La soffitta della mente

Lo scorso weekend ho recuperato la raccolta di tutti i miei disegni storici, che stava nascosta nella cantina dei miei. Un bel pacco alto di lavori, che si susseguivano dal 1985 al 2002 con una certa continuità, e poi il “buco”.
Sfogliare quelle vecchie pagine delle elementari, delle superiori e così via era più esplicito che riguardare un diario, rimasto chiuso in un cassetto polveroso per diverso tempo: una sensazione quasi cruda, per il flusso di ricordi troppo diversi e compatti ritornati in un attimo davanti al sè. Devo dire infatti che (e non l’avrei immaginato) ho richiuso volentieri il coperchio del vaso antico, e ho riportato il giorno dopo in cantina quasi tutto, tranne una piccola selezione recente e i ritratti del Dado a mano libera.
Comunque, insieme alla voglia prevalente di guardare avanti sulla pagina nuova, e all’inatteso disinteresse per lo stile rapido adottato in passato, ho trovato le mie piccole costanti: le rose rosse copiate dal giardino a dieci anni, (come nella mostra “Floreal” dell’anno scorso), e tanti disegni, più o meno fantasiosi, di ragazze in libertà.
1998

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