La motivazione della foto o del disegno

Fin da quando ero piccola, fin dai miei primi ricordi, c’è sempre stato un rapporto con la creatività.
Una attività essenziale per me è stata disegnare, sempre. Ho disegnato almeno per vent’anni di seguito, completando anche più di un lavoro in una sola giornata, e ho conservato quasi tutto: il pre-scolare ritratto del gatto bianco su sfondo rosso ha il suo posto nell’armadio di là.
Qualche anno fa, la macchina fotografica ha rubato di botto il posto alla matita, con una chiara motivazione pratica. Scattare una foto è più rapido che finire un disegno. In mancanza di tempo, una forma di sopravvivenza molto vitale.

Dopo parecchi anni di matite ferme (almeno sei?), l’altro ieri, ero in autobus, avevo un’idea, e pensavo: so che la posso disegnare, anche se è da tanto tempo che non lo faccio, so che la vedo e la metto su carta senza difficoltà.
Beh, è facile dirlo, ora. Il trasporto che si ha durante l’operazione del disegno è più intenso, e viscerale.
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Repetitions / serialità



Qualche settimana fa ho comprato dei vestitini di seta.
Due. Sono praticamente uguali tra loro. Ed uguali al terzo che avevo preso nello stesso posto un anno fa, alla bancarella delle cose indiane del mercatino di settembre.
Ora fa freddo, non è il momento di metterli. Ma sapere di averne in abbondanza mi fa pensare che posso tornare nei posti in cui li ho portati in precedenza. La torrida Mantova del festivaletteratura. La fresca San Daniele dell’hobbiton.
Rosa, azzurro e viola.

Stagioni

Il cambio di stagione c’è già stato? Mi dicono di sì.
Si alternano giornate di pioggia e freddo alla sera, con caldi pomeriggi adatti a togliersi gli strati di troppo e magari andare al mare.
L’aria frizzante e le luci forti che filtrano tra le nuvole ricordano l’energia della natura che si ha in primavera, col ritmo che si rinnova e i cicli che girano.
Allora, presa dalla smania di fare foto che gira tra amici sul web, torno a casa dopo lavoro, inforco la macchina fotografica, e vado a caccia di raggi bassi tra le foglie di rosa del giardinetto.
Eppure… il calore del tramonto è effimero, lo catturo un attimo, e già il giorno è finito.
Accidenti! ti acchiapperò la prossima volta, stai fresco caro sole sai, non passerò tutto l’inverno in apnea al buio, no no no!!!
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Ancora sogni popolati da strane creature

Il libro in lettura di questi giorni è “Blackberry wine“, della brillante Joanne Harris. Storia di uno scrittore che rivisita in una vacanza i luoghi delle sue esplorazioni di ragazzo, i ricordi delle sue prime avventure.

Per me questo tipo di luoghi, salite all’altopiano dietro la casa dei miei, torna a farsi vivo nei sogni, con un po’ di variazioni sull’argomento…

Stanotte ho sognato di avere un appuntamento con delle amiche presso Campo Cologna, e di andarci partendo dalla sommità di via Moreri sull’altopiano. Cominciavo quindi una discesa lunga e tortuosa (come realmente è), infarcita di passaggi per strani luoghi.
La prima tappa si svolgeva in un campetto di terra rossa. Sul campetto, c’erano delle foglie cadute, gli orli avevano un bel colore brunito, e mentre mi avvicinavo per fotografarle, vedevo che le foglie si alzavano sopra le proprie zampe: in realtà erano degli insetti-foglia (forse un tributo agli insetti stecco visti l’altra settimana a casa di Bibi e Dodo).
A lato c’era una scuola di volo per uccellini: si buttavano in planata da un ciglio, e poi lo risalivano arrampicandocisi come scalatori.
Presa dalla mania delle foto macro, trovo coleotteri scintillanti e farfalle dalle ali trasparenti, che camminano agili lungo tele di ragno, e provo anche a catturare con dei video la seguente scenetta.
A lato del campetto c’erano dei buchi nella terra tipo nidi di talpa. Dai buchi spuntavano testoline rosse di galletto urlante, con occhio vigile ed allarmato, e poi galletti interi a frotte che correvano fuori sculettando. Dietro di loro, sbucavano dal terreno dei bambini dispettosi e paffuti, che li inseguivano secondo un gioco di caccia al galletto, che facevano percorrendo già da sotto il terreno le gallerie delle talpe…
Giungo ad una villa con terrazze con vista: sembra che sono arrivata alla festa! All’ingresso sulle terrazze, stavano due splendidi gatti, vestiti con una scintillante corazza di rame, per un gatto liscia e per l’altro corredata di sbuffi di pelo, a mo’ di decorazioni piumate da capo indiano: i veri protettori del luogo. E nelle sale, persone vestite a festa, forse quelle conosciute in Francia lo scorso weekend…
Che psichedelia!!!

