Cappotto e gelato

Oggi era il primo lunedì con la nuova luce dell’ora legale.
Dopo una grande piogga scrosciante al mattino, al pomeriggio è uscito uno splendido sole. Dopo mesi che cercavamo di beccarci, mi ha chiamata Ambra che ero sul bus, e senza esitazioni ci siamo viste poco dopo in città.

Nonostante il vento, ci comportiamo come da bella stagione. Andiamo a prendere un gelato. Ce lo portiamo fuori camminando, e siamo entrambe a rischio goccia di cioccolata sui pantaloni, come tipicamente accade in queste occasioni. Le dico: “Io in passato ho fatto fuori due vestiti in questo modo, macchiati col gelato mentre camminavo, e tu?”; lei mi risponde: “Io sono addirittura riuscita a pensare di scegliere un gusto del gelato in tinta coi colori dell’abito…”

La luce del molo ci attrae, è il primo lunedì col tramonto tardivo alle sette e mezza, giornata lunga. All’improvviso, Ambra nota: “Il tuo cappotto! Lo riconosco! L’hai forse preso da Coin?” “Sì, in svendita – le dico – era l’ultimo, ce n’era solo uno di lana fatto così”. “Lo so – aggiunge lei – ce n’era solo uno anche quando l’avevo provato io… Sì, stavo per prenderlo, dentro questo cappotto ci sono entrata pure io! E’ un po’ come se fosse anche il mio!!!”

E così mi fa la foto con vista su tutto il cappotto, mentre il freddo del molo ci fa rintanare di nuovo verso il bus. Tanto per gradire, saliamo sullo stesso autobus insieme, anche se lei poi dovrà andare dall’altra parte. Le basterà restarci sopra, e aspettare di farsi portare indietro nell’altra direzione. Intando si scalda.

Mi racconta il seguito della puntata sul salvataggio della signora che era in mare. C’erano solo donne, in quella occasione. Lei, un’amica, un’infermiera e una signora. Inutile sbagliarsi, niente uomo misterioso che avesse operato il salvataggio fuggendo nell’ignoto, come era stato scritto a grandi titoli sul giornale. Persino il poliziotto se n’era ricordato. Pochi giorni dopo l’evento, infatti, Ambra aveva riincontrato a sorpresa il poliziotto che aveva scritto il verbale. E pure lui era incredulo: “Hai visto cosa hanno scritto sul giornale?” Le diceva. Un incontro a tutta coincidenza. A distanza di anni, Ambra, quel poliziotto non lo ha rivisto mai più.

Ambra e Paola Tramomto di Marzo

Libertà pomeridiane – parte 2

Lo scorso venerdì pomeriggio, l’evento che avevo scoperto “al salto” leggendo il giornale, si è subito rivelato interessante. La conferenza “Libertà d’informazione, giustizia e diritti dei cittadini” era coordinata dal Presidente della Stampa FVG, e tra gli intervenuti c’era il direttore de Il Piccolo. Un evento che è stato chiuso ricordando la differenza tra i talk-show, in cui si scambiano semplicemente opinioni, e i dibattiti (come quello appena avvenuto), da cui si impara qualcosa di nuovo.
Col mio solito piglio protagonista, ho fatto una domanda-intervento con citazioni. Ho parlato con i giornalisti del valore della notizia seria e fondata sulla verifica dei fatti. Non come quella volta che Ambra a Barcola ha salvato una signora che stava annegando, e poi sul giornale era stato scritto che il salvataggio era opera di un “uomo misterioso poi fuggito senza lasciare le generalità” (mentre in realtà lei era rimasta lì per ore a verbalizzare con l’ambulanza).

Poco dopo ho fatto amicizia con Claudio Ernè un giornalista di esperienza de Il Piccolo, che mi ha detto di ricordarsi dell’episodio del salvataggio a Barcola. Me ne ha anche fornita una spiegazione: in quei casi accade che la Polizia non riveli nulla sulle persone coinvolte, e così il giornalista non riesce a sapere i fatti.
Poi mi ha chiesto se secondo me i suoi articoli sono chiari: gli ho promesso che li controllerò, e che gli manderò un mio parere dettagliato.
Prima di salutarlo, con approccio diaristico, mi sono fatta una foto con lui.
Con approccio altrettanto diaristico, un attimo dopo, ha scattato pure lui una foto a me.
Ti credo che poco prima ci eravamo subito intesi, quando parlavamo della raccolta di informazioni dalle fonti originali, e del metodo di lavoro investigativo!

