Mi go visto robe che voi furlani…

Ieri sera ho sentito Dado che andava a dormire accompagnato da un rumore strano.
Solo stamattina ho capito che cos’era.
“Sono andato a dormire con le cuffie”, mi ha detto. “Ho guardato dieci minuti di Blade Runner, e poi mi sono addormentato”.

Bel modo di entrare nel mondo dei sogni.
Forse è per questo che, poi, Dado partorisce creazioni come questa…
(è opera sua il riarrangiamento del video).

Videocracy

Ieri sera, con i nostri amici Carluca, siamo andati al cinema Ariston a vedere il film documentario Videocracy. Lo aspettavamo “al varco”: appena è stato proiettato nelle sale, ci siamo fiondati.

Devo dire che mi è piaciuto.
Ha un buon impianto sociologico, e un velo di poesia da fiaba.
Ha ragione Erik Gandini, il regista: non è un film aggressivo. Si occupa di un tema specifico (la videocrazia), e ne fa “sentire” il galateo, quello vissuto dai suoi partecipanti, dall’interno.

Ricco di spunti.

httpv://www.youtube.com/watch?v=-9AXQGGkgK8

Weekend lungo a Firenze – 2

Seconda tappa obbligata del centro di Firenze: la traversata del Ponte Vecchio. Poichè era un giorno festivo, c’era così tanta gente che non ci si poteva muovere! Ho attraversato il ponte così a rilento che, una volta oltre, il museo che volevo andare a vedere era già chiuso!…

Torno indietro, giro ancora un po’ per le vie finchè c’è sole, prima di andare al chiuso in un museo. Finisco per caso in un corteo che segue una banda che suona in stile brasiliano, la “Sambanda” (come la nostra Banda Berimbau). Il corteo ondeggia, balla a tempo di tamburo, allegro: impossibile non accodarsi!

la folla della domenica il ponte vecchio tramonto sull'arno onde dell'arno
arte e restauro graffiti sambanda souvenirs kitsch

Verso sera cerco Palazzo Strozzi. Arrivo in via Strozzi, un po’ fuori mano, e vengo immersa dalla nebbia davanti al parco. Un grande cancello solitario è affiancato da una guardiola seminascosta. Chiedo dell’ingresso alla mostra. Mi dicono che il bastione è chiuso tutto l’inverno. Com’è possibile? Non è il museo di via Strozzi questo? Ma no! Il palazzo Strozzi è da tutt’altra parte, mi dicono! E’ in via DEGLI Strozzi, non in via FILIPPO Strozzi! Quella sì, che è diversa!

Quando alla fine arrivo a Palazzo Strozzi veramente, è troppo tardi per visitarne le mostre con calma, allora le rimando all’indomani e mi butto direttamente al festival del cinema indiano.
Apprezzo in particolare il documentario sul mestiere dei Dabbawala. A Mumbay ogni giorno 5000 uomini consegnano un contenitore di metallo (dabba) contenente il pranzo destinato ad oltre 200.000 lavoratori. Un’organizzazione incredibilmente perfetta!

palazzo strozzi cinema indiano parco nella nebbia

Una serata a Milano

Lunedì sera ho avuto un paio d’ore libere da passare a Milano.
Era tardi e c’era una lieve parvenza di pioggia, ma ho vinto la pigrizia e sono andata a fare due passi fino a un ristorante suggerito da Diego, il fratello di Emilio. Ho attaccato un po’ bottone al proprietario, che era stato avvisato del mio arrivo, e ho fatto una cenetta proprio piacevole. Insalata di arance e finocchio: da ricordare! E minestra di zucca appena fatta, tutto gusto. Come compagnia aggiuntiva, ho scambiato un po’ di messaggi con Domenico e Dado:

PAOLA: ciao DadoAleBibiDodo, sto mangiando la minestra di zucca!
DODO: anche noi mangiato minestra di zucca!
PAOLA: non ci credo! non è possibile che stiate mangiando la minestra di zucca all’interno di una zucca come me!
DODO: nella tua zucca vuota? (by dado). anche noi nella zucca, con il mestolo di legno, e le fiepe roste 😉

finocchi e arancio minestra di zucca rovello 18 oltre la terra

Per chiudere la serata, ho trovato proprio quello che ci voleva. Una mostra fotografica all’aperto, in via Dante, dedicata al cosmo e alla cooperazione che porta avanti la ricerca astronomica: nome della mostra, “Oltre la terra”.
Tra i corpi celesti fotografati, c’era persino, udite udite… il buco nero supermassiccio!

