Le Forre del Natisone

Martedì scorso sono andata in treno-bici tutto il giorno. Sul pedale da San Giovanni al Natisone verso Cividale (come già fatto qualche giorno fa) e, dopo il pranzo, da Cividale a Cormons facendo un percorso nuovo (descritto poi).
Due sono stati i punti significativi del giro. A Premariacco (presso il Ponte Romano) e a Cividale, il Natisone si è scavato il letto nelle profondità di due Forre. Entrambe sono accessibili con una discesa fattibile anche in bici, che permette di raggiungere la spiaggia e l’acqua verde-blu.
A Cividale per arrivare al fiume si scende dopo il Ponte del Diavolo, dal lato della SS54, prendendo via delle Mura.

prato di margherite prati e campi forra sul Natisone tulipani rossi
la forra sul Natisone muschio con la sabbia prato misto la finestra della centa
la Centa le mura della centa Cividale sul Natisone ponte del Diavolo

Nella Forra sotto Cividale, l’acqua del fiume scorre tranquilla, con rumori rasserenanti e piccoli vortici. I germani reali nuotano controcorrente facendo un po’ di fatica, però si sentono a casa loro. Se si fissa lo sguardo sull’andamento a valle dell’acqua, tenendo le increspature delle onde come riferimento, si ha l’impressione che il fondale sassoso si muova nel verso opposto, risalendo il fiume.
Un ottimo posto per restare ad osservare l’acqua per ore.

Percorso da Cividale a Cormons:
Ponte del Diavolo – viale Trieste – Gagliano – al centro di Gagliano girare a sinistra per via Doria – via Prepotto – Prepotto – Poianis – Dolegna del Collio – ponte sul fiume Judrio poco prima di Craoretto – Vencò – Ruttars – anello Monte Quarin – Cormons

pranzo a Cividale da Cividale a Cormons palazzo Creiger già Canussio sul Natisone
vigneti e colli sasso di fiume colori tra i filari fiume Judrio
prati e colli l'albero e la piramide Palla in bici In treno tra i graffiti

Pedalando presso il Natisone

Domenica mattina sembrava che fosse tornato il freddo.
Il vento faceva abbassare ulteriormente la temperatura percepita.
E allora? Mica per questo non si va a prendere il sole in bici, no?
Basta andare un po’ fuori dalla costa, e il vento non c’è più…

Eccomi allora lungo il percorso del Natisone.
Itinerario: treno fino a S. Giovanni al Natisone, via delle Scuole, via dell’Asilo, Case, Oleis, Azzano, Ponte Romano e Premariacco. Volendo si può continuare fino a Cividale. Io invece mi sono fermata alla Forra del Natisone, presso il Ponte Romano. Un posto dai colori d’acqua pieni di luce!

La Forra del Natisone è accessibile. Una stradina bianca dal lato opposto a Premariacco permette di scendere fino alla bianca spiaggetta di sassi.
Cammino quasi sull’acqua per far foto. Tre tipi presso il fiume si voltano, uno ha in mano un pesce che sbatte ancora la coda. Vengono dalla Romania, sono scesi anche loro con la bici fino al fiume. Poco dopo saranno raggiunti da un gruppo più ampio. Un fuoco crepitante preannucia il loro pic-nic.
Io mi accontenterò di un toast al bar del paese, e ricomincerò a pedalare.

Percorso in bici Colli la zona della Forra del Natisone pedalando tra i colli
Forra del Natisone acqua dorata red presso la Forra del Natisone
Ponte Romano Palla in Stazione la bici aspetta il treno stazione vuota

Come viziarsi all’inizio del weekend

Venerdì pomeriggio: fine di una settimana passata tutta a ritmo di corsa. All’ora “x” scatta l’inizio del weekend.
Ci vuole un’idea per segnare la transizione a tutto relax…
Eccola qua, una vasca da bagno piena d’acqua bollente!
Ma non solo: ci vuole anche un tè alle erbe di bosco (hot water inside, hot water outside); una selezione di libri scelti tra quelli al momento in lettura (eh sì lo ammetto, ne sto leggendo contemporaneamente tre: uno per l’autobus, uno per la casa e uno per le trasferte…); e infine ci vuole della biancheria nuova tiepida, preparata sullo scaldino elettrico…
Tutto pronto per un’ora abbondante di pacchia, fino all’arrivo dell’asciugamano caldo!!

