Ogni mattina una vista diversa

Ieri mattina mi sono svegliata presto, e così ho potuto prendere uno di quegli autobus che non becco quasi mai, prima dell’alba.
Però c’era già luce, finalmente se n’era andata via la foschia, e il cielo limpido era luminoso, sì le giornate si allungano!
Quando l’autobus passa sulle rive, io di rito alzo la testa dal libro, e guardo nubi e luci dietro S.Antonio, oppure il mare che ogni mattina ha un colore diverso.
Però stavolta uno strano faro mi ha colpito la coda dell’occhio, proveniente da un lato inatteso. Riguardo sul mare… la luna! Enorme, luminosa al massimo, non ancora tramontata! Una luna piena grande, sul mare freddo metallico e le montagne di nuovo a vista, con lo sfondo azzurro viola del cielo pulito. Valeva la pena svegliarsi presto per vedere questo spettacolo!
Mi è sfuggito un ‘uao’ sottovoce, e anche altre persone nel bus si sono girate verso il mare come me, e sono rimaste a fissare il faro a lungo, imperterriti, finchè il bus al semaforo non è ripartito di nuovo col verde.

La foto di seguito è stata scattata dal nostro amico flickeriano Xamad, che si dedica nelle ore notture alla fotografia astronomica… ciao Gianni!
guellKal4

Mostra i mostri

Mi sono accorta di avere cinque (5!) progetti creativi in piedi…
Quello che mi solletica di più il retro della mente è quello più remoto, da realizzare tra un anno, che però adesso è trascurato, e non solo perchè tra tre giorni si inaugura la collettiva Sho-TS…
Come dice Ambra: “cerca di occuparti di una mostra alla volta!”.
E così, con scala, scotch e silicone, domenica mattina abbiamo spostato le foto della vecchia mostra per fare posto alla nuova…
Pronti per la festa?

Una storia che è una partita a scacchi

Oggi ho finito l’ultimo libro della Harris che, grazie ad Ambra, avevo sentito recensire dalla diretta voce dell’autrice un anno fa, quando siamo andate a incontrarla al pordenonelegge. Ambra, che le aveva chiesto un autografo, avrebbe potuto conservare una foto ricordo del momento, se la sua macchina fotografica nelle mie mani non si fosse scaricata proprio in quel momento (batterie infide).
Effettivamente, questa lettura meritava. Era palese, l’insight, l’occhio da esperta dell’ambiente, che l’autrice aveva: la storia era ambientata in quello che era stato il suo luogo di lavoro per dodici anni, una scuola maschile. “Gentlemen and Players“, l’ho letto in lingua originale (la traduzione del titolo in italiano è spaventosa: “La scuola dei desideri”), ed ecco cosa dice l’autrice di quell’ambiente sul suo sito:
“Women teachers were few; political correctness was at a minimum.
For a writer, it’s a perfect environment. It’s invigorating; intensely sociable; riddled with the unexpected.”

Buono per potercisi identificare.

Monte sei busi in bici

Venerdì mattina, dopo molti giorni di attesa, è finalmente tornata fuori una buona occasione per una gita treno bici. Giornata fredda (temperatura in discesa sotto i dieci gradi), ma cielo lipido e sole: perfetto.
Stazione, biglietto, macchinisti Furio e Ciccio che mi attaccano bottone, e arrivo a Monfalcone. Passo a salutare Rosa che smonta la mostra con l’ultimo mandarino in mano, attraverso un corteo di bandiere sindacali in sciopero, e vado a comprare la cartina Tabacco del Monfalconese, meditando un itinerario Ronchi – Doberdò. Il libraio mi suggerisce un percorso: strada statale 15, dopo la prima curva con la piramide si va a sinistra nello sterrato. Seguo il suggerimento: inizio il giro tra i sassi e i saliscendi della via lungo il metanodotto. Il primo tratto non è bello, pieno di antenne, ma poi si arriva al Monte Sei busi e alla Trincea dei Bersaglieri, postazione che permette di vedere da un lato il mare e dall’altro le alpi. Da lì lo sterrato si fa più largo e dolce, e mi permette di arrivare (involontariamente!) fino a Doberdò, che era quello che avevo in mente, risbucando sulla SS15 da utilizzare poi al ritorno.
Come la dritta sull’itinerario, anche il suggerimento su dove trovare la carta Tabacco (che a Trieste non era reperibile) l’ho raccolto tra gli incontri casuali. L’esplorazione contiene anche questo: la raccolta sulla via di informazioni altrove introvabili.

