Libertà pomeridiane – parte 1

Venerdì pomeriggio, il wekend era iniziato, ed io ero euforica. Per godermi l’aria di libertà, sono andata da Crema e Cioccolato vicino a piazza S. Antonio.
Quando è arrivata la mia cioccolata calda alla cannella con la panna, e il cameriere mi ha chiesto se pagavo con i buoni come al solito, mi sono sentita catapultare dentro il libro “Chocolat” che sto leggendo in questi giorni, in cui la protagonista apre una pasticceria-caffetteria di nome “La Praline” e ha tra i suoi clienti i soliti “regulars”.

Come al solito ho aperto il giornale, e ho controllato cosa c’era in città in quel momento. (Qualche giorno prima questo metodo mi era valsa un’ottima opportunità colta al volo, quella di vedere la prima dello spettacolo dei Momix da un perfetto posticino tra le primissime file della platea). Ho scoperto che pochi metri più in là, in Corso Italia 3 al Circolo della Stampa, si stava svolgendo una interessante conferenza. Allora ho pagato la mia consumazione, e ci sono andata subito anche se la conferenza era già cominciata.

(continua…)

cioccolata

Sottobosco al cacao

In questi giorni sto leggendo “Chocolat“.
La Harris è sempre un’autrice spettacolare. Mentre l’autobus mi trasporta, chiudo gli occhi con la mano sul libro, e vedo cioccolatini guarniti di ogni forma; vedo bacche secche e colori del sottobosco. Immagino di passeggiare tra le foglie, di raccogliere preziosi della natura.
Arrivo a casa, metto in infusione un tè unendo il fondo di due miscele, “erbe di bosco” e rooibos. Suona il campanello, è Dado. Porta il pane fresco, i biscotti, e una cioccolata nuova, anzi due…
E così, ora ne ho già sbafata mezza alla vecchia maniera, facendomi un panino con la tavoletta di cioccolato alle nocciole!

foglie sul vialetto texture verde

Non solo Dalmazia

Martedì pomeriggio sono andata a vedere la presentazione dell’ultimo libro di Rigatti, e come è facile immaginare data la sua presenza, è successo di tutto.
L’evento si teneva alla sala del Circolo delle Generali, con fuori dalla finestra il mare che volgeva da azzurro a rosa a viola-nero.
Dado e il papi erano con me in prima fila, “siamo venuti in pompa magna” ho bisbigliato ad Emilio che ci salutava da dietro il microfono.
Sul Corriere c’era scritto che la presentazione sarebbe avvenuta ad opera di Edi Canzian, il cantante dei Pooh. In realtà in cantante dei Pooh si chiama Red, per cui Emilio ha portato in regalo un cd dei Pooh al suo amico Edi che presentava. L’evento era dedicato a bici e poesia, e sono stati suonati pure alcuni pezzi di fisarmonica da un musicista di strada. Io mi ispiravo con le danze irlandesi, mentre Dado storceva il naso.
Alla fine della presentazione, in fondo alla coda per gli autografi, c’era il papi con un pacchetto per Emilio. “Ho portato qualcosa per te”, gli ha detto. Ed Emilio: “Cosa sarà, un mobile?”… eh eh… Era l’ultimo libro del papi direttamente con la dedica, per uno scambio di libri tra scrittori! (Una scena che mi ha ricordato lo scambio di libri avvenuto a Mantova tra papi e Yuri Druznikov!…).
(p.s. auguri per la festa del papà!).

papi ed Emilio I canti di Leopardi

Ovviamente, questo non era abbastanza.
Mi sono attardata chiacchierando con Franco, il libraio della Italo Svevo – Fenice – Joyce, che aveva portato i libri di Emilio sul posto. Mi sono fatta raccontare un po’ com’è messa l’editoria a Trieste, e lui mi ha detto di sentirsi un panda, l’ultimo baluardo, accerchiato dalla grande distribuzione. Ha raccolto una mia sfida. Andrò a trovarlo, a caccia di saggi scientifici di autrici donne.

Poi, mi sono auto-invitata.
Dopo l’evento, mi sono aggregata al gruppo degli organizzatori che andavano a bere qualcosa, in veste di amica di Emilio (e non è la prima volta che uso questa scusa!…).
Ci siamo fermati in un bar presso il Canale, e ho ricevuto un regalo: Edi mi ha dato un libro quasi d’epoca, una edizione dei Canti di Giacomo Leopardi della Biblioteca Classica Hoepliana, edizione 1924! Che personaggio, Edi!

