Recensioni libri

In questi giorni ho finito di leggere un libro che ho rubacchiato in prestito da Dodo: Fast food nation. Un buon esempio di giornalismo d’inchiesta a 360 gradi (che fa passare la voglia di mangiare carne).

Per chi ha già letto per esempio No logo, questo saggio del 2001 può riprendere alcuni temi già noti. Però ha sempre qualcosa di interessante da citare. Per esempio questo:
“La Mc Donald’s Corporation ha portato ai massimi livelli l’arte di scegliere la posizione di un ristorante. Nei primi tempi controllò con gli elicotteri gli schemi di crescita delle varie regioni, cercando terreni a poco prezzo lungo le autostrade che in futuro sarebbero divenute il cuore di un nuovo sobborgo. Negli anni ottanta la catena divenne uno dei maggiori compratori al mondo di fotografie satellitari e le usava per anticipare lo sviluppo urbanistico dallo spazio. Più tardi automatizzò il processo di selezione combinando immagini satellitari, mappe particolareggiate, dati demografici, disegni CAD e dati di vendita dei negozi già esistenti.”

Anch’io voglio giocare con le mappe satellitari integrate da tutti i dati!! (beh, ci siamo quasi, no?).
Tipo, per me andrebbe bene una selezione automatica di: percorsi ciclabili che comprendano tratti esposti all’acqua (lungo fiume, lungo lago, presso la palude o lo stagno…) con dislivello cumulativo massimo di 500 metri al giorno, combinato con selezione di tratti a basso o nullo traffico veicolare, vicinanza alle stazioni dei treni con calcolo degli orari di connessione intermodale in funzione del tempo di pedalata (ovvero: non perdere il treno quando quello successivo è appena due ore dopo), passaggio per oasi naturalistiche, agriturismi, eventi fieristici di paese (aggiornato col calendario delle pro-loco), combinazione con gli orari di apertura delle mostre di arte contemporanea ed eventi culturali underground, possibilità di pernotto in bed&breakfast che siano amici della bici, ovvero dotati di posto per le bici al coperto ed al sicuro, connessione ad internet, e così via…

fast food nation

L’importanza di arrivare prima

Sto leggendo un libro di Roberto Reale, Ultime notizie, che avevo preso tempo fa al festival del documentario di Pordenone. Poichè non riuscivo a scegliere tra due dei suoi libri, non ho resistito: li ho presi tutti e due.
Ho cominciato dunque con questo. Non so ancora dare una recensione definitiva, perchè devo vedere le impressioni che mi darà quando lo avrò finito. E’ a tratti ripetitivo, ma mi ha già regalato un paio di perle, per cui non posso fare a meno di citarle qua.

“E’ l’attenzione, non l’informazione, la vera risorsa limitata” (tratto da un documento del Pentagono)

“I canali all news (…), con la loro tempestività, riescono a condizionare l’interpretazione degli eventi”.

ultime notizie

Videocracy

Ieri sera, con i nostri amici Carluca, siamo andati al cinema Ariston a vedere il film documentario Videocracy. Lo aspettavamo “al varco”: appena è stato proiettato nelle sale, ci siamo fiondati.

Devo dire che mi è piaciuto.
Ha un buon impianto sociologico, e un velo di poesia da fiaba.
Ha ragione Erik Gandini, il regista: non è un film aggressivo. Si occupa di un tema specifico (la videocrazia), e ne fa “sentire” il galateo, quello vissuto dai suoi partecipanti, dall’interno.

Ricco di spunti.

httpv://www.youtube.com/watch?v=-9AXQGGkgK8

L’era glaciale 3, riletta secondo un’ottica di genere

Quando ero piccola, e non avevo ancora compiuto un anno, stando ai racconti di mia madre, impazzivo per i cartoni animati appena usciti alla tv, e sgambettavo felice davanti a Mazinga Z.
Non ricordo dove ho letto che le storie dei cartoni animati giapponesi sono scritte secondo la morale scintoista, e quindi che i bambini ne assorbivano messaggi di difficile interpretazione; in effetti anche oggi non saprei dire quali sono i perni della morale scintoista.
Però conosco gli schemi della morale occidentale.
E’ facile ad esempio farne lettura identificando i ruoli interpretati dai personaggi delle recenti storie per bambini, come quelli presenti ne “L’era glaciale 3“, film d’animazione in 3D che ieri sera siamo andati a vedere con Carluca, dopo una cenetta al ristorante giapponese.