monte sei busi

Almeno una storiella buffa alla settimana

Domenica scorsa volevo fare la mia solita escursione in bici, ma ero stata invitata da Francesca per una nuotata in piscina. Ottima idea pure quella. Che fare? Andando in bici verso la piscina, anche se la strada è breve, si combinano le due cose. Esco allora con un buon anticipo: faccio un giretto a pedali per le rive, un moletto dopo l’altro, consumando il tempo fino alle undici, ora in cui Francy mi attendeva alla piscina: “Puntuale, eh!” aveva detto.
L’automatismo mi porta dopo la stazione marittima, posizione un tempo occupata dalla vecchia piscina Bianchi… che ora non c’è più. Eh sì, dimenticavo, la nuova piscina Bianchi è un po’ più in là; poco male, pedalando ancora un po’, arriverò lì alle undici e cinque. Giungo quindi all’astronave della Bianchi nuova, lego la bici, ma non vedo nessuno fuori ad aspettarmi. Bon, saranno dentro. Ma non c’è nessuno neanche dentro… Telefono a Fra, ma non risponde. Chiamo il papi, che faceva parte del gruppo. “Dove siete?” “Alla piscina di S. Giovanni!”. Doh…
Non posso lamentarmi di aver fatto un giro in bici troppo breve. Dopo praticamente un’ora sui pedali, tocco finalmente l’acqua della piscina in compagnia degli altri. Devo dire che, dopo questo buon riscaldamento, ho nuotato bene.
piscina a montegrotto

Colazioni invernali

La mattina, se mi sveglio troppo presto, lo capisco subito dalla luce rossa che viene dalla finestra. Mi alzo comunque, mi faccio un tè perchè c’è tempo, non la solita rapida aranciata. Ho da mangiare dolci di tutti i tipi: biscotti, goloserie dalla fiera di S. Nicolò, marzapane e cassata siciliana, o dolci che avevamo ricevuto in regalo dagli amici; ne prendo un po’ per ciascuno.
Mentre raccolgo le erbe del tè che si sono sparse sul piano della cucina, finocchio e liquirizia in pezzi, sento i gabbiani ciarlieri che volano in cerchio sopra il cortile. Questo mi ricorda quanto il mare sia vicino alla nostra casa.

finocchio colazione invernale gabbiani fieno greco polvere

Treni

Non solo gite treno bici.

Anche il ritmo quotidiano può essere un veloce viaggio. Gli impegni sono aumentati e il ritmo pure, così ad un certo punto mi sono detta (razionalmente!!): che si fa, salgo su questo treno e aumento la velocità? Poco tempo c’è stato per pensarci su. Ormai sono un paio di settimane che vado avanti dedicandomi continuamente alle decisioni. La cosa che ho notato, ora che ci son dentro, è questa: accipicchia, è tutto il giorno che PENSO in velocità!!!
il fuoco in mente

Una cucina tutta per sè

Adoro questo tipo di cena.
Non dovrei dirlo, perchè i pranzi curati e ricchi, risotto e insalata multi ingredienti di nuova invenzione, composti con ritualità assieme al Dado, sono il modo di mangiare più bello. Ma che l’accozzaglia di pappa rapida faccia sfizio, non si può negarlo. Ecco allora la composizione di stasera.
Panino tratto dal recupero delle ultime due fette di finocchiona e dello sfilatino raffermo, che diventa croccante quando viene scaldato. Uovo in camicia: morbidissimo, semplice, compatto fuori e col cuore da scarpetta dentro. Yoghurt da frigo vuoto, uno degli ultimi due: che bel, anche questa scorta viene esaurita senza spreco. Cassata siciliana dalla fiera di S. Nicolò o fetta della torta di pan di spagna fatta da Dado? Chiusura con la duecentesima tazza di tè arancio-finocchio-liquirizia, intramontabile.
Dispenser su Radio2 fino alle 21, e poi Uscita di Emergenza… saluti agli amici in radio!


Questa foto non l’ho fatta io, ma un’amica di Flickr, jlouisemurphy. Inno alla semplicità dell’ovetto. Una cosa tutta per sè.
This photo is made by a Flickr friend, jlouisemurphy. A splendid expression of the simplicity of daily things, like the taste of a boiled egg.

La soffitta della mente

Lo scorso weekend ho recuperato la raccolta di tutti i miei disegni storici, che stava nascosta nella cantina dei miei. Un bel pacco alto di lavori, che si susseguivano dal 1985 al 2002 con una certa continuità, e poi il “buco”.
Sfogliare quelle vecchie pagine delle elementari, delle superiori e così via era più esplicito che riguardare un diario, rimasto chiuso in un cassetto polveroso per diverso tempo: una sensazione quasi cruda, per il flusso di ricordi troppo diversi e compatti ritornati in un attimo davanti al sè. Devo dire infatti che (e non l’avrei immaginato) ho richiuso volentieri il coperchio del vaso antico, e ho riportato il giorno dopo in cantina quasi tutto, tranne una piccola selezione recente e i ritratti del Dado a mano libera.
Comunque, insieme alla voglia prevalente di guardare avanti sulla pagina nuova, e all’inatteso disinteresse per lo stile rapido adottato in passato, ho trovato le mie piccole costanti: le rose rosse copiate dal giardino a dieci anni, (come nella mostra “Floreal” dell’anno scorso), e tanti disegni, più o meno fantasiosi, di ragazze in libertà.
1998

Più forte del pensiero

Stasera ero cotta, per me cena con panino alla melanzana, per Dado pasta e fasoi.
Pensavo di non fare niente e invece ho cominciato a disegnare. Due ore filate, dal vuoto bianco al pieno verde. Ho navigato tra le matite così tanto che poi ho detto: “Peccato che è finito”.
“Fanne un altro!”, mi ha risposto Dado.
verde pieno