Circolo della stampa

Cose di classe

Ieri sera c’è stato il ritrovo natalizio con i miei compagni di classe, organizzato in occasione dei rientri a casa per le feste. Quando si è con loro, si possono vedere cose che voi umani non potreste immaginare.
Ho visto Renzo che parlava col pesce dell’acquario nel suo stesso linuaggio muto, per completare la performance di una giornata intera a cammninare sulle ciaspole. Ho visto Ambra che correva leggera con le scarpette a punta e il cappello a pon-pon gigante, sfidando Borat, il dio Kazako della Bora. Nel frattempo Fabio e Davide facevano slalom in salita, schivando il mattone abbandonato sul buco (quello della serie “pezo el matton del buso”). Giolo non ha pianto sull’acqua versata (anche se abbiamo tentato di punirlo non dandogliene più) e Manuel ci ha raccontato dell’impresa in cui ha bevuto per scommessa sei litri d’acqua in un colpo solo: dove l’avrà messa, tutta quell’acqua? ghe xè entrada l’acqua fin nei pei?

a tu per tu col pesce

Il momento di Ambra… e i suoi retroscena

Sabato scorso c’è stato un bel ritrovo di classe allargato. Rientro di compagni espatriati, arrivo di pupetti e consorti… Eravamo tutti assieme per l’occasione della laurea di Ambra. Un evento in cui lei si è dimostrata disinvolta come ai tempi in cui era capoclasse, stando a quanto si dice nel suo cartellone.

Nella settimana precedente, per preparare gli scherzi, i regali e i collage di foto dedicati all’occasione, c’è stato il tipico scambio di mail e telefonate dalle varie parti del mondo (con Lalla super attiva da Monfalcone, chè Monfalcon xè una nazion).
La sera della composizione cartellone, Daniel Poltergeist ha collaborato pisolando tranquillo sul lettone di Davide; Erica ci ha descritto la sua posa nel sonno come modalità “Cristo di Rio de Janeiro”, braccia allargate e palmi verso l’alto… (altrimenti c’era la variante “cactus”, con i braccini all’insù).
Nel frattempo Renzo, ai pennarelli, mi dava della “scimmia”, quella di 2001 Odissea nello spazio, irosa di fronte al monolite nero che era il mega schermo gigante TV del prof Dave Martins…

il momento della laurea La neo laureata Ambra e i cartelloni Amba ben conzata

Erica alle forbici Ambra da piccola nella pancia della sua mammina Paola al collage daniel poltergeist
ritrovo di classe

Weekend con le amiche

Domenica scorsa ho sentito Ambra, Fra, Anna, Carla, tutte a turno.
Franci mi ha portata in moto. Quando Ambra ci ha viste in versione amazzone, ha detto: “Questa non me l’aspettavo!”.

Ambra mi ha portata al parco di Villa Engelmann. Ci era tornata dopo tanto tempo, lo frequentava da piccola: era stato per lei un tuffo all’indietro nel tempo, come acqua fresca sul viso, perchè reale all’improvviso.

Anna l’ho aspettata giusto un’ora: non ci eravamo capite. Quando l’ho vista arrivare, passo lungo, saluto suadente, mi sono scordata tutto: finalmente potevamo parlare.

Carla mi ha chiamata poco dopo. E infatti l’avevo sognata quella notte: facevamo un festino, e arrivava anche lei, con Biuty ovviamente. Ci siamo ritrovati poi dal vero, con melanzane alla parmigiana, torta sacher, e la sfida a carte.

fra e pa disegno di castagne sotto l'ippocastano palazzo d'oro

Attrezzi da cucina

Sabato scorso sono andata con Ambra a vedere le bancarelle del mercato ambulante, che avevano affollato tutta l’area del canale. Golosità per gli occhi, festa di colori, e vento nei capelli, dato che la giornata era fresca e luminosa.
Dopo un giro completo, abbiamo ritrovato il banco delle spezie, che era praticamente al punto da cui avevamo iniziato la passeggiata. Volevo infatti prendere degli ingredienti per le tisane, dal momento che ne avevo esauriti alcuni. Ho fatto scorta di fiori di malva, e di liquirizia in bastoncini: non ce n’era di già spezzettata, e volevo portarne a casa almeno un po’ per Dado, che la usa con l’infuso di menta.

