Piccole scenette quotidiane

Stamattina, facendo la solita strada a piedi, ho sentito uno strano rumore ripetitivo alla mia destra. L’auto che mi si stava avvicinando aveva la ruota bucata. Faccia della signora alla guida sconsolata.
Qualche isolato più avanti, di nuovo rumore dalla strada. Toh! Un’altra auto con la ruota bucata. Tutte oggi? Faccia della stessa signora alla guida sconsolata.
Quanti giri doveva fare ancora prima di trovar parcheggio?

Ma quando arrivano le ragazze

Venerdì e sabato sono stata ad Abano Terme – Montegrotto, dove ho potuto godere di una compagnia femminile superiore al solito 3-5% che mi circonda quotidianamente. All’assemblea dei soci di Banca popolare Etica le donne riuscivano ad essere tra il 20 e il 30%. Ragazze custodi del fuoco dei loro ideali, come Alice, Maria Antonietta, Mara. “Il mondo va visto da vicino”, dice Alice, che è stata in Tanzania e in Perù passando per le Botteghe del Mondo.

Nel frattempo, sabato, a Roma, sfilava il corteo delle donne ‘arrabbiate’: sono tornate!

Io continuo a cercare di guardarle da vicino.

due sorelle

I piccoli flash del giorno

Sabato c’era la Bora, la mattina ho guardato il sito del museo della Bora, e tira di qua molla di là, non sono uscita per la pedalata di rito, ho fatto giusto un salto in città a comprare le matite.

E’ stata una giornata fuori dal tempo, perchè si stava sempre chiusi a casa, infilati sotto il piumino del divano, tra cani, gatti e giochi con Franci, come ai vecchi tempi.
La partita della nazionale non mi ha coinvolta tanto; dopo il primo tempo, all’inizio del secondo, ho detto: cosa, ce n’è anche un altro? Molto più affascinante dello schermo tv era il gioco del fuoco nel caminetto. Croc croc fluff fluff… fiamme gialle e legna rossa. In controluce, il collo di Dorfi che dormiva in piedi.

La sera ho fatto la cernita delle matite doppie, lunghe e corte. Mi sono accorta di averne tantissime, dei mozziconi da un centimetro; giallo giallo rosso rosso, di gradazioni diverse da confrontare. Certe matite erano storiche: come giustamente si è ricordata mamma, anche a me è venuto il flash. Alcune tra quelle erano ancora le matite della nonna. La nonna che nel 1972 (prima che io fossi nata) firmava quei grandi disegni, guarda un po’ proprio ritratti di donna, che ancora oggi abbiamo in camera.

incompleto

Il tempo per gli extra si trova sempre

Quando si legge un libro, non è il caso di interromperlo per cominciarne un altro, in teoria.
Però, due settimane fa, ho interrotto temporaneamente la lettura di “Vita di Tina Modotti” (grazie Edle che ce l’hai regalato, biografia di una illustre fotografa!) per portare in treno un libro da viaggio più leggero e sottile che ho iniziato e finito durante il tragitto.

Quando si comincia un disegno, uno di quelli lunghi che si completano in più puntate, come si fa a cominciarne un altro, anche se ne viene voglia?
Si fa così: lo si comincia, e finisce, in treno. Come questo, che ho fatto lo scorso weekend. E nello zaino della gita domenicale, pesava pure meno di un libro…