Ho salutato Emilio e gli altri, mi sono avviata verso casa. Lungo la mia camminata, ho attraversato la stazione.
Lì ho ritrovato di nuovo Emilio sulla sua bici (beh era facile prevedere che passasse anche di là), e già che c’ero l’ho aiutato a fare il biglietto treno-bici dalla macchinetta automatica. In fondo, su quella macchinetta, il menù per fare il supplemento per la bici lo so a memoria…
E mentre aiutavo un secondo ragazzo a farsi il biglietto tutto in inglese, Emilio è volato via con queste ultime parole: “Sai che sono arrivato secondo ad un concorso di fotografia sulla bici? …mi hanno regalato una tuta per la bici completa!”
“Mitico” gli ho detto io, e la parola si è persa nel vento dei pedali…

E’ uscito un nuovo libro

E’ uscito il nuovo libro del papi!
Gli amici e gli ammiratori che hanno apprezzato il suo primo lavoro potranno riceverne una copia: basta chiederla!
Io ho avuto l’onore di realizzare la copertina.
Ecco un estratto in anteprima:

Praticare il nuoto mattutino quasi trenta giorni su trenta ti porta ad un’abitudine mentale che con il passare del tempo va oltre l’aspetto salutare dello sport che fa bene, diventa una necessità senza la quale la giornata non inizia con il piede giusto.
Le vicende narrate cominciano da lontano: da quand’ero ragazzetto e non frequentavo ancora gli stabilimenti balneari, per proseguire con il periodo scolastico, le compagnie di amici e le esperienze di gioco e divertimento che il mare di Trieste offriva, le vacanze in Istria, il servizio militare in Marina, e poi il lavoro, la famiglia e la nascita delle figlie, per arrivare così al periodo più recente degli ultimi dieci anni dove questo percorso, che dura tuttora, è diventato un’abitudine giornaliera costante che fa vedere ormai il mondo che ci circonda attraverso gli occhialini per il nuoto…

minima natatoria

Cosa succedeva un anno prima della mia nascita

In questi giorno sto leggendo, tra gli altri, un libro che mi ha prestato Bibi, Just as I thought, di Grace Paley. In italiano il titolo è reso in un modo apparentemente terribile, “L’importanza di non capire tutto”, in realtà indicativo della tenace volontà dell’autrice di interrogarsi e approfondire sempre.

Il libro riunisce i discorsi tenuti nelle principali università americane e straniere, gli articoli, i saggi della scrittrice americana, attivista politica, pacifista, femminista.
Nel 1974 partecipa alla Conferenza Mondiale della Pace. Porta con sè documenti firmati da una rete di intellettuali per la richiesta di liberazione di prigionieri politici di vari paesi. In quel periodo, a Mosca, incontra un fuzionario russo, Alexej N. Stepuntin, segretario generale dell’Istituto relazioni russo-americane. Ecco come descrive la conversazione tenuta con lui.

“A una prima occhiata, sembrava vagamente la parte migliore di un vecchio poliziotto.
(…)
Alexej pensava che noi capissimo che nessuno aveva affermato che l’Unione Sovietica fosse una democrazia. Era una dittatura del proletariato. Non aveva altra scelta, se non fare quello che il proletariato voleva che facessero. Il proletariato non voleva che pubblicassero Solženicyn; non era interessato a sentire il punto di vista di poeti di second’ordine con aspirazioni borghesi. A quel punto, mi sembrò uno dei miei condiscendenti ma amabili zii.
(…)
Noi andammo dritti di prua, e sostenemmo che il punto era che noi non potevamo chiedere la libertà di prigionieri vietnamiti, brasiliani, cileni o sudafricani senza includere anche quelle richieste di scarcerazione per le migliaia di prigionieri politici detenute nei campi russi.
(…)
Lui disse: (…) Grace, riguardo a Solženicyn, basta che tiri su il telefono e immediatamente ottiene una conferenza stampa con tutta la stampa straniera. Allora… chi altri può parlare con l’intero Occidente al punto che, quando parla, tutti si fermano per ascoltarlo? Chi? Di cosa si lamenta? Rilascia interviste dal mattino alla sera.
(…)
– Alexej – gli dissi – la Russia è ricca e potente tanto quanto il mio paese. Non deve preoccuparsi della libertà di parola, di associazione, dei documenti ufficiosi scritti sotto banco. Può avere tutto questo, così come l’abbiamo noi. Una volta, a Washington, abbiamo avuto quasi mezzo milione di persone che urlava sotto le finestre della Casa Bianca, e il Governo continua a fare esattamente quello che vuole. E’ riuscito a bombardare e a tormentare il popolo vietnamita per dieci anni. Anche voi potete tollerare la libertà di parola e continuare a usare le maniere forti con la Cecoslovacchia. Potreste avere le stesse riunioni agli angoli delle strade che abbiamo noi. E’ un problema di fiducia. Alexej, voi non avete fiducia nella vostra vera forza.

