Frammenti di Pordenonelegge – 3

Tornare a Pordenonelegge è come tornare in un posto che si frequenta da sempre. Ne conosco i meccanismi, le folle, e ormai riesco ad entrare in contatto ravvvicinato con autori e organizzatori.

Immaginavo che avrei incontrato Emilio: e infatti eccolo lì, col suo zuccotto decorato da bici ricamate, presso l’info-point, che si prepara per il suo intervento. Approfitto per accompagnarlo alla sala dove lo aspettano. Con lui ci sarà lo svizzero Claude Marthaler, che parlerà dei sui sette anni (!) di viaggi in bici in giro per tutto il mondo, da cui ha tratto un libro: Il canto delle ruote.

Dopo aver sentito la sua presentazione, ho chiesto a Claude come è cambiato il suo rapporto con la società civile, dopo tanto tempo di viaggi in bici in autonomia, spesso da solo: ogni luogo che visita è per lui un contesto sociale nuovo da cui ripartire da zero.
Mi ha risposto così: “Il momento più difficile è il rientro a casa. Passi in un giorno, con l’aereo, dagli orizzonti aperti dell’Himalaya, al tuo piccolo appartamento. E per quanto riguarda le persone: gli incontri fatti in viaggio sono la parte più bella, ma ho comunque pochi amici, come capita a tutti, e questi amici sono in Svizzera: sono i miei compagni d’infanzia”.

Volevo approfondire l’argomento con Claude davanti ad un caffè. Riesco allora ad unirmi, in quanto amica di Emilio, al suo tavolo post-conferenza in cui l’accompaganvano editore e traduttrici. Però ho dovuto lasciarli troppo presto, per passare al frammento di Pordenonelegge successivo, il reading di Michael Cunningham.
Se ne avessi avuto il tempo, avrei chiesto a Claude com’è stato passare dalla stanzialità che tutti noi conosciamo, e in cui i rapporti sociali sono consolidati in un certo ambiente, al nomadismo come lo vive lui, che è libertà, contatto umano minimale, e ogni volta allo stadio iniziale di scoperta.

Emilio e Claude zuccotto ricamato reading

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