bianca in treno

-195,82 °C

Oggi ho utilizzato l’azoto liquido senza problemi. Le prime volte mette soggezione, ma adesso ne conosco i rumori. E la sequenza di applicazione delle multiple sicurezze che son presenti sui recipienti in pressione, complessi.
Quando si apre la valvola del liquido sul recipiente in pressione, per prima cosa il gas comincia a riempire il tubo flessibile, che si muove come una biscia. Poi il flessibile comincia a scricchiolare come un ramo secco… è arrivato il liquido, il tubo si ricopre di ghiaccio, e poichè si muove ancora, il ghiaccio si rompe in numerosi scricchiolii che danno soddisfazione: l’azoto liquido passa. Il tubo diventa bianco, ricoperto di cristalli che continuano a crescere sopra la biscia. Il vapore condensato sale dall’imboccatura del recipiente di destinazione (un dewar da un litro); il vapore che sale è visibile solo perchè è condensa dell’atmosfera (l’azoto gassoso è trasparente), e forma una colonna abbastanza alta che poi scende a riccioli come un fungo. Fischia, il fluido che esce, quanto ce ne sarà nel dewar?
Ora so anche riconoscere il momento in cui il dewar è pieno: non è facile, non si può guardare da vicino, non serve inserire sonde perchè la loro superficie si ricopre di vapore che non bagna. Quando il livello del liquido è alto abbastanza, l’ebollizione del pelo è osservabile, piccole bolle di liquido schizzano fuori dal dewar come diavoletti impazziti, come una Notte sul Monte Calvo.
Infine, si mette il coperchio al dewar. Ma il coperchio non sta fermo, balla il tip-tap, saltella perchè qualcosa bolle in pentola. Ci vuole un peso: un bel peso da mettere sopra il coperchio, così finalmente sta buono.
Le basse temperature scottano.
chiara dolce erba rosa-rouge1

So cosa sto disegnando

Bargaggina è un’artista genovese. In questi giorni comincia un corso di pittura: insegna. Con la forza delle sue creazioni, sbarca in giro per il mondo… una energia che sparge come spezie al vento… ecciù! pepe!!!
Ecco qua una citazione dalle facce delle sue amiche. Mi ci son fatta quasi il crampo alla mano, e ho usato pure il pennello, per spazzare la polvere di gomma tra una matita e l’altra…

girl network

Ritorno ai laghetti rossi

Con i laghetti rossi di Capriva avevo un conto in sospeso da un mese. Domenica scorsa, li ho ritrovati al primo colpo senza perdermi. Ho verificato che il nome “laghetti rossi” deriva dal colore della terra argillosa della zona del Rio Toccai.
Percorrendo in bici il sentiero sterrato che va dai laghetti alla Crosera dai Giaz, ho visto la strada cosparsa da ricci di castagne. Ho pensato: meglio fermarsi prima di bucare. E poi ho pensato: meglio ancora fermarsi a raccogliere le castagne! Ho fatto una piccola scorta da portare ‘fresca fresca’ per la castagnata che mi attendeva nel pomeriggio. C’erano anche parecchi gusci vuoti, e alcune scorze di castagna pelata sparse nel sottobosco. Forse una parte della scorpacciata era già stata fatta da qualche animale. Ci sono animali che sanno pelare le castagne per mangiarle?

bosco castagne laghetti rossi Paola è arrivata ai laghetti rossi

Al ritorno ho visto il treno passare sopra la mia testa, mentre raggiungevo la stazione di Gorizia dal sottopasso. Arrivo al binario e il treno è ancora lì: è il mio? non è il mio? Mentre mi oriento il treno comincia a muoversi senza di me. Era il mio. Accidenti. Mi consolo con un pranzetto risotto zucchine e scampi all’aria aperta, non lontano dalla stazione, in attesa del treno successivo.
Sul treno ho chiacchierato con i macchinisti veneziani. Secondo loro, a Venezia, coi politici che ci sono, può succedere di tutto. Ti dicono “Piazza S. Marco non serve più, i piccioni fanno epidemia”, e ci tirano su un centro commerciale. Te lo vedi, un palazzone di centro commerciale al posto di piazza S. Marco?

