Sei triestino? Leggi questo

I giorni scorsi, a cavallo del Capodanno, ho finito di leggere Cime irredente.
E’ la storia del Circolo Alpinistico triestino, dei suoi personaggi, della città, a cavallo di due guerre ed oltre.
E’ la storia di una citazione in giudizio.
E’, sullo sfondo, la storia dei diversi momenti culturali e politici di un sito di confine, un sito che talvolta è stato avanguardia ed estremo rappresentante della storia nazionale. Questa storia, in teoria, la conoscevamo già, ma a vederla rappresentata in dettaglio così vicino a noi, non può lasciare indifferenti. Le scuole, i cognomi che tutti sappiamo.
Fondamentale.

Ed è, inoltre, un lavoro che porta dentro di sè lo stile tutto particolare di un ricercatore scientifico: Livio Sirovich.
Che, mentre cerca informazioni negli archivi, in una delle sue metafore che io ho preferito su tutte (e che quasi mi spiace qui svelare), si fa prendere dalla “nevrosi del trapano”, e scava, scava, scava…

Qualche citazione che renda la temperatura del lavoro.
Pagina 168: “Come sempre accade, lo scoppio della guerra appiattisce la ricchezza dei diversi sentimenti individuali nella società multilinguistica e multiculturale di Trieste”.
Pagina 231 e 233: “Pare evidente che (…) non si intuisse la piega che stava prendendo l’intolleranza italiana”; “Per i nazionalisti di sangue misto, la nascita del frutto razzista dalla pianta della mistica nazionale è lacerante; eppure, non tutti aprono gli occhi”.

Molto attento, infatti, è il lavoro che l’autore fa nell’interrogarsi sul grado di consapevolezza dei personaggi storici, biografie o loro diari o lettere alla mano.
Notevoli, inoltre, sono le interviste inedite, che Sirovich riesce a realizzare con i personaggi ancora viventi, che pure accolgono le sue rivelatrici domande con urbana cortesia.

Quando ho smesso di leggere questo libro, mi sono sentita per giorni legata a quell’approccio investigativo; mi sembrava di parlare ancora mentalmente con la voce dell’autore, anche se era un dialogo fra me e me. Non potevo staccarmi da quella curiosità appassionata…
Devo andarlo a trovare.

Cime Irredente

Le regole dell’attrazione (suggerisce Andrea, mentre gioca con le calamite)

“Che cena!”
“Sono estasiata!”
Ci stanno dicendo Andrea e Serena in questo momento.
“E che giornata! Neanche avessi fatto due spettacoli!”, aggiunge lei…

Eh sì, infatti oggi pomeriggio siamo andati a vedere a teatro lo spettacolo della nostra amica Serena, intitolato Sarà, con esecuzioni musicali di Andrea, e burattini realizzati dai loro colleghi attori.
Uno spettacolo per bambini che raccoglie molte idee originali, mica le solite situazioni da fiaba banale, per intenderci. Per esempio ci ha fatto impazzire la storia del pesce Lucio che non sa se mangiarsi la piccola protagonista, o se temerla ed evitarla, preso dal dubbio che fosse un’esca all’amo…

A sorpresa li abbiamo invitati a casa per cena.
Minestra di verdure preparata da Dado. Funghi porcini dalle scorte del bosco (premiata ditta Luisa e Giordano). Insalata di mele, sedano, grana e noci (che invenzione!). E gioielleria creativa a base di sferette magnetiche in chiusura…
Alla prossima!

al teatro Orazio Bobbio il dottor Vermus locandina dello spettacolo tavolo di cena
davidaola a cena Andrea fa fiorellini giocando con le calamite Serena coi gioielli

Recensione di altri blog – 3

Dai blog che guardano in faccia la realtà si può imparare molto di più che dai giornali. Sì, i giornali li citano, talvolta, questi blog. Come fonti. Ma attingere direttamente alla fonte è un’altra cosa.

Per capire cos’è stato il terremoto a L’Aquila, lo sfruttamento dopo la perdita, e come si può ritrovare la forza di ricostruire, ci sono solo le parole di chi l’ha vissuto.
http://miskappa.blogspot.com/

Recensione di altri blog – 2

Un altro blog che seguo assiduamente è quello di Lorella Zanardo. Scrive in modo severo, ma anche positivo, con un equilibrio che mi piace.
Il suo documentario, “Il corpo delle donne” (come le donne vengono rappresentate veramente in tv, una analisi agghiacciante) ha contribuito a far ripartire il dibattito sulle donne in Italia. L’ho visto spesso proiettato in città, negli eventi dedicati al femminile: un punto di riferimento del discorso odierno.

irisverde corteccia vestine rosa

Recensione di altri blog

L’altro venerdì stavo tornando da un viaggio all’estero.
Ero ormai arrivata a Ronchi, ero salita sul bus navetta, bus che in un’ora mi avrebbe portata a casa.
Accendo la radio. La ascolto nell’orecchio.
Su radio tre c’è Fahrenheit. Recensione di libri. Bene.

