La storia del delta d’Europa – il libro

Questa settimana ho finito un libro che mi ha accompagnata per parecchi mesi, e a cui sono stata molto affezionata.
Si tratta di un saggio che racconta e analizza la storia ecologica del delta Reno-Mosa, e l’evoluzione del rapporto interattivo uomo-ambiente nei secoli in Olanda.
La voglia di approfondire questo argomento mi è venuta dopo il viaggio in bici in Olanda dell’anno scorso. Dove abbiamo visto che il grado di interferenza con la natura e la quantità di opere idrauliche erano a livelli d’eccezione. E che i confini dell’Olanda stessa coincidono con quelli di un delta in cui si riversano fiumi che hanno viaggiato attraverso molti paesi europei.

Solo leggendo questo saggio ho compreso che in era preistorica, al posto della densissima presenza umana, c’era l’occupazione libera ed indomata di acque che giocavano nella piana alluvionale inondandola come fosse cosa propria. E che imbrigliare le reti disegnate dai fiumi in uno spazio che è solo il 5% di quello inizialmente da loro utilizzato, per edificare o coltivare il restante 95%, è stata in un certo senso una invasione.

Inoltre, tra le righe e le pagine ho capito un concetto affascinante. Quello della fertilità delle zone di transizione. Sì, i luoghi che variano nel tempo e nello spazio, come i bagnasciuga, gli argini naturali, le acque a salinità variabile con le stagioni, risalite dai salmoni, filtrate tre volte al giorno dai molluschi che cristallizzano il plancton sulla roccia. L’acqua che lambisce questi confini è parte di un continuo ciclo di vita e trasformazione.

la storia ecologica del delta reno-mosa

Nei prossimi post, citerò alcune parti di questo saggio, relative a:

– la storia del suolo dei paesi bassi
– la storia dei fiumi Reno e Mosa
– il significato dell’ecologia

Sabato mattina

Sabato mattina piove, come previsto: giornata buia.
Dado poltrisce per un’ora, gli faccio solletico sui piedi.
Quando esce, vado su in casa nuova a grattare il pavimento. Centimetro per centimetro, palmo a palmo, me lo guadagno.
Scopro nuovi buchi, mi dispiaccio, sono affezionata a questo sale e pepe arancione, accidenti.
Molta polvere si leva, la mascherina è grigia dal lato esterno, ma dentro resta bianca: funziona.

Ascolto Sabatolibri nell’orecchio, conduce Bruna Miorelli. Voce familiare: una volta ho parlato personalmente con lei.
C’è la recensione di un saggio tedesco, La via segreta dei nazisti.
Si ricostruisce il percorso seguito dalla grande maggioranza dei carnefici del Reich e dei collaborazionisti dopo la guerra, mentre fuggivano dall’Italia, prima di espatriare per esempio in Argentina, dove le loro capacità risultavano ancora richieste.
Sento che uno dei passi di sconfinamento più usati era il Brennero. Che si nascondevano in Tirolo. Che si riunivano a Innsbruck e poi cambiavano identità.
E penso: conosco quelle zone.

Recensione di altri blog – 4

Forse è un po’ presto per dire che questo blog (di cui mi sono appena messa il link tra i segnalibri) sta tra i blog che controllo tutti i giorni. Infatti è stato aperto da poco. Ma il retroscena promette bene.

Si tratta del blog di Wu Ming, un collettivo di scrittori a cui Dado si è già affezionato leggendo più di un loro lavoro.
Io non conosco i loro romanzi, ma oggi ho letto due articoli di questo blog che mi sembrano fuori dal comune:

– Branco ’75 (una analisi dei comportamenti del branco, come lo si vede rappresentato nei film “Amici miei” e “Salò”)
– Saviano libero (una analisi dei momenti in cui lo scrittore di Gomorra cade in meccanismi tossici, e dei momenti in cui è libero, ancora incredibilmente libero).

Dopo le altre recensioni di blog che parlano del femminile e del potere, ci sta benissimo prendere nota di chi sa scrivere in modo lucido del maschile e del potere.