Arrivo a casa, e bollo subito l’acqua per il tè: devo fare una prova. Tanta malva e un po’ di liquirizia, che ora sto sorseggiando, e che posso consigliare: una miscela semplice ed efficace.
L’unico problema era fare a pezzi la radice di liquirizia: nè il coltello affilato, nè quello col seghetto, rendevano facile l’operazione, meno che meno la grattuggia: la radice era troppo dura e legnosa, e per trarne qualche frammento impiegavo un secolo.
Ad un certo punto, mi viene un’illuminazione. Era come se stessi affilando un bastoncino col temperino: e allora, perchè non provare con il tempera-matite? Metodo buffo, ma efficace: ecco fatti in breve tempo, e con taglio scorrevole, i miei truciolini di legno pronti per il tè! E poi si dice che non è una buona abitudine rosicchiare il dorso della matita: vi sfido a provare la stessa cosa col legno della liquirizia…

spezie e fiori Ambra al MECA radice di liquirizia appuntita fiori di malva

Ritorno a Ciclomundi

Ieri, nonostante la pioggia, abbiamo passato la giornata a Portogruaro a Ciclomundi, festival del viaggio in bicicletta. E’ la seconda volta che ci andiamo, e la spinta a tornare è stata la voglia di ritrovare degli amici.
E così è stato.
Se penso che l’anno scorso ci ho incontrato Emilio Rigatti quando ancora non lo conoscevo bene, e gli ho buttato lì un’idea: “facciamo una mostra fotografica insieme?”, mi rendo conto che un sacco di tempo è passato da quel giorno, perchè poi la mostra l’abbiamo realizzata eccome, e ancora molta strada è passata sotto le ruote…

Durante gli incontri con gli autori di libri e storie di viaggio in bici, ho (ovviamente) potuto movimentare il dibattito con domande e aneddoti (Ambra lo sa: mi butto sempre!). E’ stata un’occasione per fare bella scorta di idee per viaggi in bici lunghi e corti, e qua sotto mi segno link e spunti a promemoria.

collezione di biglie Emilio e Max Portogruaro le biglie di una volta

  • Eurovelo 6: dall’Atlantico presso la Loira, al Mar Nero
  • La voies vertes in Borgogna, strada dei vini, una pista ciclabile di 20 km ricavata sul sedime di un’antica ferrovia tra boschi di querce, aceri e noci
  • Da Bordeaux a Toulouse in bici (il comune di Bordeaux si è proposto di destinare 50% del suo spazio a ciclisti e pedoni!).
  • La ciclopista del sole, un progetto FIAB per attraversare l’Italia: attualmente è ben percorribile il tratto Brennero – Lago di Garda – Firenze (Adige, ex ferrovia Rovereto-Mori-Riva; percorso Mincio-Po, ciclabile Modena-Vignola; solo che Bologna-Firenze si fa in treno).
  • La ciclopista del Sile
  • La ex ferrovia Treviso-Ostiglia ancora in corso di recupero (ci sono iniziative in corso al proposito…)
  • Le piste ciclabili in Italia non hanno una segnaletica stradale unificata a livello nazionale come in altri paesi, perchè dipendono dalle (scollegate) iniziative locali di comuni e provincie…
  • L’Istria si sta organizzando per ospitare il cicloturismo: si possono anche scaricare i dati gps dei percorsi…

La sera lasciamo il festival sotto la pioggia battente, per andare a prendere il treno del ritorno. Ho la sensazione di avere qualcosa di prezioso con me, un bagaglio nascosto. Le cartine del trentino in bici? Il nuovo libro di viaggi sugli oceani? E’ qualcos’altro, qualcosa di più caldo… Sta tra le mie carte, sta tra alcune delle piccole note a penna…
E’ l’insieme degli indirizzi. Contatti e link con autori, o persone nuove con cui ho parlato. La possibilità di scambi futuri, da aggiungere a questa giornata già ricca.