“Distante circa 10-13 milioni di anni-luce in direzione della costellazione del Centauro, la galassia Centaurus A è una delle sorgenti celesti che ha più sorpreso gli astronomi di tutto il mondo. Un buco nero di massa equivalente a quella di 100 milioni di Soli si annida nel suo centro, brillando di luce a tutte le frequenze, dalle onde radio ai raggi X e Gamma. Dal buco nero centrale si diparte un getto di particelle ad altissima energia, che si muovono circa alla velocità della luce.”

E’ quello della foto in basso a sinistra. Dovrò dirlo a Elio!

centaurus A galassia vortice M51

httpv://www.youtube.com/watch?v=wEChgmU4xAI

Ricordini di viaggio

Dei giorni della pedalata in Svizzera delle scorse due settimane, mi piace ripensare ad alcuni momenti particolari.

Per esempio a quello in cui, nel monolocale di Fabio, con le pantofole ballavo e scivolavo sul pavimento quasi a pattinare.
Oppure a quello in cui decidevamo che strada ciclabile prendere: (voce di Dado che imita Mike buongiorno all’apertura delle buste dei quiz): “la uno, la due o… la cinque?”
Ricordo il profumo dell’infuso a base di rooibos e fiori di malva: non ho resitito, ne ho comprato una scorta di diversi etti, mentre la rivenditrice cercava le parole in una lingua a scelta (risultando quasi incomprensibile) in cui spiegarmi che il suo “cuoco” o “capo” (chef) formulava le miscele a mano.

E poi che storie, coi sacchi per i piumini che ogni sera dovevamo re-infilare in un posto nuovo: solo alla fine abbiamo sviluppato una tecnica sicura; nella foto sotto si vede il Dado all’opera, arrampicato sulla scala del letto a castello di un ostello. Come quell’altra volta in bed&breakfast, che avevamo un piumino troppo piccolo, che non bastava per tutti e due: stavamo sempre o coi piedi o con un lato scoperto, era impossibile, non si dormiva! Finchè, a metà notte, non ci è venuta l’illuminazione: fuori dalla stanza ci era stato lasciato un altro piumino singolo. Chi avrebbe detto che la soluzione giusta sarebbe stata usare due piumini insieme, uno a testa? La proprietaria, a sentirci la mattina dopo, rideva di noi… mah.

Non poteva mancare, tra le nostre scenette preferite, quella degli artisti di strada alla festa del lombrico: belghi-francesi, che Dado mi traduceva nell’orecchio, e piuttosto litigiosi tra loro. Notare la vista sul lago, nello sfondo, dall’alto della collina. Era da giorni che volevo caricarne il video.

Ah sì: come si chiamano in tedesco gli stuzzicadenti (con la punta alla menta: guardate nella foto l’estremità verde)? Zahnstocher, bastoni per le zanne!

la uno, la due o... la 5? rooibos alla malva riempimento sacco per piumino stuzzicadenti alla menta

Humus Park

Sabato pomeriggio, giro treno bici a Pordenone. Ogni volta che ci vado, mi oriento nel centro storico ricordandomi degli stand di pordenonelegge.
Sono andata a vedere la mostra di foto e poesia “Confini e Frontiere” all’interno della rassegna Spilimbergo Fotografia, e poi ho visitato il Parco del Seminario, abbellito dall’esibizione di Land Art “Humus Park“.
Nel parco presso il fiume Noncello, si mimetizzavano le sculture realizzate in materiali naturali reperiti sul posto dagli artisti. Un piccolo esercito di scope danzanti mi catturava mentre io ci passavo in mezzo con la bici facendo cric-croc sull’erba tagliata!
L’angolo più bello del parco era quello nascoso presso un’ansa del fiume, reso magico dalla scultura italiana: un salice di fiori di legno a lungo stelo, cadente a tenda dai rami di un albero, che cantava con il rumore dell’acqua tra i sassi.

palla c'è pn museo pordenone centro
il ballo della scopa bruco salice magico ingresso svizzero

Disavventure quotidiane – parte 2

Giovedì scorso, dopo che ci eravamo ripresi dallo smarrimento della borsa coi documenti, il programma per la sera era questo: andare a Prepotto al civa-civa festival, mangiare lì in sagra e ascoltare il concerto della Banda Berimbau. Era un mese che mi ero annotata questo appuntamento, e non vedevo l’ora di rivederli: sono un gruppo pieno di energia, proprio quello che ci voleva per una giornata insolita come quella.