vasca, tè, libri e biancheria calda pallareflection

Cose di classe

Ieri sera c’è stato il ritrovo natalizio con i miei compagni di classe, organizzato in occasione dei rientri a casa per le feste. Quando si è con loro, si possono vedere cose che voi umani non potreste immaginare.
Ho visto Renzo che parlava col pesce dell’acquario nel suo stesso linuaggio muto, per completare la performance di una giornata intera a cammninare sulle ciaspole. Ho visto Ambra che correva leggera con le scarpette a punta e il cappello a pon-pon gigante, sfidando Borat, il dio Kazako della Bora. Nel frattempo Fabio e Davide facevano slalom in salita, schivando il mattone abbandonato sul buco (quello della serie “pezo el matton del buso”). Giolo non ha pianto sull’acqua versata (anche se abbiamo tentato di punirlo non dandogliene più) e Manuel ci ha raccontato dell’impresa in cui ha bevuto per scommessa sei litri d’acqua in un colpo solo: dove l’avrà messa, tutta quell’acqua? ghe xè entrada l’acqua fin nei pei?

a tu per tu col pesce

In bici a Marano

Domenica scorsa, dopo settimane di brutto tempo, finalmente sono tornata in bici.
Ho seguito l’itinerario del libro “Bicicletta in FVG vol.3 cap.1: tra boschi planiziali e laguna, Muzzana del Turgnano e Marano Lagunare”. Per cui, treno fino a S. Giorgio… e via!
All’inizio del percorso, attraverso per un breve tratto la Selva d’Aronchi presso Muzzana. Ai lati del sentiero sono state scavate delle canalette in cui far concentrare l’acqua che, nelle zone ex paludose, si accumula facilmente.
Le pozze più all’ombra hanno il pelo dell’acqua ghiacciato, e le bolle d’aria vi danzano sotto formando arabeschi. Le zone acquatiche più al sole, sul sentiero, riflettono il blu del cielo, sono come occhi della strada.

bosco umido alberi ed acqua foglie d'autunno in bici nel bosco
sotto il ghiaccio bolle d'aria che danzano sotto il ghiaccio bande d'oro e blu uno sguardo sulla laguna

Cerco gli scorci sulla laguna, attraverso il canneto. Imparo ad evitare di camminare sull’acqua, scegliendo i rametti ghiacciati che scricchiolano più vistosamente sotto le scarpe, che sono comunque diventate color del fango.
Raggiungo Marano avvistando uccelli acquatici e affiancando zone di pesca presso riserve ittiche, e sento spesso ruomori di spari, o vedo cani da caccia che precedono i loro padroni.
Tappa obbligata al centro pedonale di Marano, dove pranzo in un’osteria tranquilla con lasagne ed insalata.

intrufolandosi nel canneto dritti nel plotch riflesso vibrante ci sono io ed un'anatra che scappa sull'acqua
arrivo a Marano riserve di pesca in laguna le nuvole nell'acqua il cielo catturato

Torno a Muzzana. Mi dico: chissà se riesco a trovare Marco, un mio vecchio compagno di università. Comincio così una caccia al tesoro: non ho nessun riferimento a parte il suo cognome, ma comincio bene, perchè già al primo incontro riesco a farmi indirizzare verso i suoi parenti.
Di domanda in domanda, passo da un capo all’altro del paese, fino ad arrivare davanti a quella che dovrebbe essere casa sua, col cane che abbaia, quando inaspettatamente… il cancello si apre davanti a me! Le chiacchiere girano rapide in paese, e la voce del mio arrivo mi aveva preceduta!
Trovo dunque Marco, che fortunatamente in quel momento era a casa, e vengo accolta con gubana e tè caldo. Gli rimando i saluti anche da qua, fino alla prossima occasione.

Domenica d’inverno

Domenica scorsa c’era vento, ma la voglia di stare all’aria aperta era troppo forte.
Dado ed io, stringendoci nei cappotti, siamo andati a passeggiare a Barcola e a Miramare.
Siamo andati a trovare il papero: al laghetto dei cigni il nostro amico adottivo era in piena forma, ciarliero, col piumaggio elegantissimo e cangiante. Per chi non lo conoscesse, l’uccello acquatico più bello e minuto del laghetto dei cigni, di specie orientale, è stato portato a Miramare da noi (l’ha consegnato Davide in persona) dopo ritrovamento da parte di Francesca per la strada, e dopo una sua breve permanenza in una piscinetta gonfiabile a casa dei miei.
Tornando indietro a piedi in attesa del bus, vedevamo il mare che cambiava colore col passar delle ore. Grigio metallo, verde spazzato dal vento, blu del tardo pomeriggio… Sempre ampio, alla nostra destra.

