Una storia che è una partita a scacchi

Oggi ho finito l’ultimo libro della Harris che, grazie ad Ambra, avevo sentito recensire dalla diretta voce dell’autrice un anno fa, quando siamo andate a incontrarla al pordenonelegge. Ambra, che le aveva chiesto un autografo, avrebbe potuto conservare una foto ricordo del momento, se la sua macchina fotografica nelle mie mani non si fosse scaricata proprio in quel momento (batterie infide).
Effettivamente, questa lettura meritava. Era palese, l’insight, l’occhio da esperta dell’ambiente, che l’autrice aveva: la storia era ambientata in quello che era stato il suo luogo di lavoro per dodici anni, una scuola maschile. “Gentlemen and Players“, l’ho letto in lingua originale (la traduzione del titolo in italiano è spaventosa: “La scuola dei desideri”), ed ecco cosa dice l’autrice di quell’ambiente sul suo sito:
“Women teachers were few; political correctness was at a minimum.
For a writer, it’s a perfect environment. It’s invigorating; intensely sociable; riddled with the unexpected.”

Buono per potercisi identificare.

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