La strada fino a Prepotto è un po’ lunga: prendiamo l’autostrada per un pezzo, e poi torniamo indietro tra i paesi. Luca non conosce il Carso per cui gli parliamo delle osmizze, che si trovano qua per le alte, e che però bisogna conoscere altrimenti è un po’ difficile trovarle.
Il problema è che anche il “Civa-civa Festival” è un po’ difficile trovarlo: non vediamo nessuna indicazione…
Dopo un paio di inversioni per tornare sui nostri passi e cambiare strada (che figurin!), Dado attiva il navigatore satellitare sul suo telefono e prendiamo una laterale che parte da Slivia: sembra essere la più corta.
Devo dire che la strada mi era nuova, e si faceva pure stretta. “Sembra un single track“, dico ai ragazzi, riferendomi ai sentieri in cui passa una sola bici. Infatti le fronde si avvicinavano sempre più e si passava con l’auto a malapena…
Ad un certo punto la strada si fa sterrata, ma sul navigatore risulta comunque segnata: bon, ah.
I muretti a secco ci affiancano e pure i rovi, quando le pozzanghere sul tragitto si fanno sempre più grandi… Sembra che dobbiamo attraversare delle piscine! Mi fermo, e dopo un piccolo dibattito interno, mi risolvo di esplorare il tragitto a piedi prima di continuare.
Esco dall’auto e cerco di camminare sul lato dove il fondo sembra più solido, ma… ‘splash‘!! Entro col sandalo nell’acqua e nel fango. Bleah! Ok: la pozzanghera è profonda, questo si è capito.
Vediamo se è l’ultima e poi la strada migliora. L’unico modo per andare avanti è salire sul muretto a secco per superare il guado! La strada non è illuminata a meno dei nostri fari… si capisce che non è un bel percorso da cui continuare.
Torniamo indietro: l’unica è fare tutto quanto in retromarcia. (Piccolo dibattito anche su questo, e poi si va). Si passa a filo tra rovi e sassi, fino alla prima apertura verso un campetto laterale dove possiamo fare manovra: finalmente si ritorna a condizioni “umane”.

palla al guado

Mogi mogi, torniamo su una delle rotte scartate in precedenza, senza poter più vantare con Luca la nostra conoscenza del Carso…
In extremis, ci si mette pure il treno col passaggio a livello a farci attendere dietro la sbarra abbassata per diversi minuti.
Alla fine appaiono i primi cartelli piccolissimi: delle freccette con la scritta in verde nascosta nel buio, indicano finalmente il Civa-civa Festival. Finalmente!
Arriviamo a Prepotto che sono le 10: siamo stati un’ora e mezza in strada…

Il Civa-civa Festival si riconosce subito: salsiccie, pollo e cevapcici per tutti.
Il concerto non è ancora iniziato, ma parte proprio quando noi stiamo ordinando la cena.
Pum ta-ta, pum- ta-ta, tar-ta-tara-ta-tara-ta-ta!
La band fa partire i tamburi e procede come un corteo tra i tavoli. Il ritmo chiama tutti, anche i ragazzi alla griglia ballicchiano con gli arnesi in mano!
Mangiamo abbastanza in fretta perchè il ritmo ci fa impazienti, o almeno fa impaziente me che non ho perso il buon umore, perchè si avvicina il momento tanto atteso di poter andare a ballare e saltare in mezzo alla folla.

La banda non si risparmia.
Durante il concerto, i pezzi durano dieci – quindici minuti ciascuno, e quasi tutti sono ad un livello elevato di ritmo.
A mezzanotte i musicisti suggeriscono che sono stanchi e stanno per smettere… ma il pubblico li acclama, e la musica riparte.
Numerose volte sembra che il pezzo sia l’ultimo, ma la musica continua per ore. Tra i tamburi, la nostra amica Licinka che suona fa gli occhi di chi non ne può più, ma il direttore d’orchestra continua a chiedere ritmo ai suoi e salta su e giù per il palco pieno di energia! Quando il pubblico applaude, le bacchette dei percussionisti applaudono di rimando, e così dal loro ticchettio la musica può partire ancora una volta: ogni scusa è buona per fare una ripresa.
La parte finale si realizza con i musicisti mescolati alla folla, in cerchio, che passeggiano in tondo, e noi li sentiamo vicinissimi e facciamo il ritmo a nostra volta con le mani o cantando assieme a loro.
Verso le due il concerto è finito e noi ci avviamo all’auto, però io sulla strada nel bosco ballo ancora e non smetto più…

(Fino al ronf finale sul sedile dell’auto, di cui ho ceduto il volante al Dadone).

civa civa festival Dado e Beauty banda berimbau