Il mare in salotto

L’altra notte ho sognato di scendere giù da Scala Santa, e di vedere il mare da due lati. C’era una serie di case grigie, come quella in cui avevo abitato da piccola, che scendevano fino alla costa, e al posto del cortile si vedeva il mare che entrava in una piccola baia tra i sassi. Scendevo fino all’acqua. Le scarpe non le avevo, ma mi toglievo i calzini e mettevo i piedi in acqua, e se bagnavo i pantaloni non m’importava. Tra i sassi c’erano stelle marine: avevano tutti i colori, giallo rosso e blu, disposti a striature frattali. Ne prendevo una, la giravo da sotto in sù. Muoveva delle zampette tipo granchio; la lasciavo scappare via nell’acqua.

piazza salotto non ho le scarpe luci bianche e rosse Dado e il cielo
città adagiata sull'acqua

Quanto è lunga la Provincia? Una giornata in bici

fiori di maggio (giusto?) frasca d'osmizza incontro con Mattullia e Luca come si chiamano questi fiori?
vista sul faro sentiero de rin pic nic e chitarra imbocco pista ciclabile, lato San Lorenzo
arrivo in bici al pic nic

Domenica 25 aprile ci siamo dedicati ad una pedalata, che inizialmente doveva essere breve (più che altro un tour delle osmizze), e che poi ci ha preso la mano (o il piede, a seconda dei punti di vista).
A parte i due tratti di estremità (Sistiana-Prosecco, e Basovizza-San Lorenzo, fatti su strada), il clou del giro è consistito nel percorrere la Provincia nella sua lunghezza, su itinerari riqualificati nel bosco, se possibile con vista mare dal costone a mezz’altezza.
vale la pena segnarselo: questo percorso è consigliato anche a piedi.
Solo che in quel caso un pomeriggio non basta.

Ecco qua l’itinerario, tutto d’un fiato.
Treno fino a Sistiana, Visogliano, Malchina.
Pranzo in osmizza, incontro (a sorpresa) con Luca e Mattullia (che tornavano dalla cerimonia in Risiera), ripartenza coi salumi sullo stomaco (burp!).
Precenico-San Pelagio-Prepotto-Baita-Gabrovizza-Campo Sacro.
Arrivo a Prosecco con interrogativo: e ora che si fa? Decisione: si va avanti nel bosco. Quindi: tappa a Monte Grisa, via crucis, bosco Bidischini, percorso sul costone che scorre sopra alla Napoleonica, arrivo all’Obelisco.
Attraversamento strada e imbucamento presso il campeggio “Camping Obelisco”, pedalata nel Bosco Tommasini (sentiero parallelo alla Strada Nuova per Opicina), arrivo alla Sella di Banne.
Da lì: discesa veloce lungo tutto il Sentiero de Rin fin oltre la cava Faccanoni; arrivo alla sella di Monte Spaccato. Sottopassaggio e ripresa su sterrato verso l’Area di Ricerca di Basovizza.
Arrivo a Basovizza centro. Strada per San Lorenzo (solita via verso la Foiba e il suo Monumento), di nuovo sterrato fino al classico campetto da pic-nic.
E lì scatta la pausa pic-nic, appunto! festa di compleanno di Carol & Walter, imbracciare la chitarra, cantare Finanziere (mimando il finestrino cigolante del millecento nero), Marisa, e i pezzi forti dei Laidos. Strafogarsi di panini e patatine, e quando arriva il fresco, ripartire con addosso tutti gli strati disponibili.
Da lì, discesa discesa discesa, fino all’estremità asfaltata della pista ciclabile Trieste-Erpelle. Che bello: la pista è appena stata completata (dopo anni!), e ce la godiamo tutta all’ingiù, di filato nel vento e nel sole del tramonto.
Quando attraversiamo la galleria ferroviaria lunga, and un certo punto le illuminazioni mancano del tutto, e sembra di volare sulla bici in uno spazio nero indistinto, che punta alla coda della galleria, dove riappare fluttuante una pista di atterraggio: luci a pavimento ai due lati della corsia. E poi si sbuca di nuovo nel sole, profumi del bosco e campi laterali, edifici e ponti sopra la strada per Cattinara, giù giù verso via Orlandini, dove il piazzale d’inizio pista ciclabile è tappezzato di scritte e fregi spray.
Rientro in città.
Manca ancora la discesa su via Molino a Vento, improvviso ritorno del rumore del traffico, volata finale di Dado in via Carducci a tutta velocità.
Per concludere ci sta a fagiuolo una porzione maxi (quattro gusti) di gelato da Toni Lamponi; giardinetto, e poi casa, bagno caldo, doccia per un’ora, e via.
Che giornata-premio.

Dovrei ricominciare a disegnare le mie visioni

porto vecchio al tramonto acqua la sera tramonto primaverile riflessi della sera
luci sull'acqua aspettando che esca il sole franci e il tramonto rosso dietri gli alberi

Lunedì scorso, nel giorno della gita fuori porta, sono andata con Francesca ad attendere il sole che sbucava dalle nuvole.