prodotti sul gelati Carluca al Tokyo raccolta di storie assurde l'occhio del dragone

In questo divertente film d’animazione, tipicamente formato famiglia, ci sono vari personaggi maschili, e due personaggi femminili.
Uno è la femmina di mammuth, che per tutto il film è in stato interessante fino al momento topico del parto. L’altra femmina che compare, come novità, è la scoiattolina. (E poi c’è il “mammo“, come giustamente mi ricorda Dado).

La femmina di mammuth è, nel corso della vicenda, un personaggio generalmente positivo e sicuro di sè. Infatti si fa avanti, spesso per prima, in strade impervie o ascensori pericolosi.
I maschi che la circondano movimentano la dinamica della storia, presentando momenti di timore o di dubbio, che fanno da terreno preparatorio per poi uscire con l’atto di coraggio. I loro dubbi esistenziali sono ad esempio: preferisco la vita condotta in autonomia, come un single avventuroso, o la vita di famiglia, tra cuccioli e poppate? Nel semplificato binomio tra due unici possibili stili di vita, le due cose, è evidente, si escludono a vicenda: infatti questa motivazione porterà a divisioni tra amici, separazioni temporanee e rimescolamento dei membri del branco.
Arriva però finalmente, per i maschi a tratti anche paurosi, il momento in cui tirano fuori il loro coraggio e il loro valore. All’interno di una situazione tradizionale (ovvero: attraversiamo il pericolo tutti insieme per salvare il nostro amico), la femmina, che come dicevamo era incinta, attraversa un momento per lei critico. Sono infatti iniziate le doglie per il parto, e ciò avviene nel territorio dell'”altro”, del “diverso”, che è il dinosauro. L’altro (ovviamente) è negativo e pericoloso: i dinosauri sono tutti aggressivi, e quindi i maschi protagonisti devono ingaggiare una battaglia, proprio durante il parto della nostra amica.
Una scena in particolare, all’interno di questa sequenza, è spettacolare nella sua allucinazione. Il maschio della tigre, che difende dagli attacchi degli aggressori la nostra partoriente, oltre a darle assistenza suggerendole il ritmo della respirazione ritmata (quella che aiuta le spinte), si trova in uno zoom improvviso, anche lui, nella posizione tipica da partoriente: anche lui impegnato nell’azione dello “spingere” (“forza, spingi, spingi!”). In realtà, un istante dopo, si capisce che il suo compito è quello di respingere, tramite una barriera, il gruppo di appartenenti all’altra specie, gruppo cattivissimo che sta tentando di invadere il confine dell’area protetta per le nostre donne in procinto di figliare.

Ma passiamo a quel che riguarda il secondo personaggio femminile.
Tutti conoscono lo scoiattolino de “L’era glaciale”, quel personaggio a sè stante, il cui unico lavoro nel corso di tutta la serie è sempre lo stesso: faticare, all’infinito come sisifo, per procacciarsi la sua ghianda. La ghianda è per lui sempre al margine dell’essere afferrata, gli sfugge al limite dell’unghia: solo in pochi brevi momenti accade che la ghianda sia sua, per poi perderla di nuovo e ricominciare. Questa estremizzata dinamica di inseguimento della risorsa è fonte di scenette esilaranti, che si collocano tra le più efficaci della serie animata.
Come abbiamo detto, comunque, compare una scoiattolina.
E l’intenzione di questa scoiattolina è di dedicarsi allo stesso compito: procacciarsi la ghianda, quella ghianda. E così il lavoro di rincorsa alla ghianda si fa competitivo all’infinito, in un balletto alla “te la porto via di mano” che si trasorma a momenti in un tango.
Solo una pausa, c’è, in questa competizione: quando (a seguito di un salvataggio dal rischio di morte per caduta in precipizio) tra i due scoiattolini scocca l’amore. Ed è allora tutto un cuore, un idillio (che però sarà di breve durata). Va notato che, durante l’idillio, l’oggetto del lavoro infinito, la ghianda, viene accantonato e dimenticato (infatti la ghianda “piange”, assume un’espressione da cuore spezzato…).
Comunque, poco dopo, quando finalmente si mette su casa, i battibecchi tipici della coppietta spezzano l’illusione del romantico idillio, e il lavoro di caccia all’unica risorsa disponibile fa ripartire la competizione fra maschio e femmina secondo il consueto copione. Quello che permette il ciclo eterno, è la rigidità del vincolo. Il lavoro che faccio io e quello che ora vorresti fare anche tu è lo stesso, identico. Di risorsa-ghianda, ce n’è rigorosamente una: stranamente non è divisibile a metà, nè affiancabile da un’altra ghianda. O per me, o per te.

