Disavventure quotidiane – parte 1

Giovedì pomeriggio ero libera un po’ prima del solito: sono andata in città a fare shopping, una cosa che non mi capita quasi mai. Probabilmente mi ci dedico solo due volte all’anno coi saldi, e poi niente.
Ero euforica perchè la giornata era stata buona, e forse ero anche un poco con la testa tra le nuvole. La mattina avevo vinto un premietto giapponese alla fine di un corso, che prevedeva delle prove simili alle olimpiadi di matematica, architettate dal docente proveniente dall’università di Fukoka… un personaggio!
In città ho provato tanti tipi di vestitini, e ho incontrato Ambra che aveva maglietta e scarpe rosa, colore che sembra essere uno dei suoi preferiti.
Dopo aver chiacchierato con lei inforco la bici insieme al Dado per tornare a casa, che è quasi ora di cena.
Appena arriviamo a casa squilla il telefono, risponde Dado mentre io metto via i nuovi acquisti.

Sento la sua voce un po’ allarmata mentre parla al telefono.
Cosa sarà successo?
Dado mi dice che hanno trovato il mio zaino con i miei documenti! e che posso andare a ritirarlo in via S. Nicolò 6.
A parte il fatto che io non avevo uno zaino ma una borsa da bici, però faccio mente locale… effettivamente sulla bici non c’è più! Che distratta!
Dopo aver parlato con Ambra evidentemente non ho finito di legare la borsa alla bici, e sono partita verso casa con il malloppo appoggiato al portapacchi senza fermi…
Bon bon, meno male che lo hanno trovato, vado subito fuori, sempre con la bici e porto una bottiglia di vino come ricompensa.

Arrivo in via S.Nicolò 6 e non c’è il nome dell’ufficio a cui dovevo rivolgermi. Guardo il numero 6/A ma la vetrina lì non ha nome.
Qua la cosa si fa strana.
Al numero 6 c’è il circolo del bridge, quando suono non mi aprono.
Per fortuna dopo un po’ esce una persona e così riesco comunque ad andare su per le scale a controllare per i piani.
“Qui c’è solo il circolo del bridge”, mi dice la signora, “e io sto anche chiudendo e andando via”.
Accidenti, non ho neanche il telefono per richiamare Dado, perchè tutto è nella borsa persa. Chiedo alla signora se posso fare una telefonata, e lei che è occupata mi indica il telefono fisso che è di là.
Mi rendo conto di essere un po’ sospetta, perchè giro per le stanze con in mano solo un oggetto contundente, che è la bottiglia di vino nascosta in una borsa di tela…
Provo a chiamare ma il telefono è muto: non funziona!
Torno dalla signora… chissà cosa penserà di me, che mi sono infiltrata? Lei si lamenta perchè sta per perdere l’autobus, ma mi porta all’altro telefono che effettivamente era chiuso male, e così capiamo che è per questo motivo che il primo non funzionava.
Chiamo Dado, che mi dice: “Via S. Nicolò 6 mi hanno detto, perchè? Non va bene? Anzi no, aspetta che penso… no no, mi hanno detto Via Cassa di Risparmio 6, ho sbagliato…”.
Bon bon, ringrazio la signora, corro giù, lei è contenta che ho già finito e mi conferma che l’autobus lo riuscirà a prendere lo stesso…

circolo del bridge

Arrivo in via Cassa di Risparmio 6: c’è tutto, il nome sul campanello corrisponde, mi fanno salire. Finalmente i conti tornano!
Trovo ad accogliermi un mio vecchio compagno di università, Dario, che si è ricordato di me dal nome sui miei documenti. E così, oltre a ringraziarlo, posso anche scambiare un po’ di chiacchiere con lui sugli eventi degli ultimi anni e sulle conoscenze comuni. E’ stato suo cugino Gianpaolo a trovare la borsa, non volevano accettare il vino, ma mi pareva il minimo che come ringraziamento si facessero un brindisi su questo piccolo imprevisto finito bene…

Torno a casa e l’ora comincia ad essere un po’ tarda.
L’euforia per la giornata non mi ha ancora abbandonata, e propongo di andare a mangiare fuori e a sentire un concerto, che la sera è ancora tiepida.

Chiamiamo Luca ovvero la metà di “Beauty&theBeast” per un invito su due piedi, e andiamo a prenderlo dopo dieci minuti con la mia auto. “Con così poco preavviso puoi solo accettare o morire”, gli ho detto esaltata. Il povero Luca, che ha accettato, ancora non sapeva che cosa lo aspettava per la serata: le disavventure non erano ancora finite…

(continua)

la borsa del contendere numero 6 v. s. nicolò

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