Nel pomeriggio precedente, quando eravamo sotto il piumino, ci rotolavamo dal ridere alle visioni di Cilla nel paese della casa delle meraviglie. Vedevamo incombere un minuscolo comodino con sopra un enorme tavolo dondolante con sopra uno stuolo di pupazzetti giocolieri con sopra una pozione per rimpicciolirsi con sopra un lucernario su cui sbattere la testa…

sorellone al pomeriggio

Dalla sella di Banne alla sella di Monte Spaccato

Sabato scorso ho guardato la mia nuova mappa dei bus, e ho preso la linea numero 3 fin sotto l’antenna di Conconello. Sapevo che da lì partivano diversi sentieri da esplorare, e così, appena sono arrivata, mi sono piazzata all’imbocco del bosco con la cartina in mano.
Proprio in quel momento, due ciclisti con la mountain bike mi hanno chiesto informazioni. Li ho aiutati ad individuare la strada sterrata verso la cava che serviva a loro, e ho pensato: quasi quasi questa via va bene anche a me.

scalette verso l'antenna sentiero verso l'antenna Sentiero de Rin visto dall'antenna di Conconello il mare in primavera
la Strada del Latte grande vista dall'antenna violette del sottobosco il bosco comincia
A lato del sentiero il mare tra querce e pini marittimi L'imbocco dlela Strada Romana mappa itinerario

La panoramica pista forestale Sentiero de Rin collega la Sella di Banne alla Sella di Monte Spaccato, attraversando quasi in quota, a mezza costa ed a riparo dalla Bora, il ciglione carsico che si affaccia sulla città. E’ stata tracciata dal Governo Militare Alleato negli anni Cinquanta, ed è stata valorizzata in tempi recenti con mappe segnaletiche e pannelli esplicativi.

A un terzo del percorso, si incrocia la Strada del latte, che veniva utilizzata dalle donne che portavano le ceste del latte (fino a trenta chili, sulla testa) dagli allevamenti d’altipiano al mercato, attività fiorente dalla metà del XIX secolo agli anni Cinquanta. Tuttora la Strada del Latte collega in discesa la Sella di Trebiciano verso Località Baiardi e Monte Valerio

A due terzi del percorso si sorvola la Cava Faccanoni. Questa cava è stata attiva dal 1907 al 1990 circa. I primi materiali estratti sono stati utilizzati per la costruzione della linea ferroviaria che collegava il porto di Trieste all’altopiano carsico.

Alla fine del percorso (zona strada statale 202) si può scendere verso città lungo la Strada Romana, che si ritiene vada a ricalcare uno dei percorsi di collegamento aperti in tempi antichi: quelli in cui Tergeste (Trieste) e il suo retroterra furono inserite nella provicia Venetia et Histria e poi collegate ad Aquileia.

Il giretto mi è valso tre ore di sole, con arrivo in zona Guardiella e San Giovanni, e mi sono rimaste in mente diverse ramificazioni da esplorare le prossime volte.

Il sentiero Ressel con la neve

cielo blu con la neve a spasso per i campi neve nel bosco impronte di lepre
sentiero di neve nel bosco i tipi di legno Davidaola sulla neve impronte d'uccellino

La storia della vegetazione del nostro Carso è segnata da alterne vicende.
Il nostro altopiano non è sempre stato una landa pietrosa.
Fino al 1500, vaste foreste di querce (rovere, roverella, cerro) ricoprivano le spalle di Trieste, subendo sorti altalenanti a seconda dello sviluppo della città.
Dal 1500 in poi, incendi, tagli e pascoli indiscriminati hanno tarsformato gran parte di questi querceti in un’arida landa pietrosa e rocciosa.

Mentre leggo queste righe nel pannello che presenta il retroscena del sentiero Ressel, mi ricordo quanto scritto da Jared Diamond in Collasso, ovvero il tema dell’“amnesia del paesaggio”. Siamo così assuefatti all’aspetto del Carso come terra di pietre (spesso descritto così in associazione alle storie della Grande Guerra), da dimenticare che questa connotazione è il frutto della deforestazione.

Continuo a leggere il pannello.
Nella seconda metà del 1800, col contributo di Josef Ressel, sono state eseguite sul Carso imponenti operazioni di rimboschimento artificiale, con l’utilizzo del pino nero come pianta preparatoria. In tutto il Litorale austro-illirico, furono piantati ben cento milioni di piante: un lavoro immenso che valse il Grand Prix alla Esposizione mondiale di Parigi del 1900.
Ecco allora che ci siamo abituati anche al pino nero, ormai centenario, caratterizzante le zone dove è avvenuto il rimboschimento.