La voce della conduttrice mi ricorda qualcosa.
Intervista altri autori, gioca con loro a “indovina qual è questo libro”.
Alla fine sento il suo nome: la conduttrice lo ripete prima di chiudere la trasmissione.
E’ Loredana Lipperini.
Ma io la conosco!
Per la prima volta sento la sua voce.
Di solito, leggo il suo blog.

Il blog di Loredana Lipperini è uno di quelli che vengono aggiornati tutti i giorni. Anche il sabato e la domenica.
Questo motivo, da solo, fa attrazione e fidelizzazione.
Il blog della Lipperini, nella classifica di dicembre di Wikio, si colloca al settimo posto tra i blog più visitati.
Io lo seguo da più di un anno.
Loredana parla di immaginario culturale, di donne e di filoni nella narrativa di genere, ed è molto critica, sempre accesa.

Quando ho sentito la sua voce per radio, mi si è acceso qualcosa.
Mi sembrava una familiarità che diceva qualcosa di più.
Mi faceva pensare: “Che bello, condurre una trasmissione storica che parla di libri. Potrei farlo anche io, un giorno, se ne avessi l’opportunità”.
Lei si definisce informatrice culturale.
Sì, capisco.
Capisco che posso essere questo, quello o altro.
Capisco che la mia professione non è un nome sulla carta.
La mia professione non ha nome.
La mia professionalità è dentro di me.
Nessuno può portarmela via.

Le recensioni ufficiali di davidaola

Di recente Dado è entrato a far parte della redazione del giornale on-line bora.la, producendo articoli che sono tra i più visitati di tutto il sito.

Anche io ora ne ho scritto uno, su un tema a me caro, ovvero le questioni femminili. Questo, perchè sono stata invitata a contribuire con un breve discorso ad una tavola rotonda, e già l’elenco delle altre illustri partecipanti era motivo sufficiente di entusiasmo. Potete immaginare come sono stata contenta quando mi è stato detto: “Sono una tua fan”, da una delle brillanti signore di cui io stessa sono ammiratrice a mia volta.

Di seguito riporto il testo integrale dell’articolo.

locandina evento

Riunito il primo Consiglio delle Donne di Trieste

Sabato 12 dicembre si è riunito il primo Consiglio delle Donne di Trieste, presentando importanti contributi di Poropat, Blazina, Serracchiani, Pedicchio, Richter, Carignani e molte altre donne che ricoprono posizioni di rilievo sul territorio. Erano attese anche l’assessore Rosolen e Margherita Hack. Quest’ultima ha inviato un saluto, essendo all’estero per un’iniziativa scientifica inderogabile.
Il convegno è stato organizzato dal Forum delle Donne di Trieste, nato nel 2006, durante le campagne elettorali comunali e provinciali. Costituendosi come organizzazione trasversale di donne provenienti da tutti i partiti, ha promosso numerose iniziative, tra cui l’adesione alla campagna “50 e 50″ lanciata dall’UDI (Unione Donne Italiane) per un’equa rappresentanza delle donne in Parlamento; l’istituzione di incontri con forze politiche, e la presentazione delle candidate di tutte le liste.

Sabato mattina dunque, nella sala conferenze del Grand’Hotel Duchi d’Aosta, i lavori sono stati aperti da Ester Pacor, presidente del Forum, affiancata da Luisa Fazzini e Ilde Poggi. Scopo della tavola rotonda era l’individuazione delle linee guida principali da seguire nel corso dell’anno successivo da parte del Consiglio delle Donne di Trieste, interessate a promuovere i temi del femminile sul territorio.
Dagli oltre quindici interventi, sono emerse distintamente le problematiche dell’integrazione e del lavoro, oltre a quelle della conciliazione e dei servizi, dell’urbanistica (sottolineata dalla consigliera comunale Bruna Tam), dell’ambiente, e della cultura sulle questioni di genere.