Alexej mi guardò con un’espressione piena di meraviglia, poi scosse indietro la testa ed emise una risata di prim’ordine da basso russo.
Io pensai: Che maiali che siamo, noi americani! Non solo consumiamo un terzo delle risorse naturali della terra ma anche, con tutta quella nostra crassa disinvoltura, un terzo delle libertà individuali dell’uomo. E poi, lasciamo al resto del mondo l’eredità di terribili lotte per ottenere cibo, calore e un riparo, insieme all’oppressione e alla tirannia, loro inevitabili compagne.”

Aleksandr Solženicyn passò i primi cinquantasei anni di vita in Unione Sovietica, parte dei quali in “esilio interno” da un gulag all’altro. Fu espulso nel 1974 (ovvero nel periodo a cui questo estratto fa riferimento). Attraverso i suoi scritti ha fatto conoscere al mondo i Gulag, i campi di lavoro sovietici, e, per questo merito, ricevette il Premio Nobel per la letteratura nel 1970.

Come viziarsi all’inizio del weekend

Venerdì pomeriggio: fine di una settimana passata tutta a ritmo di corsa. All’ora “x” scatta l’inizio del weekend.
Ci vuole un’idea per segnare la transizione a tutto relax…
Eccola qua, una vasca da bagno piena d’acqua bollente!
Ma non solo: ci vuole anche un tè alle erbe di bosco (hot water inside, hot water outside); una selezione di libri scelti tra quelli al momento in lettura (eh sì lo ammetto, ne sto leggendo contemporaneamente tre: uno per l’autobus, uno per la casa e uno per le trasferte…); e infine ci vuole della biancheria nuova tiepida, preparata sullo scaldino elettrico…
Tutto pronto per un’ora abbondante di pacchia, fino all’arrivo dell’asciugamano caldo!!

vasca, tè, libri e biancheria calda pallareflection

Donne alla riscossa

Ho da poco concluso la lettura dell’ultimo libro di Lilli Gruber, Streghe – la riscossa delle donne in Italia. Il Giovane Holden diceva che un libro che ti è piaciuto è quello che ti fa venir voglia di parlare con l’autore. Allora ho mandato un’e-mail all’autrice con le mie impressioni: e Lilli Gruber mi ha risposto, dicendo che i commenti del pubblico offrono sempre spunti preziosi.

Il pregio principale di questo libro, secondo me, è che si colloca in uno spazio che prima era relativamente vuoto. In Italia negli ultimi tempi non si era ancora visto un lavoro scritto da un’autrice avente un nome e un curriculum come il suo, che fungesse da prima lettura di avvicinamento, da richiamo per un pubblico più ampio nei confronti del tema trattato, un anello di collegamento verso approfondimenti ulteriori.
Di questo, c’era bisogno.
La posizione ricoperta dal dibattito italiano sulle questioni femminili è minoritaria. Lo si è notato anche nel discorso di Napolitano di fine anno: le donne sono comparse solo due volte (la crisi, invece, 13 volte), una come “italiane”, e l’altra come “mamme di tre figli del sud che fanno fatica a trovare lavoro”. E nei libri di filosofia del liceo? Quante sono le donne filosofo citate? Zero!!

Ho apprezzato nel suo libro la presentazione di interessanti casi di carriere al femminile: queste devono essere portate alla visibilità, come modello.
Anche io mi espongo su questo in prima persona, per la diffusione del tema “rosa” nel settore tecnico. Mi piace presentare la mia esperienza positiva alle studentesse delle scuole superiori, prima dell’iscrizione all’università. La scelta del percorso formativo è il primo momento in cui si verifica il crollo della partecipazione femminile al settore tecnico, per motivi culturali. Quando leggo i curriculum vitae dei candidati che cercano lavoro, vorrei trovare un numero di donne ingegnere che si rivolgono all’industria che non fosse infinitesimale…

Intanto, da Washington, arrivano segnali positivi. E’ dedicata alla parità salariale e ispirata a una lavoratrice di nome Lilly la prima legge che porta la firma del presidente Barack Obama: il testo mira a facilitare azioni legali da parte delle persone discriminate sul lavoro. In media infatti le donne negli Stati Uniti sono pagate il 23 per cento in meno degli uomini; e quelle appartenenti a minoranze etniche ancora di meno.

