Il luogo della rimozione collettiva

L’anno scorso, al festival del documentario di Pordenone, ho indugiato a lungo nello spazio bookshop. Indecisa tra due libri dello stesso autore, Roberto Reale, li ho presi entrambi. E ho fatto bene.
Per secondo mi sono lasciata quello dal titolo più impegnativo, Non sparate ai giornalisti, anche se era il primo in ordine cronologico. E anche questo, come l’altro, mi ha regalato delle idee molto interessanti.

Innanzitutto, prendo nota di un modo di dire: (pagina 83): “Nel mondo globale non ci sono rendite di posizione”.

E poi ricordo una chicca (pagina 85). Si propone un ruolo sociale-psicologico per la televisione che io trovo azzeccatissimo: la televisione come luogo della rimozione.
Il tritacarne che segnala alla coscienza e subito dopo cancella dalla coscienza la realtà inaccettabile, trasformandola. Il talk show che coinvolge lo spettatore meno su ciò che vede, e più su come se ne parla. Con tutte le notizie che vengono mostrate continuamente, come si fa a sopportare la realtà spiattellata in cucina senza prima bollirla?
Anche la rimozione serve, a quanto pare.
E via, avanti il prossimo.

Ancora un libro di Roberto Reale

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