Weekend lungo a Firenze – 2

Seconda tappa obbligata del centro di Firenze: la traversata del Ponte Vecchio. Poichè era un giorno festivo, c’era così tanta gente che non ci si poteva muovere! Ho attraversato il ponte così a rilento che, una volta oltre, il museo che volevo andare a vedere era già chiuso!…

Torno indietro, giro ancora un po’ per le vie finchè c’è sole, prima di andare al chiuso in un museo. Finisco per caso in un corteo che segue una banda che suona in stile brasiliano, la “Sambanda” (come la nostra Banda Berimbau). Il corteo ondeggia, balla a tempo di tamburo, allegro: impossibile non accodarsi!

la folla della domenica il ponte vecchio tramonto sull'arno onde dell'arno
arte e restauro graffiti sambanda souvenirs kitsch

Verso sera cerco Palazzo Strozzi. Arrivo in via Strozzi, un po’ fuori mano, e vengo immersa dalla nebbia davanti al parco. Un grande cancello solitario è affiancato da una guardiola seminascosta. Chiedo dell’ingresso alla mostra. Mi dicono che il bastione è chiuso tutto l’inverno. Com’è possibile? Non è il museo di via Strozzi questo? Ma no! Il palazzo Strozzi è da tutt’altra parte, mi dicono! E’ in via DEGLI Strozzi, non in via FILIPPO Strozzi! Quella sì, che è diversa!

Quando alla fine arrivo a Palazzo Strozzi veramente, è troppo tardi per visitarne le mostre con calma, allora le rimando all’indomani e mi butto direttamente al festival del cinema indiano.
Apprezzo in particolare il documentario sul mestiere dei Dabbawala. A Mumbay ogni giorno 5000 uomini consegnano un contenitore di metallo (dabba) contenente il pranzo destinato ad oltre 200.000 lavoratori. Un’organizzazione incredibilmente perfetta!

palazzo strozzi cinema indiano parco nella nebbia

Un commento su “Weekend lungo a Firenze – 2”

  1. Cara Paola, non sapevo che saresti andata a Firenze. Là, infatti c’è una cosa (tra le tante che meritano di essere ammirate) che da sola val bene una visita e che mi permetto di segnalare a tutti attraverso questo “Comment”. Si tratta dell’Opificio delle Pietre Dure. Le cd. “pietre dure” sono un’antica arte molto popolare, esteticamente gradevole e ancora viva tanto che a Firenze coinvolge vari artisti contemporanei. Attraverso pazientissimi intagli di lastre di pietra di spessore minimo e variamente colorate sono ricavati i pezzetti di immagine che a strettissimo contatto tra loro comporranno un quadro o decoreranno un tavolo e altro. Non so se sia corretto paragonare quest’arte al mosaico ma piuttosto all’intarsio nel legno le cui opere sono, al pari di quelle ottenute con le pietre dure, dei veri e propri capolavori che sembrano contenere ciascuno un po’ dell’anima dell’artista che le realizza. Ciao, Fabrizio.

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