Disavventure quotidiane – parte 2

Giovedì scorso, dopo che ci eravamo ripresi dallo smarrimento della borsa coi documenti, il programma per la sera era questo: andare a Prepotto al civa-civa festival, mangiare lì in sagra e ascoltare il concerto della Banda Berimbau. Era un mese che mi ero annotata questo appuntamento, e non vedevo l’ora di rivederli: sono un gruppo pieno di energia, proprio quello che ci voleva per una giornata insolita come quella.

La strada fino a Prepotto è un po’ lunga: prendiamo l’autostrada per un pezzo, e poi torniamo indietro tra i paesi. Luca non conosce il Carso per cui gli parliamo delle osmizze, che si trovano qua per le alte, e che però bisogna conoscere altrimenti è un po’ difficile trovarle.
Il problema è che anche il “Civa-civa Festival” è un po’ difficile trovarlo: non vediamo nessuna indicazione…
Dopo un paio di inversioni per tornare sui nostri passi e cambiare strada (che figurin!), Dado attiva il navigatore satellitare sul suo telefono e prendiamo una laterale che parte da Slivia: sembra essere la più corta.
Devo dire che la strada mi era nuova, e si faceva pure stretta. “Sembra un single track“, dico ai ragazzi, riferendomi ai sentieri in cui passa una sola bici. Infatti le fronde si avvicinavano sempre più e si passava con l’auto a malapena…
Ad un certo punto la strada si fa sterrata, ma sul navigatore risulta comunque segnata: bon, ah.
I muretti a secco ci affiancano e pure i rovi, quando le pozzanghere sul tragitto si fanno sempre più grandi… Sembra che dobbiamo attraversare delle piscine! Mi fermo, e dopo un piccolo dibattito interno, mi risolvo di esplorare il tragitto a piedi prima di continuare.
Esco dall’auto e cerco di camminare sul lato dove il fondo sembra più solido, ma… ‘splash‘!! Entro col sandalo nell’acqua e nel fango. Bleah! Ok: la pozzanghera è profonda, questo si è capito.
Vediamo se è l’ultima e poi la strada migliora. L’unico modo per andare avanti è salire sul muretto a secco per superare il guado! La strada non è illuminata a meno dei nostri fari… si capisce che non è un bel percorso da cui continuare.
Torniamo indietro: l’unica è fare tutto quanto in retromarcia. (Piccolo dibattito anche su questo, e poi si va). Si passa a filo tra rovi e sassi, fino alla prima apertura verso un campetto laterale dove possiamo fare manovra: finalmente si ritorna a condizioni “umane”.

palla al guado

Mogi mogi, torniamo su una delle rotte scartate in precedenza, senza poter più vantare con Luca la nostra conoscenza del Carso…
In extremis, ci si mette pure il treno col passaggio a livello a farci attendere dietro la sbarra abbassata per diversi minuti.
Alla fine appaiono i primi cartelli piccolissimi: delle freccette con la scritta in verde nascosta nel buio, indicano finalmente il Civa-civa Festival. Finalmente!
Arriviamo a Prepotto che sono le 10: siamo stati un’ora e mezza in strada…

Il Civa-civa Festival si riconosce subito: salsiccie, pollo e cevapcici per tutti.
Il concerto non è ancora iniziato, ma parte proprio quando noi stiamo ordinando la cena.
Pum ta-ta, pum- ta-ta, tar-ta-tara-ta-tara-ta-ta!
La band fa partire i tamburi e procede come un corteo tra i tavoli. Il ritmo chiama tutti, anche i ragazzi alla griglia ballicchiano con gli arnesi in mano!
Mangiamo abbastanza in fretta perchè il ritmo ci fa impazienti, o almeno fa impaziente me che non ho perso il buon umore, perchè si avvicina il momento tanto atteso di poter andare a ballare e saltare in mezzo alla folla.

La banda non si risparmia.
Durante il concerto, i pezzi durano dieci – quindici minuti ciascuno, e quasi tutti sono ad un livello elevato di ritmo.
A mezzanotte i musicisti suggeriscono che sono stanchi e stanno per smettere… ma il pubblico li acclama, e la musica riparte.
Numerose volte sembra che il pezzo sia l’ultimo, ma la musica continua per ore. Tra i tamburi, la nostra amica Licinka che suona fa gli occhi di chi non ne può più, ma il direttore d’orchestra continua a chiedere ritmo ai suoi e salta su e giù per il palco pieno di energia! Quando il pubblico applaude, le bacchette dei percussionisti applaudono di rimando, e così dal loro ticchettio la musica può partire ancora una volta: ogni scusa è buona per fare una ripresa.
La parte finale si realizza con i musicisti mescolati alla folla, in cerchio, che passeggiano in tondo, e noi li sentiamo vicinissimi e facciamo il ritmo a nostra volta con le mani o cantando assieme a loro.
Verso le due il concerto è finito e noi ci avviamo all’auto, però io sulla strada nel bosco ballo ancora e non smetto più…

(Fino al ronf finale sul sedile dell’auto, di cui ho ceduto il volante al Dadone).

civa civa festival Dado e Beauty banda berimbau

2 pensieri riguardo “Disavventure quotidiane – parte 2”

  1. hehehe…in effetti avevo le mani tremolanti alla fine,ahuahuhuauha

    vi ho cercati dopo, ma sarete scappati a casa…beh…prossima volta se la conteremo,hehe, ormai se vedemo sempre + spesso.

    ps x davide…scusim se 2 stimane fa no te go riconopsudo x strada…ero in fretta furia e assorta nei pensieri e proprio no badavo a chi me camminava vicin,hehem, mi farò perdonareeeeeeeeee

    baci e bacetti

  2. Ecco rapite il mio Biuty e come sempre a me mi lasciate a casa! Imperdonabili! Ma più che per Biuty avrei voluto essere lì per i civa, mio cibo prediletto. In secundibus anche la musica non smacca. 😉 Luca ha detto grande banda Berimbau! Prosima volta vegno anche mi. Oh.

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