Abbiamo sensibilità nei confronti dello spreco, oppure no?

In questo giorni ho finito di leggere un saggio di Tristam Stuart, “Waste”, che in Italia è tradotto come “Sprechi. Il cibo che buttiamo, che distruggiamo, che potremmo utilizzare”.

Contiene parecchie buone analisi e riflessioni, relative agli sprechi di cibo che avvengono nelle varie tappe che percorrono tutto il ciclo degli alimenti: conversione degli usi del suolo coltivabile, allevamento, produzione, conservazione, trattamento, confezionamento, distribuzione, comportamenti all’acquisto, preparazione alimenti finiti, scarti dimenticati nel frigo, scarti freschi dei supermercati e dei ristoranti, scarti riutilizzabili che vanno buttati o bruciati, forme di riciclo più o meno sostenibili, leggi sul contenimento dei rifiuti e sulla sicurezza degli alimenti, confronto tra soluzioni di diversi paesi, e così via.

Vale la pena di citare alcuni dei suoi spunti, che qui traduco liberamente dall’originale inglese.

I paesi ricchi hanno investito molto in sistemi di riduzione degli sprechi di un certo tipo (per esempio quelli generati dalle perdite dei raccolti per problemi di conservazione), specialmente nel dopoguerra; ma poi più di recente hanno reintrodotto quote di spreco altrettanto enormi permettendosi il lusso delle sovrapproduzioni inutilizzate, o ad esempio creando standard cosmetici inutilmente stringenti.

Anche se è controintuitivo, sono i supermercati che hanno sviluppato alcuni dei metodi più efficienti per la gestione e il trattamento del cibo. Il prezzo di vendita dei cibi confezionati è fino a tre volte il suo costo: stando così le cose, alla grande distribuzione risulta più conveniente buttare due articoli per ogni articolo venduto, piuttosto che rischiare di non vendere quell’uno. Questo è supportato da assurde regole cosmetiche che pretendono articoli alimentari esteticamente perfetti. La dimensione dei margini di vendita e i bassi costi dello smaltimento del cibo divenuto scarto fanno sì che questo meccanismo, che porta a cibi commestibili scartati fino al 40%, sia qualcosa che i supermercati si possono permettere.

Ci sono catene che espongono in vetrina pasti preparati sempre freschi (ma che poi risulteranno scartati in quantità rilevanti); questi produttori scelgono di fomentare l’illusione che il cibo sia una risorsa infinitamente e facilmente disponibile.

Gli sprechi alimentari nei paesi ricchi, che derivano da apatica trascuratezza, sono diversi da quelli dei paesi in via di sviluppo: in questi ultimi si osserva la mancanza di fondi d’investimento per migliorare le pratiche produttive o di conservazione, o anche la mancanza di accesso a conoscenze che in realtà sono già consolidate.

E’ immagine comune in occidente quella del bimbetto con il faccino tutto sporco di pappine, che sono state anche in gran parte lanciate dappertutto, pavimento compreso. Ma questo non è l’unico modo di educare all’alimentazione. Ad esempio, in India, i genitori danno il cibo ai bambini non in un piatto separato per loro, ma porgendo un po’ alla volta bocconi del pasto preso dal propro piatto. Questo risparmia sprechi e disordine, ed evidenzia qual è il trattamento da risevare agli alimenti: vanno considerati una risorsa di valore, o che può essere buttata?

Lo spreco gratuito di cibo che potrebbe essere utilizzato per sfamare altre persone, e che invece va a riempire i bidoni della spazzatura, dovrà diventare (o ritornare ad essere) un fatto socialmente inaccettabile.

"Waste" by Tristam Stuart "Waste" by Tristam Stuart

Il discorso dell’Olanda come discorso universale

Negli ultimi tempi, la mia coda di lettura si è fatta lunga.
Ho cominciato a comprarmi i libri sul web. Direttamente in lingua originale. A pacchi da dieci.