E a questo punto mi ricordo anche delle parole di un vecchio amico biologo, che lamentava gli altri elementi artificiali. Secondo lui, l’introduzione dell’abete rosso, del faggio, e di altri tipi di pino hanno squilibrato i rapporti tra le varie specie del bosco.

In conclusione, il lavoro di riforestazione del Carso è rimasto a metà.
Lo scopo iniziale del progetto era quello di avvicinarsi gradualmente ad un rimboschimento dalle caratteristiche naturali, ma le due guerre mondiali e i nuovi confini statali hanno rallentato l’evoluzione del progetto iniziale.

Via Bellavista

Sabato scorso siamo andati a pranzo da Giordano e Luisa, e il loro giardino era illuminato dal sole. Era facile sentire la bella stagione che sembrava più vicina.
Dopo pranzo dovevamo tornare a casa a preparare il bucato, la lavastoviglie, la minestra. Ma non abbiamo resistito. C’era l’aria giusta per fare almeno un piccolo giro in bosco.

Siamo andati presso le antenne di Banne, su per via Bellavista.
C’era ancora la neve sul sentiero, e l’erba verde e rossa sbucava ai lati. Le pigne e i sassetti facevano cucù tra i granelli bianchi di neve, mentre un alone di ghiaccio sciolto li circondava.

All’improvviso si è aperto davanti a noi un panorama aperto, come un tuffo. Uno di quelli che ti fa uscire dal quotidiano, per riflettere sul senso delle cose.
Dado ed io, seduti sulla panca, potevamo goderci il silenzio attorno a noi. Un pomeriggio di quiete di quelli che si possono ricordare anche in futuro.

Il sentiero bianco sull'erba rossa Il sasso buca la neve Segno di pino non casuali Dado che cucca nella dolina
Il sentiero fatto di neve Il belvedere sul ciglio di Banne Dado e Palla e la bellavista Dado e Palla ed il cielo
Dado e la neve che si scioglie in mano Vista aperta su tutta Trieste Vista sul mare con un po' di foschia Vicino, la neve e lontano, la città
La neve a forma di filari dei campi DadoPao scritto con la neve Un piccolo anemone nella neve Il sole che filtra anche d'inverno

Le affinità tra noi e le specie animali

Giovedì sera mi sono buttata sul cinema di settore, al teatro Miela.
Rassegna di documentari sulla speleologia.

Non ho un particolare interesse per le grotte, ma mi affascina il senso dell’esplorazione e della ricerca.
Dunque sono andata a vedere com’è fatto il labirinto della più grande grotta di gesso al mondo (Ucraina, duecento chilometri di estensione). Gli speleologi che la mappano restano all’interno anche per diversi giorni, appoggiandosi ad un campo base che comunica con l’esterno attraverso un lunghissimo filo del telefono.
Ho apprezzato il documentario “Il fiume delle rondini”, girato lungo un tratto d’acqua sommerso, nelle Filippine. Le immagini degli uccelli vorticanti nelle grandi cattedrali sotterranee erano emozionanti, per il loro canto continuo ed echeggiante tra le rocce. Diceva lo zoologo: “Vorremmo restare qui per ore, ad ascoltare le rondini che esprimono la loro felicità di colonizzare il mondo”.

rassegna film di speleologia le sedie del Miela alpi giulie cinema Teatro Miela - foyer

Diverse novità al Pupkin Kabarett

Lunedì scorso, a fine pomeriggio, vado a prendermi una pausa in città. Mi fermo a leggere il giornale al bar.
“Le porto un tè come al solito?” mi chiedono. Mi fa piacere che si ricordino di me.
Controllo sul PICCOLO gli appuntamenti e gli spettacoli teatrali. Noto una colonnina in basso a destra: “Il ritorno di Max Sangermano al Pupkin Kabarett…”
Questo è mio.
Devo andare.
Passo subito alla prevendita biglietti.

Lo spettacolo al Teatro Miela comincia alle 21.21, come sempre.
Le musichine della Niente Band aprono le danze.
Entra in scena, immancabile, la giacca psichedelica di Sangermano. Con quelle righe a colori che, se non ridiamo abbastanza, lo faranno scomparire come un effetto speciale.

Si sente la mancanza della presenza femminile di Laura Bussani. Quando arriva il momento del duetto, e dei tipici litigi di coppia, sul palco arrivano Sandro e Max: per stavolta Laura non c’è. E a quel punto, in attesa del numero, il pubblico scoppia a ridere apertamente. Più volte. Alla sola vista di quei due.
E’ evidente che i “battibecchi coppieschi”, questa volta, saranno un po’ diversi…

Il numero migliore della serata, secondo me, è quello di Irene Pacor. E’ il suo primo ingresso al Pupkin, e da sola metterà in scena vari personaggi. Con un cappello in testa, o col cappello in grembo, ci farà sentire all’improvviso i brividi del parto. Monologo dolceamaro sulle sorti dei mariti e delle mogli, nei momenti cruciali della vita…

Niente Band Donge al Pupkin La giacca psichedelica