezie al vento… ecciù! pepe!!!
Ecco qua una citazione dalle facce delle sue amiche. Mi ci son fatta quasi il crampo alla mano, e ho usato pure il pennello, per spazzare la polvere di gomma tra una matita e l’altra…
Luci e ombre
Sabato scorso, Bora a Trieste, sole e calma nell’entroterra. Alle 8.45 accendo il pc e guardo l’orario dei treni per Cormons: alle 9.04 c’è l’unico treno decente; prendo, ed esco! Combino quindi un piccolo e splendido giro treno-bici in mattinata: da Cormons all’Anello del Monte Quarin, un percorso che potrà essere un’ottima base per ulteriori esplorazioni ed itinerari nel Collio.
Due immagini: la pioggia di foglie d’acacia attraversate da luce dorata, poco dopo il maneggio della Subida. E presso il bosco di Plessiva, si accende davanti a me un mulinello di foglie di vite, rosse e grandi, portate in alto dal vento o forse dalla piroetta di un folletto ubriaco.
In treno ho parlato con Drasen, un ragazzo di Bucarest piuttosto giovane. Andava a Udine a cercare lavoro, i lavori precedenti fatti a Roma nei fast food erano una fregatura, mi ha detto. Ho avuto l’impressione che presso le stazioni si chiudesse in bagno per evitare il controllore.
Ieri ho visto il film di Ken Loach, “In questo mondo libero“, sul sistema del lavoro precario: come protagonista, una ragazza londinese, che subiva e metteva in atto i meccanismi che la portavano dalla condizione di sfruttata a quella di sfruttatore.
Giro treno-bici Venzone – Lago di Cavazzo
Questa gita domenicale è stata a lungo studiata su Google Earth. Fatto l’itinerario, fatti i biglietti, presi i pantaloni lunghi per la bici, c’è tutto.
Si parte domenica mattina col treno delle 7:35, che percorre la tarvisiana senza cambi. Arrivo due ore dopo alla stazione di Carnia. Discesa verso Venzone. Perchè non girellare nei campi? Andiamo a caccia dell’argine, ma in realtà troviamo un gregge di pecore, un cane da pastore e dei cani da caccia. Chiesetta di S. Maria a Portis, svise con la bici sull’erba.
Prima tappa della giornata: il centro storico di Venzone. Qua ci vuole una brioche con la cioccolata! Al Caffè vecchio, e poi intrufoliamoci tra i cortili di via delle Mura, le mura antiche!

Il giro era pensato per attraversare due volte il Tagliamento, per arrivare al lago di Cavazzo. Si passa per Bordano. Quanti murales sulle case! “Un’idea dell’ex sindaco di Bordano”, ci spiega Andrea Zingaro, che è anche orgoglioso di invitarci a vedere le sue colorate sculture a forma di farfalla. Per arrivare al lago, si deve superare il passo Bordano-Interneppo, facile, solo 100 metri di dislivello. In compagnia di altri murales che rappresentano illustri ciclisti in scalata insieme a te.

Arriviamo a Interneppo, e la vista dall’alto sul lago di Cavazzo (o Lago dei Tre Comuni) è sia affascinante, sia deturpata dall’autostrada che lo attraversa. Meglio godere il lungolago da vicino, tra le canne del parco, sdraiandoci ‘comodamente’ sui sassi, fino a mettere l’occhio quasi sul pelo dell’acqua e quindi sulla linea dell’orizzonte vicino.
Certo che mi spiaceva non essere rimasta un po’ di più a Bordano, a vedere il Parco delle Farfalle… Beh, allora torniamoci! Anche il percorso Trasaghis – Bordano è bello, segue l’altro argine del Tagliamento. Per il ritorno a casa, passiamo il secondo ponte sul Tagliamento, il Braulins – Gemona. E c’è pure tempo per un’ultima scalatina in bici, verso il centro storico di Gemona, dove troviamo un murales moderno: “parlate friulano, e inglese”.