Il primo della serie l’ho appena finito.
Si tratta di un saggio sulle politiche di controllo dell’acqua adottate in Olanda. Una curiosità che mi era rimasta dal viaggio dell’estate scorsa.
Si intitola Water Policy in the Netherlands, gestione integrata delle acque di un delta densamente popolato.

le dighe dell'Olanda

Gli organi di amministrazione delle acque olandesi, i “Dutch water boards” risalgono al millecento. Fanno parte delle strutture democratiche più antiche al mondo, che sono rimaste in funzione ancora oggi.
La gestione delle acque in Olanda deve soddisfare una serie di necessità in competizione tra loro e provenienti da diversi tipi di utlizzatori.

Tra i fattori da valutare c’è innanzitutto il problema delle inondazioni, da tenere il più possibile sotto controllo, ma va vista anche la dimensione del danno che l’inondazione potrebbe provocare.
Per molti anni si è lavorato solo all’abbassamento del rischio di fallimento delle dighe: un rischio portato sempre più verso valori insignificanti. A quel punto, i Paesi Bassi hanno sperimentato un rapido sviluppo urbano a ridosso delle dighe, che venivano percepite come sempre più sicure. Questo però ha portato ad un paradosso. E’ cresciuto, infatti, il danno potenziale a cui quelle zone verrebbero esposte in caso di inondazione. In questo modo, in controtendenza al periodo precedente, il rischio a cui gli olandesi si sono esposti è aumentato.

Fino ad oggi, in Olanda, il servizio di prevenzione dal rischio d’inondazione è stato considerato un bene pubblico. Di recente, però, si sono visti segnali di cambiamento. In particolare, è stato messo in discussione il principio che nessuno debba essere escluso dalla fruizione pubblica di questo bene e servizio. Il fornitore del servizio, ad oggi lo Stato, ha dato l’impressione di voler introdurre gradualmente una politica di esclusione di alcune parti sociali dalla fruizione di questo servizio. Ad esempio applicando dei differenziali alle spese di protezione dedicate ad un lembo di territorio piuttosto che a un altro. Questo è andato in parallelo all’attribuzione di maggiore responsabilità ed influenza ad alcune delle parti sociali coinvolte. La transizione verso il principio di responsabilità condivisa tra le parti sociali (e non solo delegata allo Stato) ha portato alla nascita di un mercato delle assicurazioni private per questo settore, che fino ad oggi era quasi inesistente.

Un analogo discorso si sta facendo per il trattamento dell’acqua potabile.
L’accesso all’acqua potabile è sempre stato considerato un bene di prima necessità. La opinione condivisa di recente era che l’acqua potabile dovesse essere resa disponibile a tutti gratuitamente o comunque ad un prezzo trascurabile. Invece l’acqua potabile dovrebbe essere percepita come un bene scarso, un bene la cui disponibilità è limitata. Il problema è che questo ha delle ricadute non banali sul suo prezzo.

Luoghi tranquilli di Padova

Il secondo giorno che ho passato a Padova, sono andata in giro per mostre e librerie.
Al Centro culturale Altinate San Gaetano esponevano fotografi e teleoperatori, per la rassegna L’obiettivo e la città, collocata al primo piano. Il luogo si è rivelato particolarmente accogliente, per cui sono rimasta nel centro anche a pranzo, scottandomi la lingua con una irresistibile crema di porro e patate (al piano terra), e poi ho letto dei giornali all’informa giovani (secondo piano) e ho sbirciato tra i libri appena restutuiti in biblioteca (non avevo la tessera per i prestiti ma mi hanno lasciato entrare lo stesso per un po’).

Dopo pranzo ho continuato a rilassarmi sui divanetti di in una libreria presso piazza Cavour, quella dove vengono tormentati i neo-laureati. Poichè ero al piano sotterraneo, il commesso scendeva solo ogni tanto a cercare alcuni libri su richiesta, e mi guardava con benvolenza mentre io restavo sempre lì spaparanzata a rubacchiare un po’ di letture. Ad un certo punto deve avermi identificata come una cliente del tipo “lettrice forte”, e  ha deciso di dirmi: “Le piacciono i libri strani?”. Da quel momento ha cominciato a propormi quei volumetti trascurati e non descritti da recensioni strombazzate, fino a quando non ne è saltato fuori uno che mi sono portata via.