aria fresca

Vacanza a Bologna 3 – come viziarsi con i servizi integrati

Durante il weekend lungo passato a Bologna, siamo andati per due volte a cena in un locale a metà tra libreria e supermercato… sì, col ristorante direttamente tra gli scaffali, secondo l’idea Eataly. Non pensate che si sia trattato di stare scomodi su un carrello, infatti era una cosa di lusso: menù da presidio slow food, tavoloni di legno elegante, prelibatezze colorate in barattolo in bella vista sulle mensole, come in un parco delle golosità. La tentazione era quella di portarsi a casa quello che si era assaggiato, e in effetti abbiamo comprato dal reparto libreria ben tre opere di saggistica. La cosa divertente però è stata pensare agli scaffali come ad una biblioteca: tra una portata e l’altra della cena abbiamo consultato, e in certi casi letto e finito, un bel numero di altri libri, poi rimessi al loro posto alla fine della cena…

Frammenti di Pordenonelegge – 4

Alla fine del mio sabato pomeriggio a Pordenonelegge, più o meno all’ora di cena, ho cercato di passare ad un ultimo evento in extremis prima della chiusura. Si chiamava: “Lingua madre e lingua sorella”, ed era l’incontro di quattro scrittrici straniere che hanno usato, per scrivere i loro romanzi, una lingua che non era necessariamente la loro lingua di origine, scegliendo per esempio direttamente l’italiano. Interessante!
Tra le ospiti c’era Laila Wadia: l’avevo già conosciuta a Trieste, in un incontro di presentazione del suo libro “Amiche per la pelle“.

Peccato che quando sono arrivata, la conferenza era già finita. Sono riuscita solo a prendere i libri di due autrici, farmeli autografare, e…
Perchè non provare a parlare con qualcuna di loro un po’ di più?
Per esempio, Laila Wadia, appunto: chissà se si ricorda di me? Le chiedo se sta per tornare a Trieste… le dico che ho appena perso il treno…
Sìi! Riesco a farmi dare un passaggio!

E così, al posto della conferenza che mi sono persa, ho conquistato una chiacchierata durante tutto il tragitto in auto fino a casa, con lei e con suo marito, che peraltro ha a sua volta un’attività interessante, come fotografo di viaggio e di luoghi folcloristici: mi segnala ad esempio la “festa del fieno” sul monte Zoncolan, bellissima. Inoltre, scopriamo anche che Laila conosce Davide, dai tempi in cui lui lavorava all’Università, dove lei insegna.
“Il mondo è piccolo”, mi dice Laila. Eh sì, è piccolo, soprattutto se gli si dà un aiutino, osando un po’ di più, per parlarci da vicino…

Pordenone in festa libri con autografo

Frammenti di Pordenonelegge – 3

Tornare a Pordenonelegge è come tornare in un posto che si frequenta da sempre. Ne conosco i meccanismi, le folle, e ormai riesco ad entrare in contatto ravvvicinato con autori e organizzatori.

Immaginavo che avrei incontrato Emilio: e infatti eccolo lì, col suo zuccotto decorato da bici ricamate, presso l’info-point, che si prepara per il suo intervento. Approfitto per accompagnarlo alla sala dove lo aspettano. Con lui ci sarà lo svizzero Claude Marthaler, che parlerà dei sui sette anni (!) di viaggi in bici in giro per tutto il mondo, da cui ha tratto un libro: Il canto delle ruote.

Dopo aver sentito la sua presentazione, ho chiesto a Claude come è cambiato il suo rapporto con la società civile, dopo tanto tempo di viaggi in bici in autonomia, spesso da solo: ogni luogo che visita è per lui un contesto sociale nuovo da cui ripartire da zero.
Mi ha risposto così: “Il momento più difficile è il rientro a casa. Passi in un giorno, con l’aereo, dagli orizzonti aperti dell’Himalaya, al tuo piccolo appartamento. E per quanto riguarda le persone: gli incontri fatti in viaggio sono la parte più bella, ma ho comunque pochi amici, come capita a tutti, e questi amici sono in Svizzera: sono i miei compagni d’infanzia”.

Volevo approfondire l’argomento con Claude davanti ad un caffè. Riesco allora ad unirmi, in quanto amica di Emilio, al suo tavolo post-conferenza in cui l’accompaganvano editore e traduttrici. Però ho dovuto lasciarli troppo presto, per passare al frammento di Pordenonelegge successivo, il reading di Michael Cunningham.
Se ne avessi avuto il tempo, avrei chiesto a Claude com’è stato passare dalla stanzialità che tutti noi conosciamo, e in cui i rapporti sociali sono consolidati in un certo ambiente, al nomadismo come lo vive lui, che è libertà, contatto umano minimale, e ogni volta allo stadio iniziale di scoperta.

Emilio e Claude zuccotto ricamato reading