Vi sono piaciute le loro storie?
Le difficoltà attraversate dai nostri eroi sono un po’ strane, ma tradiscono molto bene le paure della società di oggi.

al cinema in 3D al cinema in 3D

Recensioni libri

In quest’ultimo periodo mi son ritrovata a girare per le librerie con Dado quasi ogni giorno. Ho comprato diversi libri alla settimana, ho ricevuto dei volumi in regalo o in prestito, oppure ho pescato a casa nella coda di lettura (ce n’è ancora qualcuno dalla lista nozze che attende di essere letto).
Molti di questi lavori sono entrati a far parte del mio bagaglio sulla visione del mondo e mi hanno fatto venir voglia di ulteriori approfondimenti.
Ora mi ritrovo con un arretrato di recensioni che meriterebbe fare, tale da rischiare di non riuscire a far giustizia a tutti. Ma insomma, cominciamo.

Uno dei saggi che ho letto di recente, che si è fatto divorare di gran corsa, al punto che potrebbe essere confuso con un facile “libro per l’estate” se non fosse per la ricca bibliografia in calce, è il seguente.
“Come decidiamo“, Johan Lehrer, Codice Edizioni.

Innanzitutto si occupa di sfatare, con il supporto delle neuroscienze, alcuni falsi miti su quello che la nostra tradizione ci dice dei meccanismi di decisione.
Scelte razionali, scelte dettate da una base emotiva, e contesti in cui le une o le altre sono più adeguate o al contrario vengono abilmente ingannate. Al giocatore di poker tutti i profili possono servire.
“Questo libro parla di me”, mi sono detta. Ma probabilmente è facile per chiunque ritrovarsi in molti dei meccanismi presentati, in modo più o meno marcato.
Non manca l’invito ad osservarsi mentre si effettuano delle scelte, perchè c’è continuamente da imprarare. Cito dal testo: “il fisico Nielh Bohr una volta definì un esperto come una persona che ha commesso tutti gli errori che si possono fare in un campo molto ristretto”.

lehrer

Com’è andata

Lo scorso venerdì, come anticipato, ho preso parte ad una tavola rotonda sul tema “Elogio dell’ascolto e dell’autocritica”, promossa da Edi Kanzian.
Lo spazio era informale e raccolto, si trattava della sala colazioni dell’hotel Joyce che, come mi hanno detto alla reception dell’adiacente hotel Urban, viene spesso messa a disposizione del professor Kanzian per le sue iniziative. Piccola com’era, l’avevamo riempita subito, con una manciata di amici e parenti chiamati per l’occasione…

I partecipanti invitati a parlare erano otto, ben di più di quelli anticipati nella prima lettera: evidentemente Edi aveva tentato l’overbooking. Il tema principale alla fine è stato quello dell’ascolto, che a quanto pare piaceva di più a tutti quanti. E devo dire che mi sono appassionata anche io ai discorsi che mi hanno preceduto, e vi ho trovato numerosi spunti correlati a quello che conoscevo sull’argomento.