Vista sulla torre il ricamo sulla tenda Portici di Padova Centro cultuale Altinate San Gaetano
Pallariflessa Pranzo al pane e vino crema di porro e patate Citazioni da Hannah Arendt
Centro cultuale Altinate San Gaetano Libreria a Padova La tortura dei laurati Citazioni da Irvin Welsh

Il luogo della rimozione collettiva

L’anno scorso, al festival del documentario di Pordenone, ho indugiato a lungo nello spazio bookshop. Indecisa tra due libri dello stesso autore, Roberto Reale, li ho presi entrambi. E ho fatto bene.
Per secondo mi sono lasciata quello dal titolo più impegnativo, Non sparate ai giornalisti, anche se era il primo in ordine cronologico. E anche questo, come l’altro, mi ha regalato delle idee molto interessanti.

Innanzitutto, prendo nota di un modo di dire: (pagina 83): “Nel mondo globale non ci sono rendite di posizione”.

E poi ricordo una chicca (pagina 85). Si propone un ruolo sociale-psicologico per la televisione che io trovo azzeccatissimo: la televisione come luogo della rimozione.
Il tritacarne che segnala alla coscienza e subito dopo cancella dalla coscienza la realtà inaccettabile, trasformandola. Il talk show che coinvolge lo spettatore meno su ciò che vede, e più su come se ne parla. Con tutte le notizie che vengono mostrate continuamente, come si fa a sopportare la realtà spiattellata in cucina senza prima bollirla?
Anche la rimozione serve, a quanto pare.
E via, avanti il prossimo.

Ancora un libro di Roberto Reale

Sei triestino? Leggi questo

I giorni scorsi, a cavallo del Capodanno, ho finito di leggere Cime irredente.
E’ la storia del Circolo Alpinistico triestino, dei suoi personaggi, della città, a cavallo di due guerre ed oltre.
E’ la storia di una citazione in giudizio.
E’, sullo sfondo, la storia dei diversi momenti culturali e politici di un sito di confine, un sito che talvolta è stato avanguardia ed estremo rappresentante della storia nazionale. Questa storia, in teoria, la conoscevamo già, ma a vederla rappresentata in dettaglio così vicino a noi, non può lasciare indifferenti. Le scuole, i cognomi che tutti sappiamo.
Fondamentale.

Ed è, inoltre, un lavoro che porta dentro di sè lo stile tutto particolare di un ricercatore scientifico: Livio Sirovich.
Che, mentre cerca informazioni negli archivi, in una delle sue metafore che io ho preferito su tutte (e che quasi mi spiace qui svelare), si fa prendere dalla “nevrosi del trapano”, e scava, scava, scava…

Qualche citazione che renda la temperatura del lavoro.
Pagina 168: “Come sempre accade, lo scoppio della guerra appiattisce la ricchezza dei diversi sentimenti individuali nella società multilinguistica e multiculturale di Trieste”.
Pagina 231 e 233: “Pare evidente che (…) non si intuisse la piega che stava prendendo l’intolleranza italiana”; “Per i nazionalisti di sangue misto, la nascita del frutto razzista dalla pianta della mistica nazionale è lacerante; eppure, non tutti aprono gli occhi”.

Molto attento, infatti, è il lavoro che l’autore fa nell’interrogarsi sul grado di consapevolezza dei personaggi storici, biografie o loro diari o lettere alla mano.
Notevoli, inoltre, sono le interviste inedite, che Sirovich riesce a realizzare con i personaggi ancora viventi, che pure accolgono le sue rivelatrici domande con urbana cortesia.

Quando ho smesso di leggere questo libro, mi sono sentita per giorni legata a quell’approccio investigativo; mi sembrava di parlare ancora mentalmente con la voce dell’autore, anche se era un dialogo fra me e me. Non potevo staccarmi da quella curiosità appassionata…
Devo andarlo a trovare.