Vediamo dunque alcuni dei contributi proposti.
Cristina Pedicchio, presidente del centro di Biomedicina Molecolare, ha animato la discussione ricordando come, a seguito di un questionario presso i dipendenti di Area Science Park, era emersa netta la richiesta dell’asilo nido aziendale, servizio oggi reclamato anche dai nonni e dalle nonne, ancora presenti ed attive nel mondo del lavoro. Ripercorrendo l’iter di realizzazione della struttura nido, ha citato le numerose volte (ben cinque) in cui il progetto era stato presentato prima del suo accoglimento, e la resistenza incontrata per il suo finanziamento.
Maria Stella Malafronte, vicepresidente dell’Ordine dei giornalisti FVG, ha raccontato appassionatamente quante giovani donne escano con voti brillanti dalle scuole di giornalismo in Italia, incontrando però poi grosse difficoltà ad accedere ad incarichi di responsabilità nel settore (tra i quotidiani nazionali troviamo una sola donna che ricopre il ruolo di direttrice).
Carla Mocavero, scrittrice, ha menzionato gli illustri nomi della scrittura a Trieste: Svevo, Saba, Joyce, che possono essere affiancati da molti altri nomi portatori di diversità culturale. “L’identità di Trieste come città della scrittura ha già basi evidenti; e queste basi, ora, le dobbiamo arricchire”.
Debora Serracchiani, arrivata verso la fine, ha partecipato portando ad esempio gli strumenti incontrati presso il Parlamento Europeo. Ha segnalato una iniziativa adatta ad essere ripetuta a Trieste, e che finora ha avuto attuazionea Milano. Una tavola rotonda sul tema delle migranti, per lo studio del fenomeno e per proposte concrete. Ha osservato come l’immigrazione femminile avvenga per diverse motivazioni: donne al seguito del marito per ricongiungimento famigliare, migranti autonome alla ricerca del lavoro, e molte altre tipologie. Di quali strumenti di supporto si possono avvalere queste figure femminili? Non ce ne sono di diversi a seconda del tipo di migrazione, è presente un unico “calderone” in cui vengono catalogati anche gli uomini, senza che sia reso possibilile distinguere tra le necessità espresse da ciascun gruppo.
In chiusura, la presidente della Provincia Maria Teresa Bassa Poropat ha espresso con forza il valore della competenza. “Prima di poter scegliere candidature al femminile per la politica”, ha dichiarato, “si devono dare alle donne degli strumenti di formazione adeguati. La politica è un settore che richiede delle competenze specifiche, per cui le candidature devono essere scelte a seguito di un solido iter formativo”.
Chiude il convegno Ester Pacor con un augurio, ovvero quello di poter passare il testimone dell’impegno per i diritti delle donne alle giovani generazioni.

Personalmente ho trovato l’iniziativa molto interessante. Innanzitutto mi ha dato l’opportunità di parlare allo stesso tavolo di illustri rappresentanti del mondo femminile cittadino. Presentandomi come “probabilmente la più giovane”, pur se con un’esperienza professionale di dieci anni, da ingegnere e poi manager, ho potuto dare un esempio della mia generazione. Ho confermato come ancora oggi la segregazione professionale femminile nasca già al momento delle scelte formative, per motivi culturali. Le statistiche Almalaurea mostrano chiaramente quanto le ragazze scelgano di costruire il proprio futuro ispirandosi ancora ad identità stereotipate.
Inoltre già l’evento in sè ha potuto offrire delle risposte alla problematica culturale del dibattito sulle questioni di genere. Quante delle donne presenti in sala avrebbero potuto costutire degno modello di riferimento per le nuove generazioni? Molte, se non tutte.
Ad esempio, ho apprezzato molto l’intervento di Etta Carignani, già presidente nazionale Associazione Donne Imprenditrici e Direttrici d’Azienza. La Carignani è intervenuta con un commento, con cui ha voluto condividere la propria esperienza di impegno per la promozione dell’impresa al femminile. Il suo attuale incarico di segretario generale FCEM (donne direttrici d’impresa nel mondo) l’ha portata a conoscere in prima persona le capacità delle donne sullo scenario internazionale. Ha sperimentato gli effetti del “digital divide” presente nei paesi in via di sviluppo, i problemi di conoscenza della lingua in nazioni pur tecnologicamente avanzate come la Corea, e le difficoltà incontrate sui diversi processi produttivi (come la realizzazione del sapone nei villaggi africani, che per motivi di temperature non potevano adottare il processo standard). Nelle sue parole (come in quelle di molte delle altre oratrici) era ben visibile il tipico esempio di modello professionale positivo: “Grazie alla mia attività”, affermava Etta, “ho avuto l’opportunità di rileggere il libro della storia attraverso le vicende delle donne dei vari paesi”.