in volo il mare a miramare il mare d'inverno
dado d'inverno Dado al calduccio nella cabina davidaola rossogialloblu
il nostro amico adottivo

Due stagni in un giorno solo

Domenica scorsa c’era una bella giornata di sole.
L’ho passata tutta in bici, mentre Dado era a Rovigo a giocare a hockey.
Ho preso il tram e sono andata sull’altopiano per proseguire la mia esplorazione degli stagni. Invece delle solite strade dritte, mi sono arrampicata su per le pendici dell’altopiano: su e giù per i sentieri del CAI numero 40, il 34, il 41.

carso e cielo blu balle di fieno lo stagno di colludrozza pranzo in osmizze

Arrivo dunque allo stagno di Colludrozza: piccolo e rotondo, è uno degli oltre 200 stagni che erano stati introdotti artificialmente nel periodo che precedeva la costruzione dell’acquedotto, come riserve d’acqua d’uso domestico e agricolo. Fino alla prima metà del ventesimo secolo, gli stagni venivano realizzati impermeabilizzando con argilla e pietra i fondi di alcune doline, ed erano l’unico modo per immagazzinare l’acqua. In seguito, dopo la costruzione della rete idrica, sono andati in declino per mancata manutenzione. Solo da qualche anno sono stati rigenerati per la loro importante funzione di sito ad alta biodiversità.

menischi magici4 menischi magici3 menischi magici2 menischi magici

Allo stagno di Colludrozza ho visto una ranocchia sola, e molta erba che disegnava giochi di righe riflesse, incurvate sui menischi formati dai fili d’erba a pelo d’acqua.

Dopo il pranzo in osmizza, ho proseguito il giro per la seconda tappa allo stagno di Contovello. Individuato come zona umida sin dal Medioevo, compare nelle prime mappe catastali nel 1822. Lì ho trovato le pareti della vasca in pietra e degli uccelli acquatici molto chiacchieroni: uno stagno un po’ diverso dagli altri.

lo stagno di conconello le pareti delo stagno di conconello chiacchierone di conconello qua qua qua...

Bici e osmizza

Lunedì scorso, giorno festivo, Dado ed io siamo andati a fare un giro in bici sul Carso.
Cartina alla mano, abbiamo esplorato il sentiero del Capriolo, da Opicina a Padriciano.
Durante il tragitto sterrato abbiamo intercettato il breve tratto di pista ciclabile asfaltata che porta da Trebiciano al confine di stato. Si può dire che questa è la terza ed ultima pista ciclabile triestina (dopo la pista su ex-ferrovia Trieste-Erpelle e la tratta segnata sul marciapiede dalle Rive a Miramare).

La nostra meta era lo stagno di Gropada: piccolissimo, ma preservato come sito di importante biodiversità! Dado ha potuto così cimentarsi nell’osservazione delle ranocchie, che dopo la fuga causata dal nostro arrivo hanno manifestato il tipico comportamento curioso, facendo emergere dall’acqua le loro coppie di occhietti puntati verso di noi. Abbiamo inoltre avvistato un tritone!

Raggiunta l’ora di pranzo, si era fatto avanti un dilemma: mangiare in osmizza o tornare a casa? Pochi dubbi… andiamo in osmizza! Vino, pancetta e sole battente ci hanno fatto compagnia, mentre dividevamo con gli altri astanti il tavolone di legno all’aperto.

Dopo pranzo eravamo tentati di proseguire il giro sul monte, ma dei nuvoloni neri sospetti si erano fatti incombenti. Filiamo dunque verso il tram di Opicina, carichiamo le bici (abbiamo scoperto poi che in discesa non era permesso, ma ci hanno lasciato rimanere) e ci siamo fatti portare a casa.
DLIN DLON, il tram ci culla sferragliando in discesa… RONF RONF il mondo dei sogni si avvicina…
Che ronfata, fino a casa! Non si può dire che bici osmizze ed aria aperta non siano adatti a conciliare un bel pisolino premio finale!!!

il segnale del sentiero la ciclabile di trebiciano la ciclabile di trebiciano davidaola in bici
ll'amico tritone Lo stagno di Gopada pranzo in osmizza nuvoloni neri incombenti