il suono della fisarmonica di Fabio Zeno e giappone

Giulio Pituzzi, laureato in antropologia, ci ha parlato dell’utilizzo dell’ascolto nella relazione di aiuto, come quando si traveste da clown per i bambini ammalati.
Henri Dissake, batterista proveniente dal Camerun, è partito dalla teoria dell’informazione di Shannon, ricordando come l’ascolto preveda un feedback, un ritorno inviato alla sorgente che emette l’informazione: il musicista che suona dal vivo riceve sempre un riscontro dal pubblico; però oggi ci siamo abituati alla strana condizione di chi ascolta un cd e non può interagire in tempo reale con l’autore della musica…
Ennio Urini, psicologo, ha sfidato il pubblico con aforismi paradossali e complessi citati dal pensiero di Lacan, attirandosi non pochi rimbrotti (per darvi un’idea, Lacan è uno che dice cose come: “Dio è morto, e non lo sa…”).
Anna Piccioni, docente di italiano, si è contrapposta sottolineando l’importanza del linguaggio chiaro, come quello che lei deve utilizzare per farsi ascoltare e capire dagli studenti.
Tetsutata Suzuki ci ha raccontato come un collegamento di eventi lo ha portato dal Giappone a Trieste per gli studi di sociologia. Ha portato l’ultima pagina della coscienza di Zeno, che gli era stata consigliata da Edi in un incontro al tergesteo, e l’ha distribuita a tutti i presenti corredata di note ed ideogrammi.

Fabio Zoratti, musicista di strada, ci ha deliziati con due pezzi di fisarmonica, e con alcuni interventi chiarificatori. “Ghandi di lunedì non parlava”, ha citato, osservando che quando ci si mette nella disposizione d’ascolto di chi sa che non parlerà, sarà più facile ascoltare, perchè la mente non sarà distratta dall’impazienza di chi si preparara al proprio turno di parola.
Emiliano Bazzanella, che ha parlato per primo, ha presentato il pensiero filosofico del periodo in cui si cominciava a parlare dell’ascolto. Dapprima l’attenzione era concentrata sulle proprietà della vista (e della azione “attiva” del chiarificare e del mettere in luce, secondo la “fotologia”), e solo in seguito è subentrato il filone sull’ascolto, visto come un momento passivo, di ricezione aperta.
Per contrapposizione con la passività, è invece tornato in più occasioni il tema dell’ascolto attivo, quello che non solo interagisce con l’interlocutore, ma anche lo influenza, in modo potente. Questa era una parte che avevo descritto io, memore del corso di “ascolto” che avevo frequentato l’anno scorso. Comunque ho presentato anche un aneddoto da ingegnere: un paio di settimane fa sono stata invitata ad ascoltare il suono del motore dell’ape di papà, motore che purtroppo faceva rumori strani, che poi si sono rivelati essere dovuti ad un grippaggio del perno di testa biella… come consolazione, ho chiesto al meccanico di mettermi da parte la biella per ricordo…

Consigli per i viaggiatori

Durante il viaggio in Olanda, ci siamo appoggiati quasi sempre ai bed&breakfast, e ne siamo stati contenti: li consigliamo. Il sito di riferimento è bedandbreakfast.nl. Le persone che li gestiscono sono sempre alla mano, e qualche volta anche un po’ strane. Colazioni grandiose, incontri con personaggi particolari tra gli altri ospiti, discussioni istruttive. Sicuramente le tappe nei b&b hanno dato un tocco in più al nostro viaggio.

Le signore in pensione che gestiscono i b&b tentano spesso l’ovebooking. Fanno il possibile per accettare tutte le richieste, che di solito vengono confermate solo nelle ultime ore. Per cui sono disposte a sistemare gli ospiti più giovani e informali (come noi che arriviamo in bici e non ci facciamo tanti problemi) in tutti i modi possibile: in soggiorno, nella terrazza verandata, nella “stanza piccola”.
“Ma voi avete visto la stanza piccola?“, ci aveva detto Emma a Scheveningen, mentre ci rassicurava sulla possibilità di restare una notte in più anche se stretti. Emma, pur di mettere due letti aggiuntivi in uno spazio minimo, aveva portato gli armadi in corridoio davanti alla porta che quasi non si apriva più. Emma era stata anche disponibile a farci usare la sua lavatrice per il bucato, ed aveva una casa piena di bei mobili antichi e di quadri di allegre donne grasse. “Puoi essere felice anche se sei brutta”, era la sua interpretazione.