Ritovo di classe allargato

Ieri sera, ci siamo trovati in città con i compagni di classe per prendere un gelato.
In questa occasione abbiamo approfitatto del fatto che Fabio era venuto a Trieste, e dopo oltre un anno c’era anche Ruxi: ci voleva! In Svizzera eravamo riusciti a salutare lui ma ci era sfuggita lei!
Durante la settimana, dunque, c’è stato il solito frenetico scambio di mail per mettersi d’accordo. Una cosa pazzesca: non si capiva niente, chi diceva un giorno, chi un altro, chi diceva “Scegliamo la gelateria che piace a Erica” e poi in quella data Erica non c’era…
Bon, fatto sta che siamo riusciti comunque a raccogliere la presenza contemporanea di un numero di partecipanti più alto del solito. Spettacolo: per la prima volta, abbiamo avuto con noi anche la splendida Emmina, con la sua chioma folta alla Betty Boop (è così che avevi detto, Renzo?), che dopo solo un mese di vita ha cominciato ad uscire di sera: ma cosa, Giolo e Betti, le fate frequentare cattive compagnie? Come il nostro prof Dave Martins, che per il suo neo-ingresso al Galilei si è esaltato, e ha offerto il gelato a tutti….
Tra le altre cose: Ambra, unica puntuale al ritrovo, osserva Dado; e Kate, finita sotto le mie grinfie per confrontarci sugli ultimi giri in bici, eh eh…
A presto!

ritrovo di classe estivo

Disavventure quotidiane – parte 1

Giovedì pomeriggio ero libera un po’ prima del solito: sono andata in città a fare shopping, una cosa che non mi capita quasi mai. Probabilmente mi ci dedico solo due volte all’anno coi saldi, e poi niente.
Ero euforica perchè la giornata era stata buona, e forse ero anche un poco con la testa tra le nuvole. La mattina avevo vinto un premietto giapponese alla fine di un corso, che prevedeva delle prove simili alle olimpiadi di matematica, architettate dal docente proveniente dall’università di Fukoka… un personaggio!
In città ho provato tanti tipi di vestitini, e ho incontrato Ambra che aveva maglietta e scarpe rosa, colore che sembra essere uno dei suoi preferiti.
Dopo aver chiacchierato con lei inforco la bici insieme al Dado per tornare a casa, che è quasi ora di cena.
Appena arriviamo a casa squilla il telefono, risponde Dado mentre io metto via i nuovi acquisti.

Sento la sua voce un po’ allarmata mentre parla al telefono.
Cosa sarà successo?
Dado mi dice che hanno trovato il mio zaino con i miei documenti! e che posso andare a ritirarlo in via S. Nicolò 6.
A parte il fatto che io non avevo uno zaino ma una borsa da bici, però faccio mente locale… effettivamente sulla bici non c’è più! Che distratta!
Dopo aver parlato con Ambra evidentemente non ho finito di legare la borsa alla bici, e sono partita verso casa con il malloppo appoggiato al portapacchi senza fermi…
Bon bon, meno male che lo hanno trovato, vado subito fuori, sempre con la bici e porto una bottiglia di vino come ricompensa.

Arrivo in via S.Nicolò 6 e non c’è il nome dell’ufficio a cui dovevo rivolgermi. Guardo il numero 6/A ma la vetrina lì non ha nome.
Qua la cosa si fa strana.
Al numero 6 c’è il circolo del bridge, quando suono non mi aprono.
Per fortuna dopo un po’ esce una persona e così riesco comunque ad andare su per le scale a controllare per i piani.
“Qui c’è solo il circolo del bridge”, mi dice la signora, “e io sto anche chiudendo e andando via”.
Accidenti, non ho neanche il telefono per richiamare Dado, perchè tutto è nella borsa persa. Chiedo alla signora se posso fare una telefonata, e lei che è occupata mi indica il telefono fisso che è di là.
Mi rendo conto di essere un po’ sospetta, perchè giro per le stanze con in mano solo un oggetto contundente, che è la bottiglia di vino nascosta in una borsa di tela…
Provo a chiamare ma il telefono è muto: non funziona!
Torno dalla signora… chissà cosa penserà di me, che mi sono infiltrata? Lei si lamenta perchè sta per perdere l’autobus, ma mi porta all’altro telefono che effettivamente era chiuso male, e così capiamo che è per questo motivo che il primo non funzionava.
Chiamo Dado, che mi dice: “Via S. Nicolò 6 mi hanno detto, perchè? Non va bene? Anzi no, aspetta che penso… no no, mi hanno detto Via Cassa di Risparmio 6, ho sbagliato…”.
Bon bon, ringrazio la signora, corro giù, lei è contenta che ho già finito e mi conferma che l’autobus lo riuscirà a prendere lo stesso…