Ilde Poggi, vicepresidente del Forum, dopo la chiusura, mi ha confermato il suo apprezzamento per questo evento. “Lo considero un punto di riferimento per idee ed opinioni. Spero che sia l’inizio di una serie di incontri futuri, che fino ad oggi si sono svolti su base annua, ma che meritano di essere trasformati in un appuntamento mensile, per passare al programmare ed al fare”.

Non solo una foto viola

Questo autoscatto risale a qualche sabato fa, in cui la sera dopo il cinema siamo andati a prenderci sei-succhi-di-frutta-sei con gli amici. Eravamo andati a vedere il documentario Food Inc, un lavoro sul sistema della produzione alimentare (che fa bene il paio col già citato libro Fast food nation).

In questo periodo abbiamo visto dei film o dei documentari interessanti ai festival del cinema (sì, quei festival del cinema che adesso sono in difficoltà nel reperire finanziamenti, e che penso siano una fonte di approfondimento e scambio da preservare).

Come non citare Nollywood, la selezione dei migliori film pop africani proiettata di recente al teatro Miela. Chi l’avrebbe detto che Nollywood, partendo dalla Nigeria, sta diventando la terza industria cinematografica al mondo (dopo Hollywood e Bollywood, l’industria del cinema indiano)?

Segnalo ad esempio i colori delle videodanze di Nora Chipamuire, che studia le performance collaborative. E va vista la storia dell’immigrazione all’incontrario, rappresentata in Africa Paradis, vincitore del festival del cinema africano di Verona. E non dimentico Muniru che prende la parola per tutti noi, prima della cena di raccolta fondi.

con gli amici al bar

Lunga vita alla musa dell’arte

L’altro sabato siamo andati a vedere la mostra al Salone degli Incanti: Trieste al centro, opere di Petrus.
Era da tempo che mi catturava la coda dell’occhio, e credevo che si trattasse di fotografie. Invece no: dipinti, tratti da fotografie, della nostra città e delle altre.

Ci vuole un po’ di tempo, durante la visita alla mostra, per entrare nel suo vero significato.
All’inizio sembra solo un’operazione seriale, una raccolta di angoli facili e più o meno uguali di scorci architettonici della città. Tinte piatte, punti di vista costanti. C’è persino un dettaglio del Salone degli Incanti, in una sorta di autocelebrazione del luogo della mostra.

Sul pavimento, al centro della sala, è riportata una mappa della nostra città, con l’individuazione di tutti i luoghi che sono stati fotografati e poi dipinti.
E lì viene fuori il senso di appropriazione che può essere dato dall’operazione artistica.
Anche io, quando disegno un soggetto che ho fotografato, entro con la matita in tutti gli anfratti , fino ad impararli a memoria; ne annoto il luogo, in un diario dell’incontro. Il ritratto diventa impresso nella memoria in modo sicuro, valorizzato. Non può più essere perso.

Casa del Vento Luci e Incanti Università frammenti
Dado coi piedi sul territorio serialità mostra di Petrus a Trieste corners

La voce Stratos

Locandina film master VHS paola e la regista

Lo scorso venerdì siamo andati a vedere un documentario su Demetrio Stratos e la sua voce, introdotto dai registi che erano presenti in sala.
La cosa che mi ha colpito di più, e che penso possa rimanere valida come un messaggio universale, è stata la volontà di sperimentazione espressa da questo artista. Era per lui ovvio collocarsi in una posizione indipendente dalle convenzioni (quelle del “bel canto” per intenderci), fare ricerca, provare nuove soluzioni; e poi insegnarle ai bambini, quei bambini in cui aveva osservato le capacità più varie, non ancora fissate in regole comuni.

httpv://www.youtube.com/watch?v=6Mi_U1NMS_Y

Torrone, divano e copertina

Lo scorso martedì tre novembre, giorno festivo e piovoso, siamo rimasti a casa a viziarci sul divano. Abbiamo visto tre film di seguito! Che pacchia!

Per primo, The International (dal quale mi sono segnata la citazione: “La verità implica responsabilità” “E’ per questo che tutti la temono!”).
A seguire, Fucking Åmål (il migliore dei tre, secondo me).
E per concludere in bellezza: La rivincita dei Nerds (oddio come eravamo orribili negli anni ottanta!!!).