Cime Irredente

Recensione di altri blog

L’altro venerdì stavo tornando da un viaggio all’estero.
Ero ormai arrivata a Ronchi, ero salita sul bus navetta, bus che in un’ora mi avrebbe portata a casa.
Accendo la radio. La ascolto nell’orecchio.
Su radio tre c’è Fahrenheit. Recensione di libri. Bene.

La voce della conduttrice mi ricorda qualcosa.
Intervista altri autori, gioca con loro a “indovina qual è questo libro”.
Alla fine sento il suo nome: la conduttrice lo ripete prima di chiudere la trasmissione.
E’ Loredana Lipperini.
Ma io la conosco!
Per la prima volta sento la sua voce.
Di solito, leggo il suo blog.

Il blog di Loredana Lipperini è uno di quelli che vengono aggiornati tutti i giorni. Anche il sabato e la domenica.
Questo motivo, da solo, fa attrazione e fidelizzazione.
Il blog della Lipperini, nella classifica di dicembre di Wikio, si colloca al settimo posto tra i blog più visitati.
Io lo seguo da più di un anno.
Loredana parla di immaginario culturale, di donne e di filoni nella narrativa di genere, ed è molto critica, sempre accesa.

Quando ho sentito la sua voce per radio, mi si è acceso qualcosa.
Mi sembrava una familiarità che diceva qualcosa di più.
Mi faceva pensare: “Che bello, condurre una trasmissione storica che parla di libri. Potrei farlo anche io, un giorno, se ne avessi l’opportunità”.
Lei si definisce informatrice culturale.
Sì, capisco.
Capisco che posso essere questo, quello o altro.
Capisco che la mia professione non è un nome sulla carta.
La mia professione non ha nome.
La mia professionalità è dentro di me.
Nessuno può portarmela via.

Recensioni libri

In questi giorni ho finito di leggere un libro che ho rubacchiato in prestito da Dodo: Fast food nation. Un buon esempio di giornalismo d’inchiesta a 360 gradi (che fa passare la voglia di mangiare carne).

Per chi ha già letto per esempio No logo, questo saggio del 2001 può riprendere alcuni temi già noti. Però ha sempre qualcosa di interessante da citare. Per esempio questo:
“La Mc Donald’s Corporation ha portato ai massimi livelli l’arte di scegliere la posizione di un ristorante. Nei primi tempi controllò con gli elicotteri gli schemi di crescita delle varie regioni, cercando terreni a poco prezzo lungo le autostrade che in futuro sarebbero divenute il cuore di un nuovo sobborgo. Negli anni ottanta la catena divenne uno dei maggiori compratori al mondo di fotografie satellitari e le usava per anticipare lo sviluppo urbanistico dallo spazio. Più tardi automatizzò il processo di selezione combinando immagini satellitari, mappe particolareggiate, dati demografici, disegni CAD e dati di vendita dei negozi già esistenti.”

Anch’io voglio giocare con le mappe satellitari integrate da tutti i dati!! (beh, ci siamo quasi, no?).
Tipo, per me andrebbe bene una selezione automatica di: percorsi ciclabili che comprendano tratti esposti all’acqua (lungo fiume, lungo lago, presso la palude o lo stagno…) con dislivello cumulativo massimo di 500 metri al giorno, combinato con selezione di tratti a basso o nullo traffico veicolare, vicinanza alle stazioni dei treni con calcolo degli orari di connessione intermodale in funzione del tempo di pedalata (ovvero: non perdere il treno quando quello successivo è appena due ore dopo), passaggio per oasi naturalistiche, agriturismi, eventi fieristici di paese (aggiornato col calendario delle pro-loco), combinazione con gli orari di apertura delle mostre di arte contemporanea ed eventi culturali underground, possibilità di pernotto in bed&breakfast che siano amici della bici, ovvero dotati di posto per le bici al coperto ed al sicuro, connessione ad internet, e così via…

fast food nation