circolo del bridge

Arrivo in via Cassa di Risparmio 6: c’è tutto, il nome sul campanello corrisponde, mi fanno salire. Finalmente i conti tornano!
Trovo ad accogliermi un mio vecchio compagno di università, Dario, che si è ricordato di me dal nome sui miei documenti. E così, oltre a ringraziarlo, posso anche scambiare un po’ di chiacchiere con lui sugli eventi degli ultimi anni e sulle conoscenze comuni. E’ stato suo cugino Gianpaolo a trovare la borsa, non volevano accettare il vino, ma mi pareva il minimo che come ringraziamento si facessero un brindisi su questo piccolo imprevisto finito bene…

Torno a casa e l’ora comincia ad essere un po’ tarda.
L’euforia per la giornata non mi ha ancora abbandonata, e propongo di andare a mangiare fuori e a sentire un concerto, che la sera è ancora tiepida.

Chiamiamo Luca ovvero la metà di “Beauty&theBeast” per un invito su due piedi, e andiamo a prenderlo dopo dieci minuti con la mia auto. “Con così poco preavviso puoi solo accettare o morire”, gli ho detto esaltata. Il povero Luca, che ha accettato, ancora non sapeva che cosa lo aspettava per la serata: le disavventure non erano ancora finite…

(continua)

la borsa del contendere numero 6 v. s. nicolò

Combinazioni

Questa mattina, dormiamo della grossa, quando un rumore insolito ci sveglia.
Accidenti! Chi è che scoccia!
Dado guarda… è un messaggio sul suo telefono.
Dado legge: “Paola! E’ per te! E’ Ambra che dice che stasera vi trovate alle sette e mezza per una pizza alla lanterna!” (alla lanterna? ma se ci eravamo dati appuntamento alle nove in gelateria? boh, avranno cambiato).
Dado guarda ancora meglio e nota che… “Accidenti! Sono le nove e un quarto! Dovrei già essere al lavoro da un pezzo!”. Si veste, corre fuori senza colazione, e via.
Io, ancora immersa nei fumi del sonno, mi dico: che strano, nessuna delle nostre due sveglie ha funzionato. Poltrisco ancora un poco e poi, purtroppo, mi devo proprio alzare: posso usare la flessibilità di orario ‘extra’ ed entrare alle dieci, però per riuscirci devo prendere l’auto e non il bus.

Arrivo in tempo, a filo delle dieci, e la giornata scorre veloce.
A fine pomeriggio chiamo Dado, e ci organizziamo per l’appuntamento per la pizza che è poco dopo. Prima però, presa dal dubbio, chiamo Ambra e controllo.
“Ambra, come mai hai mandato il messaggio sul telefono di Davide e non sul mio?”
“Ma se il telefono di Davide io neanche ce l’ho!”, mi risponde “noi ci troviamo alle nove come avevamo detto”.
Ah.
Allora, che cosa sarà stato?
Arrivo a casa e avviso Dado.
Lui riguarda… “C’è scritto proprio Ambra, però è un numero che non ho! Cosa facciamo, capitiamo da questi tipi in pizzeria a sorpresa, e anche se è stato un errore ci infiltriamo?”
Alla fine si è scoperto l’arcano: era Ambra della scuola di musica, Dado se n’era dimenticato.

Però, una cosa è certa. Meno male che quello strano messaggio è arrivato: sennò noi, questa mattina… chissà quanto dormivamo!!!