allegre donne grasse

Per scegliere il b&b migliore ci siamo appoggiati alle recensioni presenti sul sito, e sulla disponibilità di un parcheggio al sicuro per le bici (non le abbiamo mai lasciate fuori, dato l’alto numero di furti di biciclette). Spesso si trattava di deliziose casette tra le pecore in campagna, come per il b&b di Martin, il fotografo dei tulipani di Keukenhof. Anche a Zwolle avevamo una fantastica mansarda tra i polder e gli orti, con vasca da bagno e sali da bagno in camera sotto le travi di legno del tetto.
Presso il parco di Hoge Veluwe, la casetta accostata “der triangel” era tutta per noi, con, nascosta tra gli alberi del giardino, una piscina dai bordi di pietra che, se faceva un po’ più caldo, quasi quasi usavamo.

Frank, gestore del colorato b&b sopra Amsterdam “tulip gallery“, è dell’idea che con la crisi attuale aumenterà l’attività dei bed and breakfast, perchè molti olandesi saranno disposti ad arrotondare mettendo una camera delle loro case a disposizione.
Alla “casa del latte“, una vecchio caseificio presso Maastricht trasformato in bed and breakfast, abbiamo chiacchierato con gusto fino a sera tardi con Marian, un’altra ospite, giornalista olandese, che conduce un programma radio che si occupa di storia contemporanea. Quando le abbiamo detto che non avevamo ancora trovato un posto per il giorno dopo, lei ha chiamato suo marito e lo ha invitato a mettere a disposizione un letto da lui se trovavamo tutti i b&b occupati. Per fortuna alla fine non abbiamo avuto bisogno di piombare lì a sorpresa, ma questo dà una idea della ospitalità degli olandesi.

B&B presso Hoge Veluwe Dado in mansarda B&B a Zwolle sali da bagno e vasca in camera

Doppia sorpresa

Ieri sera, per chiudere la sfacchinata della settimana in bellezza, siamo tornati al cinema per il festival Nodo-Doc, e abbiamo fatto l’una di notte con Carluca, davanti ai documentari Maso e Miso e L’uomo con la telecamera.
E’ stato sorprendente vedere come nel famoso film muto del 1929, realizzato in un momento di prosperità, l’immagine femminile fosse più emancipata e gioiosa di quella che emergeva dall’altro documentario, del 1975, dedicato all’ultimo giorno dell’ “anno della donna” in Francia. Per chi volesse approfondire il tema, segnalo un documentario sull’immagine femminile ai giorni nostri a questo link.

Durante la serata, per la prima volta non sono stata io ad appisolarmi sul divano dei nostri amici, ma sono stati loro a ronfare sui divanetti del cinema, guidati dalla musica dal vivo che accompagnava il film muto.
Quando siamo usciti dal cinema Ariston, l’aria tiepida della mezza stagione e il rumore d’acqua della fontana suggerivano l’atmosfera giusta per una piccola chiacchierata notturna tra amici.
Non sapevo che mi aspettavano delle belle sorprese.

L'uomo con la telcamera Seconda classe bis Carluca che sfodera il secondo pacco regalo il regalo di Carluca n.2

Carla e Luca avevano portato un libro in regalo per il mio compleanno.
“Ci siamo domandati se lo avevi già”, mi hanno detto mentre lo scartavo. Quando l’ho aperto mi è venuto da ridere: era la terza volta che qualcuno me lo voleva regalare! Seconda classe di Paolo Rumiz. Le altre due volte sono documentate qua.
Questo non ha scoraggiato per nulla i nostri amici. “Ci eravamo attrezzati per questa evenienza”, mi hanno detto. “E come alternativa abbiamo portato un secondo regalo…”
Grazie a un gioco di prestigio, hanno tirato fuori, impacchettato come l’altro, un ulteriore libro: Il gioco dell’elefante di Saramago.
Ora ditemi: avete mai visto qualcuno più attrezzato di loro due?