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Il saggio come affresco di un’epoca

Recensione dell’ultimo libro letto.
Titolo: Women, art and society.
Autrice: Whitney Chadwick.
Trovato alla libreria del MACBA di Barcellona, centro per la cultura contemporanea.
Portato in treno, in bus, in aereo, con tutto il suo chiletto abbondante di peso.
Tomo di 500 pagine che ti accompagna per tutto il percorso della storia dell’arte, affrontando le trasformazioni sociali e culturali affiancate alle questioni di genere. Donne produttrici di cambiamento nell’arte, che esplorano tecniche artigianali, che contribuiscono all’editoria degli albori ed all’immaginario visuale scientifico. Donne rappresentate nell’arte, in modi che mostrano gli streotipi dellle varie epoche.
Quando arrivo all’arte contemporanea, la sento, è mia, è quella che parla dei miei tempi.

In programma, tappa alla Biennale di Venezia, e si continua.

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Tappa al giardinetto

Che tramonto, oggi. Cielo pulito spazzato dal vento. Il giardinetto sotto casa brillava nella luce bassa, spazio aperto tra i palazzi, case arancio cielo blu.

Col libro sotto braccio, sbirciavo la banda di ragazzini sul muretto. I loro riti incentrati sui rapporti di forza si perpetuavano. Il più piccolo e paffuto continuava a mantenere il suo posto tra loro, ogni tanto schivava una sberla (ieri gli avevano tirato un pugno sul naso, per strada sotto i nostri occhi).

Nonne a crocchio si chiacchieravano i cani. Due ragazze facevano ginnastica. Un corridore paziente girava, girava e girava sul perimetro a otto.


Il basso Collio by bike

La gita treno-bici Cormons-Gorizia è facile e piacevole. In teoria, il riferimento sono le tappe Cormons – Capriva – Mossa – Lucinicco – Gorizia. In pratica, la strada statale si può evitare, per intrufolarsi tra i paesini: le deviazioni fuori rotta sono meglio della retta.

La prima meta extra può essere la Brazzano-Giassico (con l’accento sulla seconda ‘i’). Il 19 agosto Giassico ospita la festa Convivio dei Popoli della Mitteleuropa. Io, a Giassico, dopo una mezz’ora condita dall’acqua Kaiser Wasser, dagli applausi ritmati sulla Radetzkymarsch, e dall’avvicinamento di un tipo con le Operette Morali di Leopardi in friulano (ho scoperto poi che era della società filologica friulana) ho deciso di continuare il giro.

Ecco allora, ben segnalate dai cartelli pro-bici, alcune deviazioni interessanti:
1) la Cormons – Monticello – Boatina (anello di viali alberati tra paesi rurali con annesse aziende vinicole)
2) la Capriva – Spessa (con campi da golf tra filari di viti e ulivi sotto il castello di Spessa)
3) i Laghetti Rossi tra Capriva e Mossa (riserva naturale di pesca, il cui attributo ‘rosso’ deriva dalla roccia e non dall’acqua).

Dream pics

Stanotte ho sognato che si potevano fare le foto ai sogni.
Era una cosa facile: bastava tenere in mano nel sonno la macchina fotografica. In questo modo, il dito che toccava il pulsante dello scatto trasmetteva alla macchina fotografica il potenziale chimico (guarda un po’!) necessario ad impressionare la CCD della macchina fotografica con l’immagine in corso… Infatti, poi nel sogno arrivava mattina, mi svegliavo, e trovavo memorizzate tutte le foto dei sogni, che la sera prima non c’erano… Che flash!!

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Quando le macchine fotografiche te le tirano dietro..

Dicesi cameratossing la tecnica fotografica che prevede il lancio della macchina fotografica durante una lunga esposizione, spesso in alto in rotazione su sè stessa. La macchina va poi ripresa al volo delicatamente prima che tocchi terra. Ammetto che con questa tecnica le probabilità di distruggere l’apparecchio non sono basse. Io ne ho già fatta fuori uno l’anno scorso.
Questo non significa che la tecnica smetta di essere attraente. Ci sono gruppi di pazzi che riescono a realizzare degli scatti eccezionali con questo metodo.
Le luci di piazza Unità, la sera, sono un buon soggetto. Le lucine dello stereo, a casa, a tapparella abbassata, sono un’altro passatempo adatto ai momenti in cui non si può uscire. Insomma, roba da delirio…

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Comincia la sezione dedicata ai sogni…

Questa notte ho sognato di incontrare mia sorella Francesca dopo lavoro.
Lei mi aspettava con una sorpresa. Un gelato! Ma una torta gelato, creata da lei! Stava su un tavolo lungo 10 metri, ed era una torta lunga come il tavolo, composta da 150 palline di gelato messe in fila, come su un lunghissimo vassoio. E sopra ogni pallina di gelato, una montagnetta di panna. E sopra la montagnetta di panna, 5 o 6 pezzetti di fragola, o delle mandorle… yummm!!!
Uè, Cilla, che pazienza con tutte quelle palline!!!

fragola

p.s.: e questo non è ancora niente. Guardate qua che sogni spaziali che tira il dado!!!