Tra gli altri incontri del giro: un uomo a cavallo nel bosco di San Lorenzo. Una coppia coi cesti straripanti di funghi: “chiodini e porcinelli. Cammini tanto tanto, e poi, quando mai ti aspetti, riempi il cesto”. E un paio di ciclisti epilati che dopo una tappa di cento chilometri meditavano un pomeriggio di pesca, e che hanno sgamato la mia provenienza triestina dagli adesivi ‘de palma’ sul telaio.

laghetti rossi

Recensione: la culla dell’Occidente

La culla della cultura occidentale è la Grecia, di cui Omero è il primo cantore. Nella sua opera, è possibile vedere tracce delle altre culture.
Margaret Atwood ha ricordato i chiari elmenti provenienti dalle altre voci, e le ha fatte parlare. Penelope ha delle cose da dire sull’uccisione delle sue ancelle, avvenuta al ritorno di Ulisse.
Un libro che dovrebbe essere presentato a scuola. The Penelopeiad. Il canto di Penelope.

girl self portrait

Mezz’ora a Milano

Martedì scorso ero a Milano, presso l’Associazione Italiana di Metallurgia. A fine giornata, avevo ancora un’ora prima di prendere il treno del ritorno, e mi sono messa a girellare a caccia di mostre, come ai vecchi tempi.
L’associazione italo-svizzera, chiusa. Il Padiglione d’Arte contemporanea, PAC, fermo per allestimento. In piazza della Scala, due coccodrilli viola attaccati al palazzo. Dietro le guglie del Duomo, un aereo che solca il cielo blu. In via Dante, finalmente: una serie di grandi stampe fotografiche da ammirare all’aperto, come già visto in precedenti iniziative. Le guardo tutte? ma sì, facciamo tutto il viale, ci sarà sicuramente una fermata della metro alla fine, senza bisogno di tornare indietro.
E infatti la metro c’era. Solo che non andava diretta alla stazione: questo non l’avevo calcolato. Cambio di metro a Duomo: manca un quarto d’ora. Altri sette minuti consumati in metro. Sette minuti residui per arrivare al treno. Timbrare il biglietto. Cinque minuti. Arrivo al treno: porte chiuse. Aaaaargh! Un ragazzo arriva come me, e batte sulle porte. Un passeggero da dietro la porta fa cenno: niente da fare. Proviamo ancora: il pulsante non apre le porte. Aaaaaargh! Da un altro binario mi sento chiamare: “Paola!” (?!?) “Dall’altra parte!”. Dall’altra parte? Corro dall’altra parte: la pensilina giusta era l’altra, dall’altro lato del treno le porte erano aperte… corro su, giusto in tempo, arrivo al mio posto che il treno si muove. Resta un mistero: il tipo che mi ha chiamata non lo conoscevo, me lo sarò sognato che ha fatto il mio nome?!!!

duomo via dante lucertolone milanotrends

Mini giro sull’altopiano

Sabato scorso, alla mattina, il cielo era misto: piove o non piove? Mah, andiamo in bici lo stesso.
Prendo il tram, parte subito, però a metà strada si ferma: anche stavolta non porta fino a su. Quando verrà riparato definitivamente?
Poco male: le due curve di via Commerciale alta si fanno subito, tra il rumore d’acqua dei rivi un po’ più pieni, e i cespugli di rovi dove si può rubare ancora qualche mora.
Faccio dunque il mini giro triangolare Opicina-Monrupino-Fernetti-Opicina. Capitare dopo una settimana di pioggia ha i suoi vantaggi: il sottobosco umido profuma, e i raggi di sole illuminano come gioielli le gocce d’acqua sul sommacco rossoverde.
Ai lati della strada adocchio mucchietti di crochi sotto gli alberi (tutti i crochi avevano al loro interno un insetto-forbice nascosto, tranne uno che aveva la lumachina). E poi erica rosata tra i sassi, e un fantastico bruco arlecchino.
Come tocco finale, buco la ruota poco prima del rientro: finalmente! L’ultima volta mi era successo dieci anni fa! Dopo aver trovato, a casa, il minuscolo forellino, sono andata con Dado a far scorta di toppe per riparare mille volte la gomma… così ho diecimila anni di pedalata garantiti!!!

crochigialli roccecarsiche sommacco brucoarlecchino