Recensioni dal FEFF

Questa domenica, dopo anni che me lo ripromettevo, sono finalmente andata a vedere uno spizzico del Far East Film Festival di Udine, il FEFF.
Sono riuscita a vedere solo una manciata di proiezioni, e ho trovato (ovviamente) più interessante il cinema popolare rispetto a quello commerciale di grande distribuzione. Ho apprezzato ad esempio i telefilm polizieschi di Ann Hui del ’77, della serie ICAC, di cui ho visto due puntate. E’ proprio la vivace produzione cinematografica di Hong Kong, zona da cui proviene questa regista, ad aver dato avvio al festival udinese undici anni fa.
La complessità degli episodi e la profondità dei personaggi di Ann Hui li rende del tutto attuali. Come nel caso della giovane donna poliziotto che sfida i colleghi più esperti sulle contraddizioni della loro missione. O dell’agente novellino che tenta di denunciare la corruzione infiltratasi in un’altra base di polizia, e che non può procedere senza il supporto dei suoi superiori, poichè dovrà affrontare un tribunale che tenterà di invalidare la sua testimonianza accusandolo di insanità mentale.

macedonia ingresso al feff le sedie del feff teatro nuovo S. Giovanni da Udine

Nella pausa pranzo, dopo una fetta di pizza fatta dal Dado e due porzioni di macedonia comprate sul posto, mi metto a leggere a sbafo un po’ dei libri esposti presso il bookshop del festival. Alzo la testa dalla pagina del libro e vedo… Gianni! E pure Claudia! Era dai tempi del Funeral de la Sardela, quando ci eravamo conciati in maschera assieme, che non li rivedevo in comitiva!
Ho detto a Gianni che ascolto sempre le sue recensioni dei film di fantascienza alla radio, e lui si è entusiasmato: è partito a raccontarmi tutti i film del FEFF che aveva visto fino a quel momento…
“Gli inseguimenti con le bici nelle vie affollate!”, mi segnalava Claudia. “E le sequenze sui mezzi pubblici!”, continuava Gianni. “Non è come nei film americani, in cui gli inseguimenti si svolgono sempre in auto. Nei film orientali i personaggi usano sempre l’autobus, e le macchinone sono solo per i gangster!”

p.s. Annoto qui di seguito l’itinerario che ho studiato prima di partire, per arrivare in bici in pochi minuti dalla stazione di Udine al cinema Visionario, e giungere in tempo al film. Pol sempre servir.
Udine Stazione – v. Roma – rotonda a sinistra, via Cicconi – via Tullio – v. Ferriere – v. Marangoni – v. Volpe – a destra v. Asquini (contromano un pezzettino sul marciapiede). E per il Teatro Nuovo: Stazione – viale Ungheria – piazza Primo Maggio – v. Treppo – angolo a destra con via Trento – piazzale del teatro a vista.

Gruppo lettura

Questo martedì sono andata alla Bottega del Mondo, dopo cena, per partecipare ad una serata di discussione del gruppo lettura che avevo già conosciuto. In programma c’era lo scambio di impressioni sul libro di Loredana Lipperini, Ancora dalla parte delle bambine.
Daniela, insegnante e ricercatrice, guidava la discussione. Cosa la società si aspetta dalle bambine di oggi? Le eroine dei fumetti le invitano a essere belle. Nei loro libri scolastici, le mamme continuano ad accudire la casa per padri e fratelli. Le loro bambole sono sexy e rispecchiano (o inducono) i loro sogni: diventare ballerine, estetiste, infermiere, madri.
Il dibattito è stato acceso. Sappiamo che i modelli culturali duali semplificano la realtà (sei ok – non sei ok), però l’influenza sul pensiero è influenza sulla libertà. E questo meccanismo comincia prestissimo.

La serata ci ha lasciato la voglia di continuare a parlare di questioni femminili.
Spero che la prossima ristrutturazione della Casa Internazionale delle Donne amplierà lo spazio destinato allo scambio attivo sull’argomento.

gruppo lettura batik retro bottega biblioteca equo solidale